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La musicista Chantal Esdelle racconta che la pandemia sta riportando il carnevale di Trinidad e Tobago alle origini

La musicista trinidadiana Chantal Esdelle (al centro) e la sua band Moyenne hanno reinventato lo spazio del Carnevale non solo attraverso la loro musica, la quale fonde jazz, calypso e steelpan, ma anche attraverso i modi in cui il COVID-19 li ha costretti a innovarsi. Foto per gentile concessione di Esdelle, usata con il suo permesso. Fotografa: Maria Nunes.

Non è una sorpresa che la pandemia provocata dalla COVID-19 [it] abbia portato alla cancellazione [it] delle celebrazioni del Carnevale 2021 di Trinidad e Tobago. Ciò che sorprende alcuni stakeholder del Carnevale [en, come tutti i link successivi salvo diversa indicazione] è che la Commissione Nazionale del Carnevale (NCC), l'ente statale che supervisiona il festival, ha comunicato che non presenterà alcun evento virtuale, sebbene altri Carnevali di fama mondiale, in particolare quello di New Orleans, trasmetteranno online i festeggiamenti il 15 e 16 febbraio.

Winston “Gypsy” Peters, ex calypsoniano diventato politico e ora presidente del NCC, ha difeso questa posizione affermando che il Carnevale è “uno sport di contatto” che deve essere “popolato”. In compenso, l'NCC propone di fare una rassegna dei 100 anni del festival nazionale. Peters ha aggiunto che il Carnevale è una fonte di guadagno per il paese e che doveva assicurarsi che ogni dollaro speso dai contribuenti avrebbe generato un profitto.

La sua posizione ha scatenato critiche, non solo da parte degli artisti, designer, musicisti e intrattenitori il cui sostentamento dipende in gran parte dagli eventi di Carnevale (molti dei quali stanno organizzandoper conto proprio, sia eventi virtuali che eventi in presenza conformi alle norme contro la COVID-19) ma anche da coloro che comprendono che il festival nazionale è molto più profondo e significativo di un semplice contributo al prodotto interno lordo (PIL) del paese.

Una di questi artisti è la musicista Chantal Esdelle. Poco dopo l'inizio della pandemia, lei e la sua band Moyenne, un gruppo jazz di Trinidad e Tobago fortemente radicato nella tradizione calypso e steelpan del paese, hanno iniziato a proporre esibizioni via podcast, con il nome del loro studio, l’Ethnic Jazz Club. Esdelle sta anche utilizzando il suo blog per discutere su  come le persone possano ricollegarsi al Carnevale in modi molto più significativi, ora che la pandemia ha sconvolto lo status quo. Abbiamo riflettuto su queste possibilità sia per e-mail che per telefono.

Foto per gentile concessione di Esdelle, usata con il suo permesso. Fotografa: Maria Nunes.

Janine Mendes-Franco (JMF): Trinidad e Tobago sarebbero già in preda alla febbre del Carnevale in questo momento. Che effetto le fa l'assenza del festival quest'anno?

Chantal Esdelle (CE): On the surface, [I feel] numbness, which could translate to mean I feel a sadness and loss. My Carnival is in steelband … Panorama and J’ouvert. It is a place where I meet up with decades-old friends, plan, inspire, meet younger [musicians] and rekindle warmness with elders. I am missing that deeply.

Chantal Esdelle (CE): In apparenza [sento] intorpidimento, che potrebbe voler dire che provo tristezza e un senso di perdita. Il mio Carnevale è nella steelband… Panorama e J'ouvert. È un luogo in cui mi ritrovo con amici vecchi di decenni, pianifico, ispiro, incontro i giovani [musicisti] e ravvivo la relazione con gli anziani. Questo mi manca profondamente.

JMF: Nel post sul suo blog, osserva che la pratica del Carnevale “viene soddisfatta nello stesso modo in cui molti dei principi del Carnevale lo erano originariamente, con restrizioni e repressione”. Come si concilia il suo concetto di Backyard Jam con questo?

CE: In the post I was suggesting that the Backyard Jam is how we [are] celebrating this year, and this and all might be shut off, just like many other Carnival yards were banned in the earlies. I say this with no citations of any sources. The way it influenced me, though, is to look at how Carnival creativity is engendered in a close (relationship-wise) space, and then vibrates out. This further propels me to continue the model we have of a studio that produces work for our patrons, but now spirals out by showing [what we do] to a wider audience by broadcasting video recordings of it.

The Backyard Jam is word of mouth, [based on] contributions not fees, and participation in an activity—not consumption of a product—which is where Carnival is currently at, so … it is a return.

CE: Nel post alludevo al fatto che il Backyard Jam è il modo in cui [stiamo] celebrando quest'anno e questo e tutto il resto potrebbero essere chiusi, proprio come molti altri cortei di Carnevale sono stati vietati negli anni passati. Dico ciò senza citare alcuna fonte. Il modo in cui mi ha influenzato, però, è osservando come la creatività del Carnevale si sprigioni in uno spazio stretto (a livello di relazioni umane) e poi vibri all'esterno. Questo mi spinge ulteriormente a continuare con il modello che abbiamo, ovvero quello di uno studio che realizza il lavoro per i nostri committenti, ma che ora si espande mostrando [ciò che facciamo] a un pubblico più ampio attraverso la trasmissione di video registrazioni.

Il Backyard Jam è un passaparola, [basato su] contributi e non su tasse, e sulla partecipazione a un'attività (non sul consumo di un prodotto), che è il punto in cui si trova attualmente il Carnevale, quindi… è un ritorno.

JMF: Lei parla di “un ritorno alla consapevolezza di sé e un ripristino della consapevolezza culturale” che proviene da questa nuova concezione dello scopo del Carnevale.

CE: Cultural confidence … you kinda have to have it in a small space 'cause you can’t bullshit people when they are in close range, so you have to clearly decide what you're doing and this always requires a bit more reflection and remembrance. So for me, it is a restoration and I hope that broadcasting it will result in some people catching it, just as the music of Andre Tanker and Boogsie and Ralph McDonald’s music in concerts and even on TTT [Trinidad and Tobago Television, the state-owned media house] clips would have caught me … or arrangements from Earl Rodney and Clive Bradley as I unawarely heard them on the radio or being played on pan.

CE: Consapevolezza culturale… devi tipo averla in uno spazio piccolo perché non puoi prendere in giro le persone quando sono a distanza ravvicinata, per cui devi decidere chiaramente cosa stai facendo e questo richiede sempre un po’ più di riflessione e memoria. Quindi, per me, è un restauro e spero che trasmetterlo faccia sì che alcune persone lo colgano, proprio come la musica di Andre Tanker e Boogsie e la musica di Ralph McDonald nei concerti e persino nei filmati della TTT [Televisione di Trinidad e Tobago, la casa mediatica statale] mi avrebbero colpito… o gli arrangiamenti di Earl Rodney e Clive Bradley quando li ho inconsapevolmente sentiti alla radio o suonati su un pan.

JMF: In che modo innovano gli artisti nel loro piccolo e che effetto pensi che avrà sul Carnevale nel lungo periodo?

CE: Artists are mostly doing their own thing and streaming it online … a lot of people use Wack’s service. Hopefully, this will encourage folks to continue doing independent work and lead to a more diverse festival rather than the one we have, that is centred around three or four major competitions.

CE: Gli artisti stanno per lo più facendo le loro cose e le trasmettono in streaming online… un sacco di gente usa il servizio di Wack. Speriamo che questo incoraggi le persone a continuare a fare le loro creazioni indipendenti e porti ad un festival più variegato piuttosto che a quello che abbiamo, che è incentrato su tre o quattro competizioni principali.

JMF: Ci piace chiamarlo “il più grande spettacolo sulla terra”, ma molto dello spettacolo si è dissolto proprio a causa della commercializzazione del festival. Pensa che questa pandemia offra un'opportunità per ripartire da zero in modo che il Carnevale possa tornare ad essere il grande equalizzatore, pur mettendo in mostra la nostra creatività e offrendo divertimento/svago?

CE: We definitely get to reset, 'cause in this situation, if it lasts more than just this Carnival, we get to focus on how we want to make it work for us again: activity and participation rather than production and consumption. It doesn’t mean no resources will be exchanged … emotional, physical and monetary currency will still be exchanged, but the motivation would be different. It needs to happen for more than one Carnival, though.

CE: Sicuramente possiamo partire da zero, perché in questa situazione, se dura più a lungo di questo Carnevale, possiamo concentrarci su come vogliamo che funzioni nuovamente per noi: attività e partecipazione piuttosto che produzione e consumo. Non significa che non si scambieranno risorse… la valuta emotiva, fisica e monetaria sarà ancora scambiata, ma la motivazione sarà diversa. Deve accadere per più di un Carnevale, però.

JMF: Qual è il suo ricordo preferito del Carnevale e perché pensa che sia importante mantenere vivo il festival?

CE: The Panorama semi final of 1989 … the excitement and most importantly, the people. It was electric; the panorama tune of choice was ‘Somebody.’ I felt magic and connection. Carnival cannot actually die. I think this year, we can do things to remind us of that by just doing and also feeling … feeling how much we are connected to each other when we celebrate in this feast.

CE: La semifinale di Panorama del 1989… l'emozione e, soprattutto, le persone. Era elettrizzante; il brano scelto da Panorama era “Somebody”. Ho percepito magia e connessione. Il Carnevale non può morire davvero. Penso che quest'anno, possiamo fare cose per ricordarcelo semplicemente facendo e anche sentendo … sentendo quanto siamo connessi gli uni agli altri quando celebriamo questa festa.

JMF: In tutto il mondo, questa pandemia ha dimostrato quanto la gente dipenda dal lavoro dei creativi. Quali sono alcuni modi concreti con cui possiamo valorizzare meglio i nostri artisti?

CE: I think people do [value artists] but our system is not set up to support the arts industry, so some thought [has to go into] setting up infrastructure for that. The internet and social media have helped tremendously during this time. It is the way we have kept in touch and have shared our work since the start of the pandemic: podcasts, online concerts and notices on our website.

CE: Penso che la gente [apprezzi gli artisti] ma il nostro sistema non è impostato per sostenere l'industria dell'arte, quindi bisogna pensare a creare delle infrastrutture per questo. Internet e i social media ci hanno aiutato enormemente in questo periodo. È il modo in cui ci siamo tenuti in contatto e abbiamo condiviso il nostro lavoro dall'inizio della pandemia: podcast, concerti online e notizie sul nostro sito web.

JMF: Qual è la sua visione per il Carnevale del 2021 e quelli futuri?

CE: This Carnival, for us to do whatever we can manage that will rekindle our spirit. Beyond? Do work for us, not for outside consumption — a balance between sustenance and creativity.

CE: Questo Carnevale, per noi poter fare tutto ciò che possiamo per riaccendere il nostro spirito. Oltre? Fare un lavoro che sia per noi, non per il consumo esterno, un equilibrio tra sostentamento e creatività.

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