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Progetto multimediale di Hong Kong commemora il 30esimo anniversario del massacro del 4 giugno a Pechino

Immagine da “Sono un giornalista, la storia del mio 4 giugno”

Per celebrare il 30esimo anniversario del massacro di Pechino del 4 giugno 1989, un gruppo di 60 giornalisti di Hong Kong ha deciso di documentare l'evento con un progetto editoriale multimediale: Sono un giornalista, la storia del mio 4 giugno [zh, come i link seguenti, salvo diversa indicazione].

Sono trascorsi 30 anni dall'ascesa e dal declino del Movimento Democratico dell'89 (八九民运) in Cina. Il movimento democratico dei 50 giorni guidato dagli studenti si era concluso con una brutale repressione militare il 4 giugno. Un documento riservato del governo degli Stati Uniti, divulgato nel 2014 [en], riferisce che una valutazione interna cinese abbia stimato l'uccisione di almeno 10.454 civili.

In Cina l'episodio è un tabù politico e non può essere menzionato, mentre ad Hong Kong i cittadini hanno preso parte alle fiaccolate annuali per celebrare le vittime degli ultimi 30 anni.

Il progetto “Sono un giornalista, la storia del mio 4 giugno”, sottolinea il ruolo dei giornalisti come testimoni della storia ed evidenzia il loro dovere di raccontare la verità e di condividere le proprie idee [en]:

It has been thirty years since the June Fourth Massacre. The dead remain unnamed, protesters persecuted and killers at large. Facts are being distorted and rewritten so that the young generation will never know. No journalist should let this happen; in particular those who witnessed the killings. Not only should they retell the tragedy but also their insights into it. That's the obligation of every witness of history.

Sono trascorsi 30 anni dal Massacro del 4 giugno. I morti restano anonimi, i manifestanti perseguitati e gli assassini in libertà. I fatti vengono distorti e riscritti in modo che la nuova generazione non sappia mai nulla. Nessun giornalista dovrebbe permettere che ciò accada; in particolare coloro che sono stati testimoni delle uccisioni. Essi non solo dovrebbero esporre di nuovo la tragedia, ma anche le loro opinioni in proposito. Questo è il dovere di ogni testimone della storia.

I resoconti dell'episodio dei 60 giornalisti verranno pubblicati in forma di libro e pubblicati il 4 giugno 2019. Il progetto, inoltre, lancerà ogni giorno un'intervista video a partire dal 5 maggio. Di seguito, il trailer del progetto [zh]:

Il primo giornalista a raccontare l'episodio nella sequenza di video è Ching Cheong. 30 anni fa era il vice caporedattore del Wen Wei Pao, un giornale di Hong Kong finanziato dal governo. Con sorpresa generale, il giornale all'epoca pubblicò un editoriale in bianco per esprimere malcontento dopo che Pechino aveva emesso la legge marziale il 19 maggio 1989. Ching Cheong ha rivelato che, sebbene persone come lui abbiano previsto che la vecchia generazione all'interno del Partito Comunista Cinese avrebbe scelto “di uccidere 100mila persone in cambio di 20 anni di stabilità”, la redazione era stata offesa nell'apprendere l'annuncio della corte marziale [zh]:

Un'altra testimonianza video è stata resa da Leung Wai Man, una giornalista televisiva dell'edizione serale che conserva ancora una testimonianza vocale di ciò che ha affrontato dal 3 al 4 giugno [zh]:

Wong Kan Tai, un altro giornalista del Wen Wei Pao, ha lasciato l'organo di stampa a maggio del 1989 e si è recato a Pechino come giornalista indipendente, così da poter registrare l'evento dalla sua prospettiva personale. È tornato a Pechino nel 1998, dopo 10 anni, per continuare a scavare alla ricerca della verità. Crede che l'episodio non sia finito lì e ci siano ancora molte notizie da trasmettere [zh]:

Il progetto è stato finanziato dalla “People Will Not Forget Foundation” gestita dall'Associazione dei Giornalisti di Hong Kong.

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