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Russia: la guerra dell'informazione e gli errori dello Zio Sam sull'Ucraina

America's shortcomings in the information war over Ukraine. Images mixed by author.

Lacune americane nella guerra dell'informazione sulla crisi in Ucraina. Fotomontaggio di Rothrock.

Aumentano le tensioni nell'Ucraina dell'est, dove siamo agli inizi di quello che potrebbe diventare un grave conflitto armato. Nonostante gli atti di violenza stiano cominciando solo ora, la guerra dell'informazione tra la Russia e l'occidente imperversa già da alcuni mesi. Il 13 aprile 2014, il Dipartimento di Stato americano, visibilmente frustrato per il comportamento di Mosca nell'Ucraina dell'est, ha denunciato [en] pubblicamente la propaganda russa con un elenco di dieci “dichiarazioni false sull'Ucraina” fatte dal Cremlino. Il governo americano aveva pubblicato un elenco simile [en] il 4 marzo scorso, criticando le dichiarazioni della Russia a proposito della Crimea.

La fetta più grande di pubblico a cui “la macchina della propaganda russa” (così definita dal Dipartimento di Stato) si rivolge è senza dubbio lo stesso popolo russo. Nonostante ciò, i funzionari degli Stati Uniti hanno pubblicato entrambi gli elenchi solamente in inglese, mostrando scarso interesse per il pubblico di lingua russa. A quanto pare non esiste una traduzione ufficiale del comunicato stampa in russo, anche se vari organi dell'informazione hanno riassunto il testo in russo [ru, come i seguenti, salvo dove diversamente indicato] e in ucraino [uc]. L'ambasciata russa negli Stati Uniti ha diffuso sul proprio profilo di Twitter (seguito da 21,000 persone) un link alle “dieci dichiarazioni false”, ma questo ha portato solamente a 15 condivisioni.

Data la mancanza di una versione ufficiale in lingua russa, non sorprende il fatto che l'annuncio del Dipartimento di Stato, che voleva dissipare le parole del Cremlino sull'Ucraina, non abbia avuto alcun effetto sul popolo russo. Anche se i riassunti del comunicato stampa americano sui giornali russi hanno causato reazioni su Twitter e su altri network, la maggior parte dei commenti originali dei blogger russi sono stati decisamente negativi. Molti di questi commenti, infatti, sono incentrati sulle insinuazioni del Dipartimento di Stato, secondo le quali degli “agenti russi” operano attivamente in Ucraina. In quella che è diventata una pratica usuale nella disputa sulle origini dei combattenti, i blogger esaminano di continuo fotografie degli uomini armati nelle città ucraine, discutendo se un fucile, una giacca, un casco o una qualunque altra cosa possa rivelare la vera identità di chi li indossa. 

Molti dei netizen russi, che non concordano con i commenti del Dipartimento di Stato americano, sembrano contenti di non occuparsi affatto del contenuto dell'articolo; essi preferiscono invece scagliare insulti al governo americano in termini generali. “Il nemico ha un grande talento [per la menzogna]”, hanno scritto sul social network LiveJournal. “Come può il Dipartimento di Stato inventarsi tali stronzate?” ha commentato un utente su Facebook. Un altro utente ha scritto: “Dicono menzogne ogni volta che respirano […] Almeno le nostre persone [nel governo russo] tacciono semplicemente, ma questi [americani] mentono”. Un blogger su LiveJournal ha commentato riguardo al comunicato stampa del Dipartimento di Stato: egli sostiene che le prove del coinvolgimento russo in Ucraina siano insignificanti, paragonate alla (presunta) quantità di dati che dimostrano come gli Stati Uniti siano responsabili di un'impennata nella produzione d'oppio in Afganistan. Per questo motivo, a detta del blogger, “sanzioni contro gli USA hanno più senso di un'ulteriore penalizzazione della Russia”. 

Il recente tentativo da parte del governo americano di avvicinarsi ai parlanti russi circa gli eventi in Ucraina si è rivelato a dir poco maldestro. L'8 aprile 2014, l'ambasciata americana in Russia ha diffuso su Twitter un link ad un articolo di cronaca dell'Eco di Mosca; tale articolo trattava dei separatisti in Kharkov che avevano confuso un teatro dell'opera con il municipio. (Secondo l'articolo, l'errore rivela che gli uomini non fossero originari del posto e suggerisce così la possibilità di un intervento esterno). L'ambasciata ha inoltre aggiunto al suo tweet un hashtag che avrebbe dovuto significare “l'isolamento della Russia”, ma ha sbagliato a scrivere la parola “Russia”. Sorprendentemente il tweet non è stato cancellato ed è ancora accessibile. Nel giro di poche ore il Ministero degli Esteri russo ha pubblicato su Facebook una foto dell'errore, facendone oggetto di scherno e offrendo assistenza linguistica per altro “materiale di propaganda” in futuro. 

Ad oggi, i voti nelle organizzazioni internazionali sull'annessione della Crimea suggeriscono che i governi tendono ad essere più favorevoli all'Ucraina e agli Stati Uniti piuttosto che alla Russia. Tuttavia, per quanto riguarda i russi ordinari, gli americani stanno combattendo una pessima guerra dell'informazione.

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