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Brasile: oltraggio e proteste per uno sgombero forzato a São Paulo

Lunedì 24 agosto, su ordinanza del tribunale, 240 poliziotti hanno sfrattato 800 famiglie dall’insediamento abusivo Olga Benário, nell’area di Capão Redondo che si estende nel sud dello Stato di São Paulo. Da due anni la proprietà era occupata da centinaia di famiglie, molte facenti parte del movimento sociale Frente de Luta por Moradia (Fronte di lotta per la casa). La società di trasporti proprietaria dello stabile è riuscita a ottenere dal giudice un’ordinanza di sfratto sebbene abbia delle imposte pendenti e nonostante il difensore d’ufficio dello Stato di São Paulo abbia tentato di tutelare i residenti. Lo sgombero si è concluso con case e automobili bruciate e centinaia di famiglie per strada, in mezzo al fango.

Foto di Ferrez, pubblicata col permesso dell’autore

Foto di Ferrez, pubblicata col permesso dell’autore

Le immagini del brutale sgombero, durante il quale le “truppe d’assalto” della polizia sono ricorse a proiettili di gomma e gas lacrimogeni, sono state trasmesse in diretta dalle principali emittenti televisive brasiliane e ampiamente riportate dalla carta stampata, scatenando diverse reazioni nella blogosfera e su Twitter. Ferrez, residente vicino al luogo dell’accaduto, ha sfogato il proprio sdegno [pt] scrivendo, dopo aver assistito ad alcuni degli sfratti forzati, “non potevo sopportarlo più”:

Hoje o helicóptero voltou de madrugada, dezenas de famílias ficaram com suas coisas durante a noite, beirando o córrego amontoram as coisas e ficaram no sereno, uma mulher me perguntou se depois a mídia ou os polícia ia levar eles pra algum lugar, eu engoli seco e não consegui responder, ela entendeu, pois o silêncio também é uma resposta.
Não tiveram pra onde ir, ninguém veio buscar. entre uma conversa e outra, um vacilão falando que tinha muito oportinista na favela, muito cara que pegou casa sem precisar, pois já tinha seu barraco, logo foi calado pela multidão que beirava o córrego, com gritos um tiozinho chegou e falou que ninguém tava brincando de ter lucro ali não, que ninguém tava fingindo que precisava morar, que ele havia perdido tudo pro trator.

L’elicottero (della polizia) stamane è tornato all’alba, dozzine di famiglie hanno trascorso la notte all’addiaccio vicino al fiume, con le proprie cose accatastate una sull’altra. Una donna mi ha chiesto se i media o la polizia li avrebbero poi portati da qualche parte, io ho deglutito senza riuscire a rispondere: lei ha capito, anche il silenzio è una risposta.
Non avevano un posto dove andare, nessuno è venuto a prenderli. Nella conversazione è intervenuto un fanfarone per dire che nel ghetto c’erano parecchi opportunisti che avevano occupato alcune abitazioni pur non avendone necessità vivendo già in qualche baracca. La folla raccolta vicino al fiume lo ha subito tacciato, un anziano si è fatto avanti dicendogli che nessuno lì stava cercando di specularci sopra o fingendo di dover vivere lì, e che lui aveva perso tutto sotto il bulldozer.
Foto di Ferrez, pubblicata col permesso dell’autore

Foto di Ferrez, pubblicata col permesso dell’autore

La maggior parte dei commenti su Twitter solidarizzano con gli sfrattati. Fra gli altri, @fefoguimaraes ritiene lo sgombero “un affronto alla dignità umana” [pt] e sempre tramite Twitter ha domandato al segretario del sindaco dove sarebbero andate ora le famiglie coinvolte.
Raquel Rolnik, inviata speciale delle Nazioni Unite per un adeguato abitare e originaria di São Paulo, ha scritto sul proprio blog [pt]:

As imagens do despejo mostram a urgência de tratarmos a questão de moradia de forma definitiva. São mães com crianças de colo, idosos e trabalhadores que não terão alternativa para onde ir e podem acabar na rua.

Le immagini dello sfratto mostrano quanto sia urgente affrontare la questione abitativa in maniera definitiva. Ci sono madri con i figli in grembo, anziani, lavoratori che non hanno un posto dove andare e diventeranno dei senzatetto
Foto di Ferrez, pubblicata col permesso dell’autore

Foto di Ferrez, pubblicata col permesso dell’autore

Panóptico ha criticato lo Stato di São Paulo [pt] e la campagna pubblicitaria da esso lanciata sui media, proprio il giorno dopo l’accaduto, sulla politica abitativa sociale, il cui motto è “Nello Stato di São Paulo, lo facciamo. E lo facciamo bene”:

Mas num ponto a propaganda é bem verdadeira. Como todos nós vimos ontem, a tropa de choque e os tratores sempre funcionam: “No Estado de São Paulo é assim: A gente faz. E faz bem feito”
Se o governo seguir sua “política de habitação popular”, como observado na desapropriação do prédio do INSS, depois da expulsão das famílias de suas casas, virão as ordens para que a polícia toque o povo da rua. É o governo de SP sempre inovando: desaloja o desalojado.

Su una cosa lo slogan dice la verità. Come abbiamo visto tutti ieri, la polizia antisommossa e i bulldozer sono sempre efficienti: “Nello Stato di São Paulo, lo facciamo. E lo facciamo bene”.
Se il governo procederà secondo la propria “politica abitativa sociale”, come accaduto lo scorso giugno in occasione dello sgombero dell’edificio della Previdenza Sociale (400 famiglie coinvolte), dopo lo sfratto la polizia imporrà il coprifuoco. Ecco come lo Stato di São Paulo innova costantemente: dislocando i senzatetto.

Alcuni sono di parere diverso, sostenendo che si deve rispettare sopra ogni altra cosa la proprietà privata. Xico, commentando il post di Panóptico [pt], scrive:

Pra começo de conversa, não deveriam ter ocupado uma área particular, ociosa ou não. Além disso, a prefeitura ofereceu abrigo às famílias, que se recusaram a aceitar. Finalmente, oferecer uma política habitacional NÃO significa fornecer suporte à invasão de propriedade privada.
Não estou dizendo que essas famílias mereçam morar na rua. Estou dizendo que elas estão indo pelo caminho errado. Parte da responsabilidade é, sim, do governo, mas a responsabilidade pessoal pesa muito nessas horas. Não se pode esperar que o governo apóie esse tipo de atitude fornecendo infra-estrutura a pessoas que não têm o direito de estar ali pra começo de conversa.

Innanzitutto, non avrebbero dovuto occupare una proprietà privata, fosse o no in disuso. Inoltre, la giunta comunale aveva offerto una sistemazione alle famiglie, che però hanno rifiutato. Infine, promuovere una politica abitativa NON significa appoggiare l’occupazione di una proprietà privata.
Non dico che queste famiglie debbano vivere in strada. Dico che hanno preso la direzione sbagliata. Certo, il governo ha la propria parte di colpa, ma in casi come questo è il singolo il principale responsabile. Non ci si può aspettare che il governo approvi tale comportamento realizzando infrastrutture per gente che non ha il diritto di usufruirne.
Foto di Ferrez, pubblicata col permesso dell’autore

Foto di Ferrez, pubblicata col permesso dell’autore

Little Star Shining dissente da quest’ultima opinione, affermando di non avere parole per descrivere la notizia [pt] di questo “sgombero brutale, violento, assurdo”:

Cabe então refletimos, afinal o que é uma àrea ocupada (ou “invadida” como pronuncia pejorativamente nossa brilhante mídia)???
Vamos lá…
Uma àrea para ser ocupada tem que ser primeiramente uma àrea inativa, sem uso… ou seja, não tem ninguém morando, nenhum imóvel, nem fábrica, plantação, nada! A premissa é que ela não esteja em nenhuma forma de uso, afinal não dá pra ocupar uma casa de alguém está morando, por exemplo, apenas casas abandonadas, concordam?? Com a àrea é a mesma coisa… ela está lá imensa, abandonada e sem uso. Até que um grupo de pessoas, geralmente organizadas em movimentos de sem-tetos ou sem-terra, resolvem ocupar aquela àrea e dra uso à ela. […]
Agora a indignação é você ainda crer que o governo, justiça, polícia ou seja qual for a instituição Estatal reguladora de poder, visa atender o povo!!!! Oraaaa… não caia nessa!

È opportuno rifletterci su: cos’è un’area occupata abusivamente (o “invasa”, per riprendere la definizione peggiorativa delle nostre brillante testate)?
Vediamo…
Perché un’area venga occupata, dev’essere obbligatoriamente inattiva e in disuso…ossia disabitata, senza proprietà, impianti, piantagioni, niente! Il presupposto è che non sia adoperata in alcun modo, d’altronde non si può occupare una casa già abitata, dev’essere sgombra, giusto? Lo stesso vale per una zona aperta…Resta lì, enorme, abbandonata e in disuso, finché un gruppo di persone, di solito movimenti organizzati di senzatetto, decidono di usarla. […]
È irritante la vostra convinzione che il governo, la giustizia, la polizia o quale che sia il potere regolatore stabilito dallo Stato abbia l’obiettivo di servire la gente! Ahhh…non cascateci!

Sul profilo Flickr del fotogiornalista freelance Anderson Barbosa sono reperibili ulteriori agghiaccianti foto dello sfratto.

Foto di Ferrez, pubblicata col permesso dell’autore

Foto di Ferrez, pubblicata col permesso dell’autore

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Articolo scritto in collaborazione con Paula Góes

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