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Un giorno mi hanno rapita: animazioni mostrano la piaga delle spose rapite in Kirghizistan

Screenshot di una delle cinque animazioni di “Un giorno mi hanno rapita”, una serie prodotta dall'artista kirghisa Tatyana Zelenskaya e dall'animatore Egor Tankov.

Anche se i dati statistici sono difficili da interpretare, un’indagine [en, come i link seguenti, tranne diversa indicazione] citata di frequente suggerisce che circa un terzo dei matrimoni in Kirghizistan avviene a partire da un rapimento.

Il rapimento a scopo di matrimonio, noto anche con il nome di ‘Ala Kachuu’, è diventato una pratica comune nel paese dopo l'uscita del paese dall'ex Unione Sovietica nel 1991. L'organismo locale di difesa dei diritti umani ha stimato che si verificano circa 8.000 rapimenti l'anno di questo tipo.

I ricercatori sul tema sottolineano che questo “boom dei rapimenti delle spose”, un reato moderno che deriva dalla situazione socio-economica del paese e non da un’antica tradizione culturale, non accenna a diminuire.

Tuttavia, negli ultimi anni la società civile e alcuni membri del governo hanno intensificato gli sforzi per combattere questo fenomeno, che in molti casi comporta lo stupro della vittima e quasi sempre l’impunità per la stragrande maggioranza dei rapitori.

Screenshot di una delle cinque animazioni di “Un giorno mi hanno rapito”, una serie prodotta dall'artista kirghisa Tatyana Zelenskaya e dall'animatore Egor Tankov.

Cinque anni fa, Global Voices si è occupata di una serie di video prodotti da un'organizzazione locale di difesa dei diritti delle donne, il cui obiettivo era promuovere l'applicazione della legge contro il rapimento [delle spose]. Il messaggio di questi video era semplice: il rapimento delle spose è illegale e deve essere denunciato e punito.

Una coppia formata da un artista e un animatore di Biskek, la città più grande del paese, ha rilanciato la discussione sul rapimento delle spose con una serie di animazioni che hanno scosso i social network del paese.

L'artista Tatyana Zelenskaya e suo marito, l'animatore Egor Tankov, affermano che queste animazioni sono basate su fatti reali anche se i nomi sono stati cambiati su richiesta delle vittime per proteggere le loro identità.

La storia di Nazik

La prima animazione, con testo in russo e voce fuori campo in kirghiso, documenta il rapimento della giovane “Nazik” ed è stata pubblicata a marzo, in tempo per la Giornata Internazionale della Donna.

Questa storia non racconta la tragedia stereotipata del rapimento di una giovane trascinata con la forza dai suoi rapinatori fino all'auto pronta per la fuga. Mette però in risalto le molte sfaccettature dell’inganno, tradimento e successivo pentimento che caratterizzano questi incidenti e che finiscono per cambiare la vita della vittima e della sua famiglia.

Il destino di Nazik è stato deciso quando un'amica di sua madre è venuta a trovarla a casa con suo figlio Abay.

La madre e il fratello di Nazik “l'hanno obbligata quasi fisicamente” ad andare al cinema con Abay, un amico d'infanzia. Quando è uscita di casa, non aveva con sé né soldi né il cellulare.

Poco dopo essere salita sull'auto che aveva l’insegna di un taxi, il conducente ha rimosso il cartello del taxi dal tetto dell’auto. Non era un taxista, ma un amico di Abay che era lì per aiutarlo a rapire Nazik.

La destinazione non era il cinema, ma la casa di Abay dove dovevano sposarsi. Nazik allora ha detto che voleva parlare con i suoi genitori, ma suo fratello, arrivato in un secondo momento con la sua famiglia, ha parlato per loro:

Nazik, nostro padre ha deciso che rimarrai qui. Abay è un brav'uomo e sarà un buon marito. Sposarsi è una fortuna per qualsiasi donna!

Queste parole, che confermavano l'approvazione dell'unione da parte del capofamiglia, hanno avuto un profondo impatto su Nazik. Tanto che, quando sua madre l'ha chiamata al telefono e le ha chiesto, in lacrime, se desiderava annullare il matrimonio e tornare a casa, Nazik le ha risposto di no e ha deciso di rimanere con Abay e la sua famiglia.

Il fratello di Nazik aveva però mentito. Suo padre non sapeva che avrebbero rapito sua figlia quel giorno e si è infuriato appena venne informato del fatto. Il mullah aveva però già benedetto il matrimonio.

Apprendiamo poi che il rapimento era stato essenzialmente organizzato dalla madre di Nazik a cui non piaceva il fidanzato di allora di sua figlia. Poco dopo,  quando si è resa conto del terribile errore, ha telefonato alla famiglia di Abay per offrire una via d'uscita a Nazik, ma la ragazza ha rifiutato temendo la stigmatizzazione associata all'annullamento di un matrimonio.

“Non siamo mai stati una famiglia felice”, dice Nazik alla fine del video. “Dopo quattro anni, [la famiglia di Abay] mi ha buttato fuori di casa insieme a nostro figlio”.

La storia di Elzada

Elzada è stata rapita quando suo padre era gravemente malato, in un periodo doloroso [della sua vita] in cui aveva visto anche il rapimento di sua sorella minore per essere sposata. A differenza di Nazik, la famiglia di Elzada non sembra aver partecipato al rapimento anche se il suo futuro sposo era un amico di suo fratello.

Inizialmente, si è rifiutata di sposarsi con Talgat, un uomo pigro la cui unica occupazione era stare sdraiato sul divano a guardare la televisione.

Elzada confessa: “I figli sono l'unica cosa che ci tiene uniti. Sono io quella che sostiene la famiglia economicamente e che prende le decisioni. Non solo non l'amo, ma non lo rispetto nemmeno”.

Anche in questo caso, la stigmatizzazione sembra essere il motivo principale per cui Elzada ha accettato di sposarsi. Inizialmente, i suoi futuri cognati l'hanno incoraggiata gentilmente ad accettare la situazione prima di ricorrere all'intimidazione.

Uno dei suoi cognati le ha detto:

Probabilmente non sei più vergine e non credo che tu voglia che lo sappia tutto il mondo.

Elzada aveva capito che rompere il matrimonio significava creare un terribile scandalo. Ma sarebbe stato davvero peggio che passare una vita con un uomo che non amava?

La storia di Elzada, in cui la donna rimane con il suo rapitore, è il caso più rappresentativo del fenomeno del rapimento delle spose in Kirghizistan. Grazie all'animazione di Zelenskaya e Tankov, questo racconto viene presentato con forza mostrando le due facce del pentimento e della rassegnazione, e in qualche modo sembra essere il racconto più straziante dei cinque.

La storia di Aliya

La storia di Aliya racconta un tentativo infruttuoso di rapimento, ma mostra anche come si possa cambiare il destino “negoziando” con il futuro sposo.

Alcuni uomini avevano invitato Aliya e sua sorella in un bar. Uno di loro ha detto a Aliya che gli piaceva e che pensava di rapirla per farne la sua sposa.

Aliya ha risposto in un modo che sapeva avrebbe sicuramente scoraggiato il suo futuro sposo. Ma sua sorella, invece di agire in modo solidale, si è mostrata tremendamente dispiaciuta e il suo rispetto per gli uomini fu apprezzato. Rientrando, dopo essere usciti a fumare, hanno annunciato che anziché rapire la ribelle Aliya, avrebbero rapito sua sorella perché più “rispettosa”.

All'improvviso, allarmata dalla possibilità di andare incontro allo stesso destino che era stato riservato ad Aliya, sua sorella ha iniziato a supplicare gli uomini di non rapirla, assicurando loro che era già promessa in sposa ad un altro uomo. Sconcertati, gli uomini hanno lasciato andare le sorelle e forse si sono rimessi ad organizzare la ricerca di un’altra possibile sposa…

La storia di Begaim

Questa è l'unica storia che include un episodio di violenza sessuale estrema nella narrativa del racconto. Incontriamo Begaim, una giovane donna di un'organizzazione di difesa [dei diritti umani] in partenza per Londra.

In aereo, ha rifiutato l'offerta di una gomma da masticare alla menta da parte dell'assistente di volo.

Scopriamo il motivo per cui “odia” la gomma da masticare alla menta: il suo odore, mescolato alla vodka, le ricorda l'alito dell'uomo che l'ha violentata dopo averla rapita.

Begaim è riuscita a sfuggire al matrimonio perché i suoi genitori si sono opposti. Suo padre è andato a riscattarla e ha anche picchiato l'uomo che l'aveva violentata.

Dopo questo episodio non ho potuto uscire di casa per un anno e qualsiasi contatto umano mi faceva tremare. Avevo gli incubi e non riuscivo a dormire. Ho ancora oggi incubi di quella terribile notte, di quelle mani sudice e di quell'odore di menta della gomma da masticare.

La storia di Nargiza

Il rapimento di Nargiza è stato organizzato dalla zia “sensale” e ha seguito uno schema comune. L'hanno portata nella casa dove avrebbe dovuto vivere. I famigliari del rapitore le hanno detto di accettare il matrimonio, usando le stesse parole di incoraggiamento e intimidazione sentite in altre storie. Tuttavia, quando hanno tentato di forzarla a indossare il fazzoletto cerimoniale bianco, lei ha opposto resistenza.

Sua madre è poi venuta a conoscenza dell'accaduto quando Nargiza l'ha contattata telefonicamente dalla casa dei suoi futuri suoceri. All'inizio, ha tentato di convincere sua figlia a rimanere. Nargiza però continuava a rifiutarsi, minacciando addirittura di chiamare la polizia. Mentre i rapitori la ascoltavano inorriditi, ha informato la madre che era stata introdotta una nuova legge sul rapimento delle spose, che prevedeva una pena da cinque a dieci anni di reclusione per i rapitori.

Un poco alla volta la zia e i cognati si sono arresi. “Nargiza” è l'unica tra tutte le fonti usate da Zelenskaya che ha rivelato la sua identità ed è ora una presentatrice della televisione di stato kirghisa.

Guljan (a destra) ha ispirato Nazik (a sinistra). Questo mix di immagini è stato condiviso su Facebook da Tatyana Zelenskaya.

La storia di Guljan (‘Nargiza’) è l'ultima di una serie in cinque parti. Zelenskaya spiega in un articolo [ky] di Kloop.kg il motivo per cui ha scelto di pubblicare per ultimo questo video:

Я хотела, чтобы его показали в конце, потому что это самая важная, по моему мнению, история в этом цикле.

Я хочу, чтобы девушки увидели в этом ролике инструкцию. Чтобы они знали, как можно действовать — что нужно знать и отстаивать свои права, угрожать милицией и называть реальные сроки.

Ho voluto mostrarlo alla fine perché, a mio parere, è quello più importante di tutti. Voglio che le donne imparino le “istruzioni” contenute in questo video. Voglio che sappiano cosa fare e come lottare per i loro diritti, che sappiano che possono minacciare [i rapitori] di chiamare la polizia e perseguirli penalmente.

I social media in Kirghizistan hanno lodato a larga maggioranza le animazioni anche se qualcuno ha reagito con ira e diniego.

Zelenskaya dice a Global Voices che spera che qualcuna delle televisioni del paese trasmetta le animazioni in modo che possano essere viste nelle province e nei villaggi più piccoli, dove i rapimenti delle spose sono più frequenti e il tasso di penetrazione di internet è più basso.

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