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Cambogia: la colonia dell'AIDS

Vari gruppi di difensori dei diritti umani hanno accusato il governo cambogiano di aver creato di fatto una colonia dell'AIDS [in] dopo che 40 famiglie con il virus dell'HIV e dell'AIDS sono state trasferite in un villaggio situato a 25 Km dalla città di Phnom Penh.

Le famiglie provenivano dal quartiere di Borei Keila [in] a Phnom Penh. Sono state sfrattate [in] dalle loro case per fare spazio piano di sviluppo urbano del governo. Le famiglie ora vivono nel villaggio Tuol Sambo.

Le famiglie hanno segnalato la situazione nel post intitolato “villaggio AIDS” [in]:

Con impianti igienici inadeguati e mancanza di acqua corrente, l'area non è un santuario di salute per pazienti affetti da HIV, che richiedono attenzione e cura personale.

Le persone affette da HIV che vivono nel villaggio sostengono di non aver ricevuto nessun riconoscimento ufficiale per i diritti della proprietà e nemmeno un compenso dal governo per le precedenti abitazioni.


Details are Sketchy
vuole scoprire qual è l'autorità responsabile [in] di questo drastico trasferimento:

Chi è il responsabile di questa decisione? I media dovrebbero scoprirlo. E i procuratori dovrebbero cominciare a preparare un caso legale. Perchè è chiaro che almeno una delle 40 persone sieropositive morirà a causa di questo trasferimento. Questo è omicidio per negligenza, come minimo, se non omicidio premeditato.

La Rete Globale dei sieropositivi sta spingendo il governo cambogiano a dedicarsi ai problemi umanitari [in] delle famiglie sfrattate:

* Bloccare il trasferimento delle famiglie affette da HIV a Tuol Sambo;
* Migliorare le condizioni a Tuol Sambo per soddisfare gli standard minimi rispetto ad alloggi adeguati, impianti igienici e acqua pulita;
* Assicurare pieno accesso a servizi medici di qualità, inclusi trattamenti antiretrovirali, trattamento delle infezioni localizzate, assistenza sanitaria primaria e cure a domicilio;
* Lavorare con le preposte agenzie e consultare le famiglie che già vivono a Tuol Sambo per affrontare i problemi immediati e a lungo termine riguardanti l'alloggio, la salute, la sicurezza, l'impiego e la reintegrazione nella società in modo da tutelarne i diritti e le capacità di sostentamento; e
* Impiegare un processo di monitoraggio trasparente ed equo per determinare l'idoneità degli alloggi a Borei Keila, e permettere alle famiglie idonee di trasferirvisi immediatamente. Per coloro reputati non idonei, le autorità dovrebbero fornire altri alloggi adeguati.

Scrivendo su Global Health [in], Alanna Shaikh reagisce così:

Per me, questo è il classico esempio in cui le persone affette da AIDS vengono trattate come se fossero usa e getta. Moriranno comunque, secondo la logica comune, quindi non c'è alcun motivo per trattarli bene. Ma le persone con l'AIDS sono ancora esseri umani, con diritti e capacità per vivere a pieno la vita. Trattarli come se fossero meno umani non avvantaggia nessuno.

Oltre 100 gruppi internazionali e locali [in] hanno scritto al Primo Ministro Hun Sen e al Ministro della salute Mam Bunheng esortando quest'ultimo a fornire un miglior trattamento alle famiglie sfrattate:

Le condizioni di alloggio a Tuol Sambo sono largamente inadeguate in termini di dimensioni, sicurezza anti-incendio e servizi igienici. I residenti devono stringersi dentro baracche di metallo poco ventilate che sono calde come un forno durante il giorno. Mancano cucine o acqua corrente nelle baracche, che sono affiancate da fogne all'aperto, e c'è solo un pozzo pubblico per servire le famiglie sfrattate.

Mentre altre famiglie senzatetto da Phnom Penh sono destinate al trasferimento in case di mattoni in un'area nei pressi di Tuol Sambo, le famiglie affette da HIV di Borei Keila sono state collocate in un insediamento con alloggi inferiori, distinguibili da tetti e mura verdi di metallo ondulato. Ancora prima che gli sfrattati vi fossero trasferiti, i locali si riferivano alle baracche verdi come “il villaggio dell'AIDS.”

Le condizioni di vita a Tuol Sambo pongono dei seri rischi di salute, in particolare per le persone con sistemi immunitari compromessi. Il rischio per i sieropositivi possono portare alla morte. I residenti riportano che il caldo nelle baracche di metallo poco ventilate è così intenso che di solito non riescono a rimanere in camera nel pomeriggio e temono che le apposite medicine possano deteriorarsi con il calore.

Neppure nelle precedenti abitazioni la situazione delle famiglie sfrattate era poi così buona, come rivela questo video di licadho, pubblicato su The Hub [in]:

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