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Portorico: “Dove respira il mare” lettera del prigionero politico Oscar López Rivera

Oscar López Rivera

Oscar López Rivera. Foto da ProLibertad Web.

Oscar López Rivera [en] ha passato 32 anni nelle prigioni degli USA per “cospirazione sediziosa” e “complotto di fuga”, accuse per le quali è stato condannato a 70 anni di carcere. López Rivera, ora 70enne, è uno strenuo lottatore per l'indipendenza di Porto Rico, una colonia degli Stati Uniti.

Politici, artisti e attivisti per i diritti umani di qualsiasi appartenenza politica si sono uniti
per chiedere al presidente degli Stati Uniti Barack Obama di concedere l'indulto a Lopez Rivera, denominato come il prigioniero politico dell'emisfero occidentale detenuto più a lungo. Nel 1999 l'allora presidente degli Stati Uniti Bill Clinton gli offrì la grazia, che lui però rifiutò poiché non era rivolta ad alcuni dei suoi compagni indipendentisti imprigionati. Avvocati dei diritti umani famosi a livello internazionale, hanno richiesto il rilascio di Oscar. Tra questi l'arcivescovo anglicano e premio Nobel per la Pace, Desmond Tutu (vedi video [en]), e l'attivista per i diritti degli indigeni del Guatemala e premio Nobel per la Pace, Rigoberta Menchù.

Ogni sabato il giornale portoricano El Nuevo Día [es, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] pubblica le lettere inviate da Oscar Lopez Rivera a sua nipote Karina, incontrata solo attraverso le sbarre della sua cella. La traduttrice per Global Voices Kitty Garden [en] ha tradotto la sua seconda lettera dal titolo “Dove respira il mare”, pubblicata su El Nuevo Dia il 14 settembre 2013.

Ad oggi, sono state pubblicate 12 lettere

"I kept quiet and tried to concentrate on the sound of the waves, I closed my eyes and saw them breaking on Cueva del Indio," Oscar López Rivera. Cueva del Indio, Arecibo, Puerto Rico. Photo by NomadicStateofMind, taken from Flickr under CC License BY-NC-ND 2.0.

“Sono rimasto calmo e ho cercato di concentrarmi sul rumore delle onde. Ho chiuso gli occhi e le ho viste infrangersi sulla scogliera di Cueva del Indio,” Oscar López Rivera. Cueva del Indio, Arecibo, Porto Rico. Foto di NomadicStateofMind, presa da Flickr sotto licenza CC BY-NC-ND 2.0.

Mia adorata Karina, dopo la mia famiglia, ciò che più mi manca è il mare.
Sono passati 35 anni dall'ultima volta che l'ho visto, ma l'ho dipinto più volte, sia la parte dell'Atlantico che quella dei Caraibi, e la ridente schiuma di Cabo Rojo, fatta di luce mischiata al sale.

Per qualsiasi portoricano vivere lontano dal mare è praticamente inconcepibile. E’ diverso quando sai di essere libero, di muoverti, di andare ovunque e di viaggiare per vederlo. Non importa che sia grigio e freddo. Anche se lo vedi in un paese lontano, realizzi come esso sempre ricominci (come scrisse una volta un poeta) e che per quel mare possono passare pesci che hanno lambito la tua terra, portando con sé memorie di quei luoghi.

Ho imparato a nuotare quand'ero ancora molto giovane; devo aver avuto 3 anni. Un cugino di mio padre, che aveva vissuto con noi e che era per me come un fratello maggiore, mi portava alla spiaggia in cui era solito nuotare con i suoi amici e mi buttava in acqua di modo che imparassi. In seguito, quando ormai andavo a scuola, scappavo con i miei amici al fiume vicino. Sembra tutto così lontano ora.

Qui in prigione ho sempre provato nostalgia per il mare; riempirmi i polmoni del suo odore, toccarlo e bagnarmici le labbra. Ma subito realizzo che dovranno passare ancora molti anni prima che io possa finalmente riconcedermi questo semplice piacere.

Il mare mi è sempre mancato, ma penso di non averne mai sentito tanto bisogno quanto il giorno in cui mi hanno trasferito dalla prigione di Marion, in Illinois, a Florence, in Colorado. A Marion potevo uscire nel cortile una volta a settimana e da lì potevo ammirare gli alberi e gli uccelli… sentivo il rumore lontano del treno e il canto delle cicale. Correvo sulla terra e potevo annusarne l'odore. Potevo stringere ciuffi d'erba e lasciarmi circondare dal volo delle farfalle. Ma una volta arrivato a Florence tutto questo finì.

Lo sapevi che ADX, il carcere di massima sicurezza di Florence, è stato concepito per i peggiori criminali negli Stati Uniti, ed è ritenuto il più duro e impenetrabile di tutto il paese? Qui i prigionieri non hanno nessun contatto tra di loro: è un labirinto di acciaio e cemento, costruito al solo scopo di isolare e rendere inermi. Sono stato uno dei primi uomini ad entrare in questa prigione.

Al mio arrivo, venivo svegliato più e più volte durante la notte, e per molto tempo non riuscii a dormire per più di 50 minuti consecutivi. C'erano solo quattro prigionieri in quel settore, ma uno di loro aveva alle spalle una lunga storia di problemi mentali e passava notte giorno urlando oscenità, combattendo la sua guerra contro nemici invisibili. Rimanevamo quasi sempre all'interno delle celle, anche per mangiare. Tutti i mobili erano di cemento e non potevano essere spostati.
Non capivo come i vicini nella città di Florence avessero potuto accettare la presenza di un carcere tanto disumano, a pochi passi da loro. Ma oggi l'industria carceraria è una delle più potenti negli Stati Uniti, è florida e pare che questa sia l'unica cosa che importi.

La notte, a Florence, i prigionieri comunicavano attraverso uno sfiato dell'aria vicino al soffitto. Bisognava urlare per farsi sentire e tutti gridavano: era a dir poco snervante. Io rimanevo calmo e cercavo di concentrarmi sul rumore delle onde. Chiudevo gli occhi e le vedevo infrangersi su Cueva del Indio. Le urla della prigione pian piano svanivano. Il mare si gonfiava
come un petto, trasmettendo così la sua forza e il suo respiro.

So che un giorno trascorrerò una notte intera sulla costa e lì rimarrò ad aspettare l'alba. Mi piacerebbe poi fare lo stesso a Jayuya, contemplando il sole fare capolino tra le montagne.

Con questa speranza, nella resistenza e nella lotta, tuo nonno ti abbraccia…

Per saperne di più su Oscar López Rivera, visitate le pagine Facebook 32 X OscarFree Oscar López Rivera Now.  Potete inoltre seguire la conversazione relativa sotto l'hashtag #FreeOscarLopez. Per altre storie di Global Voices su López Rivera date un'occhiata qui [en, come in tutti i link seguenti], qui, qui, e qui
 

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