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La crisi umanitaria del Venezuela mette sotto i riflettori le politiche per i rifugiati di Trinidad e Tobago

La baia di Cedros, nel sud di Trinidad, e dietro il Canale di Colombo. Lo stretto canale separa Trinidad dalla terraferma venezuelana. FOTO: Grueslayer CC BY-SA 4.0 via Wikipedia.

Dal 23 gennaio le nazioni caraibiche sono state impegnate in una serie di cruciali azioni diplomatiche internazionali [it] per cercare di superare l'impasse politica venezuelana, e più recentemente sono state tra gli ideatori del “Meccanismo di Montevideo” [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione], la soluzione in quattro parti per la crisi venezuelana proposta da Messico, Uruguay e CARICOM durante l'incontro della scorsa settimana in Uruguay.

Tuttavia, uno dei membri di CARICOM è stato finora meno chiaro sulla posizione da prendere riguardo ai cittadini venezuelani che arrivano come rifugiati nel paese. Mentre la scorsa settimana arrivavano al confine i camion carichi di aiuti umanitari sponsorizzati dagli Stati Uniti, il governo di Trinidad e Tobago evitava di rispondere alle domande in Parlamento che riguardavano se riconoscere la crisi umanitaria in Venezuela, reiterando la posizione diplomatica di “non interferenza e non intervento” [it] che il paese aveva assunto nell'ambito di CARICOM.

Trinidad, la più grande delle due isole che forma la nazione di Trinidad e Tobago [it], si trova a soli 11 km a nord della terraferma venezuelana. Con l'aggravarsi della situazione politica ed economica del Venezuela sono arrivati sull'isola un gran numero di venezuelani in fuga da stenti e violenza. Alcuni arrivano clandestinamente sulla costa meridionale di Trinidad, altri attraverso i porti del paese. Alcune stime indicano che nel paese sono arrivati circa 60.000 migranti, un numero significativo per un paese di 1,3 milioni di abitanti.

La decisione di Trinidad e Tobago di rimpatriare 82 venezuelani nell'aprile del 2018 ha attirato aspre critiche da parte dell'UNHRC, che ha definito la mossa una “deportazione forzata” in violazione del diritto internazionale. Con tutti gli occhi attualmente puntati sulla impasse politica venezuelana, la mancanza di un approccio coeso in materia di migrazione da parte del paese sta attirando l'attenzione internazionale.

Legislazione incompleta

Nonostante il paese abbia adottato già nel 2014 una linea di condotta nazionale per affrontare le questioni riguardanti i rifugiati e i richiedenti asilo, questa non viene resa effettiva. Nella dichiarazione all’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati [it] (UNHCR), il governo ha affermato che anche se ha aderito alla Convezione per i rifugiati del 1951 [it] e ha firmato sia la Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale che la Convenzione internazionale per la protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, la mancanza di una legislazione “ha ostacolato l'applicazione degli adeguati principi di protezione per rifugiati e richiedenti asilo”.

Di conseguenza, i richiedenti asilo e quelli avente status di rifugiato per l'UNHCR si ritrovano a essere trattati come migranti senza documenti e molti finiscono nei Centri di detenzione per immigrati, vengono sfruttati dai datori di lavoro, oppure secondo un rapporto di gennaio 2019 di Refugees International (RI) sono “costretti all'illegalità”. Per come stanno le cose, i venezuelani che vorrebbero chiedere protezione in Trinidad e Tobago sono soggetti ai termini della Legge sull'immigrazione del paese, che afferma che i migranti senza documenti possono essere detenuti, multati e con molta probabilità deportati.

Dopo il salvataggio da un giro di droga e prostituzione a Trinidad la scorsa settimana di 19 giovani ragazze probabilmente venezuelane, ci sono state nuove richieste per permettere ai venezuelani di lavorare nel paese. Inoltre, i figli di rifugiati e richiedenti asilo non possono frequentate le scuole pubbliche.

La Living Water Community, un'organizzazione benefica cattolica che agisce in qualità di partner per l'attuazione delle politiche dell'UNHCR a Trinidad e Tobago, sta cercando di mettere in pratica un Piano di risposta per rifugiati e migranti regionale progettato per soddisfare i bisogni dei venezuelani in fuga dal loro paese.

Il giornalista di Trinidad, Wesley Gibbings, sostiene che la legislazione (o la sua mancanza) non sia l'unica pecca, facendo anche notare su Twitter che:

No doubt, some of the xenophobia being exhibited in #Trinidad stems from the fact that some continued to assert that #Venezuela‘s humanitarian crisis had been externally-generated propaganda and not lived experience

Non c'è dubbio, parte della xenofobia espressa a #Trinidad scaturisce dal fatto che alcuni hanno continuato a sostenere che la crisi umanitaria del #Venezuela sia propaganda generata dall'esterno e non esperienza vissuta.

Il resto della regione

Trinidad e Tobago e il Venezuela intrattengono da tempo strette relazioni diplomatiche. Come produttore di gas e petrolio, il paese ha beneficiato della spinta per aumentare il prezzo del petrolio del defunto presidente del Venezuela Hugo Chávez, e l'anno scorso è stato firmato un importante accordo per il gas con il suo tormentato successore, Nicólas Maduro. Secondo alcune voci critiche, questi potrebbero essere i motivi dietro l'esitazione del governo a riconoscere la situazione venezuelana come crisi umanitaria.

Ma mentre il paese è sotto pressione a causa della prossimità col Venezuela, gli affari di stato delle altre nazioni caraibiche non sono molto diversi.

Secondo un articolo scritto anche da Rochelle Nakhid, la coordinatrice regionale di Living Water Community per UNHCR, tra i paesi caraibici appartenenti al Commonwealth, “solo il Belize ha una legislazione in materia di rifugiati, mentre la Giamaica e Trinidad e Tobago hanno una linea di condotta per i rifugiati ma nessuna legislazione”. Tuttavia, Nakhid è ottimista che il processo di stesura per integrare i protocolli internazionali sulle migrazioni “sia intrapreso in modo partecipativo” con tutti gli interessati, inclusa la Divisione per l'immigrazione.

Nel frattempo, i rifugiati protestano per il fallimento di Trinidad e Tobago di soddisfare gli obblighi internazionali riguardo alla questione migranti, mentre i diplomatici sottolineano la necessità di mettere in piedi una struttura adeguata.

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