chiudi

Aiuta Global Voices!

Per rimanere indipendente, libera e sostenibile, la nostra comunità ha bisogno dell'aiuto di amici e di lettori come te.

Fai una donazione

I sostenitori chiedono libertà per l'attivista egiziano Alaa Abd El Fattah

Alaa Abd El Fattah, foto di Nariman El-Mofty, usata con permesso.

La vita del blogger e attivista egiziano Alaa Abd El Fattah [it] è in pericolo. L'uomo di 39 anni è stato incarcerato nel 2019 con l'accusa di diffusione di false notizie, ma, a causa dei limiti della legge egiziana, non è ancora stato processato.

In una recente udienza riguardante il caso, il suo avvocato ha parlato di un declino della salute mentale di Abd El Fattah e ha citato una sua frase: “Non ce la faccio più.”

Un sostenitore dichiarato delle tecnologie aperte che permettono a tutti di esprimersi liberamente, e una voce di spicco durante le rivolte arabe nel 2011, Abd El Fattah, è stato incarcerato o indagato da ogni capo di stato egiziano a cui ha reso servizio nel corso della sua vita. Nel 2006, è stato arrestato [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] per aver preso parte ad una protesta pacifica. Nel 2011, ha trascorso due mesi in prigione, e ha perso il compleanno di suo figlio, Khaled. Nel 2013, è stato arrestato e sottoposto a fermo per 115 giorni senza processo, prima di scontare una pena di cinque anni, e poi costretto a un ulteriore fase probatoria di cinque anni, in cui ha dovuto passare tutte le notti nella stazione di polizia locale.

Diversi mesi dopo la fase probatoria, è stato arrestato nuovamente con l'accusa di diffusione di false notizie e di essersi unito a un'organizzazione terroristica. Da allora è rinchiuso in un'ala di massima sicurezza della prigione di Tora, ma non ha avuto alcun processo. Nell’ aprile del 2020, ha intrapreso uno sciopero della fame andato avanti per tre settimane. Il 29 settembre 2021, il suo periodo di detenzione preventiva ha superato il limite massimo previsto dal codice penale egiziano. Eppure rimane in prigione.

Fatta eccezione per un breve periodo durante il suo sciopero della fame, Abd El Fattah, non ha avuto accesso a materiali di lettura e non gli è stato permesso di passare del tempo fuori dalla sua cella per respirare aria fresca o fare esercizio fisico. Non è autorizzato a tenere orologi di alcun tipo. Dall'inizio delle restrizioni per il COVID-19, gli è stata concessa solo una visita di 20 minuti al mese.

Nelle ultime settimane, la famiglia e l'avvocato di Abd El Fattah hanno lanciato l'allarme per la sua sicurezza, sollevando la preoccupazione che la sua salute mentale si stia deteriorando e che lui stia contemplando il suicidio.

In un post pubblicato su Facebook, la sua famiglia ha lanciato un appello per la sua sicurezza e il suo rilascio:

Alaa is in imminent danger…His mental health is failing after two years of careful planning and cruel implementation by the Interior Ministry and National Security Agency. His life is in danger, in a prison that operates completely outside the space of the law and with the complete disregard of all officials, foremost among them the public prosecutor, the interior minister, the justice minister, and of course the president.

Alan si trova in imminente pericolo… La sua salute mentale sta cedendo dopo due anni di attenta pianificazione e crudele attuazione da parte del Ministero dell'Interno e dell'Agenzia di Sicurezza Nazionale. La sua vita è a rischio, in una prigione che agisce totalmente al di fuori del rispetto della legge e ignorando completamente i funzionari, primi fra tutti il procuratore pubblico, il ministro degli interni, il ministro della giustizia, e naturalmente il presidente.

Gli avvocati di tutta la regione araba e del mondo si sono uniti alla sua famiglia nel rivendicare il suo rilascio. In mancanza di questo, chiedono che sia trasferito in un'altra prigione con condizioni migliori, compreso l'accesso alla letteratura, l'esercizio all'aperto e visite più frequenti.

Global Voices si unisce a questi gruppi, e organizzazioni internazionali come Amnesty International, il comitato per la protezione dei giornalisti, e la Electronic Frontier Foundation supportano la causa.

Incoraggiamo, altresì, i suoi sostenitori a ordinare il suo libro “You Have Not Yet Been Defeated.” Infatti, nonostante il suo calvario, durante la sua detenzione, Abd El Fattah, ha scritto una seri di testi compilati e curati dall'editore indipendente Fitzcarraldo Editions, nel Regno Unito.  La raccolta, il cui lancio è previsto per il 20 ottobre, include un'introduzione della scrittrice e attivista sociale canadese Naomi Klein.

Il libro contiene anche alcuni degli scritti più recenti di Abd El Fattah per il giornale indipendente egiziano Mada Masr. In uno di questi saggi, intitolato “Our bodies and enmity: A personal introduction,” scrive della “storia” dei corpi dei prigionieri e riflette sugli effetti profondi che il controllo dello stato esercita sul suo corpo:

The story is not about prisoners’ health, but the health of the nation. It is a story of oppressive tools passed down for generations and a vicious enmity that will be inherited by future generations. The total negation of the voice and body is the impetus of the enmity. We think of an enmity as a willful decision to pursue a feud and inflict pain, but if you see and hear me, there’s a chance for retreat and a truce; even if we don’t take advantage of it, we at least remain on equal footing. When the feud rages, you don’t see or try to understand me. I become an object, something to be eliminated, destroyed, disappeared, negated, excluded; I become a symbol or a bogeyman, without a material, physical presence. An enmity’s legacy is the price paid by all bodies, and they continue to pay it even after the feud fades.

How do we protect our children’s bodies from this legacy of prisons? The solution does not stop with the release of detainees. It starts with release, but must end with an imaginative vision for the erasure of prisons, not prisoners.

La storia non riguarda la salute dei prigionieri, ma la salute del paese. È una storia di strumenti oppressivi tramandati di generazione in generazione e di un odio feroce che sarà ereditato dalle future generazioni. La totale negazione della voce e del corpo è ciò che impulsa l'odio. Siamo convinti che l'odio rappresenti una scelta deliberata volta ad attuare una vendetta e infliggere dolore, ma se mi vedete e mi ascoltate c'è una possibilità di fare un passo indietro e scegliere la tregua; anche se non ci porterà un grande vantaggio potremmo almeno restare sullo stesso livello. Quando la vendetta si accanisce smettete di vedermi e cercare di capirmi. Divento un oggetto, qualcosa da eliminare, distruggere, far scomparire, negare, escludere; mi converto in un simbolo o in uno spaventapasseri, privo di una qualsiasi presenza materiale e fisica. L'eredità dell'odio è il prezzo che pagano i corpi, e continuano a pagarlo anche quando la guerra finisce.

Come proteggiamo i corpi dei nostri figli dall'eredità delle prigioni? la soluzione non si ferma al rilascio dei detenuti. Inizia con il rilascio ma deve finire con una visione ideale in cui si attua la cancellazione delle prigioni, non dei prigionieri.

Supporta la campagna #SaveAlaa

Martedì 5 ottobre, i sostenitori di tutto il mondo useranno gli hashtag #SaveAlaa e #FreeAlaa per diffondere questo appello. Qui di seguito ci sono iniziative che chiunque può intraprendere a sostegno della campagna:

  • Pubblicare post di sostegno per Alaa e il suo rilascio su tutte le piattaforme di social media con l'hashtag #SaveAlaa o #FreeAlaa.
  • Cambiare l'immagine di profilo sui social media e su zoom per aggiungere l'hashtag #SaveAlaa.
  • Promuovere i preordini del libro di Alaa, pubblicato il 20 ottobre. Per ulteriori informazioni: https://www.freedomfor.network/
  • Le organizzazioni sono incoraggiate a organizzare e sostenere Alaa durante eventi importanti, tra cui l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, il Summit danese Tech for Democracy, il Summit statunitense Global Democracy, Bread&Net, IGF e la sessione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra.

avvia la conversazione

login autori login »

linee-guida

  • tutti i commenti sono moderati. non inserire lo stesso commento più di una volta, altrimenti verrà interpretato come spam.
  • ricordiamoci di rispettare gli altri. commenti contenenti termini violenti, osceni o razzisti, o attacchi personali non verranno approvati.