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L'Arabia Saudita alleggerisce le restrizioni su alcune app ma WhatsApp e Viber sono ancora bloccate

Ryad, la capitale dell'Arabia Saudita di notte. Foto condivisa dall'utente apriltan18 su Pixabay con licenza Creative Commons (CC0)

Dopo oltre quattro anni di pesante censura, l'Arabia Saudita ha alleggerito le restrizioni sulle applicazioni di messaggistica (VoIP) che consentono di effettuare chiamate tramite internet.

In un tweet [ar] del 13 settembre, il Ministro saudita delle Comunicazioni e dell’ Informatica, Abdullah Al-Swaha, ha annunciato che la messa al bando delle applicazioni VoIP sarebbe stata annullata entro una settimana. La notizia è stata accolta con entusiasmo da parte degli utenti sauditi che avevano fortemente criticato [it] la censura di tali applicazioni da parte del regno [ar]:

Da ora in poi, questa sarà la schermata principale del mio cellulare.

L'Arabia Saudita ha iniziato a bloccare le applicazioni VoIP nel giugno 2013 quando ha messo al bando [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] Viper per non essersi conformata ai requisiti normativi. Al momento in cui ciò avveniva, la Commissione per le Comunicazioni e l'Informatica (CITC), che regola le telecomunicazioni nel paese, non aveva però indicato dettagliatamente quali fossero i requisiti di conformità. I media avevano speculato che la mossa fosse motivata dal tentativo del governo saudita di monitorare tali applicazioni e proteggere gli operatori di telefonia mobile dalla perdita di profitti o da entrambi i motivi.

Da allora, il governo ha parzialmente o integralmente bloccato molte altre applicazioni, tra cui WhatsApp, Skype, Facebook Messenger e FaceTime. Nel settembre del 2016 è stata bloccata anche la funzionalità di chiamata di LINE.

Il CITC ha spiegato [ar] in una dichiarazione rilasciata la scorsa settimana, che l'alleggerimento delle restrizioni “è in linea con i trend attuali”, sottolineando che “sfruttare i profitti derivanti dai dati mobili e dai servizi aggiunti è ormai un trend internazionale che anche gli operatori telefonici del regno dovrebbero seguire”.

Il CITC, che ha il compito di regolamentare il settore delle telecomunicazioni e dell’ informatica per “garantire un ambiente altamente competitivo per l'offerta di servizi di alto livello agli utilizzatori finali e un ecosistema interessante per gli investitori”, ha anche la responsabilità di censurare migliaia di siti web e di inviare richieste alle piattaforme di social media quando il governo desidera vietare la pubblicazione di contenuti sensibili o di altra natura.

Il CITC è stato spesso criticato [it] dai sauditi perché favorirebbe gli interessi degli operatori di telefonia commerciali, tramite il blocco di app VoIP, anziché proteggere gli interessi degli utenti.

In una dichiarazione a parte, Al-Swaha, che è sia il Ministro delle Comunicazioni e dell’ Informatica che il Presidente del CITC, ha affermato che il cambio di politica è giustificato dal desiderio di offrire agli utenti “servizi che meglio rispondono alle loro aspirazioni e soddisfano le loro esigenze”, nonché dalla volontà di “sviluppare una società digitale allineata con gli obiettivi del programma Vision 2030 dell'Arabia Saudita”. Vision 2030 è un programma di riforme del regno volto a diversificare l'economia e a ridurre la sua dipendenza dalle riserve di petrolio.

ll parziale alleggerimento del bando è entrato in vigore il 20 settembre, quando gli utenti sauditi hanno finalmente potuto iniziare a fare chiamate utilizzando app come Line, Snapchat, FaceTime, Skype, Telegram e Tango.

Tuttavia, altre app come Viber e WhatsApp continuano a essere bloccate, come riferiscono [ar] i media e gli utenti su Twitter [ar]:

Queste sono le applicazioni che sono state sbloccate.

I ritardi continuano a causa dell'impossibilità di effettuare chiamate tramite WhatsApp. Le difficoltà fanno parte della nostra vita e nessun cambiamento è facile.

Su Twitter, Adel Abu Hameed, il portavoce di CITC ha affermato che la messa al bando è stata rimossa solo per le applicazioni che soddisfacevano i “requisiti normativi” del paese. Ha poi aggiunto che questi requisiti includono: meccanismi e misure ben definiti per la gestione dei dati personali dei cittadini del regno, l'impegno a rimuovere contenuti che violano le leggi locali (un'operazione complessa in Arabia Saudita) e la disponibilità dei provider di app a collaborare con il CITC nei casi di emergenza.

Non è chiaro in che modo le app VOIP sbloccate soddisfino i succitati “requisiti normativi” e se ci siano state negoziazioni o meno tra le società proprietarie delle app e il governo saudita.

La recente decisione di Snapchat di rimuovere il canale Discover di Al Jazeera in lingua araba in Arabia Saudita dietro richiesta del CITC è causa di preoccupazione perché induce a pensare che il governo saudita stia facendo sempre più pressioni sulle piattaforme di social media e sui provider di applicazioni per obbligarli a conformarsi alle repressive leggi contro i crimini informatici del paese. Durante la crisi diplomatica del Golfo, dopo la quale Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti ed Egitto hanno rotto le relazioni con il Qatar per il suo sostegno ai gruppi “terroristici” e islamisti, è stata presa di mira anche Al Jazeera di proprietà del Qatar. L'Arabia Saudita e i suoi alleati e vicini hanno presentato una serie di richieste al Qatar, chiedendo tra l'altro l'interruzione delle trasmissioni di Al Jazeera.

Questa è la prima volta che Snapchat si trova coinvolta in una controversia sulla censura di natura politica. Secondo l'ultimo rapporto sulla trasparenza della società, Snapchat non ha ricevuto alcuna richiesta da parte del governo di rimuovere contenuti considerati idonei alla pubblicazione ai sensi dei termini del servizio e delle linee guida delle comunità.

Dopo l'alleggerimento delle restrizioni sulle applicazioni VoIP da parte del governo saudita, c'è da chiedersi fino a che punto le app sbloccate saranno disponibili a conformarsi alle richieste delle autorità saudite di rimuovere contenuti e dati utente. Le leggi saudite contro i reati informatici sono tra le più restrittive della regione e prevedono fino a cinque anni di carcere per l'archiviazione e la divulgazione di contenuto che “lede l'ordine pubblico, i valori religiosi, la morale pubblica e la privacy”.

“Comunque, gli utenti non possono usare le applicazioni per chiamate audio o videochiamate senza la supervisione e il monitoraggio di CITC”, ha specificato [ar] il portavoce dell'ente regolatore in un'intervista con il canale di news Al-Arabiya di proprietà saudita. “Queste misure”, ha aggiunto, “sono per il bene degli utenti e del pubblico”.

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