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Con le nuove leggi anti migrazione, lo spazio della società civile in Ungheria continua a ridursi

Stickers with the label “An organization that supports immigration” (“Bevándorlást támogató szervezet,” in Hungarian) put on the door of Hungarian Helsinki Committee office in Budapest on 27 June 2018 by ruling party members. Photo by HHC, used with permission.

Adesivi “Un'organizzazione che sostiene l'immigrazione” (“Bevándorlást támogató szervezet”, in ungherese) posti sulla porta dell'ufficio del Comitato Helsinki ungherese a Budapest il 27 giugno 2018 dai membri del partito al governo. Foto di HHC, usata con autorizzazione.

Alcune nuove leggi di recente approvate dal parlamento ungherese che criminalizzano i gruppi che aiutano i migranti stanno affrontando delle aspre critiche.

L'ultima è la Commissione Europea per la Democrazia attraverso il Diritto (meglio conosciuta come Commissione di Venezia, poiché si riunisce a Venezia), che è l'organo consultivo del Consiglio d'Europa in materia costituzionale. Fornisce consulenza agli Stati membri, inclusa l'Ungheria, su come allineare le loro strutture legali agli standard europei di democrazia, diritti umani e Stato di diritto.

La Commissione ha stabilito che le leggi anti-migrazione “violano il diritto alla libertà di associazione e di espressione” e dovrebbero essere abrogate.

Inoltre, le nuove leggi creano un nuovo crimine chiamato “consentire l'immigrazione illegale” che potrebbe includere la fornitura di consulenza legale e informazioni sui diritti e le responsabilità dei migranti [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] e sanciscono a un anno di prigione come punizione.

Inoltre impongono una tassa del 25% sulle donazioni straniere alle ONG che sostengono la migrazione in Ungheria.

Come ha affermato Human Rights Watch, se il presidente ungherese firmasse i progetti di legge “a partire dal 1° luglio, i lavoratori dei diritti umani e i volontari della comunità potrebbero essere perseguiti e incarcerati fino a un anno per aver fornito servizi, consulenza o sostegno ai migranti.”

Il pacchetto legislativo è stato soprannominato “Stop Soros”, un riferimento al magnate degli affari ungherese-americano George Soros, la cui filantropia progressista lo ha reso bersaglio di teorie del complotto che lo dipingono come una mente malvagia intenta a distruggere l'Ungheria e il cristianesimo. (Nota dell'editor: Global Voices è un beneficiario di Open Society Foundations, parte della rete Soros.)

Un ambiente sempre più ostile per la società civile

L'atmosfera per il lavoro della società civile in Ungheria è diventata sempre più ostile negli ultimi anni e le leggi “Stop Soros” sono le ultime di una serie di riforme politiche in Ungheria volte ad aumentare il potere del governo a scapito delle organizzazioni non governative (ONG).

Il rapporto sui diritti umani del 2017 preparato dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha evidenziato che l'Ungheria aveva approvato in quell'anno una legislazione che richiedeva “alle ONG che ricevono oltre 7,2 milioni di fiorini (26.000 dollari) all'anno di finanziamenti dall'estero di registrarsi come organizzazioni finanziate dall'estero e di scriverlo sui propri siti web e pubblicazioni”, oltre ad altri obblighi di segnalazione.

Secondo le parole della Commissione Europea, quei nuovi requisiti stabiliti da questa legge sono “discriminatori e creano un onere amministrativo e reputazionale per queste organizzazioni”.

Secondo il rapporto sui diritti umani del dipartimento di stato, il “governo ha rescisso accordi di cooperazione di vecchia data con alcune ONG” nel corso del 2017, in particolare quelle coinvolte nel monitoraggio del lavoro relativo ai diritti umani, mentre il vicepresidente del partito al governo Fidesz Szilard Nemeth ha dichiarato che Le ONG sostenute da George Soros devono essere “eliminate”.

Ha anche osservato che “le ONG interessate dalla legislazione sono state frequenti bersagli di attacchi mediatici da parte di organi filogovernativi”, mentre i lavoratori delle ONG considerano la dichiarazione di Nemeth come incitamento alla violenza.

Oltre 180 ONG ungheresi hanno protestato contro la legge, ritenuta “stigmatizzante” perché “rappresenta una minaccia per il paese” e “mina la fiducia reciproca nella società e mette in discussione il diritto alla libertà di espressione”. L'impatto complessivo di queste azioni è “scoraggiare gli ungheresi dal creare le proprie ONG per sostenere i progetti della comunità locale” e soffocare il lavoro del settore civile in un modo simile alla Russia nel 2011 e nel 2012.

Secondo il parere della Commissione di Venezia sulla notizia delle leggi “Stop Soros”, “stabilire la responsabilità penale per chi aiuta intenzionalmente i migranti irregolari a eludere le regole sull'immigrazione non è di per sé contrario agli standard internazionali sui diritti umani”.

Tuttavia, ha affermato che “vanno ben oltre” perché il pacchetto legislativo che “criminalizza le attività organizzative che non sono direttamente collegate alla materializzazione della migrazione illegale” e “comporta un rischio di azione penale per individui e organizzazioni che forniscono assistenza legale ai migranti. “

Molti giornalisti e attivisti della società civile in Ungheria e in tutta Europa sono dello stesso parere, avvertono che le nuove leggi sembrano far parte di una strategia più ampia per minare e controllare la società civile e la sfera dei media. La giornalista americano-israeliano-ungherese Lili Bayer ha scritto su Twitter:

Ricordate: il governo ungherese prende di mira le ONG non per motivi di preoccupazione per la migrazione, ma perché l'Ungheria è piccola e sono solo poche ONG che lavorano sui diritti civili dei cittadini ungheresi: indagano sugli abusi della polizia, rappresentano i manifestanti in tribunale gratuitamente, ecc.

Paragone con l'Europa del XX secolo

Alcuni hanno tracciato parallelismi tra questi sviluppi in Ungheria e l'ingiustizia legalizzata dei regimi del XX secolo nell'Europa centrale e orientale. Ad esempio, lo scrittore e blogger serbo Igor Čobanović ha scritto su Twitter [hu]:

“L'Ungheria adotta una legge che criminalizza l'assistenza ai migranti”.

L'ultima legge del genere è stata imposta da Adolf Hitler dove vietava di offrire aiuto agli ebrei.

I sostenitori della politica anti-società e anti-immigrazione del governo ungherese hanno alimentato ulteriori confronti.

Il 12 giugno, i membri del Partito popolare democratico cristiano (KDNP) hanno messo adesivi agli ingressi degli edifici che ospitano organizzazioni non governative che lavorano con immigrati legali e rifugiati. Gli adesivi dicevano: “Un'organizzazione che sostiene l'immigrazione” (“Bevándorlást támogató szervezet”, in ungherese).

In un caso ampiamente pubblicizzato, questa campagna ha preso di mira gli uffici di una ONG chiamata Menedék, che aiuta a integrare i rifugiati che sono stati accettati dal governo ungherese. L'edificio è una casa a stella gialla, parte di una serie di residenze della seconda guerra mondiale dove vivevano 220.000 ebrei di Budapest, in seguito giustiziati da parte dei collaboratori nazisti nel 1944. Sia le case che i loro residenti furono obbligati a esporre la stella gialla, e dopo la guerra la maggior parte di loro furono designati con targhe commemorative o targhe di ottone con i nomi delle vittime dell'Olocausto che vivevano nell'edificio dato.

Un altro obiettivo di questa etichettatura è il Comitato Helsinki ungherese, che lavora per proteggere e promuovere i diritti umani. I suoi membri hanno twittato in diretta mentre Fidelitas (il ramo giovanile del partito Fidesz) ha pubblicato gli adesivi mentre teneva una conferenza stampa davanti al loro edificio il 27 giugno.

Stiamo ricevendo l'adesivo stigmatizzante anti-ONG proprio ora! Conferenza stampa dal vivo, in questo momento, di fronte al nostro edificio.

Sebbene il parere della Commissione di Venezia non sia direttamente vincolante, fornisce basi legali per altre azioni a livello nazionale ed europeo. Il 25 giugno, ad esempio, la commissione per la giustizia e gli affari interni del Parlamento europeo ha votato a larga maggioranza a favore dell’avvio del cosiddetto processo ex articolo 7 dell'Unione europea contro l'Ungheria, che alla fine potrebbe portare a sanzioni per il mancato rispetto dei valori fondamentali dell'UE .

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