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L'Angola espelle migliaia di lavoratori migranti congolesi per reprimere l'estrazione illegale di diamanti

Cascate Tazua, fiume Kwango: una delle più ricche fonti di diamanti in Angola. Foto di Brian Harrington Spier tramite Flickr CC-By-2.0.

L'Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari (OCHA) ha rivelato che, dai primi giorni di ottobre 2018, il governo dell'Angola ha espulso 330.000 migranti sprovvisti di documenti [fr come i link seguenti, salvo diversa indicazione]; per molti di essi è stato disposto il rimpatrio nelle province di Kasai, Kasai centrale e Kwango nella Repubblica Democratica del Congo.

Molti migranti sono stati allontanati dal Paese a seguito dell'avvio dell’ “Operazione Trasparenza” [en], un'operazione gestita dal governo per inasprire i controlli sul traffico di diamanti. Le autorità angolane hanno dichiarato il sequestro di diamanti dal valore di un milione di dollari; più di 200 sarebbero invece i luoghi di scambio individuati e smantellati.

Gli abitanti di Kamako, città di confine nella provincia di Kasai (Repubblica Democratica del Congo), hanno rilasciato preziose dichiarazioni all'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani; da tali interviste è emerso che durante le espulsioni le autorità angolane hanno abusato del loro potere, provocando la morte di alcuni migranti e ferendone altri.

Tali accuse sono state respinte dalle stesse autorità angolane; non ci sarebbe stato abuso di potere o xenofobia durante i controlli.

Il documento redatto dall'OCHA nella Repubblica Democratica del Congo in collaborazione con partner umanitari, si riferisce al periodo compreso tra l'1 e il 16 novembre 2018; secondo quanto dichiarato, la vicenda avrebbe coinvolto 362.097 congolesi. Tuttavia, dallo stesso documento si evince che i dati riportati potrebbero essere imprecisi, in quanto il numero potrebbe essere ancora più alto:

Les chiffres ci-dessus ont été validés par la DGM [ Direction Générale de Migration] au niveau national et font donc office de chiffres vérifiés. Cependant, comme toutes statistiques officielles sujettes à un processus de vérification, il est probable que ces données ne reflètent pas encore totalement l’ampleur de l’afflux de la période la plus récente.

Ainsi, les données collectées par les antennes locales de la DGM et celles provenant de certaines organisations de la société civile et ONG semblent indiquer un nombre plus important d’arrivants dans certaines provinces. C’est notamment le cas pour les données récoltées par le système de veille humanitaire assuré par l’ONG Caritas et couvrant toutes les provinces affectées, dont le rôle d’alerte précoce doit être vu en complémentarité des chiffres vérifiés de la DGM. Actuellement, ce système de veille rapporte que près de 522 200 personnes seraient retournées de l’Angola vers les provinces du Kasaï, du Kasaï Central, du Kwango, du Kongo Central, de Lualaba et de Lomami entre le 1er octobre et le 10 novembre 2018.

I dati riportati sono stati verificati dal Dipartimento Generale sulle Migrazioni [DMG] della Repubblica Democratica del Congo; si tratta dunque di valori attendibili. Tuttavia, come accade per qualunque statistica soggetta a un processo di verifica, è possibile che questi dati non riescano a riprodurre esattamente la portata dei più recenti flussi migratori.

Le informazioni raccolte dalle sezioni operative locali dello stesso dipartimento DMG, così come quelle messe a disposizione dalle organizzazioni della società civile e dalle ONG, rivelerebbero infatti un maggior numero di arrivi in alcune province. Tra i più importanti sistemi di monitoraggio degli arrivi, vi è quello gestito dall'ONG Caritas, che controlla tutte le province coinvolte. La stessa Caritas ha più volte fatto luce sull'entità del problema; questi allarmismi sono giustificati anche dai dati attendibili forniti dal Dipartimento Generale sulle Migrazioni. Secondo le stime realizzate dai sistemi di monitoraggio delle migrazioni, tra l'1 ottobre e il 10 novembre 2018, circa 522.200 individui sarebbero stati espulsi dall'Angola e mandati in alcune delle province della Repubblica Democratica del Congo, tra le quali Kasai, Kasai Centrale, Kwango, Congo Centrale, Lualaba e Lomami.

Il video qui proposto mostra la difficile condizione nella quale versano migliaia di congolesi espulsi dall'Angola. Alcuni di essi sono stati accusati di aver rubato diamanti dal suolo angolano:

I migranti sono stati costretti a lasciare l'Angola in pochissimo tempo; per questo motivo sono riusciti a portare con sé solo il minimo indispensabile; alcuni di loro hanno lasciato il Paese portando solo gli indumenti che indossavano in quel momento. Il portale di informazione KongoTimes ha citato Anna Praz, coordinatrice delle operazioni svolte dal Comitato Internazionale della Croce Rossa a Kamako:

Ce sont des personnes qui sont parties avec très peu de moyens, sans avoir beaucoup de temps pour se préparer, parfois arrivant les mains vides ou avec très peu de biens. Et certains d’entre eux ont fui sous la peur … Et maintenant ils se retrouvent dans un endroit pour eux qui est quasiment étranger, parce qu’ils ont été pendant longtemps loin du Congo, et parmi eux des personnes n’ont plus vraiment beaucoup de contacts avec leur famille depuis quelques années.

Queste persone sono state allontanate dall'Angola portando con sé ben poco; non hanno avuto neanche il tempo di prepararsi. Sono arrivate qui prive di ogni bene. Alcuni di loro erano molto spaventati quando sono stati costretti ad andare via… Adesso si trovano in un luogo quasi sconosciuto, dal momento che sono stati lontani dal Congo per tantissimo tempo; tra i migranti vi sono anche coloro che non hanno contatti con le famiglie di origine ormai da anni.

In un articolo pubblicato il 15 ottobre, il quotidiano Le Potentiel Online ha pubblicamente denunciato la violazione di diritti umani subìta da questi migranti:

La majorité de ces compatriotes ont été maltraités et dépouillées par les forces de sécurités angolaises avant d’être expulsés comme des bêtes. Tout ceci se passe sans qu’aucune autorité de Kinshasa ne puisse lever le ton. Comble de l’humiliation, depuis qu’ils sont sur le territoire congolais, ces compatriotes refoulés sont logés à la belle étoile, dans le dénuement total. Des milliers de Congolais sont passés de l’humiliation, en Angola, et au calvaire, sur leur propre territoire, dans l’indifférence totale de Kinshasa.

Molti di questi nostri compatrioti sono stati maltrattati, derubati e cacciati via in modo violento dalla polizia angolana. Il tutto è avvenuto nella totale indifferenza delle autorità nella capitale congolese di Kinshasa; ma non è tutto. Poiché sono giunti in territorio congolese, i migranti sono stati costretti a dormire per strada, in una condizione di totale indigenza. Migliaia di congolesi hanno subìto umiliazioni in Angola e sono condannati a soffrire anche nel loro Paese natale, senza il minimo aiuto da parte del governo.

Negli ultimi cinque anni, la Repubblica Democratica del Congo ha vissuto momenti di tensione dovuti ai conflitti tra i sostenitori del presidente Joseph Kabila e le opposizioni.

Secondo Chals Wontewe, coordinatore nazionale dell'organizzazione Oxfam per la Repubblica Democratica del Congo, alcuni dei migranti sono stati accolti da cittadini impegnati nella lotta alla povertà, alla fame e alle malattie:

Nous avons rencontré des familles qui hébergent jusqu’à trente personnes rentrées d’Angola, alors qu’au sein du foyer ils ont des enfants qui souffrent de malnutrition sévère.

Abbiamo incontrato famiglie che accolgono fino a trenta persone provenienti dall'Angola; queste stesse famiglie hanno a che fare ogni giorno con gravi problemi di malnutrizione.

Anche i migranti sono malati e denutriti. Il 23 ottobre il giornalista Vignikpo Akpéné ha dichiarato che 15 individui sono deceduti perché affetti da tubercolosi. Il giornalista ha poi aggiunto:

Le responsable de l’hôpital de Kamako, en RDC, le Dr Miko Mikobi a souligné que   ‘tous ces morts sont dus à la sous-alimentation et à des maladies, principalement la tuberculose ‘.

Ce médecin dit avoir déjà reçu ‘318 malades, parmi les expulsés, dont la plupart souffre de la tuberculose.’

Il dottor Miko Mikobi, direttore sanitario dell'ospedale di Kamako nella Repubblica Democratica del Congo, ha affermato che “queste morti sono state causate da denutrizione e malattie, prima fra tutte la tubercolosi”.

Il dottor Mikobi ha inoltre dichiarato di aver già visitato “318 dei migranti espulsi; gran parte dei quali era affetta da tubercolosi.”

In quanto mogli di cittadini congolesi, anche le donne angolane sono state espulse; in alcuni casi, sono state le stesse donne a scegliere di seguire i coniugi:

Queste donne angolane, mogli di cittadini congolesi espulsi dall'Angola, hanno deciso di seguire i mariti a Kamako, cittadina nella provincia di Kasai. Circa 200.000 congolesi hanno già abbandonato la provincia angolana di Lunda Nord. Nella Repubblica Democratica del Congo le condizioni sono precarie; sono molte le famiglie costrette a dormire per strada.

Questa situazione ha inoltre influenzato la condizione di bambini congolesi nati in Angola che parlano solo portoghese, non francese. Una madre ha poi dichiarato al quotidiano Slate Afrique:

‘Tous nos enfants sont nés en Angola et ne parlent que le portugais’, raconte la femme d'une quarantaine d'années qui vivait dit-elle depuis dix ans avec son mari à Lucapa, dans la province angolaise du Lunda Norte…

‘Soudain, le lundi, nous avons vu des jeunes garçons de la communauté Tchiokwé avec les policiers angolais commencer à incendier les maisons de tous ceux qu'ils prenaient pour étrangers. Arrivés chez nous, ils ont blessé mon mari à la machette et nous avons été obligés de partir avec ce que nous avons pu prendre’, raconte-t-elle, en écho à d'autres témoignages de violences communautaires qui font même état de morts.

‘I nostri bambini sono nati in Angola e parlano solo portoghese'; così ha affermato la madre di famiglia che vive da dieci anni a Lucapa, nella provincia angolana di Lunda Nord.

‘Lo scorso lunedì, all'improvviso abbiamo visto giovani componenti del gruppo etnico Chokwe [en] che, insieme con la polizia angolana, hanno incendiato le case di persone considerate straniere. Quando (i poliziotti angolani) sono venuti a casa nostra, hanno attaccato mio marito con un machete; siamo stati costretti a fuggire, portando con noi solo i beni necessari’, ha affermato la donna, fornendo una delle tante testimonianze di episodi di violenza collettiva, alcuni dei quali noti per aver provocato morti.

Le espulsioni di cittadini congolesi non sono state le uniche in Angola; anche altri cittadini africani sono stati allontanati dal Paese. Cheik Sidya ha dichiarato al sito web Le360 Afrique che nel periodo storico in cui l'Africa cerca di raggiungere l'unità, molte sono le nazioni che hanno adottato misure per emarginare ed espellere i cittadini stranieri, ricorrendo a strategie disumane.

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