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Il regista Paul Théa dalla Guinea parla del suo progetto “La rotta degli schiavi”

Paul Théa nel suo studio (foto usata con permesso).

Paul Théa, impegnato da tempo nella ricostruzione degli orrori di Camp Boiro [en] in Guinea attraverso la produzione di video in cui intervengono le vittime o i membri delle loro famiglie, ha appena cominciato un progetto per documentare la “rotta degli schiavi”, dalla loro cattura nella regione costiera della Guinea fino alla destinazione finale, il Nord America.
 
Paul Théa è un regista, conduttore radiofonico e televisivo, specialista in comunicazione. Ha studiato Amministrazione economica e sociale presso l'Università di Montpellier, Gestione informatica presso l'Istituto di Promozione Commerciale (IPC) di Tolosa e Radio/TV negli Stati Uniti. Tra i film che ha realizzato, ricorda volentieri l'omaggio alla squadra di calcio Hafia77 e le sue numerose interviste tra cui quella alla Signora Diallo Telli, vedova del primo segretario generale dell'Organizzazione dell'unità africana morto di fame e di sete nel sinistro Camp Boiro. Ha scritto inoltre numerosi articoli di sport, economia, cultura e politica, che, ci tiene a sottolineare, non è il suo argomento preferito. I film di Théa si trovano anche sul suo canale YouTube.  

Alla vigilia della sua partenza dalla Guinea Conakry per la Carolina del Sud, ha gentilmente risposto a qualche domanda di Global Voices sul progetto “La rotta degli schiavi”, di cui si può visionare un estratto qui, con Histoire du Port Négrier de Dominya (Storia del porto negriero di Dominya), che racconta dell'arrivo dei primi coloni, della chiesa e del luogo da cui gli schiavi partivano.

Global Voices: Recentemente, l'abbiamo vista molto entusiasta nei suoi post su Facebook a proposito del recupero di un vecchio edificio. Di cosa si tratta?

Paul Théa: Si tratta di un edificio coloniale chiamato PZ (Patterson /Zochonis [en], il nome della compagnia che l'ha costruito. L'edificio è situato a Dominya, nella prefettura di Boffa vicino al porto negriero e all'emporio europeo. Questo lo rende un simbolo forte per il nostro progetto che lo vuole trasformare in un museo della rotta degli schiavi. La mia prima domanda fu rifiutata più di vent'anni fa ed è al terzo tentativo che ho ottenuto l'autorizzazione del Ministero del Turismo. Era ora, visto che l'edificio è molto danneggiato. Approfitto dell'occasione per ringraziare tutte le persone di buona volontà che hanno contribuito all'ottenimento di questo sito.
GV: Ci parli del progetto “La rotta degli schiavi”
 
PT: In realtà le rotte sono molteplici, stiamo lavorando proprio ora su questo argomento; posso comunque citare la rotta di Timbo, dalla capitale della regione di Fouta-Djalon fino a Farinya dai Nyara Belli (dai Lightburn), dal Forte di Boké al porto negriero di Dominya ecc. Ci sono il porto di Dubréka e il porto di Benty nella prefettura di Forécariah, aspetto le mappe delle rotte prima di dare ulteriori dettagli.
GV: È il primo in Guinea ad approfondire questo doloroso passato? In cosa il suo progetto differisce da altre iniziative? 
 

PT: No, sono numerose le iniziative che fanno luce su questo passato doloroso. Ad esempio, nel marzo del 1997 si è tenuto a Conakry un colloquio internazionale su “La tradizione orale e la tratta negriera” [fr] o ancora, nel febbraio dell'anno successivo, ha avuto luogo a Copenhagen una riunione di esperti su “Gli archivi europei della tratta negriera”. Gli atti sono stati pubblicati dall'UNESCO. Per quanto ne so, invece, siamo i primi a proporre un museo sulla schiavitù in Guinea e a includervi la storia degli schiavi trasportati nella Carolina del Sud, ad esempio. La nostra proposta ha inoltre il vantaggio di presentare ai visitatori non solo i luoghi ma anche dei documenti video. È la ragione per cui in questo momento sto realizzando in Guinea un documentario sul tema e dovrò poi andare in Carolina del Sud per incontrare la comunità Gullah/Geechee, i discendenti degli schiavi arrivati principalmente dalla costa occidentale africana, dall'Angola e dal Madagascar.

GV: Ci può parlare del documentario che sta preparando su questo tema? Come ha avuto l'idea, come procede?
 
PT: Stavo formando le prime guide turistiche in Guinea, a maggio e giugno 2017, e durante la pratica sul terreno, siamo andati al porto negriero di Dubréka, poi a Dominya. Sono state le testimonianze degli abitanti sull'invio degli schiavi dal porto negriero di Dominya nella Carolina del Sud a innescare la scintilla. Internet e alcuni interlocutori mi hanno fatto capire l'ampiezza del commercio triangolare lungo il Rio Pongo, di gran lunga maggiore rispetto a quello di Gorée in Senegal. Tra i negrieri bianchi che vivevano nella regione c'erano degli americani tra cui Louis Lightburn, il marito di Nyara Belli, una mercante di schiavi molto conosciuta all'epoca, proveniente da un'importante famiglia locale che aveva dei campi di riso nella Carolina del Sud; gli schiavi erano molto apprezzati dai risicoltori. Lightburn riforniva di schiavi la sua famiglia. Sempre lungo il Rio Pongo, alcuni schiavi si liberarono e fondarono dei villaggi. Per un regista è impossibile perdersi un soggetto del genere!
GV: Che cos'è la Nazione Gullah Geechee di cui ha parlato sulla sua pagina Facebook?
 
PT: Come dicevo prima, gli schiavi trasportati nella Carolina del Sud e sistemati lungo tutta la costa orientale provenivano da etnie diverse; crearono una lingua (il creolo) per capirsi e conservarono le culture africane che ancora oggi difendono gelosamente. Gullah è una deformazione di Gola, un'etnia della Sierra Leone e Geechee, una deformazione di Kissi, un'altra etnia della Sierra Leone e della Guinea. Si chiamano la Nazione Gullah Geechee e hanno una capa che percorre il mondo intero per la promozione della loro cultura, della loro lingua che sta scomparendo e per la difesa dei loro diritti poiché stanno perdendo anche le terre dei loro antenati.
GV: Le istituzioni americane cooperano tra loro e con voi? 
 
PT: Abbiamo appena finito di redigere il progetto che invieremo alle varie istituzioni e ai musei dedicati alla schiavitù per eventuali collaborazioni o finanziamenti.
GV: A tale proposito, possiamo chiederle come è stato finanziato il progetto fino a ora?
 
PT: Per il momento ho messo tutti i soldi di tasca mia e visto che non sono ricco, chiedo a chi vorrà di contribuire di sponsorizzare il documentario. Naturalmente i nomi degli sponsor saranno debitamente citati nei titoli una volta concluso il tutto. È un lavoro che prende tempo e denaro, ma poiché sarà importante per le generazioni a venire, mi sto dedicando a questo.
GV: L'UNESCO e i governi coinvolti capiscono l'importanza delle vostre ricerche? Cooperate con le numerose istituzioni della società civile che operano già in questo ambito?
PT: Il Ministero del Turismo capisce bene l'importanza della rotta degli schiavi come prodotto turistico per lanciare il turismo in Guinea, ne è una prova il fatto che i dirigenti del dipartimento si siano mobilitati per agevolare l'ottenimento del sito. Presenterò il progetto in Guinea ad ottobre, dopo essere stato in Carolina del Sud e a quel punto discuterò delle modalità di collaborazione con le istituzioni.

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