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Libano: molti i post sulla condizione della donna araba per l'iniziativa Kolena Laila

Manifesto di Kolena Laila

Kolena Laila” (Siamo tutte Laila) è un'iniziativa online che ha l'obiettivo di diffondere la consapevolezza sulla condizione della donna araba in Medio Oriente e Nord Africa. L'iniziativa è partita quattro anni fa, con i blogger che dedicano una giornata a queste tematiche. Giunta al suo quarto anno, si è diffusa fino a includere Paesi arabi come Libano, Siria, Giordania, Palestina, Marocco, Tunisia e molti altri. La blogosfera di ciascun Paese ha affrontato i problemi e le questioni delle loro “Laila” nella settimana compresa fra il 24 e il 31 dicembre. L'anno scorso abbiamo rilanciato gli interventi dei blogger egiziani qui [it] e qui [it]. Ecco stavolta alcuni dei contributi curati dai blogger libanesi:

Sul blog “Cafe Thawra [in] Paola ha scritto del velo islamico come del nemico sbagliato da combattere, dicendo [in]:

I veri nemici sono i regimi oppressivi, l'ignoranza, le pratiche dannose, l'intolleranza. È l'uomo o il governo che costringono le donne a coprirsi, altrimenti sono etichettate come “troie” e punite, ed è lo stesso uomo che chiede alla moglie o alla fidanzata di vestirsi in modo molto sexy, così da poterla esibire. Il vero nemico non è semplicemente qualcosa che copre le teste delle donne.

Tony affronta anch'egli il velo, ma da un punto di vista diverso, sul proprio blog Ninar [in]. Ecco cosa scrive [ar]:

من دون شكّ، إن خطايانا في العالم العربي لكثيرة، لكن خطيئتنا بحقّ الأنثى في مجتمعنا هي أسوأها. فنحن لا نعرف حلولاً وسط، فإمّا نريدها مريماً عذراءمسجونة بقماش أسود لا ترى النور ولا البشر، وإمّا نريدها مجدليّة عارية وSoit belle et tait toi على حدّ تعبير المثل الفرنسي (كوني جميلة واخرسي). وفي الحالتين، تبقى الأنثى بالنسبة لنا مجرّد جسد ولا ترتقي إلى رتبة إنسان. وفي الحالتين كذلك، يكون الذكر الذي يقف مشجّعاً لهذا الواقع رجلاً يخاف من الأنثى لأنه لا يرى أبعد من شهوته من دون أن يدري أنّه في هذه الحالة يعامل نفسه كذلك على أنّه مجرّد جسد لا يرتقي إلى رتبة إنسان.

Senza dubbio, i nostri peccati nel mondo arabo sono molti. Ma il peggior peccato è contro la donna nella nostra società. Non abbiamo soluzioni “a metà strada”. Noi la vogliamo come una vergine Maria, intrappolata all'interno di un pezzo di stoffa nero separata dalle persone e dalla luce, o una Maddalena nuda e “Soi Belle et Tait toi”, come il proverbio francese che dice “Sii bella e taci”, per cui diventa semplicemente un oggetto ai nostri occhi, e non un essere umano. In entrambi i casi, il maschio -che incoraggia questo stato di cose- è in realtà spaventato da questa femmina, e non riesce a vedere al di la’ della propria passione, rendendo anche sé stesso un oggetto e non un essere umano.

Overandout su “The Show Is About Nothing [in]” parla di come la società misuri il successo di Laila. E scrive [in]:

Eccola, la misura del successo in questa società. Ma stai attenta, non si tratta di trovarsi un marito qualsiasi. Non è necessario cercare l'amore della tua vita, nè devi metterci troppo tempo con il rischio che ti si secchino le ovaie, non si tratta di cercare qualcuno di un'altra religione o di un'altra nazionalità e non importa quanto siate compatibili. Devi cercare i soldi. Sposare i soldi. Si, se sei una donna libanese, non basta che guadagni abbastanza da mantenerti. Ciò potrebbe anzi rivelarsi un motivo per essere compatita. “Haram si preoccupa solo della carriera, non troverà mai un marito!”

Maya su “Maya's Amalgam” [in] affronta il medesimo problema con un divertente fumetto [in] riferito a una conversazione con la nonna. E aggiunge:

Credevo che la pressione sociale relativa al matrimonio iniziasse per le donne intorno ai trent'anni. Ma indovinate un po'! Dal momento in cui nascono le ragazze vengono educate alla “speranza” e al “sogno” del giorno in cui si sposeranno (la maggior parte delle donne che conosco sognano quel giorno). Matrimonio e maternità sono ancora considerati come il risultato più gratificante nella vita di una donna, mentre tutti i traguardi connessi alla carriera sono solo secondari e vanno evitati se la situazione finanziaria lo permette.

I vari post non si sono occupati solo delle Laile libanesi. Hanibaael [ar] ha affrontato la discriminazione che le lavoratrici domestiche stranieri in Libano affrontano ogni giorno e che le spinge al suicidio. Ecco cosa dice [ar]:

وبينت أرقام سوء معاملة العمالة الأجنبية في لبنان، حسب تقرير منظمة “هيون رايتس ووتش” نشر العام الماضي، عن أنّ عاملة أجنبيّة على الأقل تنتحر كل أسبوع لأسباب تعود إلى ظروف العمل وقساوته. وأشار التقرير إلى وجود 100 ألف عاملة يتعرضن للقدح والذم، 60 ألفا إلى 70 ألفا يتعرضن لعقاب جسدي، و10 إلى 20 ألفاً يتعرضن لاعتداء جسدي وجنسي.

Le cifre hanno rivelato gli abusi nei confronti delle lavoratrici straniere in Libano. Secondo il rapporto dello scorso anno curato dall'Osservatorio sui Diritti Umani, ogni settimana una lavoratrice straniera si toglie la vita a causa della crudeltà e della durezza del lavoro. Il rapporto ha anche evidenziato che 100.000 lavoratrici subiscono calunnie e diffamazioni, 60.000-70.000 sono vittime di punizioni corporali e 10.000-20.000 subiscono molestie fisiche e sessuali.

Darine su “Identity Chef” [in] ha parlato della superficialità del “marchio” della Laila libanese e di come possa ottenere ciò che vuole senza alcuno sforzo. E spiega [in]:

Si, la “Leila libanese” si guadagna molte risate e critiche da noi donne perché è stupida, superficiale, priva di ambizioni e con corte vedute. Ma di nuovo, non è forse vero che Leila ottiene sempre quel che vuole senza sforzo? E non è quanto desiderano tutti, non solo chi si occupa di marketing?.. Siete in ascolto? Bene, prendete nota…

La fotografa libanese Lara ha postato una foto intitolata “Duality” e aggiunge:

La foto di Lara su Flickr

La mia partecipazione a Kolena Laila affronta la doppia pressione sociale che ogni donna nel nostro ambiente deve affrontare nel corso della vita. La donna dovrebbe concentrarsi sulla carriera per diventare una macchina-da-soldi in un mondo in cui la ricchezza si misura in contanti? Oppure dovrebbe farsi bella, trovare un marito e allevare i figli? Nella maggior parte dei casi, le donne finiscono per doversi destreggiare tra i due aspetti, compiendo una missione quasi impossibile.

Nadine ha riscritto la famosa storia [ar] di Cappuccetto Rosso” (che nella favola araba si chiama LailaLiliane nel suo blog “Independence ‘05” [ar] ha scritto della differenza fra la vecchia e la nuova Laila del XXI secolo. Ecco cosa dice [ar] :

ليلى القرن الواحد وعشرين، صار مطلوب منّها اكتر بكتير، كان كل شيء لازم تعملو من قبل هوي تطبخ، تهتمّ بالبيت، وتربّي هل الاولاد، هلئ صار عندا “كرّير”، يلي هو شي ضروري لتنمية المرأة من الناحية الفكرية والشخصية.

Nel XXI secolo a Laila si chiedono più cose che in passato. Prima, non doveva far altro che cucinare, occuparsi della casa e crescere i figli. Ora, si dedica alla “carriera” che è molto importante per il proprio sviluppo intellettuale e personale.

Assaad ha partecipato scrivendo una poesia intitolata “بلادٌ تغتال الحب..”(Paesi che Uccidono l'Amore) [ar]:

أينَ للحبّ أن يعيش في بلادٍ تحترفُ قتل المشاعِر..

أينَ لعِصفورينِ أن يغرّدا سويّة..

بين قضبانٍ تملء البيوت والقصور والأكواخ.. والمحاكم والمخافِر..

في بلادٍ صار فيها الحبّ حراماً ..

وليس للعشقِ فيها سبيلاً سوى أن يُهاجِر..

بلاد تتزوّجُ نساؤها قسراً، وتنجب قسراً..

وتعيش في عبوديّة الزوجيّة قسراً… ولا تُكابِر..

[…]

Dove può vivere l'amore nei Paesi che sono professionisti nell'oppressione dei “sentimenti”
Dove possono due uccelli cantare insieme …
Dietro le sbarre nelle case, castelli, capanne, campi e stazioni di polizia ..
Nei Paesi in cui l'amore è un peccato …
Dove la passione non ha altra scelta che andarsene …
Nei Paesi in cui le donne si sposano e hanno figli contro la propria volontà …
Le donne che sono trattate come schiave nel matrimonio… e non si lamentano …
[…]

Ms. Tee offre ai lettori una ricetta [in] per fare in modo che la Laila libanese possa garantire ai figli la cittadinanza libanese se sposa un non-libanese:

Per un caso fortuito, mi trovo ad essere una delle poche donne libanesi dotata di un khanah [casato] proprio. Qualche anno fa discutevo con un'amica su come poter mantenere quest'indipendenza istituzionale se mi fossi sposata con un libanese. Alla fine non l'ho fatto, e così ora sto estendendo la soluzione trovata a una ricetta generica per un altro, nuovo problema: passare la cittadinanza libanese ai futuri figli.

Layal su “lebanese nightS” [in] ha scritto di come non appaia mai abbastanza brava agli occhi della società, nonostante lavori duramente, perché è una donna. Incolpa anche le donne perché accettano questa realtà e non credono in se stesse, scrivendo [in]:

Non si tratta solo di me. È quanto deve affrontare ogni donna in questa società dominata dagli uomini. Il problema è che la maggior parte di queste donne credono a tale dominanza. Accettano di non essere abbastanza brave. Accettano di essere trattate come oggetti o addirittura come schiave sessuali. E insegnano ad accettarlo anche alle figlie!

Per leggere altri contributi all'iniziativa proposti dai blogger dei vari Paesi, si può visitare il sito del progetto [in], seguire KolenaLaila [in] su Twitter e/o sull'omonima pagina di Facebook [in].

2 commenti

  • petronealfredo

    conoscere meglio la problematica delle donne libanesi, capire se ed in che modo l’UE ,nei vari Paesi in cui si articola, ha una conoscenza del disagio femminile nei Paesi arabi. Questa cultura di vita delle donne,con la globalizzazione,ha subito veramente un trauma liberatorio dalla schiavitù corporale? Capire se, veramente, la donna sia più integrata nella sua personalità femminile quale oggetto desiderato, oppure sia più desiderosa di affrancarsi dalla schiavitù dell’uomo per essere una persona che costruisce il suo avvenire con le proprie mani. Sono argomenti da studiare in un contesto più ampio ed in ciò Global Voices aiuta molto con le interviste.

  • simona

    buon giorno abito in libano da 8 mesi vorrei avere piu informazioni ,per lavorare con voi .

    vi ringrazio dell`attenzione .

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