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Finalmente la Turchia ratifica l'Accordo di Parigi sul clima

“il presidentre Zuma in Francia per la Conferenza sui Cambiamenti Climatici, 29-30 Novembre 2015″ di GovernmentZA ; licenza nr CC BY-ND 2.0

Più di cinque anni dopo averlo firmato, la Turchia è  divenuta [en, come i link seguenti] l'ultimo stato membro dei G20 a ratificare il Paris Agreement, l'accordo di Parigi del 2015 che impegna  formalmente gli Stati in merito ai cambiamenti climatici. Il 7 ottobre, il Parlamento turco ha approvato all'unanimità l'accordo. La decisione arriva prima della Conferenza ONU del 2021 sui Cambiamenti Climatici, anche nota come COP26, che si svolgerà a Glasgow tra il 31 ottobre ed il 12 novembre di quest'anno.

La Turchia ha inoltre annunciato di avere come obiettivo il raggiungimento di emissioni zero entro il 2053. Firmare l'accordo, però, non basta.  Secondo Climate Action Tracker, le azioni portate avanti dal paese per soddisfare gli obiettivi degli accordi di Parigi sono “criticamente insufficienti.”

Intanto, la scorsa estate, la Turchia ha affrontato la peggior serie di disastri naturali e crisi ambientali fino ad oggi.

La siccità sul lago Van ha causato la morte di migliaia di fenicotteri in luglio, mentre una sostanza chiamata “moccio marino” ha ricoperto le coste del mar di Marmara per mesi, rendendo inutilizzabili le spiagge. In agosto, circa 240 incendi hanno devastato le coste meridionali della Turchia [it]. Poco dopo gli incendi, la regione turca del Mar Nero è stata colpita da piene improvvise e frane causate dalla pioggia torrenziale. Gli esperti locali hanno inoltre criticato la mancanza di una politica governativa completa ed olistica in merito al cambiamento climatico, e progetti di costruzione eccessivi che non tengono conto dei danni ambientali. Secondo  Climate Action Tracker, “le politiche e gli impegni turchi in merito al clima riflettono una minima, se non inesistente, azione e non corrispondono agli Accordi di Parigi. Secondo i target e le politiche attuali turche, le emissioni continueranno a crescere portando ad un aumento del riscaldamento di oltre 4 gradi.”

Gli Accordi di Parigi sul clima

Gli accordi sono stati inizialmente stipulati da 196 Paesi al COP21 a Parigi nel Dicembre 2015. Anche noti come Accordi di Parigi o Accordi di Parigi sul Clima, sono entrati in vigore nel novembre 2016. Lo scopo è limitare il riscaldamento globale mantenendolo al di sotto di 2, possibilmente 1,5 gradi C., rispetto ai livelli preindustriali.

Gli indicatori stimati per la Turchia dal Climate Action Tracker richiedono un'azione immediata, che le autorità stanno lottando per ignorare. In un'intervista con Politico nell'agosto 2021, Levent Kurnaz, directore dell'Istanbul's Boğaziçi University Climate Change and Policies Research Center (centro per la ricerca per le politiche sul cambiamento climatico dell'università Boğaziçi di Instanbul) ha detto: “Cambieranno, perché adesso devono cambiare. Hanno visto come sia seria la questione e soprattutto quanto male possa venire da questi problemi in futuro.”

Parlando ad Al-Monitor, il co-portavoce del Partito Verde Turco, Emin Ozkan concorda, aggiungendo che inondazioni ed incendi della scorsa estate, e la crisi economica del paese, “stanno facendo pressione sul governo da ogni parte”.

Sebbene il presidente Recep Tayyip Erdoğan abbia fatto un discorso focalizzato su ambiente e clima all'Assemblea Generale ONU di New York il mese scorso, in occasione del quale aveva annunciato la decisione della Turchia di ratificare gli Accordi di Parigi, i critici affermano che la minaccia del cambiamento climatico non sia stata la spinta alla ratifica. La decisione è arrivata poco dopo aver ricevuto garanzie di sostegno finanziario da parte di Francia, Germania, la Corporazione Finanziaria Internazionale della Banca Mondiale e la Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo, secondo quanto riportano Politico e Reuters.

In precedenza, Ankara aveva detto che il motivo per cui non aveva firmato l'Accordo era la classificazione scorretta. La Turchia veniva classificata come Paese del gruppo di cui all'Allegato 1 – paese “sviluppato” o “industrializzato” – cosa che le impediva dal richiedere finanziamenti, a differenza di nazioni classificate come “in fase di sviluppo”. Dopo aver inviato una richiesta alla Segreteria dell’ United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC)  perchè il proprio nome venisse rimosso da questa lista, il Paese si aspetta di finalizzare la propria classifica al prossimo summit di Glasgow.

Il piano di sviluppo ambientale della Turchia

Nel gennaio di quest'anno, 37 organizzazioni locali non governative hanno firmato una petizione richiedendo al governo di ratificare gli Accordi di Parigi. Ora che il governo ha finalmente approvato il documento, tutti gli occhi sono puntati sul governo esecutivo e sul processo di implementazione.

Il 7 ottobre, 15 gruppi ambientali locali hanno rilasciato una dichiarazione, raccomandando al governo di adottare obiettivi a breve termine se desidera soddisfare l'obiettivo di ridurre le emissioni entro il 2053:

Turkey ranks 16th among the countries that cause the most greenhouse gas emissions in the world and its per capita emission level is increasing every day. To reduce greenhouse gas emissions, Turkey must first set short-term climate targets that will cover the period until 2053.

La Turchia è in 16ma posizione tra i Paesi che causano le maggiori emissioni di gas serra al mondo, ed il suo livello di emissione pro-capite cresce giorno per giorno. Per ridurre le emissioni di gas serra la Turchia deve in primo luogo definire obiettivi climatici a breve termine che coprano il periodo fino al 2053.

In un'intervista ad Al-Monitor, Onder Algedik, un ingegnere meccanico e consulente climatico indipendente, ha detto: “il governo turco dovrebbe chiudere ‘con estrema urgenza’ gli impianti energetici alimentati a carbone, fermare gli investimenti ai combustibili fossili e destinare invece i fondi a progetti avanzati di alta efficienza energetica, pianificando il raggiungimento dell'emissione zero entro il 2050.”  Come esattamente l'attuale governo porterà avanti il programma è ancora da vedere.

Secondo il Climate Transparency Turkey report, (rapporto per la trasparenza climatica della Turchia), la Turchia ottiene il 38% dal carbone, e continua ad investire in nuovi impianti alimentati a carbone. Lo scorso maggio il Ministro per l'energia ha annunciato che avrebbe assegnato circa 500 miniere di carbone agli investitori in aste pubbliche.

Il 12 ottobre, parlando dopo la riunione del gabinetto presidenziale, il presidente Erdoğan ha annunciato un piano per creare un “Gruppo di coordinamento per il cambiamento climatico e la sua applicazione” all'interno del rinominato  “Environment, Urbanization and Climate Change Ministry” (Ministero dell'Ambiente, Urbanizzazione e Cambiamento climatico), in precedenza Ministero dell'Ambiente e dell'Urbanizzazione. Un incontro conciliare è previsto per il  Gennaio 2022, quando il membro governativo rinominato determinerà un piano strategico di azione a lungo termine per combattere la crisi climatica, riporta il Ministro per l'Ambiente e l'Urbanizzazione Murat Kurum.

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