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Un'epidemia di AIDS sta decimando la popolazione indigena Warao in Venezuela

Especialista haciendo prueba preliminar de VIH a paciente de la etnia warao. Para determinar si un paciente tiene VIH se aplican dos exámenes: primero se estudia una muestra de su saliva y en caso de dar positivo, debe someterse a una prueba de sangre. Fotografía de Minerva Vitti, publicada con permiso.

Uno specialista effettua un test HIV preliminare su un paziente Warao. Per determinare se un paziente ha l'HIV, vengono effettuati due test: prima viene studiato un campione di saliva, e se il test è positivo, il paziente deve sottoporsi ad un esame del sangue. Foto di Minerva Vitti, pubblicata con autorizzazione.

Questa storia è un adattamento della prima parte della ricerca condotta da Minerva Vitti, precedentemente pubblicata su ArmandoInfo [es].

Il giorno in cui Monsignor Felipe González ha chiesto agli abitanti di San Francisco de Guayo, un villaggio indigeno situato sul Delta dell'Orinoco nel nord-est del Venezuela, di descrivere cosa avevano le persone prima di morire, tutti hanno cominciato a parlare di febbre, diarrea, perdita di peso, debolezza, vertigini. Nessuno ha menzionato la malattia che comprende tutti questi sintomi.

“Gente, state morendo di AIDS,” ha detto il prete. A San Francisco de Guayo, come in altre comunità vicine, molti abitanti Warao [it] non chiamano l'AIDS per nome, ma con i sintomi che si manifestano.

San Francisco de Guayo, che si trova nella municipalità di Antonio Díaz nello stato Venezuelano di Delta Amacuro [it], è una delle otto comunità dove nel tardo 2011, il Dott. Julián Villalba e altri ricercatori del Venezuelan Institute for Scientific Research e dell'Istituto Biomedico dell'Università Centrale del Venezuela hanno condotto uno studio [en] che ha confermato 55 casi di virus dell'immunodeficienza umana (HIV) fra la popolazione indigena.

Gli specialisti si sono allarmati perché il 9,55% degli abitanti delle otto comunità studiate aveva contratto il virus. Fino a quel momento, il tasso più alto al mondo apparteneva ad una regione distante: l'Africa Sub-Sahariana, con il 5% della popolazione.

Le ricerche che hanno dettagliato i tipi di HIV contratti e il tasso di contagio della popolazione sono state presentate a degli incontri con i vice Ministri della Salute, Miriam Morales e Claudia Morón, rispettivamente nel 2012 e nel 2014. Delle due autorità, solo Claudia Morón è ancora Vice Ministro della Rete della Salute Pubblica. A quell'epoca, le autorità hanno assicurato che avrebbero agito, che una parte delle istituzioni era già al corrente del problema, e che avrebbero programmato una ricerca sul campo.

Nel 2015, alcuni specialisti di questi studi e degli antropologi che conducevano una ricerca sui fattori sociali determinanti del contagio da HIV nelle comunità Warao (effettuata dalla Fondazione per la Crescita e lo Sviluppo della Popolazione [es], non ancora pubblicata) hanno incontrato i rappresentanti dell'ufficio dell'ombudsman venezuelano per aggiornarli sulla situazione. Si sa solo che dopo sono andati a Tucupita [en], la capitale dello stato del Delta Amacuro, dove hanno incontrato le autorità e tenuto dei seminari con i leader locali.

Da allora, comunque, nulla è cambiato.

Un ceppo più aggressivo

Una persona può avere l'HIV per otto fino a dieci anni senza manifestare sintomi, ma diffondere comunque il virus. Una persona contagiata dal ceppo più comune in Venezuela, il sottotipo B di HIV-1, può vivere per tutto quel tempo senza trattamento, ma i Warao stanno sviluppando i sintomi dell'AIDS in meno di cinque anni.

Altri studi [en] suggeriscono che il virus sia entrato nella comunità circa tre decenni fa e che sia progredito molto velocemente. È risaputo che la prospettiva è devastante, a causa della grandezza dell'epidemia, del tasso di trasmissione, e soprattutto dell'aggressività del ceppo.

I dottori hanno inoltre concluso che le comunità con il più alto tasso di contagio da HIV sono Jobure de Guayo, Usido, e San Francisco de Guayo, che gli uomini sono più inclini al contagio delle donne, e che il tasso di HIV più elevato è quello del gruppo di età compresa fra i 15 e i 24 anni. Il tasso di mortalità da HIV negli ultimi otto anni è alto, e il tasso di contagio da HIV nelle comunità studiate è rimasto costante negli ultimi 3 anni.

Nel 2007, la Croce Rossa venezuelana aveva identificato 15 casi di HIV nella comunità di San Francisco de Guayo e nei dintorni (Murako, Jobure, Jobure Island, Ajimurina, Merejina, Kuamujo, La Mora e Guayaboroina). Oggi, l'HIV è presente in 26 comunità Warao. I leader della comunità di Jeukubaca sono scomparsi due anni fa, quando la maggior parte degli abitanti è morta di AIDS. Ciò è stato confermato da una lista di statistiche dei decessi tenuta dall'ospedale di Guayo. La maggior parte erano uomini. Le donne rimaste hanno abbandonato la città.

Le comunità con la maggior incidenza di HIV erano Nabasanuka (tre casi, che rappresentano una diffusione del 5%), Burojosanuka (due casi, che rappresentano una diffusione del 6,6%), e Bamutanoko (un caso, che rappresenta il 5,26%). Le cifre mostrano chiaramente che ciò che sta succedendo nel Delta dell'Orinoco in Venezuela è un'epidemia – un'epidemia che minaccia la sopravvivenza di un intero popolo indigeno.

Questa prima parte della ricerca condotta da Minerva Vitti è stata precedentemente pubblicata su ArmandoInfo [es]. La sua ricerca comprende quattro parti, che seguono la struttura del Diploma in Giornalismo Investigativo del Instituto Prensa y Sociedad (IPYS) [es] (Istituto Stampa e Società) in partenariato con Andrés Bello Catholic University of Venezuela (UCAB) [es] (Università Cattolica del Venezuela Andrés Bello). Per leggere un precedente articolo di Minerva su Global Voices circa le condizioni di salute nella comunità Warao clicca qui [en].

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