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Olimpiadi: la COVID-19 amplia il divario tra l'America Latina e le nazioni più ricche

Montaggio di CONNECTAS

Questo articolo è stato scritto da Víctor Diusabá Rojas per CONNECTAS [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] e una versione modificata è stata pubblicata nuovamente su Global Voices.

L'America Latina ha mandato a Tokyo 230 atleti in meno rispetto alle precedenti Olimpiadi estive a Rio. Nonostante ciò, molti concorrenti latino americani hanno vinto delle medaglie nei primi giorni dei giochi olimpici di quest'anno, compreso il ciclista ecuadoriano Richard Carapaz [it], il sollevatore di pesi colombiano Luis Javier Mosquera [it], i messicani Luis Álvarez Murillo [it] e Alejandra Valencia [it], e poi i brasiliani Rayssa Leal [it], la tredicenne conosciuta come ‘Fadinha’ oppure ‘La fatina,’ Kelvin Hoefler [it] e Daniel Cargnin [it]

Questo è un grande successo, poiché vincere una medaglia olimpica non è una passeggiata. Ai giochi olimpici del 2006 a Rio de Janeiro, meno della metà (soli 86) dei 205 paesi che hanno gareggiato hanno vinto una medaglia.

Il ciclista ecuadoriano Richard Carapaz ha vinto una medaglio d'oro sorprendente nella gara podistica degli uomini a Tokyo. Dopo la vittoria, si è lamentato di non aver ricevuto il sostegno dalla patria [es]. Riconoscimento: Wikimedia Commons  [it].

Quelle prime medaglie hanno suscitato gioia e ottimismo nei paesi d'origine degli atleti. I loro successi hanno dominato i titoli di giornali, mentre i media della regione hanno finalmente trovato una ragione per celebrare dopo molti mesi di brutte notizie sulla pandemia da Covid-19.

Ognuno di quei vincitori hanno sognato di riportare con loro la gloria nella patria. Tuttavia, essere in cima al podio, solo loro sapevano il grande sforzo per conquistare la vittoria olimpica. Ogni medaglia vinta ha una storia unica ed è inciso con le lacrime di coloro che non hanno vinto. Questo è vero soprattutto quest'anno, quando i concorrenti si sono allenati, hanno gareggiato e partecipato nei più strani Giochi olimpici della storia, che è stato segnato dall'assenza degli spettatori e dalla paura costante di essere contagiati.

Perché gli atleti latino americani affrontano sfide aggiuntive rispetto ai concorrenti in molte parti del mondo?

La prima risposta sta negli effetti devastanti della pandemia. A fine maggio del 2021, secondo Carissa F. Etienne, la direttrice della Pan American Health Organisation (PAHO), i decessi causati dal COVID-19 hanno superato l’1 milione [es] nell'America Latina. Un mese dopo a giugno, 37 milioni di persone sono state contagiate, un numero che è quasi la somma della popolazione di Perù e di El Salvador insieme. In termini economici, secondo la Commissione economica per l'America Latina e i Caraibi (ECLAC), il debito [es] regionale è aumentato dal 68.9 % a 79.3 % del PIL tra il 2019 e il 2020. Senza contare il debito che sarà accumulato nell'attuale esercizio finanziario. Secondo la ECLAC, l'America Latina è la più indebitata al di fuori delle altre regioni in via di sviluppo, più dell'Asia, dell'Africa subsahariana, del Medio Oriente, dell'Asia centrale e dell'Europa, in questo ordine. In breve, il COVID-19 ha colpito di più l'America Latina che nelle altre regioni del mondo.

Anche lo sport ha sentito questo impatto. Di fatto, gli atleti contagiati dal virus sono stati costretti a rinunciare ai propri sogni di gareggiare a Tokyo, anche quando sono stati qualificati per un posto. Ad esempio i giocatori di baseball messicani Héctor Velázquez [es] e Sammy Solís [es], la giocatrice di taekwondo cilena Fernanda Aguirre [es] e il ciclista colombiano Daniel Felipe Martínez [es].

Secondo Olympedia.org, ci sono 230 atleti latino americani in meno a Tokyo che a Rio de Janeiro. Molti paesi che solitamente mandano grandi squadre hanno diminuito la dimensione delle loro delegazioni, compreso il Brasile (145 atleti in meno), la Colombia (73 in meno) e Cuba (48 in meno). Riconoscimento: Il Comitato Olimpico colombiano

Sfortunatamente, non ci sono dei dati concreti sui tagli fatti ai budget sportivi in quanto risultato della crisi. Nel 2018, prima che nessuno avesse mai sentito del COVID-19, i 20 paesi più grandi dell'America Latina hanno contribuito con 1,9 miliardi di dollari al settore sportivo, secondo Forbes. Questo comprende le aree come elevate prestazioni, infrastruttura, programmi di attività fisica, promozione, stipendi amministrativi e borse di studio. La porzione più grande proveniva dal Brasile (44,4 %), seguito dal Messico, Cile, Colombia e Ecuador.

Allo stesso modo, alcuni paesi come il Messico ha mandato un'ampia delegazione, mentre la Colombia ha triplicato l'importo stanziato per lo sport quattro anni prima per preparare gli atleti per queste Olimpiadi. Tuttavia, non può essere negato che gli atleti latino americani abbiano sofferto dalla sospensione delle competizioni locali e regionali, su cui dipendeva una buona parte della loro strategia di allenamento.

Durante la pandemia, le immagini [es] degli atleti e degli campioni aspiranti che allestivano spazi per allenarsi nelle loro case è diventata una vista familiare nei media e sui social. Loro e i propri coach sapevano che quei sforzi non sarebbero stati abbastanza per vincere una medaglia d'oro. Gli atleti cubani hanno parlato [es] recentemente di come abbiano trasformato i tetti delle loro case in palestre.

I sportivi in tutto il mondo sono stati nella stessa situazione. Comunque la grande infrastruttura sportiva e poche restrizioni sulla mobilità nelle nazioni più ricche ha reso quella situazione più sopportabile. Di fatto, gli atleti dall'America Latina hanno viaggiato in Europa molto prima delle Olimpiadi per utilizzare quei spazi, sebbene non hanno avuto molto fortuna. Ad esempio, la squadra di calcio maschile brasiliana ha riscontrato un problema: i rivali non sempre volevano giocare contro una squadra proveniente da un paese con uno dei peggiori record di contagi, decessi e segnalato di essere il fulcro di nuove varietà.

È vero che la guida del “primo mondo” sull'America Latina si fa sentire ora più che mai. Tuttavia, le avversità sono sempre state rivolte contro le nazioni più povere nel corso della storia delle Olimpiadi, uno scenario in cui le più grandi potenze hanno sfruttato a loro favore. Ultimamente, gli atleti latino americani affrontano le stesse sfide come Luis Subercaseaux [it], l'unico cileno che entrò nel ciclismo e nell'atletica nei primi Giochi dell'era moderna ad Atene nel 1896. Tuttavia, nessuno sa se ha veramente partecipato in quanto non è apparso nei record ufficiali. Nemmeno lo schermidore cubano Ramón Fonst [it], che vinse medaglie d'oro e d'argento a Parigi nel 1900. I paesi latino americani hanno continuato a competere per la gloria olimpica a Tokyo. Tuttavia, nonostante il loro duro lavoro e la loro determinazione, alla fine è la tabella delle medaglie che decide la loro sorte.

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