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Lo studente arrestato durante le proteste in Ungheria: ‘Non voglio andare in prigione per qualcosa che non ho fatto’

Adrien Beauduin. Foto di Szabolcs Nagy / Index. Usata con permesso

Adrien Beauduin. Foto di Szabolcs Nagy / Index. Usata con permesso.

Nota dell'editor: l'autrice di questo articolo è una studentessa della Central European University (CEU). 

È stato definito ‘il nemico perfetto del regime di Orbán’ [hu], ma il belga-canadese Adrien Beauduin afferma che è solo un equivoco. Beauduin, che nella Central European University (CEU) a Budapest ha un dottorato di ricerca negli Studi di Genere, è stato arrestato la scorsa settimana durante una protesta nella piazza del Parlamento. Ora è accusato di resistenza a pubblico ufficiale, un'accusa che potrebbe costargli dai 2 agli 8 anni di carcere.

Le proteste contro Viktor Orbán, il primo ministro di estrema destra ungherese sono cominciate l'8 dicembre scorso [en, come i link seguenti, salvo diversa indcazione], a causa della cosiddetta “slavery law” ( legge schiavista) che alzerà il limite massimo a 400 ore di straordinari all'anno che i datori di lavoro potranno richiedere ai loro dipendenti, ed in più c'è un'altra legge che renderà più semplice assegnare dei giudici favorevoli alle posizioni dell'attuale governo, che gli daranno maggior potere giudiziario.

Da quando Orbán è salito al potere nel 2010 è stato accusato di minare la libertà democratica con un progressivo controllo dei medie e del potere giudiziario, ha anche contenuto la libertà accademica con l'emendamento di una legge all'insegnamento superiore che estromette fuori dal Paese la Central European Univerity [it].

Global Voices ha incontrato Beauduin nel campus della CEU per parlare del suo attivismo studentesco in Ungheria, della sera della protesta e in che modo vorrà provare la sua innocenza.

Global Voices (GV): Sei stato un membro molto presente del gruppo di attivismo studentesco Students4CEU. In cosa consistevano le tue attività?

Adrien Beauduin (AB): I’ve been involved there since the beginning, we’ve been mobilizing since the end of October. We have been trying to attract attention to the issue of academic freedom in Hungary, not just of CEU but also the wider issue such as the ban of Gender Studies [in Hungary], cases of censorship in academia, and budget cuts and plans to privatize Corvinus [University]. Our goal was to reach out to all students in Hungary and work together on all those issues. It took a while for us to build links with other students at Hungarian universities, the first event we joined was together with someELTE (Eötvös Loránd Universityand Corvinus University students. We went to ELTE’s information strike on the 14th of November to support them. It was mostly about Gender Studies but also about academic freedom in general. We co-organized a big demonstration on the 24th of November that was followed by a week-long occupation of Kossuth tér, the square in front of the Hungarian Parliament. We set up tents, and despite rain, cold and snow we held out for a whole week. We held all kinds of events, concerts, lectures both in Hungarian and in English. More than half the events were not CEU-related so we managed to make it a wider event about celebrating academic freedom in Hungary.

Adrien Beauduin (AB): Sono stato coinvolto fin dagli inizi, ci siamo mobilitati alla fine di ottobre. Abbiamo cercato di focalizzare l'attenzione sul problema della libertà accademica in Ungheria, e non solo quella legata alla CEU ma anche ad altri problemi come l'eliminazione degli Studi di Genere [in Ungheria], casi di censura nell'accademia, tagli al budget e il progetto di privatizzazione della Corvinus [università]. Il nostro scopo era quello di coinvolgere tutti gli studenti in Ungheria e di risolvere tutti questi problemi. Ci abbiamo messo un po’ di tempo a creare dei contatti con gli altri studenti delle università ungheresi. Il primo evento a cui abbiamo partecipato insieme ad alcuni studenti della ELTE (Eötvös Loránd University) e della Corvinus University e quando abbiamo preso parte allo sciopero indetto dalla ELTE il 14 novembre per dargli il nostro sostegno, era incentrato sopratutto su gli Studi di Genere, ma si protestava anche per la libertà accademica in generale. Il 24 novembre abbiamo cooperato per organizzare una grande manifestazione che è stata poi seguita da una settimana di occupazione nel Kossuth Tèr, la piazza di fronte al Parlamento ungherese. Abbiamo piantato delle tende e nonostante la pioggia, il freddo e la neve siamo rimasti lì una settimana intera. Abbiamo tenuto eventi, concerti e conferenze sia in ungherese che in inglese. Più della metà di quest'ultimi non erano legati alla CEU, perciò siamo riusciti a farlo diventare una sorta di grande evento a favore della libertà accademica in Ungheria.

GV: Le proteste studentesche erano già finite quando il primo dicembre, il termine ultimo di scadenza [it], la CEU ha preso la sua decisione definitiva di [lasciare l'Ungheria e] stabilire un campus a Vienna. Siete più stati attivi da allora?

AB: During our occupation, new topics came up. There was this new so-called ‘slavery law’ that exposes a worker to work up to 400 extra hours being paid only 3 years after the work done. We decided to show solidarity with them [the workers] because we understand that it doesn’t make any sense for a country to have free universities when you don’t even have free workers. We thought it’s important to use the space we have to bring attention to that issue. We started to be active on that front, and that also led us to be present with a student block at the trade unions’ demonstration on 8 December. Since then things got even more intense. Some of us went to block a road with the trade unions in Szolnok to show once again our solidarity. I was there and it was very positively received by the workers who saw CEU students and understood that we stand with them. Then on Wednesday [12 December], we were also there, already in the afternoon when the slave law was passed, to protest it with the student block. In the evening I went back to the square after being at the library. That’s the point when I got arrested.

AB: Durante l'occupazione sono venuti fuori dei nuovi temi. C'era questa cosiddetta “legge schiavista” che esponeva un lavoratore alla possibilità di lavorare 400 ore extra e venir pagato solo 3 anni dopo la conclusione del lavoro. Abbiamo deciso di mostrare la nostra solidarietà verso questi lavoratori, perchè abbiamo capito che non aveva senso avere un Paese con delle università libere se poi alla fine era i lavoratori ad non esserlo. Pensavamo che fosse importante sfruttare lo spazio che avevamo per porre l'attenzione su questa questione. Abbiamo iniziato ad attivarci su questo fronte, e questo ci ha portato ad essere presente come blocco studentesco alla manifestazione dei sindacati dell'8 dicembre. Da allora le cose si sono fatte molto più intense. Alcuni di noi sono andati a bloccare una strada con i sindacati a Szolnok, per mostrare ancora una volta il nostro appoggio. Io c'ero e la cosa è stata percepita favorevolmente dai lavoratori, che vedendo degli studenti della CEU hanno capito che noi eravamo dalla loro parte. Poi nuovamente, mercoledì 12 dicembre, eravamo lì di nuovo nel pomeriggio quando la legge degli schiavi è passata, per protestare con il blocco studentesco. Alla sera stavo ritornando in piazza dopo essere stato in biblioteca, ed è lì che sono stato arrestato.

GV: Quel mercoledì (12 dicembre) tu eri in biblioteca..

AB: Yes… First, I was at the demonstration and then went to the library in the evening, I had to finish a paper. I even had my skates with me because I wanted to go skating in the evening. That was my plan. I didn’t know there would be a big protest. Around 9.30 or 9.45pm I heard some of my friends were there so I took my things after submitting my paper, and I went to the square.

AB: Sì… Prima ero alla manifestazione e poi sono andato in biblioteca alla sera, perchè dovevo finire un compito. Avevo perfino il mio skateboard con me, perchè dopo volevo andare a fare un po’ di esercizio. Questi erano i miei piani. Non sapevo che ci sarebbe stata un'enorme protesta. Verso le 9.30, 9.45 di sera ho saputo che alcuni miei amici sarebbero andati lì, così dopo aver inviato il mio compito, ho preso le mie cose e sono andato in piazza.

L'albero di natale nella Piazza del Parlmento.

L'Albero di natale con la polizia nella Piazza del Parlamento il 13 dicembre 2018. Foto di Marietta Le.

GV: Cosa è successo nella piazza, si sono tenuti dei discorsi?

AB: At 10 pm no, the crowd started moving toward the south entrance [of the Parliament building], then the riot police were becoming more active. Some people sat and blocked the south entrance. The police started to massively use pepper spray. I got pepper sprayed. After a while, the crowd moved back towards the square. About 11.45 pm I was about to go home, it was more peaceful already. Then some people started to put a sled on fire [there’s a circle made of sleds around a huge Christmas tree on the square]. Then the police decided to charge that way, I don’t really know why. Apparently, they wanted to put out the fire but I got caught up in that charge because I was thrown towards the fire, people were falling [to the ground] that was kind of scary. I tried to stand my ground, I had to gain my balance then I was thrown back and forth, and I just ended up behind the police line and they picked me up.

AB: Alle 10 di sera no, la folla ha iniziato a spostarsi verso l'entrata sud (del Parlamento), poi la polizia si è fatta più presente. Alcune persone si sono sedute e hanno bloccato l'entrata sud, e la polizia ha iniziato ad usare grandi quantità di spray al peperoncino. Mi hanno sparato dello spray negli occhi. Poco dopo la gente ha ricominciato a dirigersi verso la piazza. Verso le 11.45 stavo per tornare a casa ed era già tutto più tranquillo, poi delle persone hanno iniziato a dare fuoco a una slitta [ci sono delle slitte che formano un cerchio attorno all'albero di natale]. La polizia ha deciso di caricare verso quella direzione, non ho idea del perchè lo hanno fatto. A quanto pare loro volevano spegnere il fuoco, ma sono stato preso dalla carica perchè sono stato gettato verso l'incendio, le persone cadevano a terra, è stato tutto spaventoso. Ho cercato di alzarmi, cercavo di mantenere l'equilibrio mentre venivo strattonato avanti e indietro, e mi sono ritrovato di fronte alla polizia messa in fila e mi hanno preso.

GV: Hanno preso altra gente?

AB: I didn’t see that at first but at the place I was brought, under the arches of the Parliament, there were four other people with me. Those people were with me at the police station and at the procurer’s office. The five of us were accused of exactly the same thing. Group violence against a representative of order. We have literally the same charges. All five of us as far as I know based on what the others told me in the cell are accused of hitting with their left arm and kicking towards the police. It would be quite strange that all of a sudden all five of us decided to hit with the left arm and kick… But it’s a very serious crime here in Hungary, probably everywhere. It means 2 to 8 years in prison, and my lawyer says that if I’m found guilty there wouldn’t be a lot of chance to avoid prison.

AB: All'inizio non l'ho visto ma dove mi hanno portato, sotto le arcate del Parlamento, c'erano altre quattro persone oltre a me. Quest'ultimi erano con me anche alla stazione di polizia, nell'ufficio del procuratore. Tutti e cinque eravamo accusati della stessa cosa. Resistenza al pubblico ufficiale. Avevamo, letteralmente le stesse identiche accuse. Tutti e cinque per quanto ne so, basandomi su quello che mi hanno riferito gli altri che erano in cella con me, siamo stati accusati di aver preso a calci e colpito con il braccio sinistro la polizia. É parecchio strano che tutto ad un tratto cinque di noi abbiamo deciso di colpire con il braccio sinistro e dare calci… ma è un crimine molto grave qui in Ungheria, probabilmente ovunque. Vuol dire dai 2 agli 8 anni di galera, il mio avvocato dice che se mi dovessero dichiarare colpevole non ci sarebbero molte possibilità di evitare la prigione.

GV: C'è un modo per poter contestare questa decisione?

AB: My group of friends, all the people I was with have been mobilizing to collect evidence. They were incredible, while I was in jail they started very quickly to collect all the videos, photos and testimonies. It’s quite nice that there’s a video that shows me just before and during the charge, I’m just there being peaceful, you can see my face several times, and I’m not hitting policemen or kicking. I’m just there. You can see my legs also during the charge, I’m just caught by the police and both my legs are on the ground. That’s not so bad but I wish I had direct full footage of everything. I could sleep more peacefully. I’m hoping the police footage will help me but from what we’re seeing now it doesn’t seem that there was a police camera at that point. I’m still hopeful that that could help.

AB: Il mio gruppo di amici, tutte le persone che erano con me si sono mobilitate per cercare delle prove. Sono stati incredibili, mentre ero in prigione hanno iniziato subito a raccogliere tutti i video, le foto e le testimonianze. Per fortuna c'è un video che mostra me appena prima e durante la carica, e si vede che ho un atteggiamento pacifico, viene mostrata diverse volte la mia faccia e si vede che non sto picchiando o prendendo a calci la polizia, entrambe le mie gambe sono per terra. Non è così male, ma preferirei avere delle immagini dirette del tutto. Riuscirei a dormire sonni più tranquilli. Spero che le riprese della polizia possano essermi d'aiuto, ma da quello che stiamo vedendo adesso non sembra che ci fosse una telecamera della polizia sul posto. Rimango fiducioso del fatto che questo possa aiutarmi.

Adrien Beauduin. Foto di Szabolcs Nagy / Index. Usata con il permesso

Adrien Beauduin. Foto di Szabolcs Nagy / Index. Usata con permesso.

GV: Qual è il tuo consiglio per chi si ritrova in una situazione simile alla tua? Sembra che una cosa del genere possa accadere a chiunque in una qualsiasi città ungherese in questi giorni.

AB: It’s really good to have a lot of cameras at the protest, to have people filming. Also, stick with your friends more because I was with many friends but I just wandered off for several minutes and now it’s harder to find the witnesses. Unfortunately, you can never be sure.

AB: È molto utile avere delle videocamere nelle proteste, di avere persone che riprendano. Ed è anche importante stare vicino ai propri amici; io ero con molti amici ma mi sono staccato solo per un paio di minuti, e adesso è difficile trovare dei testimoni. Sfortunatamente non si può mai essere sicuri.

GV: Lo so che non è facile rispondere a questa domanda, ma cosa ne pensi di quello che è accaduto in questi giorni?

AB: The people I was with in the cell, they’re not political people. They’re just young people who are very frustrated about the fact that they have to work crazy hours for very low wages. I think there’s a lot of frustration in [the Hungarian] society around different issues. I hope everything will be resolved in a peaceful way.

AB: Le persone con cui ero in cella, non erano interessate alla politica. Erano solo dei giovani, che erano frustrati di dover lavorare per una quantità di ore pazzesche per una paga molto bassa. Penso che ci sia un sacco di frustrazione nella società [ungherese] data da diversi problemi. Spero che tutto si possa risolvere in modo pacifico.

GV: Come sta andando la fine di questo trimestre?

AB: It’s very difficult because on top of not having a lot of time, it’s really hard to concentrate, and before I was already very active, and now I get scared sometimes. I don’t want to go to jail for something I haven’t done. That’s not really my plan for the new year.

AB: É molto difficile. Prima di tutto perchè non ho molto tempo, ed ho molta difficoltà a concentrarmi e se prima ero molto attivo, adesso delle volte ho paura. Non voglio andare in prigione per qualcosa che non ho fatto. Non è esattamente il mio piano per l'anno nuovo.

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