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Blogger condannato per aver definito “russofobe” le politiche linguistiche del Kazakistan

Yermek Taichibekov speaks in an interview to Ukraina.ru, a Russian state-funded media outlet. Screenshot from YouTube.

Yermek Taichibekov intervistato da Ukraina.ru, un organo di stampa finanziato dallo Stato. Screenshot da YouTube.

La corte di Almaty ha condannato il blogger e attivista kazako Yermek Taichibekov a sette anni di colonia penale dopo averlo giudicato colpevole di “incitamento dei conflitti interetnici” attraverso i mass media (Articolo 174 del Codice Penale della Repubblica del Kazakistan).

Il blogger filo-russo, arrestato a settembre 2020, afferma [ru, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] che le accuse a suo carico derivano da una video intervista di maggio 2020 all'organo di stampa russo Ukraina.ru, appartenente alla holding media finanziata dallo stato Russia Today (Rossiya Segodnya). Nel corso dell'intervista, Taichibekov ha commentato i conflitti in atto [en] tra kazaki etnici e dungani (un gruppo musulmano di origine cinese) nel distretto di Qordaj, nella regione di Žambyl.

Gli scontri tra kazaki e dungani di febbraio 2020 hanno provocato [en] danni a proprietà e case di oltre 4,44 milioni di dollari USA e lo sfollamento di circa 20.000 persone nel vicino Kirghizistan. 

Davanti alla bandiera [en] bianca, nera e gialla dell'Impero Russo (1858-1896) il blogger, noto per sostenere pubblicamente l'uso della lingua russa nel paese, ha detto all'intervistatore che le autorità del Kazakistan stavano portando avanti una “politica russofoba.”

Secondo Taichibekov, lo stato kazako sta “cercando gli individui russi che si pronunciano a favore del divieto della televisione russa, del divieto della lingua russa e della sua esclusione dalla Costituzione.” Ha anche dichiarato che in Kazakistan “tutto ciò è volto a umiliare le altre nazioni.”

Il blogger in precedenza era stato condannato nel 2015 a quattro anni di carcere per “incitamento all'odio interetnico” tramite i post sui social media. All'epoca si era dichiarato non colpevole e aveva definito la sua condanna “motivata politicamente.” È stato rilasciato prima del tempo, nel 2017.

All'inizio di agosto Yevgeny Primakov, direttore dell'agenzia russa Rossotrudnichestvo (che assiste i russi etnici residenti all'estero), ha criticato le autorità kazake “per non aver denunciato le azioni dei nazionalisti locali” in seguito ai presunti raid nazionalisti nei negozi, dove si controllava che le etichette dei prodotti fossero state tradotte in kazako e che gli addetti alle vendite utilizzassero la lingua kazaka per comunicare con i clienti.

Secondo l'organo di stampa indipendente Eurasianet, [en] le pattuglie linguistiche erano state promosse dall'attivista di Kostanay Kuat Akhmetov, che ha ispirato un movimento estremista di kazaki che chiedono di essere serviti nella loro lingua madre. I video dei raid sono stati pubblicati sul canale YouTube di Akhmetov Til Maydani (The Language Battleground), e alcuni di essi hanno raggiunto 20.000 visualizzazioni.

Gli episodi hanno scatenato la collera dei gruppi nazionalisti russi. Tsargrad TV, un'emittente di estrema destra e pro-Cremlino, ha definito “russofobe” le pattuglie in Kazakistan, paragonandole ai movimenti nazionalisti dell'Ucraina, una delle motivazioni adottate dalle autorità russe per invadere il paese.

In risposta alle critiche di inizio agosto da parte della Russia, Dauren Abayev, primo vice capo dell'amministrazione presidenziale kazaka, ha definito tutto ciò “ingiusto” e dichiarato che i raid simboleggiano un “nazionalismo cavernicolo, inaccettabile e oltraggioso.” Ha inoltre promesso che le forze dell'ordine avrebbero valutato tali azioni “nel modo giusto.”

Secondo la Costituzione kazaka, kazako e russo sono le lingue ufficiali. Entrambe sono diffuse in Kazakistan, ma il russo è più comune nelle aree urbane e nel nord del paese, dove spesso le persone di tale etnia sono la maggioranza. Tuttavia, le autorità kazake sono legittimate costituzionalmente a promuovere l'uso della lingua kazaka, relegata al secondo posto durante l'era sovietica.

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