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L'arsenale perduto di Gheddafi, l'ennesima minaccia per la regione del Sahel

Il traffico di armi è cresciuto nella regione del Sahel [it] fin dall'inizio del conflitto che ha portato al rovesciamento del regime di Gheddafi in Libia. Il traffico di armi si è dimostrato una minaccia in grado di destabilizzare gli equilibri di questa regione regione, già precari a causa della povertà e della mancanza di controllo su vaste aree.

Il Comitato permanente per il controllo della siccità nel Sahel [en, come gli altri link, eccetto ove diversamente indicato] (CILSS in francese) è un'organizzazione internazionale il cui mandato è quello di investire nella ricerca per la sicurezza alimentare e combattere la siccità e la desertificazione che affliggono la regione. Burkina Faso, Capo Verde, Gambia, Guinea-Bissau, Mali, Mauritania, Niger, Senegal e Ciad ne sono membri. Tutti i Paesi citati si trovano attualmente in stato di massima allerta, in considerazione della minaccia potenziale rappresentata dalle armi che raggiungono in maniera incontrollata i loro confini.

Africa Boyebi riprende sul suo blog un rapporto dell'AFP, nel quale si descrive il contenuto di un arsenale di armi trovato incustodito [fr]:

L'arsenal compte quelque 80 bunkers de béton peints couleur sable destinés au stockage de munitions, essentiellement de fabrication russe et française.
Dans un seul de ces bunkers, l'AFP a compté environ 8.000 obus de 100 mm. Dans d'autres, des centaines de bombes de 250, 500 et 900 kg larguées par avion, sont empilées sur plusieurs mètres de haut, mais aussi des roquettes, des bombes à fragmentation, des obus d'artillerie et de mortier de tout calibre, des munitions de canon antiaérien…

l'arsenale include 80 bunker, dipinti con un intonaco color sabbia, usati per stoccare munizioni, prodotte principalmente in Russia e in Francia. In uno di questi bunker, l'AFP ha contato circa 8.000 granate da 100mm. In altri bunker, centinaia di bombe da 250, 500 e 900 kg erano impilate fino a raggiungere diversi metri di altezza, insieme a razzi, pezzi d'artiglieria, mortai di ogni calibro e munizioni per contraerea…

Nel seguente video, Peter Bouckaert, direttore del settore emergenze di Human Rights Watch ed esperto di crisi umanitarie, ha descritto dettagliatamente le armi [fr] trovate incustodite a 100 km da Sirte. Secondo quanto affermato da Bouckaert alcune tra le armi qui descritte sarebbero poi state ritrovate nel deserto del Sinai e perfino a Gaza:

Ben prima che in Libia scoppiasse il conflitto, un gran numero di armi circolava nella regione del Sahel, passando attraverso le frontiere incontrollate di molti Stati. Rispetto alle armi recentemente ritrovate, queste erano molto più piccole e meno assortite. Negli ultimi mesi, armi molto più sofisticate hanno fatto la loro comparsa nella regione.

Secondo quanto riportato da Samuel Benshimon sul sito sahel-intelligence.com, l’AQIM (Organizzazione di Al-Qaeda nel Maghreb Islamico- un'organizzazione di miliziani islamisti radicali) avrebbe rivendicato il possesso di queste armi d'artiglieria pesante [fr]:

secondo fonti attendibili dalle capitali di Ciad, Niger, Mali, Burkina Faso, Algeria e Mauritania, pezzi di artiglieria pesante, inclusi missili antiaerei abbandonati in Libia, sarebbero stati sequestrati da uomini appartenenti a organizzazioni terroristiche non ancora identificate. Una fonte militare di Bamako afferma che dei mercenari africani avrebbero già fatto giungere molte delle armi in questione alle basi dell'AQIM nella regione settentrionale del Mali.

Samuel Benshimon aggiunge che l'esattezza di tali notizie è stata confermata dalla dichiarazione di un alto ufficiale, il quale ha affermato [fr]:

le autorità di questo Paese sono molto preoccupate dalla possibilità che l'AQIM possa rifornirsi di tali armi. Ciò rappresenterebbe una grave minaccia per l'intera regione. Ha inoltre aggiunto che le armi in questione sono dei Sam7, missili antiaerei made in Russia. Simili preoccupazioni sono state espresse anche dal Presidente del Ciad, Driss Deby. Le armi sono state recuperate da mercenari africani o da membri dell'AQIM e durante la notte sono state trasportate fino alla loro destinazione finale. Le cellule dell'AQIM nella regione settentrionale del Mali sono controllate dagli Emiri algerini Mokhtar Belmokhtar e Abdelhamid Abou Zaid

Ancora più preoccupanti sono le questioni elencate nel seguente post dallo scrittore e blogger Thérèse Zrihen-Dvir [fr]:

la rivoluzione è ormai finita e la Libia è un Paese libero. Tuttavia quelli che durante la rivoluzione hanno svolto la parte dei ribelli non sono ancora pronti a lasciare le armi. Perché non si sa mai…è ovvio. Gli equilibri nella regione non sono ancora stabili, più di metà dei corpi di polizia sono composti da volontari e non è ancora stato ricostruito un esercito nazionale vero e proprio. Per questi motivi i cittadini continuano a sentirsi insicuri e a non abbandonare le armi, per poter difendere in prima persona le proprie comunità in caso di necessità.

Secondo quanto pronosticato dallo studioso marocchino Mohamed Drif (specializzato in movimenti islamisti), in un articolo apparso sul blog elkhabar.com, dopo la caduta del regime di Muhammar Gheddafi la regione passerà sotto il controllo di tre gruppi [fr]:

il primo gruppo sarà composto dai lealisti, fedeli al regime di Gheddafi, che hanno combattuto al suo fianco e che si sono poi ritirati nella regione settentrionale della Nigeria. Un gruppo di combattenti esperti, in possesso di armi che permetteranno loro di proseguire la guerra contro il nuovo regime libico e con le quali cercheranno di colpire gli interessi occidentali nella regione.

Il secondo gruppo sarà composto da numerosi africani che hanno avuto legami di varia natura con il regime di Gheddafi. Questo gruppo cercherà di destabilizzare gli equilibri della regione, non tanto per vendicare Gheddafi quanto per recuperare le entrate finanziarie perse con la venuta meno del regime del Rais libico. È probabile che intraprenderanno azioni di guerriglia spinti dal desiderio di nuovi bottini di guerra.

Il terzo gruppo sarà composto dai partigiani di Gheddafi, provenienti dalla Libia o dalle nazioni vicine, i quali cercheranno di destabilizzare gli equilibri regionali per ragioni tribali.

Sul blog Cafe Aboki è pubblicato un report dell'AFP, secondo il quale il Consiglio Nazionale Transitorio libico avrebbe già ritrovato un altro arsenale [fr], questa volta contenente armi chimiche. Le armi chimiche [it] sono facilmente trasportabili e hanno una grandissima capacità distruttiva, sia nei confonti dell'uomo che dell'ambiente circostante.

Uno studio condotto da Olivier Lepick per Recherche Stratégique indica i molteplici pericoli che le armi chimiche possono rappresentare [fr]:

una delle caratteristiche delle armi chimiche è che queste sono pensate appositamente per delle azioni terroristiche, principalmente perché non esistono rilevatori di armi chimiche o biologiche, perchè non sono facilmente rintracciabili e perchè le sostanze necessarie per la fabbricazione possono essere reperite con relativa facilità. Chiaramente e sfortunatamente, queste armi hanno la potenzialità di diffondere paura e panico tra la popolazione civile.

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