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Netizen Report: i mezzi di informazione delle Filippine sotto accusa per “diffamazione online”

19 gennaio 2018, proteste durante il Black Friday a Quezon City, Filippine. Foto scattata da Therese Reyes e condivisa su Twitter.

Il Netizen Report di Advox offre un'istantanea internazionale sulle sfide, le vittorie e le tendenze emergenti in campo tecnologico e dei diritti umani nel mondo. Questo report copre notizie ed eventi del periodo dal'1 e il 7 febbraio.

Il Dipartimento della Giustizia filippino ha sollevato accuse di “diffamazione online” [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] contro il sito di informazione indipendente Rappler, nonché contro la sua amministratrice Maria Ressa e un ex impiegato Reynaldo Santos. Le accuse sono state mosse dall'imprenditore Wilfredo D.Keng per un reclamo di Rappler del 2012 che accusava lo stesso Keng di essere immischiato in traffici illegali di droga e di esseri umani.

Ciò significa che nei mesi scorsi Rappler ha dovuto affrontare la più recente di una serie di sfide legali correlate a individui delle strutture governative e al governo stesso.

Rappler ha attivamente fornito la copertura mediatica degli omicidi legati al traffico illecito di droga avvenuti nelle Filippine, ed è diventato il bersaglio del Presidente Rodrigo Duterte, che ha pubblicamente accusato svariate volte il sito web di essere un “produttore di fake news” (notizie false).

Il 1 gennaio 2018, la Philippines Securities and Exchange Commission (SEC) ha revocato la licenza commerciale a Rappler, accusando il sito di ricevere fondi internazionali illeciti e di essere in mano agli stranieri.

Rappler è di proprietà filippina al 100% ed è nel rispetto delle leggi locali che ha ottenuto fondi internazionali. Nel dicembre 2018 il fondatore e capo redattore di Rappler sono stati accusati di frode fiscale, ed è stato emesso un mandato di arresto. Tuttavia, dopo essere stati rilasciati su cauzione, i due sono stati dichiarati non colpevoli e assolti.

L'Associazione Nazionale dei Giornalisti Filippini ha dichiarato: “l'arresto di Ressa è la dimostrazione che il governo di Duterte adotta misure improbabili per annientare i dissidenti”.

Facebook si occupa della disinformazione in Indonesia prima delle elezioni

In vista delle elezioni generali indonesiane, fissate per il 19 aprile, le società di social media erano particolarmente vigili contro fenomeni di falsa propaganda. Il 31 gennaio Facebook ha annunciato l'eliminazione di centinaia di profili sia di singoli che di gruppi, nonché di account Instagram, tutti collegati al Saracen Media Group in Indonesia. Il gruppo è stato la fonte di molteplici campagne di disinformazione online su larga scala e di memi a sostegno di alcuni politici e contendenti alla carica legislativa. Facebook ha spiegato che il Gruppo Saracen è stato bannato dai suoi servizi per aver posto in essere un “comportamento non vero e coordinato”, una violazione delle politiche di Facebook.

Nel 2017 la condotta del gruppo Saracen è finita in prima pagina. Pure il presidente Joko Widodo ha dato il via alla repressione del sito e di organizzazioni simili. Tre dei leader del gruppo sono finiti sotto accusa [id] e due di loro sono stati condannati secondo il Diritto Informatico dell'Indonesia. Uno è stato condannato a 10 mesi di galera, l'altro a due anni.

Anche i legislatori russi vogliono bandire le fake news

La Camera dei Deputati Russa, ha introdotto a Duma una nuova legge per punire persone e fornitori di servizi internet che “diffondono notizie false di natura pubblica, intenzionalmente e in malafede “.

La legge prevede che chi verrà tacciato di diffusione di notizie false, che possano minare l'ordine o la sicurezza pubblica, dovrà pagare una multa di circa 1 milione di rubli (poco più di 15.000 dollari), a meno che cancelli entro 24 ore i contenuti illegali. Il disegno di legge prevede anche altre misure [ru]: il Roskmnadzor (Servizio federale per la supervisione nella sfera della connessione e comunicazione di massa) ha fatto appello a tutti i fornitori di servizi internet di censurare siti a contenuto illecito.

Suddetto Decreto ha superato il primo turno di revisione, ma ci sono state sporadiche voci di dissenso tra cui alcune provenienti dall'Ufficio della Procura Generale che hanno contestato l'ambiguità dei regolamenti del decreto, la quale andrebbe a scapito dei diritti umani dei cittadini.

Donna Kazaka inaspettatamente non colpevole e assolta per il caso di attivismo su Telegram

Una donna kazaka, accusata di aver chiesto al governo di impugnare la sentenza sull'app di messaggistica Telegram, è stata dichiarata non colpevole dal giudice nella città di Aqtau. Questa sentenza ha sorpreso molte persone, poiché in Kazakistan (in cui manca l'indipendenza giudiziaria) l'assoluzione non è assolutamente normale, soprattutto in casi così politicizzati.

Il verdetto del governo nei confronti della signora Aigul Akberd è stato emesso pochi mesi dopo il rilascio di suo marito, il quale aveva scontato una pena di tre anni di reclusione per cause simili. Il signor Akberd è stato accusato di aver pubblicato discorsi antigovernativi di incitamento al'odio sullo stesso canale di messaggistica con cui la moglie aveva inviato la notizia.

Questi due casi sono la dimostrazione del fatto che il governo utilizza comunemente software di messaggistica istantanea per attaccare i dissidenti e gli oppositori del partito (compresi partiti politici stranieri).

Attivista saudita non dovrà più affrontare la pena di morte

Il 31 gennaio l'Ambasciata Saudita a Londra ha rivelato che l'Arabia Saudita non ha emesso la sentenza capitale per l'attivista sciita Israa al-Ghomgham. Prima di allora diverse organizzazioni per i diritti umani avevano riferito [it] che il Pubblico Ministero Saudita stava considerando la pena di morte sia per al-Ghomgham che per altri quattro complici (tra qui il marito stesso) coinvolti nelle proteste antigovernative scoppiate ad Al-Qatiff nel 2011.

Secondo quanto previsto dall'articolo 6 della Legge sui Reati Digitali del 2007, al-Ghorgham è stata accusata di 8 reati, tra cui “preparazione, invio e stoccaggio di materiale dannoso per l'ordine pubblico” e “incitamento dei giovani a ribellarsi contro forze armate dello Stato”. Un'altra accusa è quella di aver postato sul web foto e video delle proteste. In base a quanto riportato, suo marito e gli altri tre manifestanti sono ancora condannati alla pena capitale.

Collegamento internet di Tonga completamente interrotto per un guasto sottomarino

Un danno inspiegabile all'unico cavo web sottomarino del Paese, ha comportato l'interruzione di Internet a Tonga, Stato insulare del Pacifico, dal 20 gennaio al 2 febbraio.

I funzionari sospettavano che il cavo fosse stato distrutto dall'ancora di una grande nave. Tuttavia, dopo aver esaminato il danno, gli operatori hanno ammesso che il cavo potrebbe essere stato manomesso.

Durante un'intervista con la Associated Press, un rappresentante della Tonga Cable Limited (TCL) ha detto che è altamente improbabile che qualcuno voglia danneggiare un cavo web. Comunque, al momento l'indagine è in corso.

Le autorità nigeriane rispondono alle voci sulla censura di internet

Il governo potrebbe oscurare internet in vista delle elezioni presidenziali che si terranno il 16 febbraio e ciò ha causato il panico in Nigeria. Il 26 e 27 gennaio, Quartz ha riferito che nonostante il blocco, la linea guida del governo sarà di mantenere attive le sezioni più popolari delle loro pagine web, il tutto grazie al traffico internet nigeriano.

Il 2 febbraio, l'Ufficio del Consigliere per la Sicurezza Nazionale ha rilasciato una dichiarazione stampa con l'intento di mettere a tacere queste voci e ha sottolineato che: “interrompere la connessione a internet significherebbe ostacolare lo sviluppo e la sicurezza nazionale”. In aggiunta ha promesso di garantire ai nigeriani un “libero” esercizio dei propri diritti civili. Se le autorità manterranno o meno le promesse fatte, sarà il tempo a determinarlo/si vedrà nel tempo.

In Giappone, il grande fratello ti attacca e lo fa per il tuo bene

I funzionari giapponesi hanno pianificato collaudi su larga scala per testare la vulnerabilità di dispositivi internet come router, webcam e prodotti “loT” (Internet of Things). I tecnici del National Institute of Information and Communications Technology (NICT) cercheranno di hackerare più di 200 milioni di dispositivi, utilizzando la tecnologia dI hackeraggio standard. Lo scopo è quello di valutare il livello complessivo di sicurezza della rete nel paese, in vista dei Giochi Olimpici di Tokyo 2020.

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