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È stato arrestato Manzoor Pashteen, l'attivista che ha accusato l'esercito pakistano di violare i diritti umani

Manzoor Pashteen. Foto di Qurratulain Zaman, utilizzata su autorizzazione.

Manzoor Ahmad Pashteen [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione], il giovane attivista pakistano del Waziristan del Sud che ha accusato l'esercito nazionale di violazione dei diritti umani, è stato arrestato il 27 gennaio 2020 per ipotesi di complotto e sedizione.

Stando a una denuncia presentata contro di lui il 21 gennaio, Pashteen sarebbe accusato di aver utilizzato un linguaggio minaccioso e denigratorio verso lo Stato, in occasione di una manifestazione pubblica tenutasi il 18 gennaio.

Il codice penale pakistano prevede che alcune accuse di sedizione possano essere punibili con l'ergastolo.

Chi è Manzoor Pashteen?

Figlio di un insegnante di scuola primaria, il militante venticinquenne ha messo in luce la difficile situazione  del popolo Pashtun [it] (o Pathan), un gruppo etnico stanziato principalmente in Pakistan e Afghanistan.

Trenta milioni di Pashtun – ossia il 15% della popolazione pakistana – sono emarginati, e nei loro confronti prevale un sentimento di ostilità [it] in entrambi i suddetti paesi. Inoltre, nell'ultimo decennio, diversi membri del gruppo etnico sono stati vittime di vessazioni e rapimenti da parte dell'esercito pakistano.

Pashteen è a capo del Movimento per la difesa dei Pashtun (PTM). Il movimento, con sede nelle province del Khyber Pakhtunkhwa e di Balouchistan, è stato fondato dall'attivista nel 2014, con lo scopo di sostenere i diritti umani dell'etnia presa di mira dal governo. Negli ultimi anni, i militanti del PTM sono stati perseguitati dalla giustizia per aver difeso i loro diritti durante gli attacchi contro l'intera comunità.

A maggio 2019, per esempio, i deputati locali Mohsin Dawar e Ali Wazir sono stati arrestati con l'accusa che i loro sostenitori avrebbero attaccato un posto di controllo dell'esercito pakistano a Kharqamar, nel Waziristan del Nord. I due uomini attualmente sono in libertà su cauzione.

Inoltre, la copertura mediatica del PTM e delle sue azioni è stata soggetta a restrizioni. I canali nazionali televisivi, infatti, evitano di diffondere notizie sul movimento. A febbraio 2019, l'intervista di Pashteen per il New York Times, in cui il giovane chiedeva alle autorità di porre fine alle sparizioni e agli omicidi extragiudiziali dei Pashtun, è stata censurata su ordine dell'armata nazionale. L'edizione pakistana del New York Times ha ritirato l'articolo, e la colonna che avrebbe dovuti contenerlo è stata pubblicata vuota:

Benvenuti in Pakistan,
terra di censura.

A maggio 2018, Global Voices ha segnalato un blackout dei siti web dei media online che diffondevano informazioni sul movimento.

Mohsin Dawar, membro dell'Assemblea nazionale del Pakistan, nonché uno dei leader del Movimento per la difesa dei Pashtun, ha scritto su Twitter:

“Questi arresti non ci fermeranno”, ha dichiarato Dawar durante un'intervista telefonica per Global Voices. “È un segno di riconoscenza per le nostre rivendicazioni di giustizia, pace e uguaglianza.”

Repressione degli attivisti politici

I membri del Movimento per la difesa dei Pashtun hanno tenuto una conferenza stampa e organizzato una manifestazione politica, per tenere alta l'attenzione sulle sorti di Manzoor e delle altre nove persone arrestate con lui. Tuttavia, il 28 gennaio, Dawar e altri ventidue manifestanti pacifici sono stati trascinati in furgoni della polizia e arrestati. Dawar è stato liberato l'indomani, mentre gli altri sono stati spediti al carcere di Adiala in detenzione giudiziaria. In un primo report informativo (FIR) i militanti sono stati accusati di numerosi delitti presenti nel codice penale del Pakistan, in particolare “aggressione di funzionari”, “diffamazione dell'esercito”, e “intralcio alle attività dei funzionari”. La loro liberazione su cauzione è stata rifiutata.

La Commissione per i diritti umani del Pakistan (HRCP) ha rilasciato una dichiarazione:

There is no indication that the protestors resorted to violence at any point, although video footage shows several of them being manhandled by the police. HRCP believes that these actions were unconstitutional and have violated citizens’ right to freedom of expression and peaceful assembly. The arbitrary use of the charge of sedition under an archaic law to curb political dissent – that has in no way incited hatred or violence – indicates how little regard the state has for its citizens’ civil and political liberties.

Non vi è alcuna prova che i manifestanti abbiano fatto ricorso alla violenza, al contrario ci sono dei filmati che mostrano chiaramente che molti di loro sono stati brutalizzati dalla polizia. L'HRCP considera queste azioni anticostituzionali, oltre che una violazione dei diritti dei cittadini alla libertà di espressione e di manifestazione pacifica. Il ricorso arbitrario a delle accuse di sedizione in virtù di una legge arcaica destinata a frenare gli attivisti – che non hanno in nessun modo incitato all'odio o alla violenza – dimostra la poca considerazione del governo per le liberà civili e politiche dei suoi cittadini.

Il giornalista Fahad Desmukh ha scritto su Twitter:

1. Manzoor Pashteen ha denunciato i morti e i rapimenti extragiudiziali –> È stato arrestato

2. Ammar Rashid e altri ventidue attivisti hanno protestato a Islamabad contro l'arresto di Manzoor –> Sono stati arrestati

3. Mohsin Abdali ha protestato contro il loro arresto –> È sparito

Alcuni utenti dei social media hanno condiviso dei video che mostrano la polizia mentre trascina via delle donne militanti. L'attivista politica Tooba Syed ha twittato uno di questi:

In questo video Ismat Shahjahan e Nawfil Saleemi vengono trascinate con forza dalla polizia. Possiamo sentire Nawfil Saleemi affermare “Choorain mujhe yeh peaceful protest hai”. Ismat Shahjahan, attivista politica di lunga data, viene spinta a terra. Vergognoso.

Aasim Sajjad Akhtar, professore di Scienze Politiche, ha manifestato con un tweet il suo sostegno ai ventidue attivisti ancora in detenzione:

Reato?
1. Menti creative/critiche
2. Lotta per la difesa delle etnie, delle donne e delle minoranze religiose oppresse
3. Amici dei poveri
4. Contro la guerra, le distruzioni ambientali e l'economia a scopo lucrativo

La segretaria del Partito dei lavoratori Awami Maria H Malik ha aggiunto con un tweet:

La moglie di Ammar Rashid, Jaqueline Berumen, parla della politica di suo marito.
Il momento in cui Isa, la loro figlia, urla “Mio padre mi manca!” è così bello che mi spezza il cuore.

Vergogna al governo che tortura famiglie come queste!

Blocco e sospensione degli account Twitter

In qualità di movimento popolare poco strutturato, il PTM diffonde informazioni su di sé attraverso i social network. Tuttavia, gli attivisti denunciano “sospensioni” e “minacce legali” di Twitter.

La diffusa segnalazione degli account Twitter è una strategia dei filo-governativi per zittire i sostenitori del PTM, o tutti coloro che denunciano le violazioni dei diritti umani nel paese.

Ziyad Faisal, editor del Friday Times, ha detto su Twitter:

Twitter ha sospeso gli account di molti oppositori in Pakistan.
Finora due giornalisti di mia conoscenza e almeno un intellettuale.
I loro account sono stati bloccati per dodici ore.
Questo coincide con una repressione su scala nazionale delle libertà civili e delle menti critiche

Maria H. Malik ha lanciato un tweet per raccontare la propria esperienza:

Il mio account è stato bloccato per dodici ore a causa di “tweet discutibili”. Torno su Twitter e trovo altre storie di rapimenti e arresti. Dove sono tutti quelli che sono stati eletti per governare questo paese e occuparsi della sua gente? È una farsa?

Nel 2018, le autorità pakistane hanno minacciato di vietare Twitter, accusando la piattaforma social di non aver assecondato le loro richieste di blocco dei contenuti “offensivi”. Nel 2019, Twitter ha inviato avvisi a giornalisti e attivisti pakistani per i diritti umani, informandoli che i contenuti da loro pubblicati erano in contrasto con la legislazione pakistana.

Aggiornamento: lunedì 3 febbraio 2020, un tribunale pakistano ha rilasciato su cauzione i ventidue attivisti arrestati a Islamabad il 28 gennaio 2020, per aver manifestato contro l'arresto di Manzoor Pashteen. Il giudice ha anche convocato l'ispettore generale della polizia, in modo che egli spieghi sulla base di quali disposizioni legislative il reato di sedizione è menzionato nel primo report informativo. Pashteen, invece, è tenuto ancora in custodia dalla polizia e, come previsto, dovrà rispondere di un'accusa di sedizione.

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