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Omicron spinge il Giappone a tentare ancora una volta l’ “isolamento nazionale”

A model of Dejima, in Nagasaki

Modellino in scala dell'antica enclave straniera di Dejima [it] a Nagasaki. Dejima era una stazione autonoma di scambi commerciali riservata agli europei situata a Nagasaki, in Giappone, e funzionò dal 1634 al 1854, durante il “periodo di isolamento” del Giappone noto come sakoku, 鎖国. Foto di Hidetsugu Tonomura, leggermente modificata secondo i termini dei diritti sulle immagini. Diritti di Attribution-NonCommercial 2.0 Generic (CC BY-NC 2.0).

Dopo l'identificazione di un nuovo ceppo di COVID-19, il governo giapponese ha cercato per un momento di chiudere completamente i confini aerei e marittimi; questa misura improvvisa ha spaventato molte persone ed è valsa al governo l'accusa di voler tornare ai due secoli di “isolamento nazionale”, almeno fino a quando il governo giapponese ha fatto marcia indietro, generando ancora più confusione su chi possa effettivamente fare ingresso nel Paese.

Dopo l'identificazione della variante Omicron [en, come tutti i link salvo diversa indicazione] alla fine di novembre 2021, il Ministero dei Trasporti giapponese ha ordinato alle compagnie aeree di bloccare immediatamente tutte le prenotazioni verso il Giappone fino alla fine di dicembre.

Pare che questa nuova direttiva impedisse l'accesso anche ai cittadini giapponesi, una misura completamente nuova che apparentemente violava la costituzione giapponese e, nell'immediato, abbandonava migliaia di viaggiatori fuori dal Paese.

Dopo l'annuncio del presunto blocco di tutti i viaggi verso il Giappone, su Twitter hanno cominciato a diffondersi gli hashtag #japantravelban#鎖国 (sakoku).

La parola sakoku [it] o “isolamento nazionale” indica un periodo durato circa due secoli durante il quale la dittatura militare giapponese [it] aveva effettivamente proibito agli europei e in seguito agli statunitensi di fare ingresso nel Paese e impedito al contempo ai giapponesi di uscirne.

Il Giappone, che aveva accolto 32 milioni di visitatori nell'anno precedente alla pandemia, si è notevolmente distaccato dal resto del mondo: a causa del divieto di tutti i viaggi non essenziali sia da parte di visitatori stranieri che di residenti non giapponesi, si prevede che il numero totale di visitatori scenda a poco più di 190.000 entro la fine del 2021.

Dopo un periodo definito di “crisi” durato alcuni giorni in cui le critiche non facevano che aumentare, è arrivata una marcia indietro da parte del governo che ha generato ulteriore confusione.

A quanto pare, né il Primo Ministro Kishida Fumio, che si era goduto un periodo d'oro dopo aver vinto le elezioni il mese prima, né il Ministro dei Trasporti Saito Tetsuo erano a conoscenza delle direttive emanate dai burocrati del Ministero dei Trasporti per proibire alla popolazione di lasciare il Giappone.

Come riportato da NHK, l'emittente pubblica giapponese, la frontiera giapponese è essenzialmente chiusa dal 3 dicembre per chiunque non sia residente, anche se il divieto d'ingresso è stato più specifico per i cittadini provenienti da vari Paesi africani:

  • New foreign arrivals are banned (exceptions include spouses or children of citizens or permanent residents, and diplomats)
  • Foreign residents of Japan are able to leave and re-enter from 152 countries and territories
  • Foreign residents cannot re-enter Japan if they have been in 10 countries in southern Africa within the past 14 days (the restriction does not apply to Japanese citizens)
  • Sono proibiti i nuovi ingressi di persone provenienti dall'estero (fanno eccezione i coniugi o figli dei cittadini o  dei residenti permanenti e i diplomatici)
  • I residenti provenienti dall'estero possono lasciare il Giappone e farvi ritorno da 152 Paesi e territori
  • I residenti provenienti dall'estero non possono fare ritorno in Giappone se sono stati in 10 paesi dell'Africa meridionale negli ultimi 14 giorni (tale restrizione non si applica ai cittadini giapponesi)

I Paesi africani colpiti dal divieto sono Angola, Botswana, Eswatini, Lesotho, Malawi, Mozambico, Namibia, Sudafrica, Zambia e Zimbabwe. Il divieto non tiene conto del fatto cha i casi di variante Omicron stanno aumentando al di fuori dell'Africa.

A cominciare da dicembre, il governo giapponese ha inoltre abbassato il limite degli ingressi consentiti a soli 3.500 al mese rispetto ai 5.000 consentiti prima della variante Omicron. Una simile limitazione ai voli potrebbe seriamente ostacolare il rimpatrio dei cittadini giapponesi che si sono ritrovati all'estero mentre venivano adottate le misure contro la variante Omicron.

Michael Ryan, rappresentante dell'OMS, ha contestato la scelta del governo giapponese di chiudere la frontiera agli stranieri:

Epidemiologically, I find it hard to understand the principle there. Does the virus read your passport? Does the virus know your nationality or where you are legally resident?

Mi risulta complicato comprendere il principio dal punto di vista epidemiologico. Il virus legge forse il passaporto? Conosce la nazionalità o la residenza legale di chi vuole entrare?

Il Giappone è stato molto abile nel controllare la diffusione della COVID-19: mentre prima si contavano morti quotidianamente in un Paese di 116 milioni di abitanti, a novembre 2021 è stato registrato un unico decesso, il che lasciava ben sperare in un possibile allentamento delle restrizioni sui viaggi.

Dopo la scoperta della variante Omicron, molti residenti provenienti dall'estero hanno ricevuto un duro colpo per via della stretta sui controlli di frontiera. Nel timore di rimanere bloccati fuori dal Giappone a causa di improvvisi cambiamenti delle regole nei controlli, come il breve ma rapidissimo divieto di novembre sui voli in ingresso, molti di questi residenti sono rimasti confinati nell'arcipelago sin da quando è cominciata la pandemia, senza poter far visita agli amici e ai familiari rimasti oltreoceano.

Sono stufa di vederli giocare con le nostre vite e cambiare le regole un giorno sì e l'altro pure.

Anche gli studenti che speravano di studiare in Giappone hanno dovuto rimandare o abbandonare i loro piani sin da quando è scoppiata la pandemia, a causa delle severe regole del Giappone sugli ingressi di chiunque non sia un cittadino giapponese o un residente permanente.

Un esempio di queste limitazioni rigide e insensate è il caso di Melek Ortabasi, cittadina canadese-americana attualmente in Giappone per motivi di studio, i cui figli non hanno il permesso di raggiungerla in quanto non sono né cittadini giapponesi né residenti permanenti. Per Ortabasi, questa situazione rappresenta un caso di violazione dei diritti umani:

Ciao @JapaninCanada @JapanCons_vanc, ho un importantissimo messaggio per il Console Generale Hatori: gradirei una sollecita risposta e una rapida risoluzione a questo problema che rappresenta una violazione dei diritti umani.

All'inizio di novembre, il governo giapponese aveva accennato che avrebbe cominciato a dare agli studenti internazionali il permesso di riprendere gli studi in Giappone; invece, dopo la scoperta della variante Omicron alla fine del mese, questi studenti sono rimasti intrappolati in un limbo:

Forse è ora di firmare e inviare un 2.0…

Qualcuno ha visto un lato umoristico, per non dire ironico, nel breve tentativo del Giappone di imporre un divieto totale sui viaggi in ingresso sia ai cittadini giapponesi che agli stranieri.

Per esempio Clinton Godart, professore di storia di nazionalità olandese che insegna in Giappone, ha suggerito che il nuovo approccio del sakoku potrebbe anche andargli bene, dato che nei due secoli di isolamento gli unici occidentali cui fosse consentito entrare in Giappone erano proprio gli olandesi [ja], che rimanevano confinati in un'isoletta del porto di Nagasaki nel Giappone occidentale:

Giappone, sembra che tu stia reintroducendo l'”isolamento nazionale” (sakoku). Nagasaki non mi spiace affatto e per di più sono olandese, perciò lasciatemi stare qui.

Se sarà proibito ai giapponesi di lasciare il Paese, l'isolamento sarà definitivo.

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