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Femen: le proteste in topless favoriscono o pregiudicano i diritti delle donne?

Poco importa che i gruppi femministi in Francia e in Europa sposino o meno la linea di Femen [it], il clamore suscitato da questo movimento di protesta non si placa. Al centro di un fuoco incrociato di critiche che sconfinano spesso nell'insulto, sia sui social media che da parte degli organi di stampa e di alcuni ambienti politici, le attiviste di Femen, usando un'arma tanto semplice quanto radicale come il topless, rappresentano un emblema per le donne in difficoltà di tutto il mondo.

Quando un uomo si dà fuoco per protesta, a nessuno viene in mente di accusarlo di nuocere ai movimenti che lottano per la giustizia sociale. C'è da chiedersi allora: le azioni radicali delle attiviste di Femen mettono a repentaglio i diritti delle donne? Secondo Karima Brini, fondatrice dell'associazione tunisina Femme et Citoyenneté (Donna e cittadinanza), la discesa in campo di Femen a sostegno di Amina Tyler [it], in maggio, mostra una radicalizzazione che può rivelarsi controproducente [fr, come gli altri link, salvo diversa indicazione]:

Les raisons de leur combat contre l’exploitation des femmes sont respectables. Mais ce qu’elles ont fait ici en Tunisie va nous porter préjudice parce qu’on aura tendance à associer les organisations qui travaillent pour les droits des femmes à leur action.”

Le ragioni alla base della loro lotta contro lo sfruttamento delle donne sono di tutto rispetto. Ma quello che hanno fatto qui in Tunisia ci recherà danno, perché si avrà la tendenza a collegare tutte le organizzazioni che lavorano per i diritti delle donne alla loro azione.

Qual'è la ricetta del successo di Femen? 

Ci sono senz'altro molte ragioni circostanziali per spiegare l'attuale successo mediatico del movimento Femen. Se si prendono in considerazione i profili Twitter perennemente incandescenti (il profilo francese è seguito da oltre 7000 utenti), e le pagine Facebook, caratterizzate da una costante interazione in tutti i Paesi (la pagina francese conta quasi 40.000 “mi piace”) che vanno ad aggiungersi a un sito Internet [en] carico di applicazioni interattive, si può affermare che le Femen sanno fare uso dei mezzi a loro disposizione per fare rumore. E ne fanno.

Nonostante tutto, pare che la chiave del loro successo risieda semplicemente nel modo radicale e innovativo che hanno scelto per protestare: un gesto semplice, forte, efficace, iconico, popolare, universale e ancestrale, che riesce sempre a sollevare un vespaio di polemiche. Lo stesso gesto a cui Olivier Ciappa [it] – l'autore del nuovo francobollo francese con l'effige di una Marianne [it] con le fattezze di Inna Shevchenko [en] – ha voluto rendere omaggio:

Elle incarne le mieux les valeurs de la République, liberté, égalité, fraternité. Le féminisme fait partie intégrante de ces valeurs. Et la Marianne, au temps de la Révolution était seins nus, alors pourquoi ne pas rendre hommage à cette fabuleuse Femen ? “

Lei incarna nel modo migliore i valori della Repubblica, cioè libertà, uguaglianza e fratellanza. Il femminismo è parte integrante di questi valori. E la Marianne, ai tempi della Rivoluzione, era a seno scoperto, allora perché non rendere omaggio a questa straordinaria Femen?

È proprio per il suo gesto che la Femen Amina Tyler [it] – accusata di “oltraggio al pudore” dalla giustizia tunisina – viene sia lodata che condannata. Un gesto che il blogger Sami Adleeb difende in questo modo:

En aucun cas son geste est impudique ni symptomatique d’un quelconque trouble psychologique. C’est un cri d’indignation et de colère contre la bondieuserie (…). Elle voulait attirer l’attention de l’opinion publique mondiale sur les atteintes au droit des femmes, sur la banalisation du viol et l’impunité dont bénéficient les violeurs en Tunisie post 14 janvier 2011. (…) En recourant à ce mode d’expression politique inédit en Tunisie, Amina n’a pas enfreint les tabous ou un quelconque ordre moral (…), elle n’a justement rien à dissimuler, c’est pourquoi elle revendique en toute dignité et liberté.”

In nessun caso il suo gesto può essere considerato osceno né sintomo di qualche disturbo psicologico. È un grido di indignazione e di collera contro l'ipocrisia (…). Voleva attirare l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale sugli attacchi ai diritti delle donne, sulla banalizzazione della violenza sessuale, e sull'impunità di cui godono gli stupratori in Tunisia dopo il 14 gennaio 2011. (…) Facendo ricorso a una modalità di espressione politica inedita in Tunisia, Amina non ha infranto i tabù o un qualsivoglia ordine morale (…), non ha effettivamente nulla da nascondere, è per questo che rivendica con dignità e in totale libertà.

Sostegno a Amina da Montreal, Canada

Sostegno ad Amina da Montreal, Canada. Foto pubblicata sulla pagina Facebook di Femen Francia e ripresa con autorizzazione

L'utilizzo della nudità in pubblico – specie quella femminile – come forma di protesta contro la violenza della società, era stata già menzionata dal blog Rue 89, in un post del 2011 relativo al conflitto tra Cina e Tibet:

En septembre, à Shanghaï, une autre femme âgée de 77 ans, médecin, avait eu recours à un autre mode de protestation : elle avait manifesté, nue et à genoux devant le siège du tribunal local.”

Nel mese di settembre a Shanghai, un'altra donna, un medico di 77 anni, era ricorsa a una forma di protesta diversa: aveva manifestato, in ginocchio e nuda davanti alla sede del tribunale locale.

Un messaggio nebuloso ma piuttosto “sextremo”

Benché il gesto delle Femen non lasci spazio a fraintendimenti, il contenuto del messaggio che vuole esprimere risulta più difficile da interpretare. A seguito delle provocazioni pubblicate su Twitter da Inna Shevchenko riguardo l'Islam e il Ramadan, l'attivista si è difesa:

S’agissant des accusations d’islamophobie, Inna Shevchenko les balaie d’un revers de la main, préférant le terme « religiophobe » et insistant sur le fait que les Femen n’ont « pas peur de souligner les aspects liberticides de cette religion ou d’autres religions ».

Inna Shevchenko liquida le accuse di islamofobia dicendo di preferire la definizione di «religiofoba» e insistendo sul fatto che le Femen “non hanno paura di rimarcare gli aspetti oppressivi di questa o di qualsiasi altra religione.”

In tempi recenti il sito Femen.org [en] ha subito una trasformazione, sembra aver sposato una linea ancor più radicale ricorrendo all'uso di simboli fortemente connotati come la croce uncinata, di attiviste fotografate in pose da guerriere e di affermazioni antimaschili:

FEMEN – sont les nouvelles Amazones, capables de saper les fondations du monde patriarcal par leur intellect, leur sexe, leur agileté, leur capacité à créer le désordre, la névrose et la panique dans le monde des hommes. “

FEMEN – sono le nuove Amazzoni, capaci di scuotere le fondamenta del mondo patriarcale grazie al loro intelletto, al loro sesso, alla loro agilità, alla loro capacità di seminare il disordine, la nevrosi e il panico nel mondo degli uomini.

In India, ci sono altre donne che sono passate dalle immagini a una vera e propria guerra tra i sessi: si tratta della Gang Rosa di Sampat Pal Devi [it]:

Elles ont choisi le rose comme emblème de leur combat et peuvent compter dans leurs rangs, plusieurs centaines de militantes et de militants. Elles sont armées de lathi – les bâtons traditionnels – qui servent à battre les hommes qui ont abusé de leurs épouses ou les ont abandonnées, et aussi à “tabasser” les policiers qui ont refusé d’enregistrer des plaintes pour viol.”

Hanno scelto il rosa come simbolo della loro lotta e nei loro ranghi si possono contare diverse centinaia di attivisti, uomini e donne. Sono armate di lathi – i bastoni tradizionali – che adoperano per picchiare gli uomini che hanno usato violenza nei confronti delle loro mogli o le hanno abbandonate, e anche per “menare” i poliziotti che si sono rifiutati di registrare le denunce di stupro.

Le Femen si presentano in maniera molto più misurata sul sito femen.info [en]:

Nous unissons des femmes jeunes sur la base des principes de conscience sociale et de militantisme, et de développement intellectuel et culturel. Nous reconnaissons les valeurs européennes de la liberté, de l'égalité et du développement complet des personnes quel que soit leur genre. Nous construisons une image nationale de la féminité, de la maternité et de la beauté basée sur l'expérience des mouvements de femmes Euro-Atlantiques.”

-Raggruppiamo giovani donne sulla base di principi come la coscienza sociale, l'attivismo e lo sviluppo intellettuale e culturale.

-Riconosciamo i valori europei di libertà, uguaglianza e di sviluppo integrale della persona, indipendentemente dal suo genere.

-Costruiamo un'immagine nazionale di femminilità, di maternità e di bellezza basandoci sull'esperienza dei movimenti femministi euro-atlantici.

La parola “nazionale” nell'ultima frase crea qualche perplessità.

Né a favore, né contro. (Piuttosto, un'occasione da cogliere)

Il processo di costruzione identitaria di Femen è in divenire, e si assiste a una costante evoluzione del movimento in funzione dei riscontri che riesce a ottenere. Alimenta rancori che sembrano provenire da un'altra epoca, ma genera anche molte incomprensioni, in particolare da parte dei movimenti femministi. Sul sito Uguaglianza e riconciliazione si può leggere ad esempio:

« Ce n’est qu’une simulation de féminisme » (…). Femen « nuit à l’image de l’Ukraine autant qu’au vrai mouvement féministe », renchérit Marianna Evsioukova, une responsable à Kiev de l’ONG internationale La Strada, qui défend les droits des femmes. D’autres assimilent les Femen à un projet commercial (…).”

«Non è altro che una simulazione del femminismo» (…). Marianna Evsioukova, responsabile a Kiev dell'ONG internazionale La Strada, che difende i diritti delle donne, rincara la dose affermando: Femen “nuoce all'immagine dell'Ucraina tanto quanto al vero movimento femminista“. Altri accomunano le Femen a un progetto commerciale (…)

Le Femen possono però contare sul loro gesto di protesta, quell'atto che le lega al mondo, al femminile nello specifico. Dopo che Facebook ha momentaneamente censurato la pagina del movimento, un gruppo di donne greche ha pubblicato il seguente video sulla bachecha di Femen France, per dimostrare il suo sostegno ad Amina.

http://www.youtube.com/watch?v=Ir2nqu9ufDo

Il riconoscimento dei diritti delle donne, che se ne dica, è una questione ben lungi dall'essere risolta, sia in Francia che in altre parti del mondo, ed è questo che spiega come mai le Femen sono sulla bocca di tutti. Il punto non è quindi quello di essere a favore o contro questo specifico movimento, ma piuttosto quello di cogliere un'opportunità, che viene offerta dall'attuale attenzione mediatica a questa secolare ingiustizia: la possibilità offerta ai gruppi femministi in generale di evolversi e di conquistare nuovi spazi. Sul sito dell'associazione belga Donne per la pace, si legge:

Tout militantisme demande du courage car d’une certaine manière nous nous mettons à nu devant une masse uniforme. Il est plus facile de rester chez soi à regarder le monde évoluer sans nous que d’y participer.”

Ogni forma di militanza richiede coraggio, dato che, in un certo senso, ci si mette a nudo davanti a una maggioranza compatta. È più semplice restarsene a casa, a guardare il mondo evolversi mentre noi non partecipiamo.

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