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La parata dell'orgoglio gay debutta nella capitale caraibica del Carnevale

“L'allegria si diffondeva per le strade della città dove sono nato e cresciuto, le stesse strade in cui è concesso, anno dopo anno, che migliaia di partecipanti sfilino durante il Baccanale di Carnevale.” FOTO: Maria Nunes. Utilizzata con permesso.

Di Andre Bagoo

Rido ancora per quello che è successo sabato 28 luglio 2018. La nostra prima parata del Pride nello stato di Trinidad e Tobago ha scritto la storia. Da quel giorno sto ancora elaborando l'esperienza. L'allegria si diffondeva per le strade della città dove sono nato e cresciuto, le stesse strade in cui è concesso, anno dopo anno, che migliaia di partecipanti sfilino durante il Baccanale di Carnevale. Cosa c'era di diverso quel sabato? La differenza era che ognuno di noi aveva davvero un motivo per parteciparvi: tutti dovevamo fare una dichiarazione. C'erano molti miei amici della comunità LGBTQ, alcuni dei quali tornati a Trinidad dopo essere emigrati alla ricerca di una miglior qualità della vita all'estero, una vita in cui sono tutelati da semplici disposizioni che li proteggono dalla discriminazione sul luogo di lavoro, nell'accesso ai servizi amministrativi e in cui essi sono pienamente riconosciuti come esseri umani, al pari di chiunque altro.

Molti amici mi hanno confidato che non avrebbero mai pensato che a Trinidad ci sarebbe stata una parata. Riuscivo a provare le loro emozioni quando ricordavano gli anni trascorsi in questo Paese, dove i non eterosessuali sono soggetti quotidianamente a discriminazione nei luoghi più comuni: a scuola, a casa, dal barbiere, al supermercato, sul luogo di lavoro, in chiesa, al campo sportivo, e sì, semplicemente camminando per strada. La parata è stato un momento di gioia e amore puri.

Da allora, ho notato le reazioni dei rappresentanti religiosi. Uno di loro ha descritto la parata come “preoccupante”. Un altro ha suggerito con serietà che i gruppi minoritari non dovrebbero essere protetti: “Tutto il Paese ha il diritto di definire i valori che intende promuovere.” Ma c'è stato di più. Un rappresentante ha domandato se la gente che rientra nella categoria LGBTQ sia nata omosessuale. “Non abbiamo nessuna prova che siano nati così per natura.” Ha affermato che essere gay è una scelta. Così, la conseguenza naturale è stata che tutti noi che marciavamo sabato abbiamo scelto di essere soggiogati.

Un altro ancora si è esposto così tanto da dire che i gay si isolano: “Assumono questa posizione nella società e si isolano poiché tutti gli vanno contro, ma quello che fanno è contro le normali operazioni sociali.” Questo rappresentante sembrava suggerire che sono i gay a controllare le camere da letto degli altri, sono i gay ad aver dimenticato sui libri le leggi omofobe dell'era del colonialismo e che hanno esplicitamente inserito una disposizione nella normativa antidiscriminatoria, sottraendosi alla protezione dello Stato. Questo è il suo pensiero sulle “normali operazioni sociali.”

Ho alcune novità per i sapientoni e per coloro che credono che i gay siano improvvisamente atterrati da una navicella spaziale. I non eterosessuali esistono da secoli. Chiedete alle centinaia di migliaia di omosessuali che sono stati perseguiti e massacrati dai nazisti. Chiedete a Shakespeare e ai gay che erano a Trinidad già da molto prima della parata. Affermare che noi siamo un improvviso prodotto straniero è un atto di revisionismo, così ostinatamente cieco da essere detestabile.

Ciò che disturba i leader religiosi non sono i dibattiti superficiali sulla biologia (se sei nato gay o lo sei diventato poco cambia), e nemmeno la questione dei diritti religiosi (nessuno cerca di cambiare la propria dottrina). Ciò che infastidisce questi leader non è qualcosa legato alla preferenza di sani principi favorevoli all’oclocrazia [it] (altrimenti i loro stessi membri sarebbero contrari e capaci di suggerire cambiamenti alle arretrate dottrine ecclesiastiche). Non si tratta nemmeno di essere fedeli alla Bibbia (che a loro ha insegnato tutto, fuorché l'amore).

Quello che li disturba davvero è che nel Paese ci sono gay e che noi non ce ne vergogniamo.

Potrebbero togliermi il diritto di eguaglianza ricorrendo a qualsiasi fazioso sofismo vogliano escogitare. Ma sapete cosa non potranno mai togliermi? Grazie agli organizzatori del TT Pride Arts Festival loro non potranno mai portare via il mio #Pride2018.

Andre Bagoo è un poeta e giornalista trinidadiano. La sua quarta raccolta di poesie, The City of Dreadful Night, è stata pubblicata nel maggio 2018.

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