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In Brasile, il tema delle migrazioni si fa spazio sulle scene di una serie televisiva

Queste tende, usate dall’UNHCR (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) per dare riparo a dei rifugiati venezuelani a Boa Vista (RR), sono servite a creare un finto campo rifugiati per la serie “Orfani di terra” (Globo). Foto: Victor Moriyama/ACNUR, utilizzata col suo permesso.

Questo testo, redatto da Rodrigo Borges Delfim e inizialmente pubblicato sul sito MigraMundo [pt, come i link successivi, salvo diversa indicazione], è riportato su Global Voices nell’ambito di un accordo per la condivisione dei contenuti.

I temi legati alla migrazione, e più in particolare all’asilo, dovrebbero trovare nei mesi a venire un buono spazio d’espressione sulle televisioni brasiliane grazie alla serie “Orfani di terra”, che avrà come sfondo il conflitto in Siria. Una serie proposta da TV Globo [it], la principale rete televisiva brasiliana.

Il soggetto acquista grande importanza nel paesaggio politico del Brasile in relazione all’esodo dei venezuelani. E la serie fa la sua apparizione in un momento in cui i movimenti migratori internazionali sono generalmente bersaglio di azioni di rifiuto e, in alcuni Paesi, anche di politiche di criminalizzazione. Il Brasile è entrato in questa categoria quando si è ritirato dal Patto mondiale per le migrazioni, nel gennaio 2019.

La serie, scritta da Duca Rachid e Telma Guedes, è uscita il 2 aprile 2019 e racconta la storia d’amore di una rifugiata siriana, Laila, e un libanese, Jamil, che si incontrano in un campo rifugiati in Libano e si ritrovano in Brasile. Al di là della trama principale, vengono affrontati altri punti della problematica migratoria, come la coabitazione tra culture differenti ed il riconoscimento dei diplomi per continuare ad esercitare una stessa professione in un Paese diverso — una richiesta ricorrente dei migranti e dei rifugiati in Brasile.

Scena della serie “Orfani di Terra” (Globo), che tratterà la questione dell'asilo. Diffusion/TV Globo

“Orfani di terra” si svolge a San Paolo, una città la cui popolazione migrante è stimata ad almeno 387.000 persone, includendo rifugiati e richiedenti asilo. Per le prime scene, la produzione ha creato la replica di un campo rifugiati, con l’aiuto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), utilizzando delle tende che erano servite come riparo per rifugiati a Boa Vista ai Roraima, uno Stato federato nel nord del Brasile.

Secondo l’ONU, ci sarebbero più di 258 milioni di migranti nel mondo, e la cifra dovrebbe aumentare ancora nei prossimi anni. Per quanto riguarda l’asilo, i dati dell’HCNUR stimano esserci perlomeno 25,4 milioni di persone che hanno richiesto l’assistenza di un Paese che non è il loro. Circa 5,6 milioni di questi sono originari della Siria, il Paese che genera più rifugiati al mondo.

A livello nazionale, il Brasile accoglie approssimativamente 750.000 migranti, che rappresentano lo 0,4% della popolazione nazionale, ed ha già accordato lo status di rifugiato a 10.000 migranti. Quasi 5000 persone vivono ancora con questo status, e in 94.800 stanno ancora aspettando che le loro domande vengano esaminate. Per la maggior parte, si tratta di venezuelani.

Per scrivere la sceneggiatura, sono stati avviati laboratori e ricerche presso varie istituzioni di soccorso e di accoglienza di migranti e rifugiati, ed i produttori hanno inoltre chiesto consiglio ai rifugiati che vivono in Brasile.

Uno di loro, Abdulbaset Jarour, un siriano di 29 anni che fa parte dell’ONG África do Coração (l’Africa del Cuore), è stato assunto per questo ruolo di consigliere dopo un colloquio con i produttori della serie.

Acredito que essa novela vai mudar mais o olhar das pessoas, deixá-lo mais solidário, tolerante e gerar empatia. Espero que isso realmente aconteça, porque refugiado e migrante sofre muito com preconceito aqui no Brasil.

Penso che questa serie cambierà lo sguardo delle persone, le renderà più solidali, più tolleranti e genererà empatia. Spero sinceramente che questo accada, perché i rifugiati e i migranti si trovano ad affrontare numerosi pregiudizi, qui in Brasile.

Abdulbaset Jarour, che ha contribuito alla sceneggiatura della serie. Foto: archivi personale, con autorizzazione.

I sentimenti di Abdul riguardo questo progetto sono un misto di gioia e tristezza. Crede nel potenziale della serie, ma questa evoca anche tutte le difficoltà che lui stesso si è trovato di fronte in Brasile.

Sofri aqui no Brasil de uma parte da população que tem um olhar preconceituoso e xenofóbico. Esse olhar deixa a gente desanimado, irritado. Atravessamos o mundo e aí encontramos pessoas que não aceitam nossa chegada, que nos veem como diferentes. Esse olhar quebra um pouco da nossa dignidade.

Qui in Brasile, ho subìto l’opinione piena di pregiudizi e di xenofobia che ha di noi una parte della popolazione. Di fronte a quel tipo di sguardo, ci su sente depressi, irritati. Abbiamo attraversato il mondo ed ecco, ci ritroviamo davanti a delle persone che non accettano il nostro arrivo, che ci vedono diversi. Quello sguardo frantuma una parte della nostra dignità.

Ali Jeratli ha una visione un po’ differente. Lui lavora alla Coordinazione pedagogica del corso di arabo presso Abraço Cultural (Abbraccio Culturale) a San Paolo, una ONG in cui i rifugiati lavorano come professori di lingue e insegnano inglese, spagnolo, francese e arabo, in base alla loro esperienza.

Eu acredito que é importante destacar o sofrimento que os refugiados passam em sua viagem até o destino final. Além disso, acho muito legal mostrar um pouco da vida dessas pessoas, dos refugiados, que muita gente não conhece e nem havia previamente se interessado.

Io penso che sia importante insistere sulla sofferenza sopportata dai rifugiati durante il loro viaggio verso la destinazione finale. In più, trovo che sia simpatico mostrare qualche aspetto della vita di queste persone, di questi rifugiati, che finora pochi conoscevano o che venivano trattati con indifferenza.

Rifugiati e migranti di altri Paesi si sono mostrati curiosi riguardo la trama, e sperano che sarà edificante e non andrà a rinforzare gli stereotipi e la vittimizzazione di queste comunità. Questo è ciò che conta per Yilmary de Perdomo, una venezuelana di 35 anni e terapeuta occupazionale, rinomata per la sua cucina.

Gostaria que essa novela representasse a força e a valentia do imigrante e do refugiado, que consegue superar obstáculos que se representasse na vida. Não gostaria de ver uma novela na qual o refugiado seja visto como vítima.

Mi piacerebbe che questa serie fosse un simbolo della forza e del coraggio dei migranti e dei rifugiati che riescono a sormontare ostacoli che non avrebbero mai immaginato. Non vorrei che mostrasse i rifugiati come vittime.

La serie ha almeno due rifugiati nei titoli di testa: il siriano Kaysar Dadour, arrivato secondo al reality show Big Brother Brasil [it] (Grande fratello Brasile) nel 2018, e il congolese Blaise Musipere. Altri migranti e rifugiati sono stati assunti come comparse.

Ha visto due guerre, ha perduto il suo grande amore, ma in Brasile a trovato un luogo in cui ricostruire la sua vita.

Ecco la storia di @KaysarDaour, che fa il suo debutto nella serie Orfani di Terra della emittente @RedeGlobo.

Nella vita reale o nella finzione, noi siamo #ComeIRifugiati.

Prima di questa, più di dieci di serie brasiliane avevano trattato il tema della migrazione. Questa serie, tuttavia, è la prima ad affrontare la ferita dell’asilo. Finora, i sentimenti del pubblico sui social media sono piuttosto positivi.

Mostrare così la realtà, è troppo commovente!!!

Si può immaginare come debba essere doloroso dover abbandonare il luogo in cui si è vissuti per tanti anni, vedere tutto quello che si era ottenuto venire completamente distrutto. Tutto ciò a causa dell’avidità degli esseri umani! Penoso

”Voi potete sempre scegliere come vestirvi, con chi uscire …Noi no… Noi non abbiamo scelta. Da un giorno all’altro, è tutto perduto. Per mia madre, sentire l’odore di quel cibo è come essere di nuovo a casa. Ma voi non sapete cosa significa. Voi non avete sentimenti.”

Il problema degli stereotipi

Per Roberta Brandalise, professoressa di teoria della comunicazione e coordinatrice dell’insegnamento della cultura all’Università Càsper Líbero, eventuali appropriazioni ed utilizzi della trama potrebbero alterare la tematica.

Uma telenovela com a proposta de “Órfãos da Terra” pode tanto sensibilizar e esclarecer a opinião pública sobre o tema quanto aprofundar estereótipos e preconceitos sobre imigrantes e refugiados. Afinal, as disputas de sentido sobre a problemática do imigrante e do refugiado se dá dentro e fora de qualquer narrativa.

Una telenovela [it] come “Orfani di Terra” può sia sensibilizzare e illuminare l’opinione pubblica sul tema trattato, sia radicare ulteriormente stereotipi e pregiudizi sugli immigranti e i rifugiati. In fin dei conti, le discussioni significative sulla problematica degli immigrati e dei rifugiati hanno luogo sia all’interno che all’esterno della narrazione.

Comunque, la professoressa sottolinea come la visibilità portata dalla serie possa, in effetti, essere positiva per il tema dell’asilo in Brasile.

A visibilidade midiática e o agendamento do tema no cotidiano brasileiro pode ser uma vantagem se contribuir para o desenvolvimento de políticas públicas, e demais ações que viabilizem a diminuição das condições desigualitárias em que se encontram os imigrantes e os refugiados. É importante que as vozes dos imigrantes e refugiados sejam ouvidas. Melhor ainda, se tivermos a participação deles na produção.

La visibilità mediatica e la programmazione del tema nel quadro della quotidianità brasiliana possono essere un vantaggio, se contribuiranno allo sviluppo di politiche pubbliche e di altre azioni che permettano la riduzione delle condizioni di ineguaglianza in cui si trovano immigrati e rifugiati. È importante che le voci di immigrati e rifugiati vengano ascoltate. O meglio ancora, che essi partecipino alla scrittura della sceneggiatura.

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