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Aiutare i rifugiati in Europa a restare connessi ad internet

Negozio di telefonia nel campo profughi di Zaa'tari, in Giordania.

Negozio di telefonia nel campo profughi di Zaa'tari, in Giordania. Fonte: pagina Facebook [ar] del campo profughi di Zaa'tari.

Durante il lungo viaggio verso la relativa sicurezza dell'Europa, gli smartphone rappresentano un'ancora di salvezza [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] per i migranti. Il loro uso è essenziale sia per comunicare con gli altri rifugiati che per organizzare il viaggio attraverso i social media e i siti web. Tuttavia, anche uno smartphone ha i suoi limiti: il suo funzionamento è soggetto alla copertura di rete nazionale e agli hotspot WiFi disponibili e la sua batteria ha una durata che va dalle 12 alle 48 ore.

Tyler Jump, responsabile della comunicazione per l'International Rescue Committee, ha pubblicato su Medium un articolo in cui parla delle principali domande che i rifugiati pongono quando arrivano in Europa. Una di queste, scrive, è “C'è il WiFi?”

Connecting with family is a top priority for newly arrived refugees who want their loved ones to know they are safe.

Restare connessi con la famiglia è una priorità per i nuovi arrivati che vogliono far sapere ai propri cari di essere salvi.

I rifugiati affrontano innumerevoli ostacoli e imprevisti quando tentano di restare connessi a internet, come afferma la ricercatrice Linda Leung nel suo report scritto per l'UNHCR. Sebbene lo studio si focalizzi sui rifugiati in Australia, quelli che arrivano in Europa affrontano le stesse difficoltà:

It was difficult to earn money in the camp to afford to communicate.

People who owned mobile phones rented them out.

Some people were worried that their family or friends were under surveillance by their enemies.

Refugees can feel distressed if there is no news.

In some places internet cafes are too expensive to use.

Sometimes refugees cannot access any technology whatsoever. Instead, many refugees resorted to traditional forms of communication, for exemple through messengers, who were used to pass on news and hand-deliver letters to loved ones.

È difficile guadagnare soldi nel campo profughi per permettersi di comunicare.

Le persone che possiedono dei telefoni li affittano.

Alcuni sono preoccupati che le loro famiglie o amici siano sorvegliati dai loro nemici.

I rifugiati possono sentirsi angosciati se non hanno notizie.

In alcuni luoghi gli internet cafè sono troppo cari.

Spesso i rifugiati non hanno acceso ad alcun tipo di tecnologia. Altri, invece, ricorrono a forme tradizionali di comunicazione, ad esempio tramite messaggeri che sono soliti comunicare notizie e consegnare lettere ai famigliari.

Cartelli che indicano la presenza di una connessione internet nel campo profughi di Moira, in Grecia.

Disaster Tech Lab è una startup che fornisce connessioni WiFi in aree disastrate e in campi profughi di fortuna. Questi erano cartelli che stavano a indicare la presenza di una connessione internet nel campo. La mappa che localizzava gli hotspot è ancora visibile. Mitilene, campo profughi di Moira, 29/12/2015. Foto di Chris Gioran, utilizzata su autorizzazione.

Molti rifugiati rischiano di diventare vittime di coloro che cercano di approfittare di queste difficoltà. Linda Leung afferma che in molti campi profughi si è affermato un tipo di mercato nero:

Displaced people are at the mercy of those who can afford to own communication technology and who control access to it. The expense of using communication technology can markedly increase when the owners of mobile phones in refugee camps become corrupt or phone booths in town are controlled by the black market.

I rifugiati sono alla mercé di coloro che possono permettersi una propria tecnologia di comunicazione e che controllano l'accesso a essa. La spesa per l'utilizzo dei questa tecnologia può aumentare notevolmente quando i proprietari di telefoni cellulari diventano corrotti o le cabine telefoniche in città sono controllate dal mercato nero.

In risposta a queste problematiche, alcune persone hanno offerto il loro auto ai rifugiati in cerca di un modo per comunicare. Ilias Papadopoulos, un ingegnere elettronico greco, ha fornito una connessione internet gratuita per tutti a Idomeni, una piccola città greca al confine con la Macedonia:

He saw that most refugees had smartphones, but without SIM cards or any reliable connection, they had no real way to communicate. So he decided to help one way that could benefit most.

Ha visto che la maggior parte dei rifugiati aveva un smartphone, ma senza scheda sim o una connessione internet affidabile. Insomma, non avevano un vero modo per comunicare. Così ha deciso di dare aiuto in un modo che potrebbe essere vantaggioso per tutti.

“Richiede molta improvvisazione”

Anche molte startup e ONG hanno cercato di dare il loro contributo per permettere ai rifugiati di restare connessi a internet. L'organizzazione The Disaster Tech Lab, con sede in Irlanda, ha fornito reti WiFi nei campi profughi di Moira e Kara Tepe, sull'isola di Lesbo, in Grecia. L'organizzazione ha osservato che più 400.000 rifugiati hanno utilizzato le loro reti internet durante la loro permanenza nei due campi:

In addition to the obvious benefits of being able to stay in contact with their friends and family there is also the requirement that asylum applications have to be made via a Skype call. In addition to this schools and learning centers are being set up now that the camps are semi-permanent and these of course all require internet access.

Oltre agli evidenti vantaggi di riuscire a restare in contatto con famiglia e amici, c'è anche la necessità di dover presentare domanda d'asilo con una chiamata via Skype. Inoltre, ora che i campi profughi sono semipermanenti, stanno nascendo scuole e centri di apprendimento che richiedono l'accesso a internet.

Altre organizzazione hanno considerato prioritario fornire una connessione internet nei centri di accoglienza dell'Europa occidentale, dato che gli stati ospitanti spesso non forniscono questo servizio. A questo proposito l'organizzazione tedesca Refugees Online e.V. ha fornito connettività WiFi gratuita presso l'unità di accoglienza migranti della città di Fuerstenfeldbruck. Ad oggi il progetto si è diffuso in tutto il paese con la presenza di 95 strutture. Oltre all'accesso a internet, l'organizzazione ha anche organizzato corsi di formazione e creato una piattaforma e-learning per i rifugiati.

La startup MeshPoint è in procinto di sviluppare quello che chiamano un “hotspot WiFi autonomo e solido per ambienti esterni e aree critiche”. Attualmente sta lavorando per aumentare i fondi e costruire il prototipo da lanciare dove ce n'è più bisogno.

La startup sottolinea come il progetto sia iniziato alla fine del 2015, quando i migranti arrivati al confine croato sono stati accolti dal governo. Poi racconta come diversi volontari sono arrivati sul luogo per portare assistenza:

Among them were the volunteers of Osijek chapter of Otvorena Mreža (Open Network), an Open Source inspired movement that aims to provide free internet to everybody. They simply hacked a home router, installed OpenWRT, plugged in a USB 3G dongle, hooked the router to a battery, packed everything in a backpack, and went into the crowd with a “Free WiFi” sign on their backs.

Tra loro c'erano i volontari della sezione Osijek di Otvorena Mreža [hr], un movimento ispirato all'open source che mira a fornire internet gratuito a tutti. Hanno semplicemente hackerato un router privato, installato OpenWRT, collegato un dongle USB 3G, agganciato il router alla batteria, imballato tutto in uno zaino e si sono piazzati in mezzo alla folla con un cartello “WiFi gratuito” sulla schiena.

Cercare di stabilire un hotspot fisso si è rivelata una sfida ardua per il gruppo:

It requires a lot of improvisation, and takes more time that you would hope for. Sensitive networking equipment will often not work well with the petrol fired AC generators, as the choppy voltage will keep crashing it randomly, then there’s waterproofing stuff that doesn’t like to be wet, and then there are cables… Don’t get me started on cables.

Richiede molta improvvisazione e porta via più tempo del previsto. Le apparecchiature di rete sensibili spesso non funzionano bene con i generatori CA alimentati a benzina, poiché il voltaggio instabile continuerà a bloccarle in modo casuale. Poi ci sono cose impermeabili a cui non piace bagnarsi. E poi ci sono i cavi…non fatemi iniziare a parlare dei cavi.

Secondo l'UNHCR dal 2015 più di un milione di rifugiati e migranti sono arrivati in Europa via mare. La maggior parte proviene da Siria, Afghanistan e Iraq e fugge da soprusi e violenze. Che si tratti di restare in comunicazione con famiglie e amici lontani o organizzarsi per il viaggio verso una nuova vita, l'accesso al WiFi è di vitale importanza per loro. Se tutto va bene, questi sforzi individuali e organizzativi continueranno a fornire ai rifugiati un'importante ancora di salvezza.

Maggiori informazioni sulla nostra copertura speciale: Streams of Refugees Seek Sanctuary in Europe

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