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Con il ritiro di Naomi Osaka dagli Open di Francia e da Wimbledon, cresce l'attenzione per la salute mentale degli atleti

La tennista nippo-americana Naomi Osaka, vincitrice di quattro tornei del Grande Slam e campionessa indiscussa degli US Open e Australian Open, il 7 giugno 2021 ha annunciato il ritiro da Wimbledon [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione], il prestigioso torneo di tennis del Grande Slam. A maggio, Osaka si era ritirata dagli Open di Francia per occuparsi della sua salute mentale, ponendo al centro dell'attenzione mondiale le aspettative eccessive cui sono sottoposti gli atleti.

Il 27 maggio, Osaka ha postato un Tweet in cui dichiarava che non avrebbe tenuto nessuna conferenza stampa ai Roland Garros lamentando come la salute mentale degli atleti sia molto spesso ignorata.

Ciao a tutti,

Spero stiate tutti bene, vi scrivo per dirvi che non terrò nessuna conferenza stampa ai Roland Garros. Ho sempre avuto l'impressione che la gente non abbia alcun interesse per la salute mentale degli atleti e questo è confermato ogni volta che vedo una conferenza stampa o vi prendo parte. Ci vengono spesso poste domande che ci sono state già chieste altre volte o domande che seminano dubbi nelle nostre menti e non voglio espormi a gente che mi mette in dubbio. Ho visto, come molti di voi, sportivi crollare in sala stampa dopo una sconfitta. Credo che tutto questo non faccia che peggiorare la condizione personale di un atleta e non ne capisco il senso. Le conferenze non hanno niente a che vedere con il torneo e ci sono giornalisti che conosco da tanto tempo e con cui ho un buon rapporto amichevole. Tuttavia, se le organizzazioni posso affermare: “fai la conferenza oppure verrai multata” e continuare ad ignorare la salute mentale degli atleti che sono i protagonisti della collaborazione, mi viene proprio da ridere. Comunque, spero che la bella multa che mi sono presa per questa violazione vada ad un charity che si occupa di salute mentale.

Gli sponsor di Osaka hanno sostenuto la sua decisione di ritirarsi dal torneo, compresi Nike e Mastercard che l'hanno elogiata per la scelta di prendersi cura della propria salute. La rivista Forbes l'ha inserita tra le atlete più pagate del 2020.

La sua decisione ha messo in evidenza le pressioni cui sono sottoposti gli atleti e le conseguenze sulla loro salute mentale.

Le sfide per la salute mentale degli atleti

Il periodico sportivo Sports Illustrated, ha raccontanto i problemi di alcol e depressione della star del nuoto Michael Phelps, della sua pausa e del suo graduale ritorno all'attività agonistica nel 2015. Dopo aver vinto 22 medaglie in tre Olimpiadi consecuitve e nei principali tornei di nuoto, Phelps ha sofferto la pressione dei riflettori e dell'ansia da prestazione. Nel settembre 2014, è stato fermato dalla polizia perché guidava oltre i limiti di velocità, andava a 130 km orari in una zona il cui limite era di 70 km orari, e quindi arrestato per guida in stato di ebbrezza.

Secondo quanto riportato in un articolo di Sports Illustrated, Phelps è entrato in un centro di riabilitazione per la dipendenza da alcol. Dopo aver completato il percorso riabilitativo, si è preparato per partecipare alle Olimpiadi di Rio del 2016 chiudendo così la sua carriera con 28 medaglie olimpiche.

Un'altra atleta a parlare dei propri problemi mentali, è stata la mezzofondista britannica Kelly Holmes – una delle più decorate atlete britanniche. Nel 2019 la Holmes ha dato vita ad un podcast intitolato What Do I Do?: Mental Health and Me (Cosa devo fare? La salute mentale ed io) dove racconta la sua carriera sportiva, la convivenza con i problemi mentali e altre questioni che l'hanno tormentata come i disturbi ossessivi compulsivi, insonnia, dipendenza, dolore, depressione e ansia.

Holmes, nel corso della propria carriera, ha subìto svariati infortuni e malattie come la mononucleosi, la lesione di un polpaccio, una torsione ovarica e la lacerazione di un tendine di Achille, tanto per citarne alcuni. Nel 2003, durante i Campionati del Mondo di Atletica Leggera di Parigi, si infortunò nuovamente. In un'intervista al Guardian, parlò del suo stress e degli impulsi autolesionisti conseguenti a quell'infortunio.

“I thought: ‘Why me? I’m so committed, so dedicated, why the ***k me?’ I just looked in the mirror and hated myself. I wanted the floor to open up, I wanted to jump in that space, I wanted it to close and I didn’t want to go back out. I was in such a bad way. Then I started cutting myself.”

“Mi dicevo: ‘Perché io? Mi impegno e lavoro così tanto, perché proprio io?’ Mi guardavo allo specchio e mi odiavo. Volevo sprofondare, scomparire nel nulla senza poter tornare indietro. Ero così devastata che iniziai a procurarmi dei tagli.”

Queste esperienze – i bassi causati dagli infortuni e gli alti delle vittorie in competizioni di media distanza – l'hanno ispirata nella creazione del podcast dove spesso invita celebrità e personaggi pubblici al fine di dimostrare che “si possono attraversare delle difficoltà ma allo stesso tempo si può lavorare per raggiungere degli obiettivi. È bello pensare che questo può essere uno stimolo per gli altri.”

Gli effetti della COVID-19 sugli sport professionistici

La pandemia ha rafforzato la consapevolezza dell'importanza della salute mentale tra le celebrità dello sport.

L'ex campione britannico di box Ricky Hatton ha affrontato la questione delle sfide poste dall'essere un boxer e i problemi mentali che lo hanno afflitto dentro e fuori il ring.

Nel 2007, Hatton si preparò per l'incontro della vita con l'allora campione dei pesi welter Floyd Mayweather a Las Vegas. Di umili origini, proveniente dalle zone più emarginate di Manchester, la conquista della fama sembrava un sogno. Tuttavia, il successo subì una frenata quando perse il combattimento al decimo round, segnando l'inzio di un periodo cupo in cui perse due incontri importanti e sprofondò tra depressione, droghe e isolamento. In un'intervista del 2020 alla BBC, Hatton dichiarò:

“The pressure I found was in the ring and fighting and being able to provide for my family. I didn't struggle with being famous, but I struggled with being beaten…The bad things kept coming one after the other and that's what got the ball rolling with the depression.”

“La pressione sul ring veniva dall'importanza del combattere e dalla necessità di mantenere la mia famiglia. Il mio problema non era la fama, ma l'essere battuto… Le cose brutte continuavano ad arrivare una dopo l'altra ed è da questo che la depressione ebbe inizio”.

Con la pandemia, Hatton ha approfittato per tornare in forma sia fisicamente che psicologicamente, e ha fatto sua la missione di aiutare chi soffre di problemi mentali: “Avendoli vissuti in prima persona, sento il dovere di aiutare quelli che soffrono di problemi psicologici.”

Durante la pandemia ha offerto il supporto a chi ne aveva bisogno:

“[The lockdown] helped me in so many ways. So if you're at home and suffering with your thoughts, just go out for a walk or a run. Or do a workout in the garden and let out some endorphins.”

“[Il lockdown] mi ha aiutato in diversi modi. Sei costretto a stare in casa e non stai bene, allora approfitta ed esci per una passeggiata o una corsa. Oppure allenati in giardino e lascia che il tuo corpo liberi le endorfine.”

Alla luce della pandemia, diverse organizzazioni sportive, incluse la National Basketball Association (NBA) e la English Premier League (EPL), hanno adottato delle politiche di supporto e sostegno ai giocatori con problemi mentali.

Nel febbraio 2020, la Premier League la lanciato la campagna Heads Up sostenuta dal Duca di Cambridge, il Principe William. Lo scopo della campagna è quello di incoraggiare le discussioni sulla salute mentale nel calcio. Heads Up nasce da una collaborazione tra Heads Together e la Football Association (FA) che vogliono sfruttare la popolarità del calcio per divulgare una certa sensibilità nei confronti della salute mentale.

Dall'altra parte dell'oceano, negli Stati Uniti, il primo play off della NBA è coinciso con la prima settimana di Mental Health Awareness Month. La NBA ha lanciato una campagna della durata di un mese con lo slogan: “La tua salute mentale è importante quanto la tua salute fisica.” La campagna prevede attività online come podcast sulla salute mentale; un portale per i ragazzini; una docuserie sulla salute mentale firmata da Oprah Winfrey e il Principe Harry.

Mentre gli eventi sportivi stanno ricominciando, c'è grande attesa per le performance degli atleti. Dopo le iniziative intraprese dalla NBA e dalla EPL, è fondamentale che altre associazioni sportive si muovano nella stessa direzione per evitare altri casi come quello di Naomi Osaka. La NBA ha centrato pienamente la questione attraverso la campagna May Mental Awareness:

“We’ve heard the lessons since childhood: Brush your teeth before bed. Stretch before running. Don’t eat right before swimming. And yes, it’s important to keep tabs on how your body is running physically. But it’s just as important to be aware of how you’re doing mentally.”

“Sin da piccoli ci dicono cosa fare: lavati i denti prima di andare a letto, fai stretching prima di correre, non mangiare prima di una nuotata. Certo, è importante avere sotto controllo il benessere fisico del nostro corpo, ma è ugualmente importante avere consapevolezza del nostro stato mentale.”

Se da un parte la NBA e la EPL hanno intrapreso vaste, sebbene lente, misure per affrontare la salute mentale, preoccupante è la linea morbida adottata dalla NFL sulle conseguenze che hanno sui giocatori le ferite alla testa, le commozioni cerebrali, lo stress post partita e la depressione. L'ex quarteback Ryan Leaf ha criticato la NFL per aver ignorato i problemi di salute mentale degli ex giocatori.

La salute mentale ha ottenuto una certa attenzione e continua ad affliggere il mondo sportivo mentre i giocatori fanno i conti con le conseguenze dell'isolamento degli ultimi 18 mesi. Bisogna fare appello alle organizzazioni sportive che gestiscono sia sport individuali che di squadra al fine di trattare adeguatamente, e con una maggiore empatia, le questioni legate alla salute mentale.

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