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Nabeel Rajab, noto difensore dei diritti umani detenuto in Bahrein, rischia altri 15 anni di carcere

Nabeel Rajab (a destra) and Abdulhadi Alkhawaja durante una marcia pro democrazia in Bahrain nel 2011. Foto da Bahrain Center for Human Rights [CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons]

Questo articolo è stato scritto da Khalid Ibrahim [en,come tutti i link a seguire], direttore esecutivo del Gulf Center for Human Rights, un’organizzazione indipendente e no profit che promuove libertà di espressione, di aggregazione e di riunioni pacifiche nella regione del Golfo e nei paesi vicini.

Nabeel Rajab, noto difensore dei diritti umani nel Bahrain, è in prigione dal 13 giugno 2016 a causa delle sue attività legate alla difesa dei diritti umani. Attualmente sta scontando una pena di due anni per aver parlato ai media della situazione dei diritti umani in Bahrain. Inoltre è stato condannato ad un ulteriore periodo di detenzione per essersi espresso tramite Twitter.

Rajab è Presidente del Bahrain Center for Human Rights (BCHR), direttore fondatore del Gulf Centre for Human Rights (GCHR), Vice Segretario Generale della Federazione Internazionale dei Diritti Umani (FIDH), e membro del comitato consultivo dell’area medio orientale e nordafricana di Human Right Watch (HRW).

Nel luglio 2002 fondò il BCHR con il suo collega Abdulhadi Al-Khawaja, condannato all’ergastolo per le sue attività legate alla difesa dei diritti umani. Il BHCR continua comunque ad operare fino ad oggi, nonostante la decisione delle autorità di chiuderlo nel novembre del 2004 e la detenzione dei suoi due fondatori.

Quando esplose la rivolta popolare in Bahrainil 14 febbraio 2011, Nabeel Rajab era in prima linea come leader dei diritti umani. Quando le autorità arrestarono la maggior parte dei capi della sommossa, lui rimase l’unica voce fuori dalla prigione che veniva ascoltata da decine di centinaia di follower su Twitter e dal resto del mondo, rendendo pubbliche le gravi violazioni commesse dal governo che oppresse l’intera popolazione di fronte alle richieste di libertà, uguaglianza e giustizia sociale.

Rajab sta pagando un caro prezzo per il suo coinvolgimento nella rivolta e per il suo attivismo per i diritti umani. È stato arrestato e imprigionato molte volte diventando vittima di vari tipi di minacce, molestie giudiziarie, campagne mediatiche diffamatorie, torture e divieti di viaggio.

Il 10 luglio è stato condannato a due anni di detenzione,dopo esser stato accusato di aver diffuso “false notizie” durante alcune interviste televisive in cui parlò della crescente violazione dei diritti umani nel regno del Golfo. In quelle interviste Rajab parlò del divieto nei confronti di giornalisti e ONG di entrare in Bahrain e della mancanza di indipendenza giudiziaria. Il 22 novembre una corte di appello del paese ha confermato la sentenza.

In un altro caso, Rajab sta scontando fino a 15 anni di prigione per aver criticato la partecipazione del Bahrain alla guerra condotta dall'Arabia Saudita contro i rebelli Houthi dello Yemen, e per aver parlato su Twitter delle torture che avvengono nel famigerato carcere “Jaw”. Per questo caso, Rajab avrebbe dovuto apparire di nuovo in corte il 31 dicembre 2017. Tuttavia, l’udienza si è svolta in maniera inaspettata il 5 dicembre, quattro settimane prima dalla data stipulata dalla corte. Il 3 dicembre, gli avvocati di Rajab sono stati informati dalla Corte che l’udienza sarebbe avvenuta il 5 dicembre, con la scusa che un testimone chiave del caso non sarebbe riuscito ad essere presente il 31 dicembre. Nonostante gli avvocati di Rajab abbiano protestato contro la decisione, l’udienza ha avuto comunque luogo il 5 dicembre ed è stata aggiornata al 7 dicembre. Rajab non ha potuto prendervi parte a causa del suo stato di salute.

- Per problemi di salute, Nabeel Rajab non è riuscito a partecipare all’udienza.

- I suoi avvocati non hanno avuto tempo sufficiente per prepararsi, solo due giorni dalla notifica informale

- La corte ha rigettato la richiesta degli avvocati di posticipare l’udienza

- La velocizzazione del caso fa temere una sentenza imminente

Il 7 dicembre, l’udienza è stata nuovamente aggiornata al 15 gennaio.

Oggi, la ventesima udienza della Corte contro Nabeel Rajab è stata aggiornata al 15 gennaio, quando la difesa potrà presentare l’arringa finale.

• Accusato per commenti che condannano i bombardamenti sauditi sullo Yemen e per aver parlato pubblicamente delle torture in Bahrain

• Rischia 15 anni di carcere

Rajab sta affrontando un periodo di incarcerazione anche per due lettere pubblicate sul New York Times e sul giornale francese Le Monde, scritte mentre era in prigione.

Nella lettera del New York Times, pubblicata nel settembre 2016, Rajab descrisse le condizioni della propria detenzione richiedendo all’amministrazione Obama di “far leva” per porre fine al conflitto in Yemen e per “assicurarsi il rilascio delle persone che vogliono la pace e che stanno cercando di costruire la democrazia nella regione”. Per questo articolo, Rajab venne accusato di “minare il prestigio del regno”.

Nella lettera pubblicata su Le Monde nel dicembre del 2016, Rajab chiese a Francia e Germania di rivalutare il loro supporto alle monarchie arabe del Golfo. Dopo la pubblicazione del pezzo, venne accusato di “diffusione di notizie e dichiarazioni false e maligne per minare il prestigio del Bahrain e dei paesi fraterni del GCC (Consiglio di Cooperazione del Golfo) cercando di rovinarne i rapporti”.

Molte le organizzazioni e i gruppi per i diritti umani che hanno continuamente richiesto alle autorità del Bahrain il rilascio di Nabeel Rajab. A maggio, la Commissione Contro la Tortura delle Nazioni Unite (CAT) ha espresso particolare preoccupazione sull’isolamento di Rajab, richiedendone la liberazione. Il 27 giugno 2017 Pier Antonio Panzieri, Presidente della Sottocommissione per i Diritti dell'Uomo del Parlamento Europeo, ha pubblicato una dichiarazione in cui richiedeva il rilascio del difensore dei diritti umani:

Rajab’s detention violates his right to freedom of expression. I call on the Bahraini authorities to grant lawyers and family members access to Nabeel Rajab, to drop all charges against him and to free him immediately

La detenzione di Rajab viola i suoi diritto alla libertà di espressione. Chiedo alle autorità del Bahrain di garantire ai suoi avvocati e famigliari di poter vedere Rajab, di far cadere tutte le accuse a suo carico e di liberarlo immediatamente.

Nonostante queste richieste, Rajab rimane in prigione. Non è l’unico cittadino del Bahrain in carcere per il suo attivismo politico e per la difesa diritti umani o per aver espresso le sue opinioni pacificamente. Nella piccola isola del regno, che conta solamente 1.4 milioni di abitanti, secondo i gruppi per i diritti umani ci sono più di 4000 prigionieri politici.

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