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La scadenza del periodo di grazia pone i lavoratori etiopi in Arabia Saudita tra due fuochi

Screenshot dal report ‘Gli etiopi che lavorano in Arabia Saudita si lamentano delle lentezze burocratiche della loro ambasciata’ su Ethiotube.

Migliaia di migranti etiopi in Arabia Saudita hanno supplicato il Governo etiope di accelerare il loro ritorno in patria, aiutandoli a preparare i documenti necessari per ottenere il visto di uscita, in previsione della deportazione annunciata dall'Arabia Saudita di quasi mezzo milione di Etiopi.

Sono passati quasi tre mesi da quando il Governo saudita ha concesso 90 giorni per lasciare [en, come i link seguenti, salvo dove diversamente indicato] il paese.

L'Arabia Saudita e il vicino Qatar sono tra i pochi paesi al mondo che impongono ai lavoratori stranieri di ottenere un visto di uscita prima di lasciare il paese. Per ottenerlo, è necessario naturalmente che anche tutti gli altri documenti siano in regola.

Questo è quanto riferisce la Radio e Televisione Satellitare Etiope (ESAT), un'emittente televisiva che trasmette fuori dall'Etiopia:

Since Saudi officials announced those with illegal status to leave the country Ethiopian immigrants are strongly accusing Ethiopian embassy in Saudi Arabia for not helping them to return to Ethiopia.

A seguito dell'ordine dei funzionari sauditi, che intima a tutti i lavoratori non in regola di lasciare il paese, gli immigranti etiopi stanno lanciando forti accuse all'Ambasciata Etiope in Arabia Saudita perché non li sta aiutando a tornare nel loro paese.

A poco meno di una settimana dalla scadenza del periodo di grazia e dopo mesi di ritardi burocratici dovuti all'Ambasciata Etiope in Arabia Saudita, solo 80.000 etiopi sono riusciti ad ottenere i documenti di viaggio necessari per lasciare legalmente il paese.

Dei circa 400.000 etiopi senza documenti che vivono in Arabia Saudita, solo 80.000 sono riusciti ad ottenere un visto. Mancano 11 giorni alla scadenza del periodo di grazia.

Sono circa 750.000 i migranti etiopi che vivono in Arabia Saudita e la stragrande maggioranza è rappresentata da lavoratori illegali.

Gli etiopi entrano attraverso vari canali. Alcuni entrano a bordo di aerei come lavoratori muniti di visto, ma la maggior parte di loro arriva in Arabia Saudita via terra affidandosi ai trafficanti. Alcuni rimangono invece nel paese dopo averlo visitato per un pellegrinaggio alla Mecca.

Per il momento sono solo 30.000 i migranti rientrati in Etiopia. Con l'attuale velocità di rimpatrio è però possibile che la maggior parte dei migranti si trovi ancora intrappolata in Arabia Saudita alla scadenza del periodo di grazia. Le autorità saudite hanno dichiarato che inizieranno ad effettuare raid e a deportare i lavoratori migranti a partire dal 30 giugno.

Nel 2013, quando le autorità saudite avevano intrapreso misure simili, i migranti etiopi sono stati vittime di aggressioni fisiche mortali. I lavoratori che tentavano di rientrare in Etiopia venivano tenuti in centri di detenzione improvvisati senza cibo o alloggi adeguati.

Durante la deportazione del 2013, gli etiopi hanno utilizzato i social media per organizzare la loro protesta contro l'Arabia Saudita.

Nonostante le difficoltà e le promesse del Governo etiope di una veloce reintegrazione, questi sono comunque migranti che non vogliono rientrare in Etiopia dove le opportunità di lavoro sono scarse.

Questo è commento [am] di Nebiyu Sirak, un cittadino giornalista che vive in Arabia Saudita:

It is horrifying that most Ethiopians have not shown an interest in returning home despite risk of violence.

È agghiacciante che la maggior parte degli etiopi non abbia dimostrato alcun interesse a rientrare nel proprio paese nonostante l'alto rischio di violenza.

Ai lavoratori che temono per il loro futuro, il governo etiope ha promesso di dimezzare [am] il prezzo del biglietto aereo per coloro che sceglieranno Ethiopian Airlines, nonché di aiutarli a reinserirsi e a trovare lavoro all'arrivo. Molti ritengono tuttavia che queste siano solo false promesse.

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