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La violenza etnica e politica continua a martoriare il Burundi

Centinaia di migliaia di persone sono fuggite dal Burundi dall'inizio della crisi nel 2015. Copyright: EU/ECHO/Anouk Delafortrie. CC BY-NC-ND 2.0

Sono passati due anni dall'inizio della crisi che sta lacerando il Burundi, ma la situazione del paese continua ad essere difficile.

Adama Dieng, il consulente speciale dell'ONU per la prevenzione dei genocidi, ha scritto una lettera al Consiglio di Sicurezza dell'ONU nel marzo 2016 segnalando il rischio di una violenza “di massa”. Nello stesso mese, l'Alto Commissionario per i Diritti Umani dell'ONU, Zeid Ra'ad Al Hussein, ha affermato di essere molto preoccupato per la situazione del Burundi [en, come i link seguenti salvo diversa indicazione], parlando del problema del rispetto dei diritti umani a livello globale.

In Burundi, I am concerned that the democratic space has now been virtually extinguished. Grave human rights violations and abuses by security forces and the Imbonerakure militia continue to be reported, including increasing allegations of enforced disappearances, torture and mass arbitrary arrests [of opposition members]…Following the release of the report by the UN Independent Investigation on Burundi in September 2016, the Government of Burundi suspended its cooperation with my Office in Burundi pending ongoing review of our MOU.

Temo che in Burundi lo spazio riservato alla democrazia non esista virtualmente più. Ci sono continue segnalazioni di gravi violazioni dei diritti umani e abusi da parte delle forze di sicurezza e della milizia Imbonerakure, comprese crescenti accuse di sparizioni forzate, torture e arresti arbitrari di massa dell'opposizione. Dopo la pubblicazione della relazione di un'Indagine Indipendente dell'ONU sul Burundi, del settembre 2016, il governo burundese ha interrotto la cooperazione con il mio ufficio in Burundi in attesa della revisione del nostro memorandum di intesa.

La crisi ha avuto inizio dopo la decisione controversa del Presidente Pierre Nkurunziza di riproporsi per un terzo mandato, “una mossa ritenuta illegale dall'opposizione e dai membri del suo stesso partito”, spiega Radio France Internationale [fr]:

Et elle a déjà fait des morts, de 500 (ONU) à quelque 2000 personnes tuées selon les ONG, des centaines de portés disparus et poussé quelque 400 000 personnes à l’exil.

Le conseguenze sono state letali. Secondo l'ONU e alcune ONG, sono state uccise tra le 500 e 2.000 persone, e centinaia di altre sono state denunciate come scomparse. Quasi 400.000 persone hanno scelto l'esilio.

L'annuncio di Nkurunziza di volersi fare rieleggere ha incrinato significativamente la fiducia tra l'amministrazione e la popolazione, scatenando immediatamente numerose proteste. I manifestanti asserivano che il terzo mandato violava di fatto la costituzione, che stabilisce che nessun presidente possa essere rieletto più di due volte.

Inoltre, Nkurunziza ha anche manifestato la sua intenzione di annullare gli accordi di Arusha del 2005, ossia l’accordo di pace stipulato per realizzare un'intesa per la condivisione del potere tra le istituzioni politiche e per integrare i vari gruppi ribelli nell'esercito di stato, utilizzando il sistema di ripartizione delle quote etniche per garantire una rappresentazione più bilanciata. Queste due questioni hanno provocato immediate proteste di massa, scontri con la polizia e la fuga di numerosi gruppi etnici. L'esodo è stato favorito dalla minaccia costante rappresentata dall'ala più giovane di Nkurunziza, Imbonerakure, che è implicata in episodi di violenza contro i membri politici dell'opposizione.

Nel suo articolo, Radio France Internationale afferma che il governo respinge queste accuse nonostante la montagna di prove, affermando che sono parte di un'agenda politica e di un complotto internazionale per eliminare la leadership attuale.

Tuttavia, un video fatto circolare su internet nell'aprile 2017 mostra giovani membri di Imbonerakure che cantano slogan che incoraggiano a violentare le donne Tutsi. Il partito al governo e Imbonerakure appartengono prevalentemente all'etnia Hutu. L'altro principale gruppo etnico del paese è rappresentato dai Tutsi, le cui relazioni tese con gli Hutu sono all'origine dei passati conflitti in Ruanda [it] e Congo [it].

Il 4 aprile 2017, Spageon Ngabo [fr], un blogger del notiziario online locale Yaga ha lanciato un appello pregandoli di desistere da questo modo di agire e di concentrarsi su altre questioni [fr]:

Quand l’Onu vous a taxés d’être une milice du parti au pouvoir, vous l’avez réfuté,  clamant haut et fort que vous êtes « des partisans de la démocratie, épris de paix, fortement attachés à la République et animés d’un esprit de tolérance,  victimes d’une campagne de diabolisation et de médisance »(nldr) . Sur ce, je voudrais de tout mon cœur croire que cette vidéo n’est que pur montage, car malgré tout, vous êtes mes frères et aux yeux du monde, l’image que vous donnez  affecte tous les jeunes du Burundi. Si je voulais vous prendre au mot, je vous demanderais pourquoi vous vous efforcez de donner raison à tous ces colons impérialistes qui nous traitent de sauvages.

Chers imbonerakure, le Burundi est un grand chantier, et les défis qui pourraient nous inspirer des chansons guerrières ne manquent pas: notre petit pays a une population estimée à 11,1 millions d’habitants dont 70% des jeunes pour  une superficie de 27 834 km². Nous avons un PIB par habitant de 315 $ avec un taux de croissance  de – 2,4 % en 2015 et un chômage qui va croissant. Nous sommes  parmi les pays les plus corrompus au monde, le deuxième pays le plus malheureux au monde d’après les Nations Unies, le troisième plus pauvre aussi en 2016.

Quando l'ONU vi accusato di essere l'ala militante del partito al governo, lo avete negato [fr] asserendo veementemente che eravate “persone amanti della pace e sostenitori della democrazia, con forti legami con la repubblica e ispirati dalla tolleranza, vittime di una campagna di demonizzazione e diffamazione”. Spero con tutto il mio cuore che questo video sia una messinscena perché, nonostante tutto, siete sempre i miei fratelli e, agli occhi del mondo, l'immagine che proiettate ha un impatto negativo su ciascun giovane in Burundi. Se vi dovessi credere sulla parola, vi chiederei perché insistete a fornire armi ai colonialisti imperialisti che ci considerano selvaggi.

Cari amici Imbonerakure, il Burundi è un grande cantiere di lavori in corso a cui non mancano le sfide per cui vale la pena battersi. Il nostro piccolo paese occupa 27.830 chilometri quadrati e ha una popolazione stimata di 11,1 milioni di persone, di cui circa il 66% ha meno di 25 anni. Abbiamo un PIL di 800 dollari a persona con una crescita regionale del – 2,4% nel 2015 e un tasso di disoccupazione destinato a crescere. Siamo uno dei paesi più corrotti al mondo, secondo l'ONU, e il secondo paese più infelice del pianeta. Nel 2016, l'FMI ha classificato il Burundi come il terzo paese più povero al mondo.

Sul sito web di lingua francese, il CNDD-FDD (il partito al governo) [fr] ha dichiarato che tali azioni erano contro i loro ideali.

Violazioni documentate dei diritti umani

Varie organizzazioni hanno lanciato l'allarme sulla situazione in Burundi. Nel suo Rapporto Mondiale, Human Rights Watch ha richiamato l'attenzione sugli abusi basati su motivazioni etniche perpetrati da Imbonerakure nel 2016 [fr]:

Des membres des Imbonerakure et des policiers, parfois armés de fusils, de bâtons ou de couteaux, ont violé des femmes dont des parents de sexe masculin étaient considérés comme des opposants au gouvernement. Dans certains cas, les Imbonerakure ont menacé ou agressé le parent de sexe masculin avant de violer la femme. Ces femmes ont souvent continué de subir des menaces suite au viol.

Des Imbonerakure et des policiers ont violé des femmes qui tentaient de passer en Tanzanie, apparemment pour les dissuader de quitter le Burundi.

Des Imbonerakure ont mis en place des barrages routiers et des postes de contrôle dans certaines provinces. Ils ont extorqué de l’argent aux passants et les ont harcelés, et, alors qu’ils ne disposent d’aucune autorité en la matière, ont arrêté des personnes qu’ils soupçonnaient d’être liées à l’opposition. Ils ont également fait du porte à porte pour extorquer de l’argent aux habitants.

Membri di Imbonerakure e della polizia – talvolta armati con fucili, bastoni o coltelli – hanno violentato donne semplicemente perché gli uomini della loro famiglia erano considerati oppositori del governo. In alcuni casi, Imbonerakure ha minacciato o attaccato gli uomini della famiglia prima di violentare le donne. Le donne continuano spesso a ricevere minacce anche dopo essere state violentate.

Imbonerakure e la polizia hanno violentato donne che hanno tentato di rifugiarsi in Tanzania, apparentemente allo scopo di dissuaderle dal lasciare il Burundi.

Imbonerakure ha creato posti di blocco e checkpoint in alcune province. Hanno estorto denaro, molestato passanti e, pur non avendo alcuna autorità per farlo, arrestato persone sospettate di avere collegamenti con l'opposizione. In alcuni casi si sono presentati casa per casa per estorcere denaro ai residenti.

Al ritorno da una missione conoscitiva in Burundi nel marzo 2016,  il Movimento Mondiale per la Difesa dei Diritti Umani (FIDH) [fr] e la sua controparte in Burundi hanno dichiarato di aver assistito a crimini che rientrebbero nella giurisdizione del Corte penale internazionale (ICC) [fr]:

De retour d’une mission d’enquête menée au mois de mars 2016 au Burundi, la FIDH et ITEKA, son organisation membre au Burundi, avaient indiqué le 14 avril que “la nature des crimes constatés par la mission de la FIDH relèvent de la compétence de la Cour pénale internationale” et appelé la Procureure à « décider [de] l’ouverture à tout le moins d’un examen préliminaire sur la situation au Burundi qui est un État partie au statut de la CPI ».Nos organisations se félicitent d’une telle décision et espèrent que, au regard de la gravité des crimes commis et de l’absence de justice au niveau national, la CPI ouvrira rapidement une enquête sur les très graves crimes commis au Burundi.

Al ritorno da una missione conoscitiva in Burundi nel marzo 2016, FIHD e ITEAL, l'organizzazione partner nel Burundi, hanno riferito il 14 aprile che “la natura dei crimini a cui la delegazione FIHD ha assistito poteva rientrare perfettamente nella giurisdizione del Tribunale penale internazionale”, chiedendo al Procuratore capo di avviare immediatamente un'indagine preliminare sulla situazione in Burundi, che è una parte contraente dell'ICC. “Le nostre organizzazioni apprezzano questa decisione e si augurano che, considerata la gravità dei crimini commessi e l'assenza di un'autorità giudiziaria nazionale, l'ICC avvii tempestivamente un'indagine sui crimini molto gravi commessi in Burundi”.

Il 25 aprile 2016, Fatou Bensouda, procuratore dell'ICC ha annunciato che l'ICC avrebbe condotto un'indagine preliminare degli eventi verificatesi in Burundi a partire dal 2015. In un articolo sul sito web di lingua francese, sentinelle-droit-international.fr, Gabin Eyenga ha illustrato la procedura.

Un examen préliminaire est un processus par lequel les renseignements disponibles sur une situation sont examinés afin de déterminer en toute connaissance de cause s’il existe une base raisonnable pour ouvrir une enquête au regard des critères posés pas le Statut de Rome. Cet examen « ne constitue en aucun cas une enquête, » Il la précède et la conditionne plutôt. Cette décision du Procureur de la Cour pénale internationale fait suite à la situation humanitaire au Burundi qualifiée de « très préoccupante en matière de droit humain » par le Sous secrétaire général des Nations Unies au Droit de l’homme, M. Ivan Simonovic.

… A l’issue de l’examen préliminaire de la situation au Burundi le Procureur rédigera des conclusions ou un rapport dans lequel on trouvera une première qualification juridique des crimes allégués relevant de la compétence de la Cour. Cet examen se fera sur la base des faits et des renseignements fournis à son Bureau. Il pourra également, conformément aux dispositions de l’article 15 paragraphe 2 du Statut de Rome,

Un'indagine preliminare è un processo in cui vengono esaminate tutte le informazioni disponibili su una determinata situazione per poter determinare, con piena cognizione di causa, se ci sono basi ragionevoli per avviare un'inchiesta in base ai criteri definiti nello Statuto di Roma. Quest'indagine « non è in alcun modo equiparabile a un'inchiesta » e in qualche modo precede e getta le basi per l'inchiesta vera e propria. Il Procuratore dell'ICC ha preso la sua decisione dopo che l'Assistente del Segretario Generale per i Diritti Umani dell'ONU, Ivan Simonovic, ha classificato « la situazione umanitaria del Burundi come preoccupante ».

…Al termine dell'indagine preliminare sulla situazione in Burundi, il procuratore dell'ICC formalizzerà le sue conclusioni in un rapporto sulla classificazione legale dei presunti crimini che rientrano nella giurisdizione del tribunale. Questa indagine sarà basata sui fatti e le informazioni fornite all'Ufficio di presidenza di ICC. E possibile anche confermare tutto ai sensi dell'articolo 15 comma 2 dello Statuto di Roma,

Dall'ottobre 2016, il Burundi non riconosce più l'autorità dell'ICC. Jean Marie Ntahimpera ha espresso il suo disappunto [fr] in un articolo pubblicato da Yaga:

Je suis de ceux qui pensent que quitter la CPI est une mauvaise décision, qui ne fait que consacrer l’impunité des criminels puissants que les juridictions locales n’osent pas juger.
Mais ce que je regrette le plus, c’est que cette décision est taillée sur mesure. Le pouvoir de Bujumbura se dit : “Il faut tout faire pour nous protéger”.  En effet, il est dans une situation difficile. Contesté à l’intérieur, accusé de violations massives des droits de l’homme, acculé par les sanctions internationales, il est en mal de légitimité. Si la CPI se met à faire des enquêtes ou à lancer des mandats d’arrêt, ce sera un signe de culpabilité, même si, en théorie, la présomption d’innocence doit primer.  Laisser la CPI enquêter affaiblira encore plus la légitimité du gouvernement.

Mais nos dirigeants oublient l’essentiel : l’avenir. Une maxime très populaire dit qu’un homme politique pense à la prochaine élection, alors qu’un leader pense à la prochaine génération. Pour moi, si le pouvoir de Bujumbura pensait à la prochaine génération, il ne quitterait pas la CPI. Il est possible que dans 5 ou 10 ans ceux qui sont au pouvoir n’y soient plus, qu’ils soient remplacés par un autre pouvoir, beaucoup plus arbitraire peut-être (ce n’est pas mon vœu). A ce moment-là, ceux qui décident aujourd’hui de quitter la CPI, leurs enfants, seront peut-être les premiers à crier pour que cette cour vienne les protéger. Mais ce sera trop tard.

Io sono tra quelli che pensano che disconoscere l'ICC sia una pessima decisione perché rinforza solo l'impunità di potenti criminali che i tribunali locali hanno paura di perseguire.

Quello che mi piace ancora meno è che questa decisione è specificatamente correlata alla situazione. Sembra suggerire che il governo di Bujumbura stia facendo il possibile per proteggersi. In altre parole, percepiscono la difficoltà della situazione. Gli scontri all'interno del paese, le accuse di massicce violazioni dei diritti umani e le sanzioni internazionali mettono in discussione la legittimità della leadership del governo Burundi. Se l'ICC avvia un'indagine o spicca dei mandati di arresto, il governo del Burundi sembrerà colpevole anche se, in teoria, dovrebbe prevalere la presunzione di innocenza. Consentire all'ICC di indagare finirebbe per indebolire ulteriormente la legittimità del governo.

I nostri leader non pensano al futuro. Un detto popolare dice che mentre un politico pensa alle prossime elezioni, un leader pensa alle future generazioni. Secondo me, se il governo del Burundi avesse veramente avuto a cuore le future generazioni, non avrebbe chiuso con l'ICC. In cinque o dieci anni, coloro che oggi sono al potere forse non ci saranno più e saranno stati sostituiti da altri, forse più autocratici (cosa che mi auguro di non vedere). Coloro che hanno deciso di disconoscere l'ICC oggi, vedranno i loro nipoti chiedere di essere protetti da questo tribunale. Ma sarà troppo tardi.

Nonostante la tragicità degli eventi, durante una conferenza pubblica del dicembre 2016, il Presidente Nkurunziza ha affermato che non potrà rifiutare un altro mandato se è il popolo a chiederlo.

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