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Africa: donne sieropositive sterilizzate, discriminate e stigmatizzate

Il 31 agosto scorso, Plus News/IRIN – Johannesburg [en] ha segnalato la storia di Veronica (uno pseudonimo), una donna sieropositiva che ha scoperto di essere stata sterilizzata da alcune infermiere senza nessun avvertimento:

Veronica non si è accorta di essere stata sterilizzata mentre partoriva sua figlia fino a quattro anni dopo, quando, non riuscendo a rimanere incinta, lei e il suo ragazzo hanno consultato un medico.
“Ho pensato ‘Ok, va bene’, perché non c'era più niente che potessi fare, ma ero arrabbiata. Odio [quelle infermiere]”, ha dichiarato a IRIN/Plus News. Veronica ha scoperto di essere sieropositiva durante una visita prenatale di routine e le è stato dato un modulo da firmare dalle infermiere dell'ospedale in cui sarebbe andata a partorire.
“Non sapevo di cosa trattasse, ma l'ho firmato”, ha raccontato Veronica, che all'epoca aveva 18 anni e fu rimproverata dalle infermiere perché non era sposata.

Il 4 giugno, Servaas van den Bosch su IPS ha posto questa domanda [fr]: «E’ vero che le donne namibiane vengono sterilizzate con la forza?»

Un procès historique, prétendant que des femmes séropositives ont été stérilisées de force dans des hôpitaux publics en Namibie, a commencé le 1er juin à la Haute cour à Windhoek, la capitale du pays.
Des groupes de défense des droits humains affirment que la pratique a continué longtemps après que les autorités ont été informées.
Le Centre d'assistance juridique (LAC) basé à Windhoek est en train de défendre 15 cas présumés de stérilisation forcée. Les cas de trois femmes seront entendus au début. Chaque femme demande l'équivalent de 132.000 dollars US de dommages et intérêts.

Uno storico processo ha avuto luogo il 1° giugno presso l'Alta Corte di Windhoek, la capitale [della Namibia]. Le donne sieropositive sostengono di essere state sterilizzate con la forza negli ospedali pubblici namibiani.
I gruppi di attivisti per i diritti umani affermano che la pratica è continuata per molto tempo dopo che le autorità erano state informate.
Il Centro di Assistenza Legale (LAC) basato a Windhoek ha preso la difesa di 15 casi di presunte sterilizzazioni forzate. Saranno sentiti innanzitutto tre casi, per i quali ogni donna chiederà 132.000 dollari per danni e interessi.

Il primo caso di sterilizzazione fu scoperto dalla International Community of Women [ICW], associazione di donne che convivono con l'AIDS. Veronica Kalambi di ICW dichiara [fr]:

Les premiers cas sont apparus au cours des réunions communautaires au début de 2008. Dans les mois qui ont suivi, nous avons interrogé 230 femmes, parmi lesquelles 40 ont été stérilisées contre leur gré”,

I primi casi sono apparsi durante i raduni iniziali della comunità all'inizio del 2008. Nei mesi seguenti abbiamo intervistato 230 donne, di cui 40 sono state sterilizzate contro la loro volontà.

In risposta all’articolo sulle sterilizzazioni forzate nel 2009 in Namibia [fr], nella sezione dei commenti, Maxi scrive:

Vili bruti! – Castrano anche gli uomini sieropositivi? Così l'eredità del dottor Mengele [it] sopravvive, e bene, in Namibia. Che vergogna, questi medici che insozzano l'etica della loro missione.

Zimunina M. aggiunge:

Ciao a tutti! Caro dottore, cosa dirai a queste donne che hai appena sterilizzato se un domani si rendesse disponibile una cura contro l'AIDS in Namibia? Per me dovresti essere in prigione, e il Governo e l’Organizzazione Mondiale della Sanità [it] dovrebbero toglierti l'attestato.

Il sito osi.bouake.free.fr ha ripreso un articolo [en] di The Guardian a firma di David Smith, da Johannesburg, nel quale si denunciano queste pratiche:

In Sudafrica, i casi sono stati riferiti al Women’s Legal Centre (Centro Legale per le Donne) nella prospettiva di una possibile azione. Promise Mthembu, una ricercatrice presso la Witwatersrand University, ha affermato che le sterilizzazioni forzate sono avvenute in “aree molto vaste” del Paese.
Molti pazienti sono stati costretti a sottoporsi all'operazione come unico modo per conquistare l'accesso ai servizi medici, secondo quanto ha riferito Mthembu al Mail & Guardian.

Anche rmbengou [en], su AIDS RIGHTS CONGO denuncia queste pratiche mediche. In un post intitolato “In Africa Centrale le donne sieropositive vengono punite per la loro sessualità” [en], scrive:

Gabriel Maliyere, a capo del programma AHVV, enfatizza come “il comportamento del personale medico è deplorevole. Dopo gli esami prenatali, le donne sieropositive sono condannate per il solo fatto di essere incinte.”

Ci si aspetta che le donne sieropositive smettano di fare sesso e di concepire. In questo senso, le donne vengono incolpate per la loro sessualità. Yafouta-Kaïe, membro del Congrès National des Jeunes Femmes Vivant avec le VIH (CNJFV+, Congresso Nazionale delle Giovani Donne che Convivono con l'AIDS), sostiene che: “La cosa peggiore sono le parole offensive e la freddezza di certe ostetriche nei confronti delle donne malate di AIDS durante il parto.”

Nello stesso articolo, indica che pochi progetti sono in corso per cambiare questa situazione:

Altre campagne pubbliche, proiezioni di film sull'AIDS e dibattiti sui diritti delle persone sieropositive sono stati organizzati l'8 e il 9 dicembre 2009 a nord-ovest di Bangui [it] nell'ottavo arrondissement. Durante queste campagne, i relatori hanno presentato i seguenti temi, scelti appositamente per questa giornata educativa: “Io sono sicuro, sono accettato, ricevo cure e ho il fermo possesso dei miei diritti, del diritto di vivere e di stare bene”.

Sfortunatamente questi non sono casi isolati. In un articolo su afrik.com, Habibou Bangré rivela [fr] che:

…exceptée celle du Togo, toutes les lois des pays africains – et celles d’autres Etats hors du continent – peuvent s’appliquer pour pénaliser la transmission du VIH de la mère à l’enfant. En conséquence, une femme séropositive qui transmettrait le virus à son enfant au cours de la grossesse, l’accouchement ou l’allaitement pourrait être poursuivie en justice. La Sierra-Leone va même plus loin et condamne spécifiquement la transmission mère-enfant, remettant ainsi en cause le droit des femmes séropositives à procréer.

Fatta eccezione per il Togo, l'applicazione delle leggi vigenti nella maggior parte dei Paesi africani – e, a dir la verità, non solo di quelli africani – può comportare la penalizzazione della trasmissione dell'HIV da madre a figlio. Perciò, una donna sieropositiva che trasmetta il virus al proprio bambino durante la gravidanza, il parto o l'allattamento può essere accusata da una Corte. In Sierra Leone, si va oltre e si condanna in particolare la trasmissione da madre a figlio, con la possibilità quindi di annullare i diritti riproduttivi della donna sieropositiva.

Due blogger indignati hanno commentato come segue [fr].

pvvih scrive:

Uno Stato che attua misure simili deve prima mettere a disposizione farmaci anti-retrovirali per tutti. Sono uno studente africano e sto assumendo farmaci anti-retrovirali. Questi farmaci che tanti considerano una panacea non sono facili da prendere. A volte danno più sofferenza che sollievo. I governi devono sostenere la ricerca per trattamenti migliori e quindi assegnare più fondi.

Mona aggiunge:

Alcune di queste donne hanno subìto abusi, sono state profanate e violentate. Perchè devono essere punite? E gli uomini in tutto ciò non hanno le stesse responsabilità? Queste donne vanno curate e non punite. Dategli contraccettivi, consigli, … è veramente scandaloso.

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