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‘Creare una sospensione fra stati contradditori': intervista all'artista Parastou Forouhar

Water Mark di Parastou Forouhar, 2015, tributo ai rifugiati annegati “Questo lavoro è stato creato nell'ambito del programma di specializzazione del centro Brodsky della Rutgers University, in collaborazione con Anne McKeown e Randy Hemminghaus, maestri cartai e della stampa presso il suddetto centro. Per gentile concessione dell'artista.

L'artista tedesco iraniana, residente in Germania, Parastou Forouhar [en, come i link seguenti] è nota per le sue magistrali creazioni artistiche che incarnano “la sincroncità di armonia e bellezza, insieme ad altri strati che invece manifestano violenza, accompagnata da un senso di insicurezza e oppressione”.

Autobiografico per natura, il suo lavoro utilizza una gamma di mezzi espressivi, che include le installazioni, l'animazione, il disegno digitale e la fotografia.

Nel 1991, Forouhar ha lasciato l'Iran e si è stabilita in Germania, dove ha conseguito un diploma di dottorato in arte. Il suo lavoro è stato esposto diffusamente nei musei e nelle gallerie presenti in Iran, Germania, Australia e New York. Inoltre è possibile visitare le sue collezioni permanenti presso il Parlamento tedesco di Berlino e il British Museum di Londra.

Forouhar è docente di arti figurative presso l’ Accademia delle Belle Arti di Mainz, in Germania. Il suo lavoro attualmente è apparso in un'esposizione di gruppo di alcune artiste iraniane, dal titolo A Bridge Between You and Everything (Un ponte fra te e tutto), curata dall'acclamata fotografa Shirin Neshat, presso la High Line Nine gallery di New York ( dal 7 novembre al 14 dicembre).

Seguono estratti della mia intervista con Forouhar:

Parastou Forouhar, The Eyes, 2018.

Parastou Forouhar, The Eyes, 2018. Per gentile concessione dell'artista.

Omid Memarian: La tua collezione “Eyes” evoca uno stato di polizia e repressione politica. Allo stesso tempo, le linee curve, i simboli ricorrenti e l'uso del bianco e nero, rivelano un'armonia ed una pacatezza che si scontrano con il significato trasmesso dal lavoro. Da osservatore, ciò mi sembra scioccante. L'Iran è la tua preoccupazione maggiore, ma questo tipo di narrativa si rivela universale. Che cosa ha motivato questa collezione?

Parastou Forouhar: You pointed out something which I consider to be fundamental in a lot of my work: The concurrence of contradictory perceptions—the synchronicity of harmony and beauty, which are evident in the patterns and in their accumulation at first glance, along with other layers that display violence and a sense of insecurity and entrapment. Most of the latter layers become evident at second glance. In reality, by engaging the viewer in a work of art, I’m trying to show how to look at things and view them. I want to compel the viewer to look more carefully. As you in some way pointed out, this polarity and contradiction in perception, or the concurrence of opposing phenomena, is part of the human/social condition. You see its manifestation in Iran, but it’s not limited to a single society. Or, as you mentioned, it’s a universal narrative.

While working on the “Eyes” collection, which is one of my recent works, I was feeling a kind of intense crisis. There are social crises that stare at us and we seem to be fixated on them with anxiety, unable to overcome them. More than anything, this collection may have risen from the psychological and emotional crises that I’m going through, whether from the perpetual violence and oppression in Iran, the social collapse resulting from the various wars in the Middle East, growing confrontations with “the other” and fascism in Europe, where I live and work, or the coldhearted brutality against asylum seekers here and there.

Parastou Forouhar: Hai indicato qualcosa che io considero fondamentale in molti dei miei lavori. La coincidenza di percezioni contraddittorie, sincronismo di armonia e bellezza, che sono evidenti nei motivi e nella loro accumulazione, già a prima vista, insieme ad altri strati che invece svelano violenza, insicurezza ed oppressione. Molti di questi ultimi livelli diventano evidenti ad un secondo sguardo. In realtà, coinvolgendo l'osservatore nell'opera, sto cercando di mostrargli in che modo guardare le cose per osservarle meglio. Voglio costringerlo a guardare più attentamente. Come hai già fatto notare, in qualche modo, questa polarità e contraddizione di percezioni, o anche coincidenza di fenomeni opposti, è parte della condizione umana e sociale. Puoi vederne la manifestazione in Iran, ma non è limitata ad una sola società. Oppure, come hai già accennato, è una narrativa universale.

Mentre lavoravo alla collezione “Eyes”, che è uno dei miei lavori più recenti, ho avvertito una sensazione di forte crisi. Ci sono crisi che ci osservano e noi sembriamo esserne ossessionati attraverso l'ansia e l'incapacità di superarle. Ma ciò che può aver fatto emergere la collezione, più di tutto è il disagio emotivo e psicologico che sto attraversando; che sia determinato dalla continua e violenta oppressione in Iran, piuttosto che dal collasso sociale provocato dalle numerose guerre in Medio Oriente, o dai crescenti confronti con “l'altro” e il Fascismo in Europa, dove vivo e lavoro, o la spietata brutalità verso chi richiede asilo politico in varie parti del mondo.

Parastou Forouhar, RED IS MY NAME GREEN IS MY NAME III, 2015. Disegno digitale su Photo Rag, 80 x 80 cm. Per gentile concessione dell'artista.

OM: Politica, violenza, discriminazione, ineguaglianze e dolore sono i temi principali nel tuo lavoro che include “Eyes,” “Watermark” e “Red is my Name.” A volte sono chiaramente percepibili, ma in alcuni casi è richiesto uno sforzo maggiore per trovare il nesso fra i diversi simboli ed elementi. Cosa ti ha spinto a creare una tale armonia di simboli che si ripetono? 

PF: Every artist works with life experiences. A person’s emotions and channels of understanding are formed by experiences. I grew up in a family and among a group of people whose main concern in life was to fight for freedom and justice under the dictatorship of the second king in the Pahlavi Dynasty. My father and mother and many of the people around me spent part of their life as political prisoners. In my youth, I witnessed the Iranian revolution and the Iran-Iraq war, along with the brutal suppression of political opponents by the Iranian government, followed by migration and expulsion from my homeland… These situations in life shaped my human emotions and gave rise to my art. My artistic language and forms are based on ornaments and patterns which I gradually picked up over the years and tried to use to express my art. The ornamental structure allows me to present a mixture of visible and hidden meanings, to create beauty, balance and harmony with details that make you feel trapped in an organized turmoil and chaos. I try to create the potential for suspension between contradictory states that will emotionally and psychologically engage viewers and make them ask questions. From a technical standpoint, many of these sets of works are digitally created and printed with wide use of computer programs.

PF: Ogni artista lavora con esperienze di vita. Le emozioni di una persona e i suoi canali di comprensione sono formati dalle esperienze. Sono cresciuta in una famiglia e in un gruppo di persone la cui unica preoccupazione nella vita era lottare per la giustizia e la libertà, durante la dittatura del secondo sovrano della dinastia Pahlavi. Mio padre, mia madre e molti altri intorno a me hanno vissuto una parte della loro vita come prigionieri politici. Da giovane, sono stata testimone della rivoluzione iraniana e del conflitto fra Iran ed Iraq; ma anche della brutale oppressione politica del governo iraniano contro i suoi oppositori, seguita dall'emigrazione e dall'espulsione dalla mia terra natale… Queste situazioni di vita hanno modellato le mie emozioni come essere umano e fatto crescere la mia arte. Il mio linguaggio artistico e le mie forme sono basate su schemi ed ornamenti che ho scelto un po’ per volta ed usato, nel corso degli anni, per esprimere la mia arte. La struttura ornamentale mi permette di presentare una mescolanza di significati evidenti o invisibili per creare bellezza, equilibrio ed armonia, con dettagli che danno la sensazione di sentirsi intrappolati in un tumulto e un caos organizzati. Ho cercato di creare il potenziale per una sospensione fra stati contradditori che coinvolgano gli osservatori emotivamente e psicologicamente, invitandoli a porsi delle domande. Dal punto di vista tecnico, molti di questi gruppi di lavori sono creati digitalmente e stampati attraverso un largo uso di programmi informatici.

Parastou Forouhar, Written Room. Photo credit: Marc Domage. (Courtesy of the artists)

Parastou Forouhar, Written Room. Autore della foto: Marc Domage. Per gentile concessione dell'artista.

OM: Molti dei tuoi lavori sono spaziosi. Invece di essere incorniciati ed appesi alle pareti delle gallerie, prendono il posto di queste ultime, in maniera che l'osservatore avverta un'esperienza condivisa.

PF: You can generate a more complex and compact connection when an art form engulfs the audience, rather than just being in front of you. I see this aspect being in harmony with my work. These site-specific works take over and transform the space. As an emigrant, space has always been a challenging element. I think the desire to transform space is, to some extent, related to the experience of immigration and the struggle to open up your own space. I think you can see traces of these special works when I first started as an artist after finishing my studies in Germany in the mid-1990s. I think my first work that had this special feature was “The Written Room.” It was initially presented in 1999 and most recently I performed it a few months ago. It has been my most traveled work.

PF: Si può generare una connessione più compatta e variegata quando una forma artistica inghiotte il pubblico, invece di apparire semplicemente di fronte a te. Considero questo aspetto in armonia con il mio lavoro. Questo tipo di lavori sullo spazio sostituiscono e trasformano l'ambiente. Come emigrante, lo spazio è sempre stato un elemento di sfida. Penso che il desiderio di trasformare l'ambiente, in qualche modo è collegato all'esperienza dell'immigrazione e alla difficoltà di schiudere il proprio spazio personale. Credo che si può trovare una traccia di questi particolari lavori quando, dopo i miei studi in Germania, ho iniziato la mia carriera di artista, nella metà degli anni '90. Il mio primo lavoro ad avere una certa peculiarità è stato “The written room”. All'inizio fu presentato nel 1999 e più recentemente l'ho esposto alcuni mesi fa. È stata la mia opera più travagliata.

Four-part photographic work Friday

Parastou Forouhar, il lavoro fotografico in quattro parti Friday. Per gentile concessione dell'artista.

OM: I tuoi genitori sono stati assassinati in Iran dagli agenti segreti del regime, nel 1988. Da allora ti sei impegnata a cercare giustizia per trovare i responsabili di questi crimini politici ed hai tentato di mantenere viva la memoria dei tuoi genitori. Tutto ciò ha influenzato la tua attività artistica? 

PF: The political murder of my parents has undoubtedly burdened me with a heavy load that I will always carry. These kinds of tragedies stay with people. I have always tried to avoid being crushed by this tragedy and as a human being, to react in a socially responsible way. Throughout the years, I have stood by the relatives of other victims of political crimes in Iran in order to seek justice and develop a culture of remembrance. There is no doubt that I have become more political and the impact of it can be seen in my artwork. But at the same time, I have always tried to be mindful of the basic difference between politics and art, and avoided taking advantage of them in favorable or detrimental ways.

PF: L'omicidio politico dei miei genitori è stato senza dubbio un carico pesante da trascinare, che porterò con me per tutta la vita. È un tipo di tragedia che dimora nelle persone. Ho sempre provato ad evitare di farmi schiacciare da questo dramma e come essere umano, ho cercato di reagire in modo socialmente responsabile. Nel corso degli anni sono stata dalla parte dei parenti delle vittime di crimini politici in Iran per chiedere giustizia e sviluppare una cultura della memoria. Senza dubbio mi sono politicizzata e l'impatto di tutto ciò si riflette sulle mie opere. Allo stesso tempo ho sempre cercato di rimanere consapevole della differenza di base tra arte e politica, evitando di approfittarne in maniera favorevole o nociva.

Dariush e Parvaneh Forouhar furono brutalmente assassinati nella loro casa di famiglia a sud Tehran, il 22 novembre 1998. Dariush, 70 anni, è stato pugnalato 11 volte. Sua moglie, di 12 anni più giovane, 24 volte. Per gentile concessione dell'artista.

OM: Viaggi spesso fra Germania ed Iran, oltre che visitare altri paesi. Qual'è stato l'impatto sulla tua identità di questi tre decenni di vita, viaggi e cultura in Occidente?

PF: By now I have spent more than half of my life in Germany. This second half of my life has shaped my professional career to such an extent that when I think and speak about my art, I rely on German as my primary language. In Germany and other countries, I’m introduced as a German-Iranian artist. I see myself as an immigrant who belongs to different cultures. I am attracted to spaces that are in between. Given this background and life experience, my identity is a process that is affected by many things. It’s alive and fluid, as opposed to fixed or solid.

PF: Ormai ho passato più della metà della mia esistenza in Germania. Questa seconda parte della mia vita ha modellato la mia carriera professionale, al punto tale che quando parlo della mia arte, mi affido al tedesco come prima lingua. In Germania, così come in altri paesi, vengo presentata come artista tedesco iraniana. Mi considero un'immigrata che appartiene a diverse culture. Sono attratta dagli spazi di mezzo. Sullo sfondo di questa esperienza, la mia identità è influenzata da molti fattori. È viva e fluida, non fissa e solida.

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