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Il lungo viaggio verso la visibilità uigura: intervista alla scrittrice francese Sylvie Lasserre

Interno di una delle più antiche sale da tè di Kashgar [it], 2007. Foto di Sylvie Lasserre, usata dietro autorizzazione.

La situazione degli uiguri in Cina è di recente finita al centro dell'attenzione internazionale, ma per molto tempo è stata in gran parte ignorata. Global Voices ha parlato con Sylvie Lasserre, scrittrice francese che si dedica all'Asia centrale, per scoprire perché. Lasserre ha fondato La Maison d'Asie Centrale [fr], “La casa dell'Asia centrale”, un'organizzazione no-profit che promuove la cultura e le questioni riguardanti l'Asia centrale, di cui scrive in francese sul suo blog [fr]. Attualmente vive in Turchia dove continua a fare ricerca sull'argomento.

Questa intervista è stata editata per lunghezza.

Copertina del libro di Sylvie Lasserre. Usata dietro autorizzazione

Filip Noubel (FN) Lei ha scritto uno dei primi libri in francese sugli uiguri. Da dove nasce questa decisione? [en, come i link e citazioni seguenti, salvo diversa indicazione]

Sylvie Lasserre (SL)  In fact I wrote the first articles about Uyghur issues in 2007, when almost no one in France had heard about this nation. I published a portrait of one of the most famous Uyghur women and activists, Rebiya Kadeer, for the French daily Le Monde in 2007, and then decided to go to her country in order to see what was really going on. After that trip I wrote several articles for French and international media, and then my first book, “Voyage au pays des Ouïghours – Turkestan chinois début du XXIe siècle” [“Journey to the land of the Uyghurs – Chinese Turkestan in early 21st Century”], was published in 2010 by the French publisher Cartouche. My goal was to give a voice to the Uyghurs, as it was clear they had none internationally. Two years later, the book was sold out. At the same time Cartouche went out of business, so this book could not be reprinted, and was lost for many years.

In November 2019, I was contacted by another editor who wanted to republish the book. Given the worsening of the situation of the Uyghurs, we agreed to enrich it with pictures and updates on new developments. The new book was published in May 2020 under the title: “Voyage au pays des Ouïghours – De la persécution invisible à l’enfer orwellien” [Journey to the Land of the Uyghurs – From invisible persecution to an Orwellian hell]. Today, it remains the only book in French covering Uyghur issues. I received a lot of requests for English and Turkish versions, I am now thinking about translating it.

Sylvie Lasserre (SL) In realtà ho scritto i primi articoli sulla questione uigura nel 2007, quando quasi nessuno in Francia aveva ancora sentito parlare di questa nazione. Ho pubblicato un ritratto di una dei più famosi attivisti e donne uigure, Rebiya Kadeer [it], per il quotidiano francese Le Monde nel 2007, e ho poi deciso di andare nel suo Paese per vedere cosa stesse realmente accadendo. Dopo quel viaggio ho scritto diversi articoli per pubblicazioni francesi e internazionali, e poi il mio primo libro, “Voyage au pays des Ouïghours – Turkestan chinois début du XXIe siècle” [“Viaggio nella terra degli uiguri – Il Turkestan cinese all'inizio del 21° secolo”], è stato pubblicato nel 2010 dall'editore francese Cartouche. Il mio obiettivo è dare voce agli uiguri, dato che era chiaro che a livello internazionale non ne avevano. Due anni dopo, il libro era esaurito. Nello stesso periodo Cartouche ha cessato le attività, per cui il libro non ha potuto essere ristampato e si è perso così per molti anni.

A novembre 2019, sono stata contattata da un'altro editore che voleva ristampare il libro. Dato il peggioramento della situazione degli uiguri, abbiamo concordato di arricchire il testo con delle immagini e degli aggiornamenti sui nuovi sviluppi. Il nuovo libro è stato pubblicato a maggio 2020 con il titolo: “Voyage au pays des Ouïghours – De la persécution invisible à l’enfer orwellien” [Viaggio verso la terra degli uiguri – Dalla persecuzione invisibile all'inferno orwelliano]. Ad oggi resta l'unico libro in francese che tratta questioni uigure. Ho ricevuto molte richieste per un'edizione in inglese o in turco, e ora sto pensando di tradurlo.

Città di Kashgar di sera, 2007. Foto di Sylvie Lasserre, usata dietro autorizzazione.

FN Lei vive in Turchia, dove c'è una numerosa diaspora uigura. C'è una forma di solidarietà tra identità e popoli turchi? È promossa dal governo o dalla popolazione? Le questioni uigure sono trattate nei media mainstream turchi?

SL During the events that took place in Urumqi in July 2009, I remember that the only country to use the word “genocide” was Turkey. Indeed, then Prime Minister Erdoğan said: “The incidents in China are, simply put, a genocide. There’s no point in interpreting this otherwise.” Exactly 11 years later, this word is beginning to surface here and there.

The Uyghur community in Turkey numbers over 10,000. Turkic nations share the same origins: cradled in the Altay mountains. Turks and Uyghurs do have many traditions and values in common, including music. They can understand each other quite well and, for an Uyghur, to learn Turkish is easy.

Uyghurs are very active in Turkey. I met some in Istanbul when I was writing the second part of my book and they were very supportive: the Uyghur person I contacted manage very quickly to find witnesses freed from the Chinese camps where many Uyghurs are kept, and even ensured the interviews were translated. Other Uyghurs I met in Istanbul showed similar eagerness: they were always willing to give their time and share their contacts. Their networks are not limited to Turkey, but extend to other countries in Europe and the rest of the world.

Turkish people seem very united with the Uyghurs. You will always see them waving a Turkish flag at a Uyghur demonstration.

SL Durante i fatti di Urumqi nel luglio 2009, ricordo che l'unico Paese ad usare il termine “genocidio” è stata la Turchia. In effetti l'allora Primo Ministro Erdoğan disse: “Gli incidenti in Cina sono, semplicemente, un genocidio. Non c'è motivo di interpretarli diversamente.” Esattamente 11 anni più tardi il termine sta cominciando a comparire qua e là.

La comunità uigura in Turchia conta 10.000 persone. Le nazioni turche condividono le stesse origini, nella culla dei monti Altaj. Turchi e uiguri hanno molti valori e tradizioni in comune, tra cui la musica. Si comprendono a vicenda piuttosto bene e per una persona uigura imparare il turco è facile.

Gli uiguri sono molto attivi in Turchia. Ne ho incontrati alcuni a Istanbul quando stavo scrivendo la seconda parte del mio libro, e mi hanno sostenuta molto: la persona uigura che ho contattato è riuscita rapidamente a trovare testimoni liberati dai campi cinesi in cui molti uiguri sono detenuti, e si è anche assicurata che le interviste fossero tradotte. Anche altri uiguri che ho incontrato a Istanbul mostravano una simile premura: erano sempre disposti a darmi il loro tempo e condividere i loro contatti. La loro rete di conoscenze non si limita alla Turchia, ma si estende ad altri Paesi in Europa e nel resto del mondo.

Il popolo turco sembra essere molto legato a quello uiguro. Li vedi sempre sventolare una bandiera turca alle manifestazioni uigure.

Sylvie Lasserre, foto usata dietro autorizzazione.

FN Cosa può dirmi della Francia? Com'è percepita la questione uigura in Francia? Chi sono i principali fautori della causa? E quali sono i maggiori ostacoli?

SL The Uyghur community in France is the smallest anywhere in Europe, at under 1,000 people. French people are becoming more aware of the situation, but it takes time. When my first book was published in 2010, no one except a few journalists had heard about them. A decade later, I would say that approximately 30 percent of the French population knows: I was invited to speak about this issue in February 2020 to an audience concerned with the situation in Tibet. When I asked the audience the question: “Who has heard about Uyghurs?” about a third raised their hands. So, it is improving. Still, the two main obstacles remain widespread ignorance about the situation, and Chinese government propaganda.

There are two Uyghur associations in France. The Association des Ouïghours de France (Association of the Uyghurs of France) was created in 2008. As far as I remember, they have always been active, regularly organizing demonstrations to support Uyghurs in China. Its new president, Alim Omer, appointed in 2019, is very proactive and a wonderful communicator. He himself had to escape from China as a student in Urumqi, in order not to be jailed after a peaceful demonstration. In late 2009, a new organization, Oghuz, renamed Institut Ouïghour d’Europe in 2019, was created by a Uyghur, Dil Reyhan, who at that time was a student. It focuses on Uyghur culture and remains apolitical. It is unfortunate that, compared to what we see in Turkey, membership of French associations is small. This can be explained by the fact that most Uyghurs in France are students, and prefer a quiet life.

SL La comunità uigura in Francia è la più piccola in Europa, meno di 1000 persone. I francesi stanno diventando più consapevoli della situazione, ma ci vuole tempo. Quando il mio libro è stato pubblicato nel 2010, nessuno aveva mai sentito parlare degli uiguri tranne qualche giornalista. Dieci anni dopo, direi che approssimativamente il 30% della popolazione francese ne è a conoscenza: sono stata invitata a parlare di questo argomento nel febbraio 2020 a un pubblico interessato alla situazione in Tibet. Quando ho chiesto al pubblico: “Chi ha sentito parlare degli uiguri?” circa un terzo di loro ha alzato la mano. Quindi stiamo migliorando. Tuttavia i due ostacoli maggiori rimangono la diffusa ignoranza sulla situazione e la propaganda del governo cinese.

Ci sono due associazioni uigure in Francia. La Association des Ouïghours de France [fr] (Associazione degli uiguri in Francia) è stata fondata nel 2008. Da quel che ricordo sono sempre stati attivi, organizzando regolarmente manifestazioni per sostenere gli uiguri in Cina. Il loro nuovo presidente, Alim Omer, eletto nel 2019, è molto propositivo e un magnifico comunicatore. Lui stesso è dovuto fuggire dalla Cina quando era studente a Urumqi [it] per evitare di essere arrestato dopo una manifestazione pacifica. Alla fine del 2009 una nuova organizzazione, Oghuz, ribattezzata nel 2019 Institut Ouïghour d’Europe, Istituto Uiguro d'Europa, è stata creata da una uigura, Dil Reyhan, che all'epoca era una studentessa. Si concentra sulla cultura uigura e si mantiene apolitica. È un peccato che, in confronto a quello che vediamo in Turchia, la partecipazione alle associazioni francesi sia limitata. Può essere spiegata dal fatto che molti uiguri in Francia sono studenti, e preferiscono una vita tranquilla.

FN Quali sono le strategie migliori per tenere l'opinione pubblica internazionale informata e consapevole della situazione in Xinjiang?

SL Information is vital. It is necessary to keep informing people about the Uyghur issue by never stopping to write about it, and using social media. Although information is difficult to obtain, it is possible to get it with intensive research.

Paradoxically, by worsening its treatment of the Uyghur population, China helped to spread information as it went too far: high-tech systems producing an Orwellian surveillance network, DNA harvesting, mass internment in camps, torture, sterilization of women, etc. Even Uyghurs in the diaspora who kept silent until recently to protect their family in China, have started to speak out.

Results do appear: the international media cover this issue more often, ever more people are aware of what is happening in China, a law was adopted on June 17 in the United States against the Chinese leaders: the Uyghur Human Rights Policy Act. On July 7, Uyghur activists requested that the International Criminal Court investigate reports of “genocide” by China against the Uyghurs. The word genocide is starting to emerge. All this is the result of a long process: in fact, in such domains, things are changing very slowly, you have to succeed in reaching the general population. It take years but it works.

SL L'informazione è vitale. È necessario continuare a informare le persone riguardo la questione uigura, non smettendo mai di scriverne e usando i social media. Anche se le informazioni sono difficili da ottenere, è possibile arrivarci con ricerche approfondite.

Paradossalmente, peggiorando il suo trattamento nei confronti della popolazione uigura, la Cina ha contribuito a diffondere l'informazione, perché sono andati troppo oltre: sistemi di alta tecnologia per creare una rete di sorveglianza orwelliana, raccolta di DNA, internamenti di massa nei campi, tortura, sterilizzazione delle donne ecc… Anche gli uiguri nella diaspora che rimanevano in silenzio per proteggere la loro famiglia in Cina hanno cominciato a farsi sentire.

I risultati ci sono: i media internazionali parlano della questione più spesso, sempre più persone sono consapevoli di quello che sta succedendo in Cina, negli Stati Uniti il 17 giugno è stata adottata una legge contro i leader cinesi: il Uyghur Human Rights Policy Act. Il 7 luglio, attivisti uiguri hanno chiesto alla Corte penale internazionale di indagare sulle segnalazioni di “genocidio” commesso dalla Cina contro gli uiguri. Si comincia a usare la parola genocidio. Tutto questo è il risultato di un processo lungo: infatti, in questo ambito, le cose stanno cambiando molto lentamente, bisogna riuscire a raggiungere il pubblico. Ci vogliono anni, ma funziona.

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