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Una lotta per la dignità e il rispetto dei diritti delle donne in Afghanistan

Immagine pubblicata su Flickr. Corso di fotogiornalismo riservato alle donne organizzato nella città di Farah in Afghanistan. Una giovane ragazza Farahi fissa la telecamera in un villaggio di rimpatriati e rifugiati. 9 febbraio.

Nonostante il fatto che il movimento #MeToo abbia scatenato un acceso dibattito sulle molestie sessuali in tutto il mondo, le femministe afghane sono state per lo più costrette a osservare l'impatto del movimento da semplici spettatrici. Nonostante le numerose iniziative introdotte di recente nel paese per tutelare i diritti delle donne, queste conquiste sono state infatti regolarmente seguite da battute d'arresto.

Di conseguenza, la probabilità che si sviluppi un movimento simile a #MeToo è ancora molto lontana in una repubblica dove il conservatorismo sociale, profondamente radicato, e il potere politico si rafforzano a vicenda.

Verso la fine dello scorso anno, tre donne si sono aggiudicate dei seggi nel consiglio provinciale di Maidan Wardak [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione]: un evento che è stato celebrato come un'importante conquista per le donne nelle elezioni locali. All'inizio dell'anno, i legislatori nazionali avevano incantato molti sostenitori dei diritti civili approvando una legge contro le molestie sessuali. Ciononostante, a dicembre gli stessi legislatori hanno respinto la candidatura dell'unica donna che si era presentata e accettato invece le candidature degli 11 uomini, dopo che il Presidente Ashraf Ghani aveva annunciato la nomina di 12 ministri del governo.

Una delle storie più tragiche che testimonia la sofferenza delle donne in questo paese si è però verificata nel novembre dell'anno scorso, quando Zahra Khawari, una giovane studentessa dell'Università di Kabul, si è suicidata dopo che la sua tesi di ricerca era stata respinta più volte dal suo supervisore senza un motivo valido. Altri studenti del suo dormitorio hanno confermato che era stata vittima di discriminazioni di genere e razziali durante i suoi studi.

Le pop star se la passano male, ma alle donne nell'esercito va molto peggio

Le battaglie di genere sfociano spesso in liti su argomenti relativi alla cultura popolare, che ottengono una straordinaria risonanza mediatica.

Il 20 agosto 2017, un religioso ha organizzato una protesta per impedire alla cantante pop Aryana Sayeed di tenere un concerto nella capitale, accusandola di corrompere i giovani afghani. La protesta, conclusasi nella nulla, era motivata dal fatto che il religioso riteneva che l'aspetto e il vestiario di Sayeed non fossero allineati alla cultura nazionale e religiosa.

Tuttavia, è forse un altro incidente a mettere più in evidenza le difficoltà che devono affrontare le donne nel paese. Nel novembre del 2017, è diventato di dominio pubblico un video che mostrava un tenente dell'Esercito Nazionale Afghano che sfruttava sessualmente una giovane donna sua sottoposta.

Un'ampia fascia di utenti dei social media afghani ha reagito al video colpevolizzando la vittima, definendo la giovane donna immorale e accusandola di ricorrere al sesso per ottenere una promozione. Altri utenti, più di sinistra, hanno addirittura ipotizzato sui social media che la donna stesse lavorando per uno dei rivali politici del tenente [ar]:

              قرار ویدیو های منتشر شده از دگروال لغمانی و دیگر دگروالها در فضای مجازی، احتمالاً مفعول یک نفر است و اگر چنین باشد دختر به دستور کسی یا به رضایت خود با هرکی دلش خواسته است رابطه ایجاد کرده است نه بخاطر وظیفه و مجبوریت.

Posted by Hussain Warasi on Tuesday, October 31, 2017

Da quello che trapela dai video del tenente Laghmani e di altri tenenti pubblicati sui social media, l'oggetto (delle attenzioni sessuali) è un bel tipo. Se è così, è possibile che la ragazza sia stata reclutata da altri o che abbia scelto di sua spontanea volontà di intrattenere delle relazioni sessuali, non perché è stata forzata ma perché voleva ottenere una promozione.

I diritti e la tutela delle donne sono ancora vulnerabili

L'opinione diffusa è che i talebani, che hanno governato il paese dal 1996 al 2001, abbiano significativamente soffocato i diritti delle donne e che dopo essere stati spodestati si sia compiuto un enorme passo in avanti sul tema.

Tuttavia, benché il governo afghano post-talebani abbia fatto molto per accontentare i suoi sostenitori occidentali – ad esempio riservando il 25% dei seggi in parlamento alle donne – le istituzioni pubbliche e sopratutto quelle connesse alla sicurezza, continuano a essere sistematicamente ostili alle donne.

Lo scorso settembre, ad esempio, l'Ispettore Generale Speciale per la Ricostruzione dell'Afghanistan degli Stati Uniti (SIGAR) ha riferito che alcune vedove di soldati dell'Esercito Nazionale Afghano morti in battaglia erano state obbligate a compiere atti sessuali con gli ufficiali per poter ottenere le pensioni previste per i familiari dei defunti. Questo rapporto contestualizza il video relativo al tenente Laghmani e alla giovane donna diffuso sul web.

Ci si aspettava che il Presidente Ghani si battesse con maggior impegno a favore dei diritti delle donne, anche in virtù dell'influenza esercitata dalla moglie, Rulha Ghani, che è stata educata all'estero e che è una forte sostenitrice dei diritti delle donne.

Invece, lo scorso anno in un discorso indirizzato ai suoi oppositori politici, Ghani ha polemicamente affermato che “chiunque fosse convinto che ci fossero sostenitori dell'ISIS nel governo, avrebbe dovuto farsi avanti e dimostrarlo oppure indossare lo Chadur [il velo che indossano le donne]” [ar]:

…اشرف غنی واضح به این نوع پوشش اهانت کرد. او به زنان سراسر مملکت توهین نمود. به نفع اوست و به نفع حکومت اوست که از گفته ی خود معذرت بخواهد. این حد اقل کاری است که می تواند.

Ashraf Ghani ha chiaramente insultato il velo indossato dalle donne. Ha insultato tutte le donne del paese. Farebbe meglio a porgere le scuse a nome suo e del suo governo. È il minimo che possa fare…

Il portavoce del Presidente si è in parte scusato per le sue parole sulla pagina Facebook, dichiarando che il commento, che aveva scatenato una forte reazione tra i progressisti, era stato mal interpretato.

Sebbene Ghani non sia tra i peggiori sciovinisti della politica afghana, questo presunto lapsus è comunque simbolico della lunga lotta che dovranno affrontare le donne del paese. Il percorso per fare valere i loro diritti e la loro dignità è purtroppo ancora lungo.

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