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EAU: sciopero della fame per cinque attivisti detenuti

Sette mesi fa cinque attivisti sono stati arrestati negli Emirati Arabi Uniti e processati con diverse accuse, fra cui quella di aver utilizzato Internet per insultare le autorità, incitare al boicottaggio delle elezioni del Consiglio Federale Nazionale e fomentare proteste contro lo Stato.

Il blogger Ahmed Mansour [ar] e gli attivisti Nasser bin Gaith, Fahid Salim Dalk, Hassan Ali Khamis e Ahmed Abdul Khaleq hanno espresso pubblicamente opposizione ai procedimenti promossi contro di loro, dichiarando di aver subito maltrattamenti, di aver visto negati i propri diritti fondamentali, di essere stati minacciati e insultati. I detenuti si sono rifiutati di presenziare alle udienze [en, come i link successivi eccetto ove diversamente indicato], poiché considerano ingiusto il processo, sapendo che il 27 novembre verrà emessa sentenza contro la quale non potranno ricorrere in appello.

Picture of a group of Emiratis protesting against the five activists several months ago. Image by angelashah.wordpress.com.

Proteste contro l'arresto dei cinque attivisti, risalente a diversi mesi fa. Immagine a cura di angelashah.wordpress.com.

I cinque hanno ora avviato uno sciopero della fame, annunciato in un comunicato congiunto, sostenendo che lo scopo del loro sciopero a tempo indefinito è quello di mostrare alle genti degli Emirati quale sia la realtà e di esigere che vengano svolte indagini sui sette mesi da loro finora trascorsi in prigione.

Gli attivisti hanno anche fatto riferimento ai maltrattamenti e alla frustrazione arrecati alle loro famiglie, prese di mira da campagne denigratorie, come quella portata avanti da anonimi sotto lo pseudonimo di Soggetto Letale (Shaksiyya Fatake) e Fieri Emirati, che hanno fomentato un clima di generale ostilità nei confronti degli accusati e delle loro famiglie. Sostengono che questa campagna ha persino interferito con un procedimento giudiziale.

Sono state le organizzazioni internazionali, ancor più dei netizen, ad aver offerto maggiore attenzione al caso dei cinque attivisti degli EAU. Sui social network è possibile trovare solo pochi interventi a favore della loro vicenda. Inoltre, vi si possono leggere messaggi che, invece di dar loro sostegno, li denigrano, scritti questi da account anonimi che utilizzano come avatar su Twitter o come foto nel profilo Facebook immagini dei governanti degli EAU.

Reazioni di solidarietà sono provenute anche dall'estero. L'attivista iracheno Khalid Ibrahim (@khalidibrahim12 riporta la notizia dello sciopero della fame con il seguente tweet:

@khalidibrahim12:EAU: I cinque difensori dei diritti umani carcerati daranno inizio, domani, ad uno sciopero della fame in segno di protesta contro il maltrattamento e l'ingiusto processo cui sono stati sottoposti.

L'utente di Twitter, @ResistPrevail, che ha creduto per sbaglio che i cinque attivisti iniziassero lo sciopero l'11 Novembre, giorno in cui è uscito il loro comunicato congiunto, così commenta:

@ResistPrevail: l'11/11/11 è stato per i prigionieri il primo giorno di consapevolezza dello sciopero della fame.

Il Gulf Center per i Diritti Umani (@GulfCentre4HR) invia su Twitter un post di solidarietà:

@GulfCentre4HR: Il GC per i Diritti Umani considera tutti i cinque attivisti quali difensori dei diritti umani in pericolo e pretende dal governo degli EAU il loro rilascio immediato e incondizionato.

Lamis Shejni (@lamisshejni [Link]) pensa che il caso degli attivisti possa essere visto come un indice di cambiamento:

@lamisshejni [Link]: Il mio pensiero va agli attivisti i cui diritti sono calpestati negli #EAU, #KSA, in #Bahrain, in #Oman, in #Kuwait … a #GCC dico la rivoluzione sta arrivando! #arabspring

Dhabya Al Mehairi dagli EAU (@Dhabyaa) esprime il proprio dubbio:

@Dhabyaa: I cinque attivisti hanno dato inizio allo sciopero della fame. Questo cambierà forse il loro destino? Non ne sono sicura. La loro vita in questo paese è praticamente finita.

Matt J. Duffy (@mattjduffy), professore di comunicazione presso l'Università di Zayed, Abu Dhabi, critica il modo in cui i media stanno tacendo sul caso dei cinque attivisti:

@mattjduffy: Non dò il mio plauso a @TheNationalUAE che sta ignorando lo sciopero dei #UAE5. Magari lo faranno dopo che la folla della F1 si sarà dispersa. #badjournalism

La giornalista degli Emirati, Aliya Al Ghaith (@AliyaAlGhaith) [ar], fa riferimento ai maltrattamenti che gli attivisti hanno dovuto sopportare:

إذا تم حجزك في سيارة مظللة لمدة 18 ساعة و تم منعك من قضاء الحاجة و إقامة صلاة الفريضة فاعلم أنك أحد معتقلي الإمارات الخمسة
@AliyaAlGhaith: Se tu venissi tenuto in un'auto con i finestrini oscurati per 18 ore, privato della possibilità di andare al bagno o di recitare le tue preghiere, allora potresti essere uno dei cinque attivisti detenuti.

Taher Al-Baghli, dal Kuwait, (@taher_albaghli) [ar] è stato uno dei pochi utenti di Twitter ad aver seguito costantemente gli sviluppi sui cinque casi e ad aver inviato quotidianamente messaggi su Twitter a sostegno del loro rilascio. Con questo messaggio dichiara la propria posizione di fronte alla decisione del loro sciopero della fame:

تدهور مستوى الحريات والقضاء في الامارات يضطر خمس نشطاء محتجزين يخضعون للمحاكمة للاضراب عن الطعام املا بالحصول على العدالة المفقودة
@taher_albaghli: Il declino del grado di libertà e autorità giurisdizionale negli EAU ha spinto i cinque detenuti attivisti sotto processo allo sciopero della fame, nella speranza di ritrovare la giustizia perduta.

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