chiudi

Aiuta Global Voices!

Per rimanere indipendente, libera e sostenibile, la nostra comunità ha bisogno dell'aiuto di amici e di lettori come te.

Fai una donazione

Vedi tutte le lingue sopra? Traduciamo le storie di Global Voices per rendere i citizen media accessibili a tutti.

Scopri di più su Traduzione Lingua  »

Brasile: discussioni e impegno nella lotta alla povertà

Pur se la campagna delle Nazioni Unite volta a eliminare la povertà entro il 2015 [en, come tutti i link tranne ove diversamente segnalato] è solo una delle sfide da affrontare per molti Paesi, alcuni di questi sono più vicini di altri a raggiungere l'obiettivo.

Il Brasile, maggiore nazione del Sudamerica con 194 milioni di abitanti, ha catturato l'attenzione del mondo per i suoi successi: 35 milioni di brasiliani sono usciti dalla condizione di povertà nell'ultimo decennio grazie all'economia in rapida crescita che ha portato al rafforzamento della classe media nel Paese.

Economy Watch scrive:

Almeno il 53% della popolazione brasiliana, ovvero 104 milioni di cittadini, fa ora parte della classe media della nazione, contro il 38% di dieci anni fa; a sostenerlo, giovedi, è stato il governo, analizzando i dati raccolti da uno studio ufficiale commissionato dal governo stesso […..] “Se la classe media brasiliana formasse uno Stato, sarebbe il dodicesimo in ordine di grandezza, dietro al Messico.”

Favelas, o slum metropolitano. Fonte: blog Formae Mentis NGO

Christian Aid solleva però alcune questioni sullo sforzo intrapreso dal governo per sconfiggere la povertà, esplicitandole nell'edizione di quest'anno del rapporto ‘The Real Brazil: The Inequality Behind Statistics’ (Il Brasile reale: la disuguaglianza dietro le statistiche) [pdf]:

prende in esame l'impatto di diverse misure anti-povertà introdotte dai due governi di Lula, in particolare le sovvenzioni della Bolsa Família, il programma di insediamento per piccoli agricoltori e la pensione rurale anticipata, e giunge alla conclusione che esse hanno sortito solo piccoli effetti sulla disuguaglianza, perchè ciò che davvero fa la differenza per il reddito delle persone in condizione di povertà è il loro salario; e se da un lato gli innalzamenti successivi del salario minimo da parte del governo di Lula hanno giocato un ruolo importante nella riduzione della povertà, dall'altro non sono riusciti a ridurre il divario tra chi guadagna di più e chi di meno.

La Bolsa Familia, un tempo conosciuta come Bolsa Escola, è stata fondata nel 1995 dal senatore Cristovam Buarque, allora governatore di Brasilia; l'amministrazione di Lula da Silva, [it] negli anni 2003-2011, l'ha successivamente trasformata in un programma nazionale.

I dati della povertà in Brasile

  • 16 milioni sono le persone che ancora vivono in condizioni di povertà estrema, ovvero l'equivalente della popolazione dei Paesi Bassi, secondo il rapporto di Christian Aid ‘Il Brasile reale’ [pdf] sul blog Latin America Bureau (LAB).
  • 14% è la percentuale di donne che lavorano come domestiche, mentre molte altre sono relegate a occupazioni ‘tipicamente femminili’, come infermiere, segretarie e badanti.
  • 35,000 è il numero di giovani che ogni anno muoiono, in Brasile, per colpi d'arma da fuoco.

Robson Leite, un membro del Parlamento proveniente da Rio de Janeiro, afferma sul suo blog [pt] che il Brasile ha raggiunto l'obiettivo di riduzione della povertà in 25 anni:

De acordo com a 16ª edição do relatório do Ministério da Fazenda, “Economia Brasileira em Perspectiva”, divulgada no final de agosto, a queda da taxa de pobreza vai atingir 70% em meados de 2014, seja pela ação dos programas sociais inclusivos, seja pelo crescimento de oportunidades no mercado de trabalho para jovens.

Stando a quanto emerge dalla sedicesima edizione del rapporto del Ministero delle Finanze, “Brazilian Economy in Perspective” (L'economia brasiliana in prospettiva), reso pubblico a fine agosto, il calo del tasso di povertà raggiungerà il 70% a metà del 2014, anche grazie all'azione di programmi sociali d'interesse globale e alle opportunità in crescita che il mercato del lavoro offre ai giovani.

Proportion of the poor in percent. Source: <a href="http://www.robsonleite.com.br/brasil-atinge-meta-de-reducao-da-pobreza-estabelecida-para-25-anos/">Robson Leite</a> Blog

Le dimensioni del fenomeno della povertà in percentuale. Fonte: blog di Robson Leite

Nel frattempo, il suddetto rapporto avverte:

Maggiore è la disuguaglianza a livello regionale e locale, minore è la possibilità di uscirne attraverso meccanismi tradizionali, come la distribuzione del reddito e la creazione di occupazione regolare.

Poverty and inequality. Source: OCED, Filips pagnoli blog

I poveri e la disuguaglianza. Fonte: OCED, blog di Filips pagnoli

Le cause della povertà

In mezzo a una lunga lista di articoli e cartoni animati, Filip Spagnoli ha definito, sul suo blog P.a.p.-Blog, Human Rights Etc., una serie di cause della povertà, come il debito estero, la globalizzazione, la mancanza di libertà e crescita economica, l'educazione, la sovrapopolazione, la struttura famigliare, la schiavitù:

Se vogliamo ridurre il numero di poveri, dobbiamo individuare prima di tutto ciò che li rende poveri.

Nel suo ultimo articolo sull’aumento del prezzo del cibo, il blogger approfondisce la questione, e afferma:

…..I poveri spendono buona parte del loro reddito per il cibo, il che significa che i rincari dei prezzi hanno un effetto diretto sulla loro situazione finanziaria, e possono causare carestie. D'altra parte, molte persone povere vivono di agricoltura, per cui prezzi più alti possono significare per loro maggiori guadagni. I poveri, comunque, vivono sempre più spesso in zone urbane, e per loro l'aumento del prezzo del cibo non ha alcun risvolto positivo. Non è follia, quindi, dare la colpa della povertà all'aumento dei prezzi del cibo che, secondo la Banca Mondiale, negli anni 2010 e 2011, ha gettato 44 milioni di persone nel tunnel della povertà.

Child labour in Brazil. Source <a href="http://www.un.org/works/sub3.asp?lang=en&amp;id=92">UN website</a>

Lavoro minorile in Brasile. Fonte: sito web ONU

Il Brasile resta tuttavia un Paese con una lunga tradizione di povertà, che nel 2012 ha obbligato quasi 1,4 milioni di bambini a lavorare, stando ai dati ufficiali resi pubblici in occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile [pdf], il 12 giugno.

Il lavoro minorile, in Brasile, rappresenta un fenomeno di natura prevalentemente rurale; secondo lo studio, la maggioranza di questi bambini lavora proprio in aree rurali, dove la povertà ha la meglio e le scuole sono rare.

Sono coinvolti 304,415 bambini tra i 5 e i 10 anni di età (9.9%) e 755,973 bambini tra gli 11 e i 14 anni (36.6%); complessivamente, sono quasi 1,4 milioni i bimbi brasiliani, tra i 5 e i 14 anni, che fanno parte del mercato del lavoro.

Nel caso di bambini tra gli 11 e i 14 anni che vivono in famiglie gestite da donne senza la presenza di un marito, circa il 12.2% lavora o sta tentando di farlo; d'altro canto, quasi il 15% dei bambini che vivono con entrambe le figure genitoriali fanno parte del mondo del lavoro.

Mentre è in atto il dibattito sugli sforzi fatti dal governo per eliminare la povertà nel Paese, vengono adottate nuove misure per ridurla, come l'iniziativa Dom Távora and Paulo Freire Projects, del valore di 56 milioni di dollari americani, finanziata dal Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) delle Nazioni Unite.

I progetti “prendono il nome da famosi educatori e avvocati brasiliani che si sono dedicati ai poveri, e indicano la conoscenza come lo strumento fondamentale per sconfiggere la povertà”.

avvia la conversazione

login autori login »

linee-guida

  • tutti i commenti sono moderati. non inserire lo stesso commento più di una volta, altrimenti verrà interpretato come spam.
  • ricordiamoci di rispettare gli altri. commenti contenenti termini violenti, osceni o razzisti, o attacchi personali non verranno approvati.