chiudi

Aiuta Global Voices!

Per rimanere indipendente, libera e sostenibile, la nostra comunità ha bisogno dell'aiuto di amici e di lettori come te.

Fai una donazione

Vedi tutte le lingue sopra? Traduciamo le storie di Global Voices per rendere i citizen media accessibili a tutti.

Scopri di più su Traduzione Lingua  »

Israele: pesanti critiche ai campi di concentramento per migranti africani

Nel giugno 2012 in Israele è entrato in vigore un emendamento alla legge anti-infiltrazione, che prevede il carcere o dai tre mesi ai tre anni in un campo di concentramento per chiunque varchi il confine israelo-egiziano in cerca di asilo politico, senza bisogno di un processo.
I cittadini di “Stati ostili” (come il Sudan) vengono incarcerati a tempo indeterminato. La legge non fa eccezioni nemmeno per i bambini o per i migranti sfuggiti ai campi di tortura nel deserto del Sinai [en, come i link successivi, tranne dove altrimenti indicato]. L'emendamento in questione, patrocinato dal governo Netanyahu, risale al gennaio 2012, ma la sua entrata in vigore è stata rimandata, perché Israele non aveva i sufficienti per le centinaia di migranti che varcano il confine del Paese. Nel corso del 2012, oltre alla ristrutturazione del campo di concentramento di Saharonim, già operativo a tutti gli effetti (capace di ospitare 3500 prigionieri), il governo ha fatto costruire Ktziot (2400 posti), Nachal Raviv (4000 posti) e Sadot (8000 posti). Queste strutture di dentenzione, per la maggior parte costituiti da gruppi di tende circondati da torrette di vigilanza, recinzioni e filo spinato, si trovano non lontano dal confine, nel deserto di Negev.
Lea Miller Forshtat, attivista per i diritti dei rifugiati, condivide su Facebook una foto del campo di Saharonim:

Il blogger di sinistra Noam R. scrive così su o 1 39 [heb]:

Israele sta costruendo un campo di concentramento. Mi correggo: Israele ha costruito dei campi di concentramento che nei documenti ufficiali vengono chiamati “struttura di soggiorno di Nachal Raviv” e “carcere di Ktziot”. Qui alcuni rifugiati di Sudan ed Eritrea verranno sistemati in tende provvisorie e container adattati ad alloggi, in balia del maltempo e con l'inverno alle porte, in locali sovraffollati e condizioni sanitarie pessime, privi di qualsiasi assitenza medica o psicologica. Donne, uomini, bambini e neonati verranno rinchiusi in queste strutture per un tempo indeterminato. Avete capito bene: Israele metterà in prigione dei neonati il cui unico crimine è quello di avere dei genitori che hanno cercato per loro una vita migliore.

Sul blog +972 Magazine Noam Sheizaf racconta la sua visita a questi campi:

I primi profughi in cerca di asilo politico sono stati portati nel carcere di Ktziot, dove gli israeliani tenevano rinchiusi migliaia di prigionieri palestinesi (ora ce ne sono 500). Lì vicino c'è Saharonim, in funzione già da diversi anni. Dall'altra parte della strada stanno costruendo quello di Sadot; pochi chilometri più a est si vedono file di tende, che fanno parte del campo di raccolta Nachal Raviv.
Ecco cos'è Nachal Raviv. Era stato costruito su territorio dell'esercito, per eludere i comitati urbanistici locali e le opposizioni da parte del consiglio regionale, secondo cui l'area non era adatta ad ospitare esseri umani. A quanto si dice, la struttura sarà in grado di ospitare tra i 2000 e i 4000 detenuti.

Il campo di concentramento Nahal Raviv. Foto di Noam Sheizaf

Sul blog Laissez Passer, Anat Ben-Dor, nota esperta di diritti dei rifugiati, discute di uno degli aspetti più orrendi della legge anti-infiltrazione, ovvero il fatto che questa legge prevede il carcere anche per quei migranti torturati dai contrabbandieri beduini nel deserto del Sinai:

Ci sono delle cose che si possono fare solo all'insaputa di tutti. Ad esempio, sbattere in prigione per tre anni una bimba di quindici mesi. Abbiamo incontrato Ambat ieri, nel carcere di Saharonim; una bambina vivace in braccio alla sua mamma, con un vestino rosso. Siamo rimasti seduti per un'ora con un caldo soffocante intorno ai trenta gradi… Mamma e figlia sono in questa prigione, circondata da recinzioni, torrette di vigilanza e filo spinato da più di tre mesi. Intrappolate in una tenda assieme ad altre 12 persone, sei donne e sei bambini. Non sono sicura che la mamma di Ambat, appena ventitreenne, sia consapevole di dover rimanere lì per i prossimi tre anni.

Durante il viaggio verso la penisola del Sinai Zabib e Ambat sono passate da una mano all'altra….. Alla fine sono state portate a un campo di contrabbandieri. A Zabib sono state messe delle catene ai piedi, ed è stato chiesto un riscatto di 25.000 dollari per il suo rilascio. A questo punto la bambina è diventata la salvezza della mamma. A differenza di altre donne, molestate e violentate, Zabib è stata picchiata e frustata. Ambat è stata fatta più volte penzolare fuori da una finestra, con i contrabbandieri che minacciavano di lasciarla cadere davanti agli occhi di sua madre, e la schiaffeggiavano quando piangeva. Zabib racconta che, dopo quanto accaduto, Ambat le accarezza dolcemente una guancia prima di darle uno schiaffo, proprio come facevano con lei i contrabbandieri.

L'attivista Mey-Tal Danon ha deciso di trascorrere il Giorno dell'espiazione (una festa religiosa ebraica) davanti alle recinzioni di Sadot in segno di protesta contro l'incarcerazione di rifugiati senza un processo. È rimasta lì per due giorni, documentando la sua esperienza [heb] su Facebook. Ecco una sua foto del carcere:

Infine, sul suo blog H. B. Hoffman spiega [heb]:

Questa settimana ho sentito l'intervento del Primo ministro in parlamento. Ha parlato, con estrema ripugnanza, degli “infiltrati” [così il governo israeliano chiama i migranti in cerca di asilo politico] dal confine meridionale, e del grave pericolo che rappresentano per Israele. Li ha descritti come terroristi, che minacciano la solidità e l'identità ebraica dello Stato. Ascoltando le sue parole, un brivido mi ha percorso la schiena. Ma di quale identità ebraica sta parlando? … Che onore israeliano c'è nel trattare dei cittadini di un altro paese come spazzatura, solo perché non professano la religione “giusta”? E allora perché non ci alziamo tutti e non buttiamo fuori quest'uomo, la cui politica e i motivi per cui vorrebbe essere rieletto sono in gran parte basati sull'incitamento alla xenofobia?

Allora ho capito… Qui non si tratta di odio per lo straniero. Si tratta di odio per l'essere umano. Perché si concentrano sul concetto amorfo di “Stato”, dimenticandosi che lo Stato è fatto di persone, e le persone vanno trattate bene. Bibi [Netanyahu] e i suoi amici alla Knesset che blaterano dell'identità ebraica e della forza di Israele non hanno battuto ciglio quando dei disperati si sono dati fuoco in strada per le difficoltà economiche. Quei poveretti erano ebrei e israeliani, eppure non hanno ricevuto nemmeno una briciola di compassione. Molti come loro soffrono la fame e vivono in indigenza, e ce ne sono sempre di più. E questo non succede su una barricata fuori dallo Stato, davanti a dei fucili puntati, ma dentro lo Stato, dove gli ebrei dovrebbero sentirsi al sicuro. Identità ebraica? Ma non fatemi ridere. Quando l'umanità altrui diventa invisibile, quando un essere umano non è visto prima di tutto come tale, e invece si calcolano guadagni e perdite, tutti noi siamo in pericolo di vita.

avvia la conversazione

login autori login »

linee-guida

  • tutti i commenti sono moderati. non inserire lo stesso commento più di una volta, altrimenti verrà interpretato come spam.
  • ricordiamoci di rispettare gli altri. commenti contenenti termini violenti, osceni o razzisti, o attacchi personali non verranno approvati.