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Ungheria: proteste tramite video-messaggi alle autorità?

L'ondata di neve che ha colpito per prima l'Europa occidentale ha raggiunto l'Ungheria lo scorso 15 marzo, ricorrenza di un'importante festa pubblica [it]. Migliaia di ungheresi [en, come i link successivi, eccetto dove diversamente indicato] sono rimasti bloccati in strada e il governo è stato duramente criticato per l'incapacità di gestire la situazione (benché, prima che iniziasse la fase più fredda dell'inverno, avesse divertito i cittadini conferendo al presidente del Direttorato Nazionale per l'Unità di Crisi la nomina di “Commissario per i Preparativi Invernali” del governo [hu]). Gli eventi organizzati per la festa del 15 marzo, comprendenti, oltre alle celebrazioni tradizionali, manifestazioni filogovernative e non, sono stati rimandati di qualche giorno.

A scatenare le proteste contro il governo è stata l'adozione del Quarto Emendamento alla Costituzione ungherese approvato lo scorso 11 marzo e controfirmato dal Presidente il 25 [hu] dello stesso mese. Molti ungheresi temono che il governo di destra attualmente in carica stia cancellando le istanze democratiche in vigore nel Paese dal 1989 (riconfermando la sua posizione nel 2004 con l'ingresso all'Unione Europea).

Il Quarto Emendamento si aggiunge alla lista delle molte iniziative intraprese dal governo ungherese che hanno suscitato critiche da parte delle organizzazioni in difesa dei diritti umani e dagli stessi cittadini:

Il fermo rifiuto da parte del governo di riconoscere le proteste e la richiesta di un processo decisionale più democratico avanzata dai giovani ungheresi è stato motivo di shock. Allo scopo di diffondere il loro messaggio, lo scorso 22 marzo quattro giovani hanno lanciato un nuovo blog, invitando i connazionali a inviare al Primo Ministro dei brevi video-messaggi in cui vengano esposte le proprie opinioni riguardo all'operato del governo.

Sul blog “Manda un messaggio a Viktor Orbán!” [hu], sono già stati pubblicati molti video realizzati da persone di tutte le età. L'ultimo della serie [hu] è stato condiviso da una studentessa universitaria che si lamenta della scarsità di risorse disponibili per l'istruzione in Ungheria. Esiste un video [hu] messo a disposizione da un cittadino ungherese, professionista del settore informatico e residente a Oxford, che puntualizza come il Primo Ministro fosse inizialmente stato un giovane che si batteva per la democrazia nel suo Paese durante la fase di transizione per poi diventare “un direttore regionale che non è in grado di gestire la propria azienda”. Anche una studentessa liceale ha realizzato un messaggio [hu] jndirizzato al Primo Ministro in cui afferma di non sapere cosa succederà da qui a quattro anni, quando dovrà iscriversi all'università, perché attualmente il futuro della sua scuola è in bilico a causa dei tagli alle risorse economiche.

Il blog è gestito da Asia Dér, studentessa delll'Università di Studi Teatrali e Cinematografici; Dániel Szabó G., studente della Facoltà di Legge dell'Università ELTE, attivista del popolare sindacato studentesco HaHa e redattore del blog della sua facoltà su temi di politica interna; Dániel Prinz, economista residente a Boston e anch'egli attivista di HaHa; Borbála Lőrincz, studentessa di Antropologia e Sociologia presso l'università di Durham.

Gli autori del blog descrivono l'iniziativa in questo modo:

Il nostro sito web è un'iniziativa civica in tutto e per tutto; non abbiamo alcun partito o organizzazione politica di riferimento. Abbiamo realizzato questo sito perché ci siamo resi conto che, ultimamente, l'unico modo efficace per combattere l'autocrazia del governo è quello di denunciarlo individualmente o collettivamente. Possono dire quanto vogliono che dietro alle proteste studentesche e di ogni altro tipo ci sono George Soros, Gordon Bajnai o degli interessi internazionali – noi abbiamo dimostrato che non è vero. Dietro alle proteste, ci sono i cittadini ungheresi […].

E’ per questo che stiamo inviando dei messaggi a Viktor Orbán, stiamo facendo in modo che i cittadini gli dicano ciò che pensano [senza che siano influenzati dai] media filogovernativi e da quelli statali [attualmente, usati come strumenti di propaganda]. I nostri messaggi sono simbolici nel senso che non saremo noi a trasmetterli al Primo Ministro. Ma speriamo che, se sono in molti a farsi carico dei messaggi di denuncia, queste prese di posizione personali raggiungano il resto dell'[elettorato che ha votato il governo in carica e quelli che parlano dell'influenza estera e dei partiti], e che li faccia riflettere su ciò in cui ancora credono. Inoltre, vorremmo rassicurare le persone del fatto che possono e dovrebbero avere il diritto di parola nel dibattito politico pubblico, che è parte delle nostre esistenze quotidiane.

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