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Femministe e sostenitrici dei diritti dei lavoratori in Messico hanno subito un'ondata di arresti e detenzioni

Susana Prieto, Claudia Hernandez e Kenia Hernandez. Montaggio eseguito da Global Voices, dalle foto di IM-Defensoras e foto prese dal víideo de Milenio.

L'emergenza sanitaria provocata dalla pandemia del COVID-19 non riduce le situazioni di pericolo e violenza che devono affrontare le attiviste, sostenitrici dei diritti umani e giornaliste messicane. Recentemente, in diversi luoghi del Paese sono avvenute aggressioni, minacce di morte, detenzioni e incarceramento sulla scia di una possibile causa di delitti contro di loro.

Susana Prieto Terrazas è un'avvocata che si dedica alla difesa dei diritti dei lavoratori nelle fabbriche della città di Matamoros, Tamaulipas, a nord del Messico, motivo per il quale ha partecipato alla creazione di un movimento in favore dei lavoratori chiamato Movimiento 20/32 [es, come i seguenti link, salvo diversa indicazione]. All'inizio del 2019 questo movimento ha fatto esplodere uno sciopero nel quale hanno partecipato migliaia di operai per chiedere un aumento salariale e migliori condizioni lavorative.

L'8 giugno 2020 è stata arrestata dalla polizia locale con l'accusa di “rivolta, minacce e aggressioni contro i funzionari pubblici”, l'imprigionamento è stato confermato dalle autorità giudiziarie dello Stato.Tuttavia, diverse organizzazioni in Messico, come sindacati e difensori dei diritti umani, hanno considerato che, questo fermo e successiva incarcerazione, convertano l'attivista in una prigioniera politica in quanto ripresa per esporre irregolarità e corruzione delle imprese multinazionali contro i loro stessi lavoratori. Attualmente Prieto Terrazas è ancora in carcere attendendo che si definisca la sua situazione legale.

Due giorni prima che Prieto Terrazas venga arrestata, il 6 giugno, è stata resa nota la detenzione di Kenia Hernández, attivista femminista che è stata fermata dalla polizia dello Stato del Messico (nel centro del Paese). È stata arrestata insieme a tre minori di anni diciotto che viaggiavano con lei nella sua macchina.

“Durante il fermo, Kenia e i tre compagni di viaggio sono stati fatti scendere dal veicolo nel quale trasportava la sostenitrice. Le hanno puntato le armi contro e i compagni sono stati  picchiati. Gli hanno sequestrato i loro oggetti personali e non sono stati informarti sul motivo della loro detenzione”, [la polizia] ha accusato il Colectivo Zapata Vive, al quale l'attivista appartiene. Anche Kenia Hernández è stata incarcerata, sebbene cinque giorni più tardi è uscita dal carcere per seguire il processo nei suoi confronti con provvedimenti  cautelari.

Nella sua dichiarazione, comunicata on-line, e già in libertà, Kenia ha dichiarato: “Non mi hanno nemmeno imputato il reato (…) Quando mi hanno arrestato dopo una manifestazione, non mi hanno dato nemmeno spiegazioni”.

Posizione sulla liberazione e situazione giuridica di#KeniaHernández

Un giorno prima, il 5 giugno, la sostenitrice Claudia Hernández è stata incarcerata dalla polizia locale di San Luís Potosí mentre partecipava a una manifestazione per protestare contro l'esecuzione extragiudiziale di Giovanni López, un giovane operaio che ha perso la vita dopo esser stato sottoposto dalla polizia che è stato fermato apparentemente per non avere con sé la mascherina mentre stava uscendo da casa sua.

Sulla base di un comunicato dell’ Iniziativa Mesoamericana delle Donne sostenitrici dei diritti umani, Claudia ha partecipato alla manifestazione per lo sviluppo del lavoro di osservazione e mediazione durante la manifestazione; dopo il suo arresto, insieme ad altre persone, è stata tenuta isolata dagli altri. Come Kenia Hernández, Claudia è stata liberata, ma vincolata in relazione a un procedimento con provvedimenti cautelari.

📢🚨🆘 #AlertaDefensoras MESSICO/ Detengono illegalmente, torturano e criminalizzano a San Luís Potosí l'attivista Claudia Hernández per partecipare alla protesta contro l'assassinio di Giovanni López

Per avere maggiori informazioni https://t.co/PWWsMw93mg

Oltre agli arresti e incarcerazioni, Consorcio Oaxaca, un'organizzazione femminista che promuove il rispetto e l'attuazione dei diritti umani delle donne e l'uguaglianza di genere, è stata un bersaglio di minacce.

Il 15 giugno, alle 8:40 del mattino circa, l'organizzazione ha trovato sull'uscio della porta dei suoi uffici una borsa nera con dei pezzi di carne, apparentemente una testa di animale con un messaggio misogino di minacce.

L’organizzazione ha ricordato che da quando hanno alimentato una campagna per chiedere giustizia per i femminicidi commessi nello stato di Oaxaca, sono avvenuti diversi episodi di intimidazione.

Per questo caso, la Commissione Interamericana dei Diritti Umani ha sollecitato il Messico a fare chiarezza sui fatti contro il Consorcio Oaxaca, e ad adottare i mezzi necessari per porteggere l'organizzazione da minacce specialmente nei confronti di Soledad Jarquín, giornalista e femminista che fa parte del Consorcio e inoltre, è madre di María del Sol, vittima di un femminicidio.

La #CIDH sollecita il #Messico a chiarire i fatti, considerando come prima ipotesi la propaganda realizzata da @consorciooaxaca e adottare i mezzi necessari per proteggere l'organizzazione dalle minacce specialmente nei confronti di Soledad Jarquín e la sua famiglia. #DDHH 3

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