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Cuba sta cercando di bandire i media indipendenti? Un nuovo decreto vieterà i servizi di web hosting stranieri

Un logo del WiFi a La Habana Vieja, Cuba. Foto di Nano Anderson, presa da Flickr sotto licenza CC BY 2.0.

Il 4 luglio, il governo cubano ha emanato un decreto legge [es, come i link seguenti] che vieta ai cittadini cubani di gestire siti web tramite host di altri paesi. La legge danneggia pesantemente il crescente settore dei media indipendenti di Cuba, nel quale la maggior parte dei siti e dei blog usufruiscono dei servizi di hosting e delle piattaforme di blogging straniere.

La legge non offre dettagli sulla sua applicazione — non è chiaro se riguarderà le persone che usano social network stranieri per pubblicare le proprie opinioni — ma i cubani sostengono che presenti almeno due problemi di spessore per qualunque cittadino che voglia gestire il proprio sito. Prima di tutto, stando alla nuova norma, si incorrerà in nuovi costi. I servizi di hosting cubani, concessi esclusivamente da ETECSA, la monopolistica compagnia telefonica di stato cubana, sono più costosi di molti servizi di hosting esteri, e lo sono anche per gestire un semplice blog su WordPress, dove il costo minimo è zero.

Il secondo e più preoccupante aspetto della legge riguarda il fatto che le norme dello stato cubano impongono dure restrizioni sul tipo di siti web che possono essere gestiti a Cuba. Stando alla voce 27 in un lungo FAQ pubblicato da ETECSA, le pubblicazioni ritenute “media di informazione” non possono richiedere hosting a server cubani. Inoltre, per blogger e altri autori di commenti indipendenti, la norma proibisce contenuti che “contraddicano qualsiasi disposizione di legge o atto governativo” o che possano disturbare “l'ordine pubblico.”

In un paese nel quale il panorama dei media è composto da tre principali componenti – media di stato, stampa e agenzie straniere e piccoli, ma sempre più influenti, gruppi media indipendenti locali – la nuova legge potrebbe mettere questo terzo settore in un limbo legale duraturo.

“La legge lascia i media indipendenti senza opzioni di hosting ‘legali’,” dice Elaine Díaz, giornalista locale e autrice di Global Voices. “Imponendo multe, stanno criminalizzando una decisione che non dovrebbe avere alcuna ripercussione legale.” Díaz è la caporedattrice di Periodismo de Barrio, un gruppo di media indipendente con base a L'Avana.

Su Twitter, Díaz ha anche criticato il fatto che la legge sia stata presentata via decreto, piuttosto che attraverso discussione e voto nell'assemblea statale.

#BastaDecreti L'articolo 68 coinvolge tutti i cittadini che hanno un blog su @wordpress o una pagina su @Medium. È una violazione e non è stata neanche approvata dall'Assemblea Nazionale. Le politiche sull'infomazione dovrebbero essere decise per consensi, o saranno ingiuste e arbitrarie.

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