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Bolivia: nuovi scontri tra gruppi rivali per il controllo della miniera di Colquiri

In Bolivia, il conflitto in corso tra i lavoratori delle miniere di stagno si è inasprito durante la scorsa settimana, facendo salire la tensione nel paese. Nell'ennesimo scontro verificatosi lo scorso martedì 18 settembre, nell'edificio della FSUTMB, l'organizzazione sindacale dei minatori, nove di questi sono rimasti feriti e uno è morto in conseguenza delle lesioni provocate dall'uso di dinamine. Il governo ha chiesto una tregua, ma i leader dei minatori sono irremovibili. Come già riferito su Global Voices in un post precedente [en], la disputa coinvolge le cooperative minerarie private della Fedecomin (Federazione Dipartimentale delle Cooperative Minerarie di La Paz) e i minatori della società pubblica Comibol (Corporazione Mineraria Boliviana). Entrambe le parti lottano per il controllo della miniera di zinco e stagno di Colquiri, a 149 kilometri dalla capitale La Paz, già proprietà della Glencore International e nazionalizzata [en] dal governo stesso nel giugno scorso.

Minatori durante gli scontri di martedì 18 settembre che hanno provocato un morto e nove feriti. Foto di Alejandra Rocabado, copyright Demotix (18/09/12).

Minatori durante gli scontri di martedì 18 settembre che hanno provocato un morto e nove feriti. Foto di Alejandra Rocabado, copyright Demotix (18/09/12).

Il conflitto si è scatenato a causa del Decreto Supremo 1337 firmato dal presidente di sinistra Evo Morales [it], che stabilisce le nuove attività della miniera di Colquiri, autorizzandone la possibilità di sfruttamento sia alle cooperative private che all'azienda pubblica Comibol. I minatori sindacalizzati della Colquiri si rifiutano di concedere la partecipazione alle cooperative, sostenendo che la nazionalizzazione dà diritto allo Stato di avere il pieno controllo delle risorse naturali. Inoltre, i minatori del sindacato stanno bloccando l'accesso alla miniera in questione sia alla polizia che ai minatori delle cooperative private. Il conflitto tra le due parti non è una novità [es, come i link successivi eccetto ove diversamente indicato]. Nel 2006, 16 minatori sono stati uccisi nel centro minerario di Huanuni per gli stessi motivi. Allora, Evo Morales e il governo appena eletto del partito di sinistra Movimento al Socialismo [it] non erano riusciti a evitare lo scontro.

Il Ministero delle Comunicazioni boliviano ha caricato un video su YouTube che mostra gli scontri di martedì [ATTENZIONE: contenuti espliciti].

http://www.youtube.com/watch?v=OEmiBjq4A-w&feature=player_embedded

I negoziati sono ancora in corso, anche se entrambi i gruppi rimangono in “stato di emergenza” e altri lavoratori provenienti da tutto il paese stanno aderendo alle manifestazioni vicino a La Paz. Il noto economista boliviano Horst Grebe (@horst_grebe) commenta su Twitter:

@horst_grebe: Violencia y #ConflictoMinero en La Paz no se limita a #Colquiri, Es la pelea política por el orden minero entre estatistas y privatistas.

@horst_grebe: La violenza e #ConflictoMinero (i conflitti tra i minatori) a La Paz non si limitano a #Colquiri, si tratta della lotta politica tra gli statalisti e i privatisti.

Diversi sindacati, organizzazioni politiche di sinistra e intellettuali sono a favore della nazionalizzazione totale del settore minerario boliviano, sostenendo che è la strada giusta verso il superamento di questo conflitto. Altri, come lo scrittore boliviano Fernando Molina, analizzano la questione da un altro punto di vista. In un articolo pubblicato su InfoLatam, Molina scrive:

En estas situaciones extremas la única solución reside en la intervención de una autoridad. Pero el gobierno boliviano no tiene la claridad ideológica ni los recursos para poner orden. Por razones obvias, lo que quisiera sería estatizarlo todo, pero con ello se haría de una carga laboral que sería imposible de sostener en el momento en que los precios de los minerales caigan. Además, los cooperativistas más establecidos no quieren ni oír hablar de ello (y tienen la fuerza política para defenderse).

In una situazione estrema come questa, l'unica soluzione è l'intervento delle autorità. Il governo boliviano, tuttavia, non possiede una ideologia chiara, né tanto meno i mezzi sufficienti per ristabilire l'ordine. Il governo, per ovvi motivi, vorrebbe una nazionalizzazione completa, ma questo comporterebbe un flusso di lavoro impossibile da sostenere nel caso in cui i prezzi dei minerali dovessero crollare. Le cooperative private più radicate, inoltre, non vogliono neanche sentirne parlare, e hanno abbastanza potere politico per difendere la loro posizione.

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