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In Brasile, i fattorini si mobilitano per chiedere migliori condizioni lavorative

Illustration dans les tons orange et rouge, montrant des rangées de boîtes isothermes typiquement transportées par les livreurs.

In Brasile, i fattorini e le fattorini si sollevano contro le loro condizioni di lavoro. Illustrazione di Magno Borges per l'Agência Mural.

Questo testo di Lucas Veloso e Jéssica Moreira viene pubblicato su Global Voices nell'ambito di un accordo di condivisione di contenuti con l’Agência Mural [pt, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione].

Da quando aveva 18 anni, Michel da Silva, abitante di Cidade Tiradentes [it], nella zona est di São Paulo, si è creato un account per lavorare come fattorino su iFood, una delle principali applicazioni di delivery del Brasile.

Nei sei mesi successivi, la sua vita quotidiana non è stata facile. Nonostante effettui ogni giorno consegne di generi alimentari, il giovane non ha sempre di che mangiare. “Non ho una pausa pranzo, né il tempo per prendere un caffè, perché mi alzo presto per uscire. Quando ho di che mangiare, non ho il posto adatto”, spiega.

La soluzione? Sedersi sul marciapiede, fermarsi in mezzo alla strada o in una piazza qualunque per riuscire a mangiare qualcosa. Secondo Michel da Silva, anche altri bisogni essenziali sono difficili da soddisfare quando si lavora per strada. Non ci sono, ad esempio, servizi igienici pubblici sufficienti. “Non si riesce ad andare in bagno, spesso ci si deve trattenere”.

Le condizioni di lavoro che descrive formano il filo conduttore di ciò che denunciano i fattorini e le fattorine che si sono confidati con Agência Mural. Anche la diminuzione dei redditi dovuta alla pandemia da coronavirus è una delle questioni sollevate dai professionisti iscritti ad applicazioni come Rappi, iFood, UberEats, Loggi e James.

Il secondo sciopero nazionale per rivendicare migliori condizioni di lavoro per questa categoria professionale è stato organizzato il 25 luglio. A inizio luglio, migliaia di fattorini e fattorine a San Paolo e in altre grandi città brasiliane, come Rio de Janeiro, Belo Horizonte, Porto Alegre, Salvador e Recife, avevano già aderito in massa al movimento.

Un settore essenziale

Tra i principali problemi cui questi professionisti devono far fronte attualmente, la crisi dovuta alla COVID-19 e la mancanza di sostegno da parte delle applicazioni sono in cima alla lista.

Con la pandemia, il numero di fattorini che lavorano per applicazioni nella città di San Paolo e in periferia è aumentato di almeno il 20%, secondo il Sindacato dei corrieri in moto dello Stato di San Paolo (SindiMotoSP). I dati raccolti da questa organizzazione indicano che circa 280.000 professionisti che si spostano in moto o in bici praticano questa attività nella regione.

Il loro lavoro è diventato più pericoloso, se si tiene conto dell'esposizione al virus nei momenti in cui è necessario il distanziamento sociale. Un decreto del presidente Jair Bolsonaro inserisce i servizi di consegna tra le attività essenziale, che non possono essere interrotte.

Adriano Almeida, 35 anni, ha visto nelle applicazioni di consegna un'opportunità per assicurarsi un reddito stabile. Residente a Capão Redondo, a sud di San Paolo, lavora in moto da due anni. Esce ogni giorno di casa verso le 08:00 dirigendosi verso il centro città, dove trascorre la sua giornata, per rientrare solo dopo le 22:00.

Senza un lavoro fisso, e pressato dalle fatture da pagare, fa circa 15 consegne al giorno. Il suo reddito mensile gli permette di vivere, ma i guadagni sono minimi, e i fattorini affermano di non ricevere praticamente nessun sostegno dalle applicazioni. “Si guadagna troppo poco per ogni consegna. Alcune corse non mi consentono nemmeno di pagare la benzina.”

La Rete di studi e monitoraggio della riforma del lavoro (Remir Trabalho) ha raccolto le testimonianze di 252 lavoratori e lavoratrici di questo settore in 26 città, mediante un questionario online disponibile dal 13 al 20 aprile.

Delle persone intervistate, il 60,3% ha segnalato una diminuzione del reddito rispetto al periodo precedente la pandemia, mentre per il 27,6%, le entrate sono rimaste stabili. Infine, il 10,3% ha affermato di aver registrato un aumento del reddito durante il lockdown.

Senza accesso ai bagni, e con orari di lavoro di 10 ore al giorno, i fattorini e le fattorini pretendono migliori condizioni di lavoro in Brasile. Foto di Roberto Parizotti, via FotosPúblicas.

Impegnarsi in questo settore d'attività implica un investimento da parte del fattorino. iFood, una delle applicazioni di delivery più conosciute, fornisce un elenco dell'attrezzatura necessaria per chi desidera iscriversi: uno smartphone Android e un contratto internet mobile, un veicolo per effettuare le consegne (moto o bici), una cassetta termica o un portabagagli e i dispositivi di sicurezza obbligatori sulle strade, come casco e gilet a strisce riflettenti.

Il profilo dei fattorini

Allan de Almeida Lima, 24 anni, abita a Guarulhos [it], nella periferia di San Paolo, ed effettua consegne da dicembre 2019. Avendo lavorato in passato come autista per un'impresa di logistica, pensava di migliorare la sua situazione economica diventando fattorino. Ma, sei mesi dopo la sua iscrizione su tre applicazioni, è deluso dal constatare la realtà. “Ho cominciato pensando di poter scegliere i miei orari e che sarei riuscito a guadagnarmi da vivere lavorando otto ore [al giorno], ma è tutto relativo.”

Allan de Almeida Lima spiega che il reddito mensile non supera i 1000 real (192 dollari). Arrotonda con altri lavoretti, come idraulico e assistente muratore. “È difficile andare a lavorare, non vedere risultati ed essere trattato male da alcune persone”, sostiene.

Uno studio dell'Aliança Bike (un'associazione brasiliana che rappresenta i ciclisti), condotto su un campione di popolazione delle sei regioni dello Stato di San Paolo, ha permesso di definire il profilo dei fattorini. Secondo i risultati di questa indagine, la maggior parte sono ragazzi (il 50% ha meno di 22 anni), neri (il 71%), che vivono in periferia, che hanno completato gli studi secondari (il 53%) e sono senza lavoro (il 59%).

Data la situazione attuale, più della metà di questi professionisti (il 57%) lavora sette giorni su sette. In media, la loro giornata lavorativa dura 9,24 ore, equivalenti a nove consegne, per una retribuzione mensile di 936 real (176 dollari). Ogni giorno, percorrono più di 60 km in bici, di cui 40 per effettuare le consegne e 20 di tragitto tra il loro domicilio e il centro città.

Tra le rimostrante dei fattorini, la mancanza di misure di sicurezza in strada (44%), l'assenza di infrastrutture stradali adeguate (34%) e di assicurazione contro i furti (20%) sono le più citate. I fattorini si lamentano anche della sospensione ingiustificata degli account, ad esempio durante le settimane in cui non lavoravano tutti i giorni o a causa di una diminuzione della loro valutazione nel sistema a punti.

Alcuni si sono rifiutati di partecipare al reportage, per paura di subire ritorsioni e di perdere il lavoro. Le aziende smentiscono di ricorrere a tecniche di sorveglianza.

Per cinque giorni, l’Agência Mural ha seguito la vita di un gruppo di fattorini grazie all'applicazione di messaggistica WhatsApp.

L'incertezza sui redditi giornalieri è spesso un problema: “Ero arrivato a Vila Madalena alle 06:30, erano le 10:00 e aveva fatto solo due consegne”, si lamenta un fattorino. “Ho mollato e me ne sono andato. Non valeva la pena sprecare benzina per niente, sono andato via”.

Un altro fattorino ha scritto:

Esse trabalho nosso não é muito valorizado. É taxa pequena, você pode ser assaltado, atropelado, pode morrer aí na rua e eles não se responsabilizam por nada, eles não vêm com nada, não te dá vínculo de ajuda, se você sofrer um acidente, a única coisa que eles fazem é mandar para você “umas melhoras” e acabou. Você tem que arcar com tudo, com custo de hospital, com custo de tudo, então, são coisas que deveriam mudar no iFood. Agora, vou me jogar nas pistas e 10h da noite, nóis para, se Deus abençoar, com aquela quantia que a gente tem na mente.

Il lavoro che facciamo non è molto valorizzato. È un lavoretto, possiamo subire aggressioni, possiamo essere investiti, possiamo morire in mezzo alla strada e [le applicazioni] non si assumono alcuna responsabilità. Non ci forniscono nulla, non si impegnano ad aiutarci. Se siete vittime di un incidente, l'unica cosa che riceverete sarà un messaggio di auguri di pronta guarigione e basta. Dobbiamo pagare tutto noi, le cure in ospedale, tutte le spese. Quindi, queste cose dovrebbero cambiare in iFood. Ora, scendo in strada e alle dieci di sera, amici miei, se Dio vuole, avrò racimolato la somma che ho in mente.

Contattate dall’Agência Mural, le applicazioni Rappi, UberEats, Loggi e James non hanno risposto alle nostre domande sullo sciopero e sulle condizioni di lavoro.

iFood ha dichiarato per iscritto che “il fatturato mensile di chi ha come fonte di reddito principale il servizio di delivery [era] aumentato del 70% a maggio, rispetto a febbraio”. Secondo l'azienda, i fattorini guadagnano in media 21,80 real all'ora (4,11 dollari) e 8,46 real a tratta (1,6 dollari).

Riguardo alla disattivazione degli account dei fattorini, l'azienda afferma che, se tale sospensione si rende necessaria, la persona riceve una notifica dall'applicazione e viene reindirizzata verso una messaggistica specifica per comprendere il motivo dell'esclusione e chiedere un'analisi della situazione. Ove risultasse che si tratta di un errore da parte dell'applicazione, l'account viene riattivato.

L'azienda afferma ugualmente di adottato delle misure in merito alla COVID-19, tra cui un aiuto finanziario a favore di chi presenta sintomi e fa parte di gruppi a rischio, e la distribuzione di dispositivi di protezione individuale (DPI).

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