chiudi

Aiuta Global Voices!

Per rimanere indipendente, libera e sostenibile, la nostra comunità ha bisogno dell'aiuto di amici e di lettori come te.

Fai una donazione

La mascolinità tossica del principe gangster della Georgia

Illustrazione: Mariam Nikuradze/OC Media

L'articolo è stato originariamente pubblicato su OC Media [en, come i link seguenti]. Una versione modificata è stata ripubblicata qui tramite un accordo di collaborazione.

Il 6 marzo, i cittadini della Georgia sono venuti a conoscenza di delicate conversazioni private tra Bera Ivanishvili, il figlio dell'uomo più ricco della Georgia e fondatore del partito Sogno Georgiano, e Irakli Garibashvili, il neoeletto Primo Ministro del paese. Pare che i due abbiano discusso in merito ad atti violenti commessi contro alcuni oppositori che avevano osato insultare Bera online.

La notizia arriva in un momento di crisi politica in Georgia a fronte dei risultati delle elezioni parlamentari dello scorso anno. Dopo che sono trapelate queste conversazioni, il partito di opposizione Lelo ha chiesto le dimissioni immediate di Garibashvili e Anzor Chubinidze, il capo dei Servizi Speciali di Protezione di Stato della Georgia, anch'egli implicato nelle registrazioni. I leader degli altri partiti di opposizione hanno seguito l'esempio, chiedendo la dimissione del neoeletto Primo Ministro.

Finora non ci sono state conseguenze legali per le presunte violenze o contro i suoi istigatori. Al contrario, l’emittente che ha pubblicato le registrazioni, TV Pirveli, è sotto attacco da parte del governo per la diffusione di presunte false informazioni. I membri del partito Sogno Georgiano ribadiscono che le registrazioni trapelate sono state manipolate. Le autorità stanno indagando solamente sull'autenticità dei nastri, ovvero sull'illegalità delle registrazioni e dell'atto di diffusione, non sul loro contenuto. Intanto, Bera Ivanishvili e Irakli Garibashvili l'hanno fatta franca.

Ma sono riusciti a scamparla davvero?

Il dibattito pubblico in seguito all'incidente ha provocato un'ondata di negatività nei confronti di Bera, anche sul suo social network preferito, TikTok. Di recente ha definito ciò come “l'evento peggiore” nella storia della piattaforma.

Questa negatività ha distrutto la sua fama di mito irraggiungibile, macchiato di presunta violenza nella vita reale.

Il principe gangster

In un'intervista con il canale televisivo filogovernativo Imedi, Bera ha riassunto il duro giudizio mosso contro di lui come l'opera di un tipo di uomo che “manca di amore per sua madre”. In risposta alla domanda sull'autenticità dei nastri, Bera ha dichiarato che non avrebbe voluto “nemmeno iniziare a discutere” riguardo all'autenticità delle conversazioni trapelate. “Oggi mantengo fermamente la stessa posizione e dirò in maniera diretta che se qualcuno insulta mia madre, se qualcuno tocca la mia famiglia, che è la cosa più sacra e preziosa per me, gli chiederò sicuramente una spiegazione oggi stesso. Mostratemi anche un solo georgiano che la pensi diversamente”, ha affermato Bera in un'intervista.

Un vero e proprio cliché non vedere le donne come individui ma come dispute territoriali.  Una “madre” esiste solo in relazione al proprio parente maschio, non come persona indipendente. L'offesa nei suoi confronti è quindi un problema solo perché rappresenta una minaccia per suo figlio/padre/fratello/marito. Perciò, l'amore della propria madre non è l'amore per la donna in quanto tale, ma piuttosto per l'onore di chi è legato a lei, e verso chi ha lo status di “vero uomo”.

Da questo punto di vista, punire qualcuno che insulta una madre significa limitare i danni rispetto all'onore di un uomo. La madre vera e propria rimane invisibile. Non la vediamo, non la sentiamo, non esiste al di fuori dell'orgoglio del proprio figlio.

Lo stereotipo è banale e sembra che per Bera abbia funzionato bene, ma sfortunatamente per lui, il suo tentativo di guadagnare un ‘contatto con la gente’ rivela solamente il suo incredibile status elitario.

In passato, Bera ha cercato di mostrarsi in maniera piuttosto naturale come artista hip-hop e uomo di famiglia che non vuole altro che condividere le sue numerose gioie con i suoi fan su TikTok.

Tutto ciò, ovviamente, omettendo il fatto di essere il figlio della persona più ricca e politicamente influente del paese. Non solo Bera ha partecipato alla scorsa campagna elettorale di suo padre, che al momento afferma di essersi “ritirato” dalla politica, ma lo ha anche paragonato ai “gloriosi re” del passato.

Se suo padre è un re, allora le azioni di Bera si adattano perfettamente al ruolo di principe viziato.

C'è una speranza?

Alla fine della sua intervista con Imedi, Bera ha parlato della grande ostilità che ha ricevuto su TikTok. Era molto popolare su questa piattaforma, con quasi cinque milioni di followers.

La ripercussione su TikTok è l'unico fatto che non imputa all'opposizione politica della Georgia, nello specifico il Movimento Nazionale Unito. Nel frattempo, sulla stessa piattaforma, è rimasto in silenzio, forse per paura di fomentare ancora più risentimento.

Quello che Bera sembra non capire è che le critiche online da parte degli “haters” sono parte naturale dell'ecosistema dei social media, e sono anche parte integrale della cultura delle celebrità che cerca attivamente attraverso la sua carriera musicale e i suoi video su TikTok.

A differenza del codice di difesa dell'onore maschile che lega re e mafiosi, per cui a qualsiasi sgarbo o insulto ci si deve prontamente vendicare, una celebrità di internet non solo deve tollerare la rabbia del pubblico, ma deve anche sostenersi grazie ad essa (come si suol dire “tutta la pubblicità è buona pubblicità”).

Ed è così che il bisogno di Bera di essere allo stesso tempo un sovrano e una celebrità è diventata una contraddizione fondamentale. Usando il suo attuale potere ereditato di semi-principe per compiere azioni di presunta violenza, ha inavvertitamente compromesso il suo potere digitale di celebrità.

La cosa peggiore per Bera è che continua a dimenticarsi che TikTok è molto più eterogeneo rispetto all'idea conservativa che si è fatto. Il linguaggio maschilista obsoleto in cui prevalgono onore e violenza non si trasmette così facilmente sul palcoscenico dove invece prevalgono “like” e “cuori”.

È anche vero che, dai commenti che Bera ha ricevuto su TikTok, i suoi followers si immedesimano con le sue presunte vittime in età scolare. Nonostante i social media possano scatenare violenza, in questo caso sembra che gli utenti stiano denunciando la violenza digitale che si propaga nel mondo reale, soprattutto con tale squilibrio di potere.

Dopo tutto, la violenza maschile può essere apprezzata solo dagli uomini di potere, mentre per tutti gli altri, è solo un sistema opprimente che potrebbe trasformare chiunque nella prossima vittima di uomini come Bera.

avvia la conversazione

login autori login »

linee-guida

  • tutti i commenti sono moderati. non inserire lo stesso commento più di una volta, altrimenti verrà interpretato come spam.
  • ricordiamoci di rispettare gli altri. commenti contenenti termini violenti, osceni o razzisti, o attacchi personali non verranno approvati.