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In Serbia i no-vax fanno la “danza macabra” medievale mentre i morti della pandemia aumentano

La Danza della morte di Ivan da Kastav [en, come tutti i link successivi salvo diversa indicazione] (replica dell'affresco del XVI secolo); Galleria nazionale della Slovenia, foto di dominio pubblico da Wikipedia.

Può sembrare strano vedere una folla di persone che festeggiano con una danza popolare in un paese con oltre 6000 morti dall'inizio della pandemia della COVID-19, soprattutto quando muoiono ogni giorno più di 30 concittadini. Eppure in Serbia accade così spesso che è nata un'espressione apposita per indicarla: la “kovid kolo” [it] o il “girotondo covid” [sr]:

Stanno di nuovo ballando il girotondo covid al monumento!

Uno dei problemi principali nella società serba dall'inizio della pandemia della COVID-19 è stato la mancanza di rispetto per le misure di prevenzione relative a feste e discoteche. La situazione si è ulteriormente aggravata con i balli popolari pubblici come scappatoia o forma di ribellione contro tali restrizioni.

Questo comportamento non è senza precedenti. Nella storia europea sono state infatti diverse le risposte irrazionali alle epidemie che hanno afflitto il continente negli ultimi duemila anni: dalla repressione di alcuni membri della società presi come capi espiatori e considerati “indesiderabili” alla caccia alle streghe, dal genocidio antisemita fino alla rottura del tessuto sociale e alla caduta degli imperi. Ad esempio, la pandemia della Peste nera [it] (dal 1346 al 1353) fu ritenuta la causa della disgregazione dell'Impero mongolo, nonché dell'indebolimento degli stati balcanici medievali, che divennero così una preda facile per gli ottomani.

Come riporta Giovanni Boccaccio [it] (1313–1375) nel Decameron [it], la raccolta di cento novelle ancora molto letta, gli abitanti di Firenze reagirono alla peste in modi diversi. Anche se non avevano idea dell'esistenza di batteri e virus, molti avevano intuito che l'infezione era diffusa dal contatto con le persone infette o con i corpi, e agivano di conseguenza. Avevano istituito il distanziamento sociale e la quarantena, chiudendosi in casa o fuggendo nelle campagne.

Tuttavia, il prologo del Decameron racconta anche diverse risposte all'epidemia:

…Others, inclining to the contrary opinion, maintained that to carouse and make merry and go about singing and frolicking and satisfy the appetite in everything possible and laugh and scoff at whatsoever befell was a very certain remedy for such an ill…

Altri, in contraria oppinion tratti, affermavano il bere assai e il godere e l’andar cantandoattorno e sollazzando e il sodisfare d’ogni cosa all’appetito che si potesse e di ciò che avveniva ridersi e beffarsi esser medicina certissima a tanto male

Questo comportamento può aver contribuito allo sviluppo di un genere artistico, nel quale le rappresentazioni della Danza macabra [it] o Danza della morte venivano usate come allegorie per l'universalità della morte: “A prescindere dalla situazione di vita, la Danza macabra ci unisce tutti”.

Molte chiese durate il tardo Medioevo sono state affrescate con la rappresentazione della danza della morte, in cui re e poveri, vescovi e bambini, uomini e donne sono tutti uniti a danzare in cerchio e mano nella mano con le rappresentazioni della Morte (di solito scheletri). Era un modo per ricordare che tutti sono mortali e dovrebbero sostenere la chiesa mentre si preparano per l'inevitabile aldilà.

La Danza degli spiriti di Oglala Lakota comprendeva danze in cerchio. Illustrazione dell'artista occidentale Frederic Remington, 1890. Foto di dominio pubblico da Wikipedia.

Un altro esempio storico della danza come “soluzione” a problemi opprimenti è la Danza degli spiriti del 1980 [it], che veniva praticata dai nativi nordamericani confinati nelle riserve dopo la conquista delle loro terre da parte degli Stati Uniti.

Coloro che praticavano la Danza degli spiriti credevano che danzare in cerchio li riconnettesse ai loro defunti, riportando così in vita quella che era la loro primaria fonte di cibo, il bisonte americano quasi estinto, che li rendesse invulnerabili e ristabilisse la libertà e la pace. Questo nuovo movimento religioso predicava la nonviolenza, ma le autorità lo consideravano sovversivo e pericoloso, così l'Esercito degli Stati Uniti lo soppresse con la Guerra della danza degli spiriti.

La danza come negazione della realtà contemporanea

Tornando alla Serbia moderna, il primo esempio della versione moderna della “kovid kolo” o del “Girotondo Covid” è stato riportato il 20 marzo di quest'anno, quando centinaia di persone si sono radunate in centro a Belgrado per danzare intorno ad un nuovo monumento al re medievale Stefan Nemanja [sr]. È stato annunciato come parte di una serie di proteste anti-lockdown in tutta Europa, tra cui si è verificata la violenta dimostrazione a Kassel, in Germania.

Il monumento è un simbolo del potere dello Stato serbo e delle sue tradizioni, ed è  stato inaugurato in presenza del Presidente serbo Aleksandar Vučić il 21 gennaio, generando molte polemiche.

In una colonna del 27 marzo sul quotidiano Danas, il giornalista Zoran Panović ha osservato [sr] che la polizia non ha solo tollerato l'evento di danza popolare, ma non è stata neanche in grado di identificare gli organizzatori, che si sono occupati della logistica utilizzando un potente impianto audio.

La registrazione della seconda parte della “kovid kolo” presenta una canzone popolare moderna, “Vakcina” [sr], una scenetta presumibilmente satirica di un gruppo musicale chiamato Goci Bend da Foča in Bosnia ed Erzegovina. La canzone ha oltre sei milioni di visualizzazioni su Youtube ed è stata presentata in alcuni programmi televisivi in Serbia.

Il 30 marzo è stato pubblicato il video di un gruppo di giovani, identificati come “studenti”, che danzano in cerchio a Belgrado. Questo ha causato indignazione da parte di alcuni media serbi e sui social network, ma anche supporto da parte dei no-vax.

Il quotidiano Blic riferisce [sr] che mentre Belgrado era il centro dell'infezione da virus in Serbia, “gli studenti danzavano in cerchio felici nella strettoia di un sottopassaggio, che viene frequentato da diverse decine di migliaia di abitanti di Belgrado, senza mascherine, senza distanziamento e cantando ad alta voce” [sr]:

Neće Gara da primi vakcinu,
ne veruje u svetsku medicinu,
neće Gara da primi vakcinu,
ona bocu prima na Sokocu.

Gara non si vaccinerà,
non crede nella medicina mondiale,
Gara non si vaccinerà,
preferisce una bottiglia [di alcool] a Sokolac [it].

Le posizioni dei no-vax sono forti tra gli studenti universitari serbi. Ad esempio, le autorità nella città di Kragujevac erano state informate che nessuno degli studenti era andato a vaccinarsi [sr] nell'ambulatorio universitario a marzo. D'altra parte, la polizia è dovuta intervenire nel campus dell'università di Belgrado [sr] per interrompere una festa all'aperto [sr] organizzata intorno alla proiezione di una partita di calcio.

Il 26 marzo, Dott. Miroslav Todorović ha pubblicato una risposta [sr] a questi eventi, che ha ricevuto molto consenso e che si rivolge ai suoi colleghi:

Dear colleagues medical doctors and other medical workers,

I want to express my support in your efforts to fight the coronavirus. I would sorely like to join you in that fight, but my advanced age of 87 prevents me in doing so.

I am appaled by what happenned on March 20 when under the slogan “Worldwide people's movement against COVID-19 dictatorship,” a group of citizens without protective masks gathered on Sava Square in front of the monument of Stefan Nemanja. They acted as if they didn't understand the seriousness of the epidemiological situation which places Serbia at the fifth place in the world by reason of the number of infected and deceased. And they partied with joy. They even danced a round dance around the monument to Nemanja.

None of the people present there took into consideration that their gathering created a new hotspot for the spread of coronavirus infections.

Dear colleagues, please don't allow such irresponsible and unconscientious people to shake your resolve to continue your noble and responsible jobs aimed at saving their lives. The “Covid round dance” is slap in the face of the medical profession, and it has been supported by the authorities, instead of showing support for the medical professionals.

I know full well, dear colleagues, how hard you work on your jobs. And how many sleepless days and nights have you spent by the bedsides of your patients. I know full well, because I also spent many sleepless days and nights as part of a team of physicians in charge of vaccination of people entering Belgrade, during the deadly smallpox outbreak in 1972.

You must not give up now, when you are our only hope and barrier protecting us from COVID-19.

I am proud of you, as you do honor to our profession!

Cari colleghi, dottori in medicina e altri lavoratori nell'ambito sanitario,

voglio esprimere il mio supporto per gli sforzi che state facendo nel combattere il coronavirus. Mi piacerebbe molto aiutarvi in questa battaglia, ma la mia età avanzata di 87 anni non me lo permette.

Sono inorridito da quello che è successo il 20 marzo, quando dei cittadini senza mascherine di protezione si sono riuniti in Piazza Sava, davanti al monumento di Stefan Nemanja, urlando lo slogan “Movimento popolare globale contro la dittatura COVID-19″. Si sono comportati come se non comprendessero la serietà della situazione epidemiologica, che fa posizionare la Serbia al quinto posto al mondo per numero di infettati e deceduti. E loro hanno festeggiato felici. Hanno anche fatto una danza in cerchio intorno al monumento a Nemanja.

Nessuno dei presenti ha preso in considerazione il fatto che l'assembramento creasse un centro di diffusione del coronavirus.

Cari colleghi, vi prego di non permettere a queste persone così irresponsabili e incoscienti di far vacillare la vostra determinazione a continuare un mestiere così nobile e responsabile, che ha lo scopo di salvare le loro vite. Il “girotondo covid” è uno schiaffo alla professione medica ed è stato favorito dalle autorità, che invece avrebbero dovuto mostrare supporto per i medici professionisti.

So benissimo, cari colleghi, quanto lavoriate duramente. E quanti giorni e notti insonni avete passato davanti ai letti dei vostri pazienti. Lo so benissimo, perché anch'io ho trascorso molti giorni e notti insonni come parte di un team di dottori responsabili per la vaccinazione delle persone in arrivo a Belgrado, durante la la mortale epidemia di vaiolo nel 1972.

Non dovete arrendervi adesso, quando siete la nostra unica speranza e barriera di protezione dal COVID-19.

Sono orgoglioso di voi, di come onorate la nostra professione!

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