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Il governo serbo prima ostenta, poi nega di aver venduto armi ad Armenia e Azerbaigian

Il Presidente serbo Aleksandar Vučić e le armi delle forze armate serbe durante un'esercitazione militare il 21 agosto 2020. Foto pubblicitaria della Presidenza della Serbia/Dimitrije Goll. Uso consentito.

Questa storia è originariamente apparsa [en, come tutti i link a seguire, salvo diversa indicazione] su Instinomer (Truth-O-Meter), un'iniziativa di controllo dei fatti del Center for Research, Transparency and Accountability (CRTA). Una versione modificata è stata pubblicata di seguito come parte di un accordo di condivisione dei contenuti con Global Voices.

Un violento conflitto nel Caucaso meridionale, nel territorio del Nagormo-Karabakh, ha cominciato ad avere un impatto su molti altri paesi spesso, in modi inaspettati – la Serbia è tra questi.

L'Armenia e l'Azerbaigian stanno ancora una volta combattendo per il Nagorno-Karabakh, una regione internazionalmente riconosciuta come territorio azero. Durante il crollo dell'Unione Sovietica, la popolazione di etnia armena della regione votò per l'unificazione con la vicina Armenia. Ne seguì una guerra [it] che portò migliaia di vittime e centinaia di migliaia di civili di etnia armena e azera in fuga da entrambi i paesi. Una pace fragile fu mediata nel 1994, che lasciò il territorio controllato dagli armeni del Karabakh come uno Stato non riconosciuto sostenuto dall'Armenia.

Sebben ci siano stati molti sconti negli anni successivi, l’attuale conflitto è il più grave dalla fine della prima guerra del Karabakh.

L’Armenia è membro della Collective Security Treaty Organisation (CSTO), un’alleanza militare guidata dalla Russia. L’Azerbaigian non lo è, anche se gode di buone relazioni con Mosca e con la Turchia, nemico armeno. Ankara sembra aver fornito una significativa assistenza politica e militare a Baku nel conflitto in corso.

Pertanto, le linee del fronte in questa regione montuosa sono setacciate con armi. Diversi paesi, non da ultimo la Russia, Israele a la Turchia, hanno fatto un commercio vivace per mantenere forniti questi eserciti. La Serbia, inoltre, possiede  un'industria delle armi ben sviluppata, che produce munizioni, armi da fuoco, esplosivi, dispositivi di protezione e parti di veicoli. Si tratta di un'eredità dell'ex Jugoslavia, la quale si concentrava sull'autosufficienza come parte della sua politica di non allineamento [it] né con il blocco orientale né con quello occidentale durante la guerra fredda [it].

Quando si tratta di geopolitica, la Serbia corteggia tutte le parti. Il paese è candidato all'adesione dell'EU, ma respinge fermamente l'idea di aderire alla NATO ed è un osservatore della CTSO. Belgrado ha stretti legami con Mosca e negli ultimi anni si è avvicinata ad Ankara; le imprese turche hanno investimenti significativi nello Stato balcanico.

Le ultime dichiarazioni del presidente serbo Aleksandar Vučić, che ha negato che le armi serbe avrebbero potuto essere utilizzate nell'ultimo conflitto tra Azerbaigian e Armenia nel Nagorno-Karabakh, sono state giudicate false, dal servizio di controllo dei fatti Istinomer, che ha confrontato le prove pubblicamente disponibili degli ultimi anni.

In una dichiarazione rilasciata il 29 settembre all'agenzia di stampa serba Tanjug, il presidente serbo Vučić ha asserito [bosniaco]:

Što se tiče njihovog sukoba, naslušao sam se gadosti u prethodnih 48 sati o tome kako je otprilike Srbija kriva jer se tamo ubijaju srpskim oružjem. Nema tamo srpskog oružja.

Riguardo al loro conflitto [tra l'Azerbaigian e l'Armenia], nell'ultime 48 ore ho sentito cose abominevoli su come la Serbia sia in qualche modo da biasimare perché lì si uccidono a vicenda con armi serbe. Non ci sono armi serbe.

Il presidente Vučić ha dichiarato che la Serbia considera l'Armenia e l'Aizerbaigian amici e “nazioni fraterne”. Vučić ha riconosciuto che, mentre le armi serbe apparentemente non venivano utilizzate nel Nagorno-Karabakh, Belgrado aveva venduto munizioni ad entrambe le parti, “in realtà, più all'Azerbaigian che all'Armenia”. Ha inoltre sottolineato che l'esportazione di armi e materiale non è illegale [bosniaco]:

To su bile dozvoljene “end user” destinacije, ali topovi i tenkovi, bespilotne letelice i avioni koji koriste, ništa nije srpska proizvodnja. Pa jesu li time Amerikanci, Rusi, Turci, Francuzi i svi ostali krivi za sukob? Pa šta to znači? … Mi želimo mir i to su naša dva bratska, prijateljska naroda. Želimo im da to što pre sve stane. Mir je važniji od svega.

Quelle erano destinazioni “utenti finali”, ma cannoni e carri armati, veicoli aerei senza equipaggio, questi non sono prodotti serbi. Questo significa che gli americani, i russi, i turchi, i francesi, e gli altri sono da biasimare per il conflitto? Che cosa doveva significare? (…) Vogliamo la pace, e queste sono le nostre due nazioni fraterne, amici. Quello che vogliamo per loro è che si fermi il prima possibile. La pace è più importante di ogni altra cosa.

Successivamente il governo serbo ha iniziato a diffondere informazioni fuorvianti riguardo le vendite delle armi. I rappresentanti del governo serbo hanno rilasciato varie dichiarazioni sul ruolo del loro paese nella corsa agli armamenti tra i due Stati del Caucaso meridionale negli ultimi mesi. Esse sono in gran parte incompatibili con le parole di Vučić di cui sopra.

Uno scandalo estivo

A luglio, il Ministro degli Affari Esteri dell'Azerbaigian ha espresso “profonda delusione e confusione” a causa dell'informazione secondo cui la Serbia aveva trasportato enormi quantità di mortai e altre armi di vario calibro in Armenia, la quale, secondo quanto riferito, li aveva usati per attaccare la popolazione dell'Azerbaigian.

Apparentemente, l'anno scorso era stata ottenuta una licenza per esportare armi in #Armenia, non ci sono prove dirette che colleghino i mortai e la licenza dello scorso anno in quanto neppure specificato, ma è possibile.

Come riportato da N1 TV, il vice Ministro degli Esteri Kalaf Kalafov ha informato l'ambasciatore serbo Danica Veinović riguardo la questione e ha sottolineato che questo caso “mette in dubbio le relazioni amichevoli e la cooperazione tra i due paesi al massimo livello“.

Nella serie di spiegazioni date dai politici locali, Rasim Ljajić, Ministro del Commercio della Serbia, ha detto che questo tipo di esportazione deve essere autorizzata da tre ministeri e che la Security Intelligence Agency (SIA) del paese ha dato il “via libera”.

“Nel 2020, le armi sono state esportate in Armenia da una società privata e le società statali non hanno partecipato. Non posso dire quale società fosse, ma è noto che avessero esportato principalmente fucili e pistole, per un valore inferiore ad un milione di euro e che le merci fossero state consegnate in due lotti, a maggio e a giugno” ha riferito Ljajić al portale Nova.rs [serbo].

Pochi giorni dopo, Ljajić ha fornito una spiegazione più dettagliata in una dichiarazione a Radio Free Europe (RFE) [bosniaco]:

U 2020. godini, u maju i junu, Srbija je odobrila dva ugovora za izvoz naoružanja u Jermeniju i u pitanju je bila municija za puške i pištolje. U ranijem periodu, 2015. godine, mislim da je bilo i izvoza te vrste naoružanja o kojoj govori Azerbejdžan.

Nel 2020, a maggio e a giugno, la Serbia ha approvato due contratti per l'esportazione di armi in Armenia, i quali si riferivano alle munizioni per fucili e pistole. Nel primo periodo, nel 2015, penso che questo tipo di armi menzionate dall'Azerbaigian fossero state esportate.

“La cooperazione nel settore dell'industria militare non è pubblica”, ha dichiarato l'Ambasciatore armeno nella Repubblica Ceca Ashot Hovakimian a RFE alla fine di luglio, quando ha risposto ad una domanda riguardo la possibilità che l'Armenia avesse comprato armi dalla Serbia e in caso quando e da quale compagnia. (il mandato di Hovakimian include anche le relazioni diplomatiche con la Serbia).

In conclusione, l'ultima parola riguardo questo affare diplomatico è stata quella di Vučić stesso. Alla fine di luglio, ha affermato “ad entrambe sono state vendute armi prodotte in Serbia, dal momento che questo è l'unico modo per assicurare il successo dell'industria militare nazionale.”

“Siamo amici sia dell'Azerbaigian sia dell'Armenia. Abbiamo venduto dieci volte più armi all'Azerbaigian negli ultimi anni,” ha detto Vučić alla conferenza stampa presso gli uffici del Partito Progressista Serbo (SNS), ha riferito RFE il 31 luglio.

Il governo di Belgrado ha mantenuto la sua posizione affinché l'amicizia della Serbia con l'Azerbaigian non venisse disturbata da questi atti. Il Ministro dell'Interno Nebojša Stefanović è volato poco dopo nella capitale dell'Azerbaigian, Baku, anche se il pubblico non era stato informato dello scopo della visita. Con solo qualche vaga informazione fornita al pubblico, il tema centrale della riunione è stato la cooperazione nel settore della sicurezza.

Controverso trafficante d'armi e accuse nei confronti dell'ex governo

Quando si trattò di trafficare armi, riemerse ancora una volta un vecchio nome. Il 29 luglio, l'attendibile ed indipendente settimanale NIN ha riferito che una società sotto il controllo di Slobodan Tešić aveva esportato una grande quantità di armi in Armenia dalla fabbrica Krušik a Valjevo, da Prva Petoletka a Trstenik, e da Zastava Arms in Kragujevac.

In passato, il trafficante d'armi Tešićè è stato coinvolto nelle esportazioni di armi serbe verso la Libia e lo Yemen, ed è stato inserito nella lista nera delle Nazioni Unite per aver violato l'embargo sulle esportazioni di armi verso la Liberia, nonché nelle sanzioni del Tesoro degli Stati Uniti dal 2017. L'opposizione serba ha affermato che egli ricopre un ruolo chiave nel partito al governo SNS, guidato da Vučić.

Una delle poche foto pubblicamente disponibili di Slobodan Tešić proveniente da un precedente mandato dell'Interpol del 2012. Screenshot di Istinomer.

NIN ha affermato che i suoi giornalisti avevano visto documenti che indicavano che le armi provenienti dalle fabbriche serbe erano state trasportate dall'aeroporto di Niš, nella Serbia meridionale, ad un aeroporto vicino alla capitale armena, Erevan, il 14 e il 15 luglio, solo pochi giorni dopo un altro round di scontri tra l'Armenia e l'Azerbaigian.

Come previsto, i politici serbi non hanno perso tempo ad incolpare l'ex governo di eventuali turbolenze nelle relazioni con l'Azerbaigian. Il 10 agosto, il ministro della Difesa Aleksander Vulin ha dichiarato che il governo di Mirko Cvetković, primo ministro dal 2008 al 2012, ha approvato un decreto che consente l'esportazione di armi in Armenia [bosniaco]:

Moraju da se ispune svi zakonski uslovi, a da ne bi oružje otišlo u bilo koju zemlju, potrebno je da ta zemlja, na prvom mestu, nije pod sankcijama UN. Ja ću vam reći da je značajno veća oprema i oružja, uključujući i tehnologiju, izvezena u Azerbejdžan nego u Jermeniju.

Tutti i requisiti legali dovevano essere soddisfatti in modo che le armi non andassero in qualsiasi paese; è necessario, prima di tutto, che il paese non sia soggetto alle sanzioni dell'ONU. Vi dirò che una significativa quantità di attrezzature e armi, tecnologia inclusa, è stata esportata in Azerbaigian e poi in Armenia.

Ben presto è emerso che erano passati 5 anni da quella risoluzione del governo del 2012 fino alla prima esportazione di armi in Armenia nel 2017, quando l'attuale partito al potere (il SNS) era già al potere. A quel punto, la Serbia aveva appartenente esportato quasi migliaia di tonnellate di armi in Armenia.

“Dal 2017, sono stata rilasciati 19 permessi per l'esportazione di armi in Armenia e l'esportazione è stata autorizzata per le società Vectura Trans, Partizan Tech, e Zastava Oružje,”, ha detto il Ministro Ljajić.

Secondo i documenti esaminati dalla NIN, dalla fabbrica Krušik cono state consegnate 142000 mine di differente calibro e dieci granate da 120mm. Inoltre, almeno 100 mortai con proiettili da 120mm dalla Prva Petoletka e tre cannoni antiaerei da 20mm con la designazione M55A4 dalla Zastava Arms sono stati contrattati e trasportati. Queste armi erano state oggetto del contratto che la società di Tešić Vectura Trans aveva firmato con il Ministro della Difesa armeno nel 2018.

In conclusione, le recenti dichiarazioni dei funzionari serbi non quadrano. È possibile che i loro messaggi contrastanti siano un tentativo di non inimicarsi i loro partner russi o turchi.

Lo stesso Presidente Vučić fa riferimento alla quantità di armi che la Serbia ha venduto a entrambi i paesi in guerra; la questione era stata oggetto di grande discussione quest'estate, quando gli alti funzionari del governo azero hanno dato l'allarme a causa dell'uso di armi serbe negli scontri di luglio nel Caucaso meridionale. Il Ministro della Difesa serbo Aleksandar Vulin e il Ministro del Commercio Rasim Ljajić hanno rilasciato numerose dichiarazioni sulle armi che Belgrando stava vendendo, e lo stesso Vučić ha detto che il paese balcanico ha venduto all'Azerbaigian dieci volte più armi dell'Armenia.

Pertanto, anche se il Presidente Vučić ha affermato che “non ci sono armi serbe qui” e che la Serbia vendeva solo munizioni ai paesi in guerra del Caucaso, Istinomer ha valutato questa dichiarazione come falsa.

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