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Dai vaccini al doxing: il potere di Nicki Minaj sui social media

Nicki Minaj interpreta un medley di ‘Majesty’, ‘Barbie Dreams’, ‘Ganja Burn’ y ‘FeFe’ agli MTV Video Music Awards 2018 nella città di New York, Stati Uniti, il 21 agosto 2018. Screenshot di MTV International su Wikimedia Commons (CC BY 3.0).

La polemica sul vaccino di Nicki Minaj [en, come i link seguenti], riportata sui social media di tutto il mondo, e alla quale hanno risposto personaggi come il dottore Anthony Fauci, direttore dell'Istituto nazionale di allergie e malattie infettive degli Stati Uniti, il Primo ministro britannico Boris Johnson e il ministro della Salute di Trinidad e Tobago Terrence Deyalsingh, ha preso una piega inaspettata.

La reporter locale Sharlene Rampersad ha contattato i familiari di Minaj, che vivono a Trinidad, affinché le concedessero un'intervista, richiesta che apparentemente è stata rifiutata. Il 17 settembre, a quanto pare, Minaj ha utilizzato il suo account Instagram per diffondere il numero di telefono di Rampersad – scelta ironica della piattaforma, considerando che, di recente, Nicki aveva affermato che “non è cosi facile (per i trinidadiani) accedere a Instagram”. In pochi minuti, dopo le minacce ricevute dai “Barbz” (ovvero gli appartenenti al fan club di Nicki Minaj), la giornalista ha dovuto rifiutare centinaia di chiamate telefoniche.

CNN, stai per scoprire quanto sono protettivi i Barbz nei confronti di Nicki Minaj e della sua famiglia, non siete pronti.

I post al riguardo sembrano essere stati eliminati, ma gli utenti dei social media locali non hanno perso tempo a segnalare le storie Instagram di Minaj e ad esortare la reporter, anche se in modo comico, a ricorrere a vie legali. Nel frattempo, Rampersad ha eliminato temporaneamente il suo account Twitter.

Quello che sembra aver prrovocato Minaj è stato il modus operandi della giornalista. La piattaforma di notizie regionali, Loop, ha riferito che Rampersad ha richiesto un'intervista alla famiglia di Nicki tramite messaggio di testo. A quanto si dice, Rampersad ha riferito che la rete televisiva statunitense di notizie (CNN) si trovava a Trinidad per seguire la vicenda -affermazione che Global Voices non ha potuto verificare- e che questa, se fosse riuscita ad ottenere l'intervista, avrebbe comunque rivelato le informazioni personali della famiglia, mentre lei no.

Minaj avrebbe publicato degli screenshot di questi messaggi sul suo account Instagram e definito la reporter “una sporca sgualdrina”; Rampersad ha risposto che avrebbe portato Minaj in tribunale.

Nicki Minaj dice che la sua familgia di Trinidad è stata molestata e minacciata dai giornalisti.

Il doxing, o la divulgazione di informazioni altrui personali, come il numero di telefono o indirizzi  (di solito online), è considerato un reato per la legge sul cyberbullismo di Trinidad e Tobago, dato che “può provocare danni fisici reali” e pregiudizi irreparabili alla reputazione e alla sopravvivenza delle vittime. Negli USA, dove vive Minaj, la legge federale contro il doxing si applica solo a determinate categorie di persone.

Il quotidiano “The Guardian”, per cui lavora Rampersad, ha prontamente rilasciato una dichiarazione, che la pagina locale di Facebook Newsauce ha considerato “piuttosto debole”:

Sharlene Rampersad was following up on a legit story, and shouldn't have to face attacks…but blackmailing a potential source is poor form.

Sharlene Rampersad stava seguendo una storia in maniera legittima e non dovrebbe subire questi attacchi…ma ricattare una potenziale fonte è un pessimo modo di agire.

Ma il comunicato dell'azienda non ha fatto riferimento alle tattiche dei giornalisti, come denunciato in questo tweet:

Perché non denunciate anche la minaccia di doxing da parte della vostra reporter verso i privati cittadini, le loro fidanzate e qualsiasi altra persona che conoscono? Sembra che Nicky Minaj abbia le prove che dimostrano che la vostra reporter è colpevole.

Aaron Williams, giornalista di musica hip-hop per il sito web di cultura popolare, ha preso parte alla discussione:

[This] reporter crosses a line by intimating that a competing outlet, CNN, is also pursuing an interview. The texter suggests that CNN would reveal personal information about the cousin — something against the journalistic integrity policy of any legitimate news outlet — and assuring that the Guardian would not. Aside from being the dirtiest of dirty pool, this sort of thing isn’t common practice at most outlets and is actually against the law in many jurisdictions. […]

While Nicki certainly has a right to be upset at the unsolicited contact, there’s 1. no proof that the texter actually is this person, and 2. absolutely no call to violate a person’s privacy to her 157 million Instagram followers, many of whom have previously shown a penchant for cyberbullying people […] However, if the person who reached out to her relations really is the named reporter, then shame on her as well for violating so many tenets of journalistic integrity in the pursuit of a quote. She should, however, be reprimanded by her employer, not terrorized by online vigilantes at the behest of an angry musician — especially not one distracting from the serious work being done to combat the spread of a deadly pandemic.

[Questa] reporter supera il limite insinuando che un canale concorrente, la CNN, stesse cercando di ottenere un'intervista. L'autrice riferisce che la CNN volesse rivelare alcune informazioni personali riguardo il cugino (qualcosa, quindi, che va contro la politica di integrità giornalistica di qualsiasi media legittimo), mentre assicura che “The Guardian” non lo farebbe. A parte essere il più basso dei colpi bassi, queste cose non sono pratiche comuni nella maggior parte dei media e vanno contro le leggi di molte giurisdizioni. […]

Anche se Nicki ha diritto ad essere turbata per il contatto non richiesto, 1. non ci sono prove che il mittente dei messaggi sia realmente questa persona, 2. non ha alcun diritto a violare la privacy di qualcuno con i suoi 157 milioni di followers su Instagram, molti dei quali hanno già dimostrato in passato una propensione verso il cyberbullismo […] Tuttavia, se la persona che si è messa in contatto con i suoi parenti è davvero questa giornalista, allora si deve vergognare di aver violato tanti principi di integrità giornalistica, in cerca di uno scoop. In ogni caso, dovrebbe essere il suo capo a rimproverarla, non dei giustizieri della rete, che la terrorizzano per conto di una cantante arrabbiata, specialmente se  distoglie l'attenzione dal duro lavoro che si sta realizzando per combattere la propagazione di una pandemia mortale.

Global Voices ha avuto una conversazione telefonica con la dottoressa Sheila Rampersad (nessuna relazione con Sharlene Rampersad), presidente uscente della Media Association of Trinidad & Tobago (MATT), che ha definito la dichiarazione del “The Guardian” un “intervento apprezzato”:

Nicki Minaj’s celebrity gangsterism towards […] Sharlene Rampersad, is textbook cyberbullying and intimidation of a free press in a young democracy. While Ms Minaj may be justified in calling for scrutiny of the journalist’s methods—that is, stoking the fears of an ordinary citizen caught, through no action of his own, in the maelstrom of an international story—the rapper’s doxxing and cussing are extreme reactions that should concern those closest to her.

Sensational as this story may be, it is but a global amplification of the relentless intimidation of [Trinidad and Tobago] journalists that has become routine. There is hardly a journalist or newsroom in T&T that has not been the subject of profuse cyberbullying, physical assault, ridicule, mockery, threats, police action, intimidation or trolling. The silence of institutions and the public has fuelled this danger, despite calls from MATT since 2015 for increased protection of journalists.

il gangsterismo di Nicki Minaj nei confronti di […] Sharlene Rampersad è un atto di cyberbullismo da manuale e un'intimidazione alla libertà di stampa, in una giovane democrazia. Nonostante si possa giustificare il fatto che la signorina Minaj vuole che vengano esaminati i metodi utilizzati dalla giornalista – alimentando, quindi, le paure di una comune cittadina finita nel vortice di una notizia internazionale, senza iniziativa propria -, il doxing e gli insulti della rapper rimangono comunque reazioni estreme che dovrebbero far preoccupare chi le sta vicino.

Per quanto sia sensazionale questa storia, non è altro che un'amplificazione globale delle implacabili intimidazioni verso i reporter trinidadiani, che sono ormai diventate una routine. Quasi tutti i giornalisti o addetti stampa hanno subito gravi attacchi di cyberbullismo, aggressioni fisiche, derisioni, minacce, azioni di polizia, intimidazioni o trolling. Il silenzio delle istituzioni e del pubblico ha fomentato questo pericolo, nonostante, dal 2015, il MATT stia lanciando appelli per aumentare la protezione dei giornalisti.

Tuttavia, in una dichiarazione inviata via WhatsApp, la dottoressa Ramperasd ha affermato che, sotto la superfice della discussione, è radicato un problema più profondo:

If one good can be realised from Ms Minaj’s meltdown, it is the international focus created by the rapper on questions about control of information, restrictions on free speech, and scrutiny of the mainstream media’s coverage of the Covid-19 pandemic.

Ms Minaj’s original post resonates with anxieties of people around world who feel they are not being told the whole story about either virus or vaccine and who see the media as complicit in manipulating information. Public distrust is answered by mandates and other impositions, further alienating populations and generating greater distrust. The contribution of Independent Senator Anthony Viera in the Senate last Friday on Ivermectin makes the point in his question: ‘Why is information being distorted, suppressed and dismissed?’

This ugly episode touches many important issues in contemporary journalism, among them the role of journalists themselves in serving the public with diverse facts and perspectives.

Se si può trovare un lato positivo in questa crisi di nervi di Minaj, è il focus internazionale che si è creato sulla questione del controllo di informazioni, dei limiti alla libertà di espressione e del controllo della copertura mediatica riguardante la pandemia di COVID-19.

Il post originale di Minaj si ripercuote sulle inquietudini di persone in tutto il mondo che credono che non sia stata raccontata tutta la verità sul virus o sul vaccino e che vedono i media come complici della manipolazione           d’ informazione. La sfiducia pubblica viene gestita con mandati e altre imposizioni che, però, non fanno altro che allontanare ancora di più il popolo e generare maggiore sfiducia. L'intervento sull'ivermectina del senatore indipendente, Anthony Viera, tenutosi al Senato lo scorso 17 settembre, ha focalizzato l'attenzione sulla domanda: “Perché l'informazione viene distorta, soppressa e respinta?”.

Questo brutto episodio tocca molte questioni del giornalismo contemporaneo, tra cui il ruolo del giornalista nel fornire al pubblico fatti e prospettive diverse.

Nonostante le tattiche discutibili della giornalista, la maggior parte degli internauti è d'accordo con il detto “due torti non fanno una ragione”:

Nicki Minaj, adesso puoi capire perché alla maggior parte della popolazione non sei mai piaciuta. Come puoi passare così facilmente da reclamare sempre una nazione come casa tua a dare spettacolo (senza scusanti), commettendo doxing e ridicolizzando un'altra donna? (Le stesse donne che, fino a qualche giorno fa, dicevi che dovevamo proteggere).

Dall'altra parte, i sostenitori di Minaj continuano ad essere schietti:

Buona sera. Questo account sostiene il doxing di Nicki Minaj verso i giornalisti che stanno molestando e minacciando la sua famiglia.

Sfortunatamente, dovrò ricorrere a vie legali, avendo subito minacce e doxing da gente come Nicki Minaj, a causa della sua incapacità di comprendere correttamente.
—————-
1. Nicki non ti ha minacciata 2. Il doxing non è illegale. Tu hai letteralmente detto a Nicki che avresti trovato la sua famiglia e l'avresti tormentata per ottenere un'intervista.

Sfortunatamente, dovrò ricorrere a vie legali, avendo subito minacce e doxing da gente come Nicki Minaj, a causa della sua incapacità di comprendere correttamente.
1. Buona fortuna 😹 Sicuramente il giudice sarà molto comprensivo verso un giornalista che ha cercato di usare la coercizione su un cittadino privato. Hai letteralmente detto alla sua famiglia che la CNN avrebbe commesso doxing su tutti loro e che, quindi, avrebbe dovuto darti le informazioni di sua spontanea volontà.

1. 18683259542 Sharlene, stronza, rispondi al telefono
2. Sharlene Rampersad, STRONZA, HAI I GIORNI CONTANTI, BRUTTA STRONZA
3. Minacciare la mia famiglia a Trinidad non promette bene per te 😉
4. Stanno costringendo la mia famiglia a nascondersi. Questo è quello che succede quando dici la verità. Milioni di povere persone vengono trattate così da persone che voi definite “i buoni”. Questo è inconcepibile
————-
Danno la caccia a Nicki Minaj per aver detto la verità, lei contrattacca facendo doxing ai media.
🔥

Un utene di Twitter non ha potuto non far notare l'incongruenza di tutta la questione:

Il fatto che Nicki Minaj abbia commesso doxing verso una reporter di Trinidad, perché dice che i media stanno costringendo la sua famiglia a nascondersi, fa ridere. Tu stessa sei stata citata in giudizio per aver molestato, intimidito e cercato di corrompere la vittima di abuso di tuo marito, costringendo LEI a nascondersi. L'ironia di tutto ciò.

Nel frattempo, la guerra sui social media continua.

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