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La lunga e tortuosa strada verso i risultati delle elezioni 2020 in Guyana

La Corte d'Appello ascolta le diverse versioni riguardo le elezioni in Guyana, avute luogo il 25 luglio 2020. Screenshot estratto dal Stabroek News livestream dell'udienza.

In Guyana le elezioni politiche si sono svolte [it] il 2 marzo 2020, un anno dopo essere state rese obbligatorie dalla Costituzione, ma sebbene i voti siano stati contati scrupolosamente — e anche per diverse volte — il Paese non ha ancora dichiarato un vincitore [it].

Il cammino per arrivare a questo punto è stato molto lento [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione], con degli sviluppi susseguitisi in modo quasi impercettibile. Quando ExxonMobil il 30 giugno 2016 ha annunciato di aver fatto una “scoperta di livello mondiale” di un giacimento petrolifero in Guyana, la notizia ha cambiato, in un colpo solo, sia la prospettiva economica del paese che la posta in gioco politica.

Fino a dicembre 2018, il parlamento del Guyana ha votato “sì” a una mozione di sfiducia proposta dal Partito Progressista del Popolo (PPP) all'opposizione contro la coalizione di governo formata dall’Associazione per l'Unità Nazionale/Alleanza per il Cambiamento (APNU+AFC). Anche se il governo ha lanciato una sfida legale al voto parlamentare, è stato ritenuto valido, e l'attezione si è concentrata sulla Commissione Elettorale del Guyana (GECOM) mentre si preparava per le imminenti elezioni.

L'ultimo colpo di scena nella controversia ancora in corso — che si è concentrata sull'integrità dei risultati elettorali provenienti dalla Regione 4, un'area dominata dalla coalizione Associazione per l'Unità Nazionale/Alleanza per il Cambiamento [it] (APNU+AFC) al governo — riguarda una seconda verifica dei voti.

Il riconteggio dei risultati

Dopo molte false partenze, il riconteggio è finalmente inziato il 6 maggio, ma è andato a rilento tra molte inconsistenze e accuse di stallo.

Più di un mese dopo, il 9 giugno, il Stabroek News ha pubblicato un articolo in cui diversi presidenti provenienti dalle sezioni elettorali della Regione 4 hanno svelato che i loro presidenti di seggio li avevano addestrati a non inserire alcuni documenti chiave nelle urne elettorali. Fino ad allora, il riconteggio era stato completato e i risultati hanno confermato che Clairmont Mingo, presidente di seggio della Regione 4, aveva aumentato i numeri del governo e ridotto i voti per l'opposizione PPP.

Era scontato che questa rivelazione avrebbe portato la GECOM a dover dichiarare il PPP vincitore con 33 seggi. La Guyana ha un totale di 65 seggi parlamentari — il riconteggio ha mostrato che APNU+AFC si sono assicurati 31 di questi, mentre un gruppo di partiti minori ne ha ottenuto uno — ma le cose stavano per complicarsi.

Voti “validi”

Il sistema elettorale proporzionale della Guyana è composto da diverse fasi per garantire la legittimità del voto il giorno delle elezioni. Per poter accedere al seggio elettorale gli elettori devono fornire una foto identificativa. Per votare, la “X” che indica la preferenza dev'essere chiaramente apposta accanto al candidato/partito scelto, ed ogni scheda elettorale deve avere un codice di 6 cifre stampato su entrambe le facciate. Durante il conteggio dei voti, questi criteri assicurano la validità del voto.

Sebbene il riconteggio abbia scovato alcune incongruenze nel numeri dei voti, queste non erano significative; il conteggio finale era simile alle informazioni riportate sullo Statements of Poll, i dati dai quali i risultati delle elezioni devono essere verificati. I risultati iniziali comunicati da Mingo erano stati letti da una tabella [it].

Secondo una legge della Guyana, la validità dei voti può essere contestata solo attraverso un ricorso dopo che i risultati definitivi delle elezioni sono stati annunciati e il governo è stato istituito — a questo punto, avrà inizio un'indagine e il caso sarà portato in corte basandosi sulle prove presentate. Una contestazione di questo tipo non può essere fatta prima di tutto ciò.

Tuttavia, un sostenitore della coalizione APNU+AFC ha contestato l'interpretazione del termine “validità” presente nell'Articolo 177 (4) della Costituzione della Guyana, un'azione che ha messo in discussione la credibilità del risultato del riconteggio effettuato dalla GECOM.

La contestazione si basa sull'Articolo 177 (2b), che dice che dove ci sono due o più candidati alla carica di presidente, se vengono espressi più voti in favore dell'uno o dell'altro, il presidente della GECOM dovrà dichiarare presidente il candidato con più voti, “agendo solo in accordo con il parere del Chief Election Officer.”

Tuttavia il Chief Elections Officer Keith Lowenfield — nonostante le istruzione ricevute dal presidente della GECOM Claudette Singh di tenere in conto tutti i voti conformi con lo Statements of Poll — è dell'opinione che un numero di urne elettorali fossero state manomesse. Contrariamente a quello che permette la legge, ha detto di non essere pronto a includerli nel conteggio.

Non è ancora chiaro come Lowenfield sia giunto alla conclusione che centinaia di migliaia di voti fossero non validi, e le accuse che questo sia un altro tentativo da parte della GECOM di truccare le elezioni in favore della coalizione APNU+AFC abbondano. L'azione legale intrapresa sostiene che i parametri costituzionali attorno all'elezione di un presidente permettano al termine “voto” di essere interpretato come “voto valido,” e cerca di limitare la dichiarazione finale dei risultati solo ai voti convalidati da Lowenfield.

La Corte d'Appello della Guyana è concorde con l'interpretazione secondo la quale la formulazione presente nella Costituzione “vengono espressi più voti” significhi che vengono espressi più voti validi.

Sulla base della decisione della corte, Lowenfield ha preparato un nuovo rapporto, includendo i voti che ritiene essere validi. 115.000 voti che erano stati contati come validi durante il riconteggio sono stati quindi sottratti, una mossa che ha spianato la strada per la coalizione al governo per reclamare la vittoria.

Viene coinvolta la Corte di Giustizia Caraibica

Questa decisione è in disaccordo con quella della Corte di Giustizia Caraibica (CCJ). In quanto ultima corte a cui appellarsi della Guyana, è stato chiesto alla CCJ di determinare se la Corte d'Appello della Guyana abbia “giustamente supposto e/o agito all'interno della giurisdizione conferita dall'Articolo 177 (4) della Costituzione.” Nella sua decisione si legge:

Unless and until an election court decides otherwise, the votes already counted by the recount process as valid votes are incapable of being declared invalid by any person or authority. By the unnecessary insertion of the word ‘valid’, the Court of Appeal impliedly invited the CEO to engage unilaterally in an unlawful validation exercise. This trespassed on the exclusive jurisdiction of the High Court established by Article 163. It was inconsistent with the constitutional framework for the CEO or GECOM to disenfranchise thousands of electors in a seemingly non transparent and arbitrary manner, without the due processes established in Article 163 and the Validation Act.

A meno e finchè un tribunale elettorale non decida altrimenti, i voti che sono già stati contati durante il riconteggio come voti validi non possono essere considerati non validi da alcuna persona o autorità. Attraverso il non necessario inserimento della parola ‘valido’, la Corte d'Appello ha implicitamente invitato il CEO ad impegnarsi unilateralmente in un esercizio di validazione contro la legge. Ciò ha sconfinato nella giurisdizione esclusiva dell'Alta Corte stabilita dall'Articolo 163. Era inconsistente con il quadro costituzionale per il CEO o la GECOM di privare dei propri diritti migliaia di elettori in un modo apparentemente non trasparente e arbitrario, senza aver seguito i processi dovuti stabiliti nell'Articolo 163 e nell'Atto di Validazione.

Citando la decisione della CCJ, la Corte di Giustizia della Guyana ha dichiarato che solo i risultati provenienti dal riconteggio possono essere utilizzati per prendere una decisione finale, e ha chiesto un nuovo rapporto che rispetti questa decisione. Quando Lowenfield si è rifiutato, la Corte di Giustizia ha emesso altre istruzioni scritte a cui deve obbedire.

Invece, un altro istante, Misenga Jones, ha chiesto alla corte di scartare la cifra ottenuta dopo il riconteggio e di utilizzare invece la dichiarazione originale per la Regione 4 di Mingo per la preparazione del rapporto di Lowenfield.

La logica dietro questa mozione sembra essere quella che è nella sua decisione, la CCJ ha detto che lo stesso riconteggo era “in tensione” con la Costituzione e quindi non poteva resistere – in tal caso, la dichiarazione di Mingo (insieme alle dichiarazioni di altre nove regioni della Guyana) sarebbero state le uniche altre cifre su cui basare il rapporto dello Chief Election Officer in accordo con la Sezione 96 del Representation of the People Act.

La CJ, tuttavia, ha stabilito che queste dichiarazioni non erano più valide dal momento che erano state superate dalla cifra del riconteggio. Ha anche stabilito, in riferimento alla validità del riconteggio e alla costituzionalità della GECOM di avere l'abilità di pubblicare un ordine di riconteggio, che queste questioni erano “res judicata” [it]— una materia su cui si era già deciso sia da parte della Corte d'Appello e la CCJ, e che quindi non poteva essere riportata di nuovo in corte.

Gli avvocati che rappresentano l'opposizione PPP hanno insistito affinchè la sfida di Jones sul riconteggio possa essere considerata solo attraverso una petizione elettorale. In quanto tale, hanno suggerito che la Corte d'Appello “faccia rispettosamente un passo indietro” e consenta alla GECOM di finalizzare e dichiarare i risultati dell'elezione.

Ciononostante, la corte ha ascoltato il ricorso di Jones il 25 luglio. Si aspetta una decisione entro la settimana prossima.

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