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Uno sguardo all'ID digitale in Thailandia attraverso la profilazione biometrica dei musulmani malesi

Un raid militare in una scuola a Pattani, Thailandia. Foto e didascalia di Prachatai. Fonte: Flickr (CC BY-NC-ND 2.0)

Nota dell'editor: Questo pezzo è stato scritto da Darika Bamrungchok, Digital Rights Manager (Mekong Program) di EngageMedia, con sede a Bangkok. Fa parte della nostra serie sui sistemi di identificazione digitale prodotti in collaborazione con The Engine Room. Visita il microsito Digital ID [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] per leggere un rapporto di ricerca completo su questa tendenza globale e casi di studio su cinque paesi che hanno distribuito sistemi di identificazione digitale, tra cui la Thailandia.

Molti paesi in tutto il mondo hanno modernizzato i loro sistemi nazionali di identificazione incorporando l'uso di dati biometrici per verificare l'identità delle persone e fornire servizi pubblici. La Thailandia non fa eccezione.

La Smart ID Card della Thailandia, che prevede l'uso di un microchip, è stata introdotta per la prima volta nel 2005. Tuttavia l'uso della biometria con la carta d'identità nazionale non si è concretizzato fino al 2019, quando il Digital ID Bill è stato approvato dall'Assemblea legislativa nazionale. Attualmente, una società nazionale di ID digitali sta testando l'implementazione dell'identificazione digitale, ma i progressi sono lenti.

Prima che il sistema di identificazione digitale pianificato venga implementato a livello nazionale, le parti interessate, tra cui il governo, il settore privato e la società civile, dovrebbero fare un passo indietro e valutare i rischi posti dal sistema e dal potenziale abuso di dati biometrici in Thailandia, considerando in particolare il problematico tentativo del paese di raccogliere e utilizzare tali dati nella regione del profondo sud del paese nell'ambito delle sue politiche di controinsurrezione.

Dopo il colpo di stato del 2014 la situazione politica della Thailandia si è deteriorata, terminando con un processo elettorale imperfetto nel 2019. Il governo pro-militare ha adottato a partire dal 2014 varie misure repressive per sedare l'opposizione e altre voci dissenzienti, e per reprimere le critiche di persone considerate minacce politiche, creando così un clima di sfiducia e paura. Tutto ciò solleva interrogativi sulla trasparenza del governo nell'attuazione del sistema di identificazione digitale, oltre alle preoccupazioni circa le misure di sicurezza e di privacy per prevenire l'uso improprio dei dati biometrici.

“La fiducia nelle autorità thailandesi sta diminuendo, ha detto in un'intervista telefonica con Global Voices (GV) un'attivista pro-democrazia di 27 anni che ha chiesto di non divulgare il suo nome. Ha aggiunto:

So, when any new digital policies are introduced, we have to remind ourselves that those technologies will be implemented under a military mindset. It can create a range of risks violating people’s privacy, freedom, and political participation. The upcoming digital ID or mandatory biometric data system could be another tactic to monitor human rights defenders and critics who are simply against the government.

Quindi, quando le nuove politiche digitali saranno introdotte, dovremo ricordarci che tali tecnologie saranno implementate da una mentalità militare. La violazione della privacy, della libertà e della partecipazione politica delle persone può condurre a una serie di rischi. L'imminente sistema di identificazione digitale o con dati biometrici obbligatori potrebbe essere un'altra tattica per monitorare i difensori dei diritti umani e coloro che sono semplicemente contro il governo.

Senza garanzie esplicite e una buona governance dei dati, le ripercussioni sulla privacy e sui diritti umani, in particolare dei gruppi vulnerabili e delle minoranze, potrebbero essere gravi. Le comunità musulmane malesi nelle province più meridionali della Thailandia hanno dovuto imparare questa amara lezione nel modo più duro.

Il sistema biometrico forzato è caratterizzato da continui abusi

Nella Thailandia prevalentemente buddista, la maggior parte delle persone che si trovano nelle province di confine meridionali (SSP)  sono musulmane. Recentemente la violenza in queste province è aumentata, con più di 7000 vittime negli ultimi 15 anni. Questa regione ha una lunga e travagliata storia di discriminazione di stato contro i musulmani malesi, tra cui varie misure militari draconiane imposte dalle autorità in base a speciali leggi di sicurezza.

Durante un seminario pubblico chiamato “cattura, travolgi, ripeti, cambia”  tenutosi nell'ottobre 2019, Romadon Panjor, redattore del sito Deep South Watch, ha descritto le province meridionali come ”i campi di prova per le forze militari”. Secondo Romadon:

They are merely areas for testing certain tools… From there, some methods have been replicated and applied countrywide.

Sono solo aree per testare alcuni strumenti… Da lì, alcuni metodi sono stati replicati e applicati a livello nazionale.

Tra i metodi di controinsurrezione del governo, il più controverso è stato la raccolta forzata di DNA dei musulmani malesi.

Ai sensi della Sezione 131 e 131/1 del codice di procedura penale della Thailandia, le persone arrestate per sospetto penale o condannate per un reato possono essere sottoposte alla raccolta del DNA. Nel profondo sud della Thailandia, tuttavia, le forze di sicurezza hanno costantemente eseguito operazioni trappola per raccogliere arbitrariamente campioni di DNA di musulmani malesi, la maggior parte dei quali non aveva mai commesso alcun crimine.

La Fondazione cross-culturale (CrCF), un gruppo a difesa dei diritti umani, ha monitorato la situazione dei diritti umani nella regione dopo la ricomparsa dei conflitti etno-religiosi tra lo stato thailandese e i gruppi musulmani malesi insorti nel 2004.

Nel 2012 il governo thailandese ha iniziato a raccogliere dati biometrici, tra cui campioni di DNA, di musulmani malesi da usare come prova forense per identificare i responsabili coinvolti in incidenti violenti. Da gennaio a settembre 2019, la fondazione ha ricevuto almeno 139 segnalazioni di raccolta forzata di DNA nella regione.

Un ricercatore per i diritti umani del CrCF, Chanatip Tatiyakaroonwong, ha riferito in un'intervista con GV che:

this massive collection of personal biometric data raises serious concerns about violating people’s basic rights. The discriminatory nature of these measures could amount to racial profiling, which subjects Malay Muslims to disproportionate and unnecessary surveillance based on ethnic prejudice rather than objective signs of suspicion.

Questa massiccia raccolta di dati biometrici personali solleva serie preoccupazioni circa la violazione dei diritti fondamentali delle persone. La natura discriminatoria di queste misure potrebbe equivalere a una profilazione razziale, che sottopone i musulmani malesi a una sorveglianza sproporzionata e inutile  basata su pregiudizi etnici piuttosto che su sospetti oggettivi.

Studiando il periodo da aprile 2019 ad aprile 2020, Chanatip ha scoperto che la pratica dello stato thailandese di raccogliere dati biometrici, insieme ad altre misure di contro-insurrezione, viene spesso effettuata ai posti di blocco, o durante le operazioni di ricerca in case, villaggi, dormitori, scuole religiose private nelle province di confine meridionali, così come nelle case di persone che vivono a Bangkok, la capitale del paese.

Random DNA collection in Malay Muslim communities grew into a more systematized structure alongside many other policies such as taking photos of their faces, their ID cards, and their car number plates by military officers. Currently, the government has launched a large-scale measure to collect the facial data of a wide-ranging group of people in the region. They also signaled an expansion of CCTV by integrating AI technologies in the region.

La raccolta casuale di DNA nelle comunità musulmane malesi è cresciuta fino a diventare un modello più sistematizzato usato da ufficiali militari insieme a molte altre pratiche, come scattare foto dei loro volti, delle loro carte d'identità e delle loro targhe automobilistiche. Attualmente il governo ha lanciato un'azione su larga scala per raccogliere i dati facciali di un ampio gruppo di persone della regione. Hanno comunicato anche un'aumento delle telecamere a circuito chiuso nella regione con integrazione delle tecnologie IA.

Nell'aprile 2019, la pratica è diventata ancora più diffusa e la raccolta del DNA è stata incorporata nel processo annuale obbligatorio di coscrizione in tre distretti delle province di confine meridionali e in quattro distretti della provincia di Songkla. La ricerca di Chanatip ha anche evidenziato che tra il 4 e l'11 aprile 2019 gli agenti di polizia hanno prelevato campioni di DNA ad almeno 20.250 uomini sottoposti a coscrizione.

Dopo l'insorgere di preoccupazioni sulla raccolta di campioni di DNA durante la coscrizione militare, il colonnello Chalat Sriwichien, vice capo della task force speciale nella città di Yala, ha confutato le accuse secondo le quali le autorità avrebbero condotto test forzati del DNA. Ha aggiunto che i campioni di DNA del nuovo database di sicurezza nazionale avrebbero aiutato le autorità di sicurezza a risolvere violenti crimini connessi all'insurrezione.

Il primo ministro Prayut Chan-o-cha ha addirittura negato che il test forzato del DNA costituisca una violazione dei diritti, sostenendo che “la procedura è su base volontaria”. Ha aggiunto che le province di confine meridionale sono solo la prima area in cui è avvenuta la raccolta del DNA dei coscritti dell'esercito e che la pratica sarà estesa ad altre regioni.

Ma il lato ironico della faccenda è che mentre le autorità stanno attuando in modo aggressivo la raccolta casuale del DNA, prendendo di mira cittadini comuni delle comunità dominate dai musulmani, ci sono migliaia di apolidi in tutto il paese che non possono permettersi il test di verifica del DNA richiesto per le loro domande di cittadinanza, in particolare le persone senza stato che non hanno un certificato di nascita. Secondo una  ricerca pubblicata nel 2015, per fare il test del DNA gli apolidi devono andare in una clinica e pagare 4800 baht (150 dollari).

Non c'è consenso dove regna la paura

Secondo la ricerca di Chanatip, in questo clima di paura, molte persone delle province meridionali forniscono campioni di DNA senza avere informazioni adeguate sulla procedura. Le autorità raccolgono campioni con lo scopo di raccogliere prove forensi per l'azione penale, ma anche per intimidire i locali sospettati di essere affiliati o simpatizzanti con gli insorti.

Chanatip ha intervistato le mogli di sospetti rivoltosi che hanno dichiarato che i loro campioni di DNA sono stati raccolti durante incursioni domiciliari, anche se non erano geneticamente imparentate con i mariti.

“Ci ha fatto stare così male. Ci hanno trattato come se fossimo delle criminali. Ora siamo preoccupate”; queste le parole della moglie di un sospetto ribelle a Pattani.

Il CrCF osserva che, pur essendo sospettose e riluttanti a concedere campioni di DNA, la maggior parte delle persone non sa di avere il diritto di rifiutarsi, diritto garantito dalle sezioni 131 e 131/1 del codice di procedura penale. In alcuni casi i funzionari della sicurezza hanno obbligato le persone a firmare un modulo di consenso dopo la raccolta del campione. In altri casi gli individui non hanno avuto la possibilità di decidere di acconsentire o meno alla raccolta. In nessun caso sono state fornite informazioni sull'accessibilità, memorizzazione e elaborazione dei dati del DNA.

Nessuna scansione facciale, nessun servizio telefonico

A giugno 2019 il governo ha compiuto un ulteriore passo, obbligando tutti gli utenti di telefonia mobile delle tre province più meridionali a registrare le loro carte SIM tramite un sistema di riconoscimento facciale. Coloro che non riuscivano a registrarsi rischiavano la disattivazione del servizio.

Un portavoce dell'esercito ha dichiarato che alcune schede SIM sono state utilizzate per far esplodere delle bombe e che il riconoscimento facciale potrebbe aiutare a identificare i responsabili. Il governo ha invece dichiarato di voler utilizzare il sistema per trovare sospetti o persone di interesse da interrogare. Questa misura potrebbe influenzare negativamente la vita di molti cittadini innocenti, causando ad esempio arresti illeciti.

Non è ancora chiaro come i dati facciali che il governo ha ottenuto attraverso la registrazione obbligatoria delle schede SIM saranno utilizzati o incorporati nell'attuale infrastruttura di sorveglianza.

Chanatip ha riportato una delle preoccupazioni della gente del posto:

Malay Muslims tend to express much more suspicion towards this policy and worry that these data would be abused in some way. A local political activist said to me that this measure would only intensify the locals’ distrust in the government and decrease the legitimacy of the ongoing peace process.

I musulmani malesi tendono ad esprimere molti sospetti su queste politiche e temono che in qualche modo si abuserà di questi dati. Un attivista politico locale mi ha detto che questa misura non farebbe che intensificare la sfiducia della gente del posto nei confronti del governo e diminuire la legittimità del processo di pace in corso.

La controversa pratica del governo thailandese di raccolta forzata del DNA e di registrazione della scheda SIM utilizzando il riconoscimento facciale nelle province di confine meridionale è un promemoria per la necessità di sensibilizzazione sul progetto di identificazione digitale. Visto che il governo spinge verso l'attuazione di un sistema di identità digitale a livello nazionale, si teme che queste stesse misure draconiane possano essere applicate ad altre regioni e gruppi etnici in tutto il paese. Se il sistema non è trasparente, se i cittadini non possono esprimere un precedente consapevole consenso prima che i loro dati vengano raccolti e se non sanno cosa succederà ai loro dati personali, chi ha accesso ad essi, come vengono raccolti e memorizzati, il diritto del popolo alla privacy potrebbe essere condannato.

Senza tali misure molti “continueranno a sentire che sono ingiustamente soggetti a una profilazione razziale e a un'intensa sorveglianza statale”, ha avvertito Chanatip.

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