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Un artista delle Prime Nazioni introduce i “futurismi indigeni” nelle sue opere in stile Woodland

Opera di Tassita Kennedy ripubblicata previo consenso.

L'arte in stile Woodland [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] può essere caratterizzata da figure colorate, linee nere scure e, come la descrive uno studio d'arte della British Columbia, da “arte nativa che fonde leggende e miti tradizionali con mezzi contemporanei”. È uno stile che l'artista 19enne Tsista Kennedy, delle Nazioni Anishnaabe e Onyota'aka di Londra, Ontario, Canada, ha abbracciato, distinguendosi particolarmente incorporando il tradizionale e il moderno. Il lavoro di Kennedy lo potete trovare nei murales in centri sanitari locali, in gallerie e come marchio visivo per la Indigenous Friends Association, un'impresa sociale che si concentra su come la tecnologia può sostenere le comunità indigene.

Questo genere d'arte è spesso accreditato a Norval Morrisseau, un artista della Prima Nazione Ojibwe dell'Ontario settentrionale, poiché risulta essere stato sviluppato proprio da lui verso la metà del 20° secolo. Tuttavia, molti artisti lasciano il proprio segno o danno una propria interpretazione di questo stile. Kennedy afferma l'importanza che ha avuto l'arte nella sua vita: “Le mie opere d'arte sono un riflesso della mia prospettiva di giovane uomo e padre indigeno che naviga in ambienti e modi di vita coloniali e tradizionali”. Questa è una storia che racconta in un file audio caricato su YouTube dal titolo “crescere come un ragazzo indigeno con i capelli lunghi“.

In un'intervista via e-mail con Rising Voices, Kennedy condivide il proprio approccio alla sua arte.

Rising Voices (RV): Puoi spiegarci la tua strategia nell'incorporare elementi di media digitali e tecnologia nelle tue opere d'arte? Qual è il messaggio che cerchi di condividere combinando questi elementi? 

Tsista Kennedy (TK): My approaches for incorporating elements of digital media and technology into my artwork did not exist until I’d been hired by the Indigenous Friends Association. Prior to joining the amazing team behind IFA as an illustrator, my artwork was quite limited to utilizing in-the-moment sources of inspiration and involved little to no concepts of “indigenous futurisms.”

As I grew to understand the mission and vision of the Indigenous Friends Association and was able to apply them both to my own perspective as an artist, my illustrations for them grew to be a more natural feeling and genuine. ‘Inspire and support the imagination of Indigenous communities to create and maintain their digital technology to further their autonomy.’ When I was able to apply this mission to my own life, and the future I want for my children, grandchildren, and so on, it felt as though a switch had gone off in my thoughts.

No longer did I limit myself to this binary creative process of creating artwork. It wasn’t simply portraying events of the past, or events in the moment; I was given a key that had unlocked the door to exploring futuristic indigenous concepts within my own mind, and more imaginative concepts as a whole. Because of this newly found gateway to let in ideas from a futuristic concept, incorporating digital media and technological elements simply came as easy as applying my past concepts of traditionalisms and modernisms. The ease of doing this was simply a matter of becoming familiar with the concept.

Tsista Kennedy (TK): la strategia incorporare elementi di media digitali e tecnologia nel mio lavoro artistico non esistevano fino a quando non sono stato assunta dallo Indigenous Friends Association. Prima di unirmi all'incredibile team che sta dietro l'IFA come illustratore, il mio lavoro artistico si limitava a utilizzare fonti di ispirazione  giornaliere e implicava poco o niente i concetti di “futurismo indigeno”.

Man mano che ho capito la missione e la visione della Indigenous Friends Association e sono stato in grado di applicarle entrambe alla mia prospettiva di artista, le mie illustrazioni per loro sono diventate più naturali e genuine. Ispirare e sostenere l'immaginazione delle comunità indigene per creare e mantenere la loro tecnologia digitale per promuovere la loro autonomia”. Quando ho potuto applicare questa missione alla mia vita e al futuro che voglio per i miei figli, nipoti e così via, è stato come se un interruttore si fosse spento nei miei pensieri.

Non mi limitavo più a questo processo creativo binario di creare opere d'arte. Non si trattava semplicemente di ritrarre eventi del passato, o eventi del momento; mi era stata data una chiave che aveva sbloccato la porta per esplorare concetti indigeni futuristici nella mia mente e concetti più fantasiosi nel loro insieme. A causa di questa nuova porta trovata per far entrare idee concettualmente futuristiche, incorporare media digitali ed elementi tecnologici è stato semplicemente facile come applicare i miei concetti passati di tradizionalismi e modernismi. Una volta familiarizzato con questo concetto, realizzare queste opere era molto semplice.

RV: Qual è il tuo consiglio per tutte quelle persone che vorrebbero scoprire come l'immaginario e l'arte indigena tradizionale possono essere uniti alle tecnologie digitali e a internet?

TK: When I was struggling to mesh traditional indigenous imagery with digital and technological concepts, my supervisor within the IFA had given me some powerful words to help me. ‘It can be as simple as realizing that there are indigenous people in the future,’ is what she’d told me. When our ancestors were met with the threat of genocide from the colonizers, they thought of indigenous people in the future; safeguarding our ceremonies, traditional knowledge, languages, and sacred items. We are those indigenous people in the future, and because of them we can have all of those things with us today.

My advice to anyone else who may struggle initially in exploring this concept of ‘indigenous futurisms,’ or more specifically combining indigenous imagery with digital technologies, would be to ask yourself this question:

“What are you doing today that will change the lives of your great grandchildren for the better?”

Growing up as a native in the city, I didn’t have my culture around me all the time as spiritual nourishment. When I was exposed to my culture, there was no gradient between my life navigating colonial education and sitting in a lodge during ceremonies. I was either in a public school preoccupied with classwork, or in a ceremonial setting receiving teachings and living in the moment. I feel as though these circumstances conditioned me to never think about combining digital technologies with our culture or communal advancement/healing without the help of the IFA.

TK: Quando mi stavo sforzando per collegare l'immaginario indigeno tradizionale con i concetti digitali e tecnologici, il mio supervisore all'IFA mi aveva detto alcune parole potenti per aiutarmi. “Può essere semplice come rendersi conto del fatto che gli indigeni saranno presenti anche nel futuro”. Questo è quello che mi aveva detto. Quando i nostri antenati sono stati minacciati di genocidio dai colonizzatori, hanno pensato agli indigeni del futuro, salvaguardando le nostre cerimonie, le conoscenze tradizionali, le lingue e gli oggetti sacri. Noi siamo quei popoli indigeni “del futuro” ed è grazie a loro che ancora possiamo avere tutte queste cose con noi oggi.

Il mio consiglio a chiunque altro possa avere delle difficoltà iniziali nell'esplorare questo concetto di “futurismo indigeno”, o più specificamente nel combinare le immagini indigene con le tecnologie digitali, sarebbe quello di porsi questa domanda:

“Cosa stai facendo oggi che cambierà in meglio la vita dei tuoi pronipoti?”

Crescendo come indigeno in città, non sono stato costantemente circondato dalla mia cultura come nutrimento spirituale. Quando sono stato esposto alla mia cultura, non c'era un gradiente tra la mia vita che navigava nell'educazione coloniale e il sedersi in una loggia durante le cerimonie. O ero in una scuola pubblica preoccupata per i compiti in classe, o in un ambiente cerimoniale a ricevere insegnamenti e a vivere il momento. Sento che queste circostanze mi hanno condizionato a non pensare mai alla combinazione delle tecnologie digitali con la nostra cultura o al progresso comunitario ma, grazie all'aiuto dell'IFA, è accaduto

RV: Qual è stato l'impatto o la ricezione di alcune delle tue opere d'arte che incorporano immagini riguardanti la tecnologia o delle opere che mostrano la cultura popolare come il Baby Yoda/Mandaloriano?  

TK: My artwork showcasing popular culture through a woodland-style aesthetic typically receives quite a bit of appreciation from other indigenous people. My woodland Baby Yoda in a cradleboard with the Mandalorian gained a huge amount of popularity, seemingly overnight. My woodland style ‘Bepsi‘ artwork that I created earlier this year sparked the same type of reaction.

One observation that has always remained constant throughout the past two years of my artistic career is that we as indigenous people love to see the world around us indigenized; it nourishes us with a sense of hope and belonging. It reminds us as indigenous people that we are still here, and we always will be.

My gift of creating artwork serves as a visual megaphone to the world, and through it I am able to take familiarized non-indigenous concepts and make them indigenous. I hope that in doing so I am inspiring indigenous youth to do the same through discovering, exploring, and utilizing their own gifts in a creative and thought-provoking way.

TK: Le mie opere d'arte che mostrano la cultura popolare attraverso un'estetica in stile Woodland ricevono tipicamente un bel po’ di apprezzamento da altri indigeni. Il mio Baby Yoda Woodland in una culla con il Mandaloriano ha guadagnato uan grande popolarità, apparentemente da un giorno all'altro. La mia opera d'arte ‘Bepsi’ in stile Woodland che ho creato all'inizio di quest'anno ha scatenato lo stesso tipo di reazione.

Un'osservazione che è sempre rimasta costante negli ultimi due anni della mia carriera artistica è che noi come indigeni amiamo vedere il mondo intorno a noi indigenizzato; ci nutre con un senso di speranza e di appartenenza. Ci ricorda, come popolo indigeno, che siamo ancora qui e che lo saremo sempre.

Il mio dono di creare opere d'arte serve come un megafono visivo per il mondo e attraverso di esso sono in grado di prendere concetti familiari non indigeni e renderli indigeni. Spero che così facendo io riesca ad ispirare altri giovani indigeni a fare lo stesso attraverso la scoperta, l'esplorazione e l'utilizzo dei loro doni in modo creativo e stimolante.

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